Lavoro autonomo

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Il lavoratore autonomo è un lavoratore indipendente ovvero che esercita la sua attività lavorativa in proprio, non subordinato ad alcuno, svincolato quindi da un datore di lavoro. I suoi contraenti sono clienti o committenti. A seconda della professione e della legislazione applicabile può essere un imprenditore inviduale oppure un libero professionista.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Le caratteristiche dei lavoratori autonomi dipendono dalle norme e leggi vigenti in ciascuna nazione e, a volte, anche regione/stato. Un'altra differenziazione deriva dal tipo di attività che il lavoratore svolge. Si dice anche che sono caratterizzati dall'avere il "rischio d'impresa" nel senso che, non godendo della classiche forme di protezione (pubblica e/o privata) dei lavoratori dipendenti, il loro profitto dipende fortemente dal mercato, con scarsa o nulla possibilità di prevedere un reddito certo o altre garanzie contrattuali. Per definizione, il collega di un lavoratore autonomo (ovvero un lavoratore che esercita la medesima professione) è pure un concorrente.

I lavoratori autonomi possono a loro volta avere dei collaboratori, anche lavoratori dipendenti, altra situazione che li distingue dai lavoratori subordinati. Chiaramente nel lavoro autonomo il concetto di stipendio non esiste: a seconda dei termini convenuti, si è pagati-in maniera variabile-o a risultato, quantità di lavoro, prestazione o ad altri parametri contrattuali.

I lavoratori autonomi godono di diritti peculiari e hanno doveri specifici, diversi da quelli dei lavoratori dipendenti; tipicamente, devono provvedere autonomamente alle classiche forme di tutela previdenziale, assicurativa, legale, ecc. Non hanno cedolino paga ma emettono fattura (o altri documenti equipollenti), non sono ovviamente vincolati obbligatoriamente né ad un determinato calendario lavorativo o a orari/procedure né, tanto meno, a imposizioni gerarchiche. A parte ambiti regolamentati (es. gare, tariffe imposte, contrattazione di categoria, ecc.) il lavoratore autonomo può proporre la sua attività (opera/lavorazione/servizio) all'importo che giudica preferibile e la trattativa contrattuale con il contraente è di libero mercato (ivi comprese le condizioni di pagamento e altri requisiti).

Le diverse nazioni hanno regole sull'imposizione fiscale del lavoro autonomo molto diverse. In massima parte, avendo nulla o scarsa ritenuta alla fonte, i lavoratori autonomi devono periodicamente versare all'erario o a casse previdenziali/assicurative parte dei loro ricavi. Spesso, devono ricorrere anche a polizze assicurative (pensione, infortuni, malattia, responsabilità civile e/o penale, ecc.): chiaramente, a differenza dei lavoratori dipendenti (soprattutto europei, molto meno nel resto del mondo), quando non lavorano (salute, famiglia, vacanza, assenza affari) non hanno ricavi. A differenza dei dipendenti, devono ovviamente sostenere i costi associati allo svolgimento della loro professione. Questo li obbliga a dotarsi di un pur minima forma di contabilità.

Disciplina normativa[modifica | modifica wikitesto]

Le caratteristiche normative dei lavoratori autonomi cambiano in funzione della legislazione applicabile.

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Generalità[modifica | modifica wikitesto]

Il lavoro autonomo è la forma di lavoro svolta da un tipo di lavoratore previsto dal diritto del lavoro italiano, definito dall'art. 2222 del codice civile italiano come colui che si obblighi a compiere, a prezzo di un corrispettivo, un'opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti di un committente. Esso identifica dunque l'attività di lavoro dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi manuali, con esclusione delle figure imprenditoriali, e necessita dell'apertura di partita IVA. La validità di un contratto di questo tipo può durare fino al completamento dell'opera/servizio senza vincolo temporale, oppure può essere a tempo determinato quando è previsto che l'opera o il servizio venga effettuato fino alla scadenza temporale indicata nel contratto stesso.

Nel lavoro autonomo si distinguono due ampie categorie corrispondenti alle prestazioni di tipo manuale e di quelle di tipo intellettuale.In quest'ultima categoria rientrano le libere professioni intellettuali del sistema ordinistico o del sistema associativo. In senso a-tecnico nei lavoratori autonomi di tipo manuale vanno ricompresi i commercianti, gli artigiani, gli agricoltori-allevatori e, in generale, quelli che la legge considera piccoli imprenditori.

Nel lavoro autonomo rientrano alcune forme di collaborazione parasubordinata, che si distinguono per la prestazione dell'attività lavorativa in forma non subordinata, ma neanche totalmente autonoma. L'esistenza di "parasubordinati" dà a volte luogo a sovrapposizioni. Un clamoroso esempio è il problema della Gestione Separata dell'INPS [1][collegamento interrotto], che mette insieme i parasubordinati e i professionisti senza cassa di categoria con prestazioni diverse (per esempio, i professionisti non possono avere l'indennità di malattia) e con carichi diversi di contributi. Nel caso dei parasubordinati i contributi dell'INPS sono ripartiti come 1/3 a carico dei lavoratori e 2/3 a carico del datore di lavoro, mentre nel caso dei professionisti, i contributi sono totalmente a carico dei lavoratori. La natura quasi subordinata dei parasubordinati ha spinto l'aliquota della Gestione Separata dell'INPS fino a 27,72% dal 01/01/2012 senza dare prestazioni corrispondenti ai professionisti iscritte nella stessa Gestione Separata dell'INPS che subiscono un'aliquota ben superiore rispetto agli altri professionisti e ai commercianti.

Dal punto di vista fiscale c'è molta differenza tra lavoratore autonomo (ha ritenuta d'acconto e non deve iscriversi alla Camera di commercio) e imprenditore individuale (non ha ritenuta di acconto e deve iscriversi alla Camera di Commercio), anche se l'imprenditore individuale è, a volte, assimilato nel senso comune al lavoratore autonomo.

Con il cosiddetto Jobs Act dei Nuovi Lavori, ddl del 28 gennaio 2016 allegato alla Legge di Stabilità, si introduce:

  • la nullità delle clausole che consentono al committente la variazione unilaterale delle condizioni contrattuali, la disdetta senza preavviso, il pagamento superiore a 60 giorni;
  • si attribuisce al professionista il diritto di utilizzo economico sugli apporti originali o invenzioni fatte in esecuzione o in adempimento del contratto;
  • gravidanza, malattia e infortunio non sono retribuiti da committente o enti previdenziali, ma fino a 150 giorni sospendono il rapporto di lavoro senza estinguerlo, mentre il lavoratore può sospendere il pagamento dei contributi fino a 2 anni con restituzione a rate;
  • deducibilità al 100% delle spese per formazione e aggiornamento professionale fino ad un massimo di 10mila euro, e dei premi assicurativi o forme di solidarietà per tutelare il mancato o ritardato pagamento delle fatture.

Pubblica amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito delle amministrazioni pubbliche tali contratti rientrano tra i cosiddetti contratti flessibili previsti dall'art. 36 del d.lgs 165 del 2001 per i quali è consentita la sottoscrizione nel rispetto delle condizioni previste dall'art. 7 comma 6 del medesimo testo unico del pubblico impiego che prevede che "per specifiche esigenze, cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire esclusivamente incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo ad esperti di particolare e comprovata specializzazione". Sempre nell'ambito del pubblico impiego, la cosiddetta "legge Madia" (D.Lgs. 75/2017), al fine di superare fenomeni di precariato, ha previsto la possibilità della stabilizzazione diretta per i soggetti che risultino aver sottoscritto tale tipo di contratto, o altri contratti flessibili a tempo determinato (circolare Ministero Funzione Pubblica n. 1 del 2018), successivamente al 28 agosto 2015, con una anzianità di servizio di almeno tre anni negli ultimi otto e che siano stati reclutati con procedure concorsuali; in caso di mancato possesso del requisito del reclutamento a seguito di procedure concorsuali, la medesima legge ha comunque previsto la possibilità di partecipare a concorsi riservati nella misura del 50% dei posti disponibili nella pianta organica dell'Amministrazione.

Differenze con il lavoro subordinato[modifica | modifica wikitesto]

A differenza del lavoratore subordinato, il lavoratore autonomo assume un'"obbligazione di risultato" e non di mezzi: egli cioè garantisce al committente del lavoro il raggiungimento di determinati risultati entro una certa scadenza temporale.

Conseguenza di tale diversa natura è che il lavoratore autonomo svolge la propria attività con mezzi prevalentemente propri e non del committente, e con piena discrezionalità circa il tempo, il luogo e le modalità della prestazione. Non ha dunque vincoli di subordinazione nei confronti del committente, il quale non ha i poteri direttivi, di controllo e disciplinare tipici del datore di lavoro subordinato. In ogni caso il prestatore di lavoro autonomo può essere obbligato al rispetto dei limiti e delle condizioni contenute nel contratto di servizio stipulato col committente.

Il concetto di mancanza di subordinazione si comprende meglio se si pensa a quelle categorie di lavoratori autonomi che, per definizione, non hanno committenti ma, più propriamente, clienti, come i commercianti.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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