Sturer Emil

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Sturer Emil
Vk3001.png
una riproduzione grafica dell'aspetto dello Sturer Emil
Descrizione
Equipaggio5
CostruttoreGermania Henschel
Data entrata in servizio1943
Data ritiro dal servizio1945
Utilizzatore principaleGermania Heer
Esemplari2
Dimensioni e peso
Lunghezza9,70 m
Larghezza3,17 m
Altezza2,67 m
Peso35 000 kg
Propulsione e tecnica
MotoreMaybach HL 116S
Potenza300 PS
Trazionecingolata
Armamento e corazzatura
Armamento primario1 KwK L/61 calibro 128 mm
Armamento secondario1 MG 34 calibro 7,92 mm
Corazzatura frontale50 mm
Corazzatura laterale30 mm
Corazzatura posteriore30 mm
Corazzatura superiore15 mm

12.8cm Selbstfahrlafette L/61 in Achtung Panzer[1]

voci di semoventi presenti su Wikipedia

Il 12,8 cm Selbstfahrlafette auf VK3001(H) Sturer Emil, indicato anche come Selbstfahrlafette L/61 o semplicemente con la designazione non ufficiale Sturer Emil, era un semovente cacciacarri sperimentale realizzato dall'azienda tedesca Henschel & Sohn ed utilizzato dall'Heer durante la seconda guerra mondiale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Unico esemplare esistente esposto al Kubinka Tank Museum

Nel 1939 l'esigenza di soddisfare la richiesta di veicoli atti a contrastare i corazzati nemici esortò il governo tedesco a richiedere alla Henschel & Sohn lo sviluppo di un nuovo veicolo basato sul Panzer VI Tiger I equipaggiandolo con un cannone prodotto dalla Rheinmetall, il 12,8 cm K L/61 (basato a sua volta sul cannone contraerei 12,8 cm FlaK 40).

Il telaio era basato su un precedente modello designato VK3001(H), un prototipo realizzato nell'ambito di un programma di sviluppo per un carro armato medio ma che venne scartato dalla commissione militare.

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

I due esemplari realizzati, battezzati Max und Moritz in omaggio agli omonimi personaggi di una filastrocca, vennero entrambi utilizzati sul fronte orientale. Uno dei due veicoli rimase distrutto in combattimento, mentre l'altro, operativo nella 2. Panzer-Division e che esibiva 22 simboli di unità distrutte dipinti sulla canna, venne catturato integro a Stalingrado nel gennaio 1943.

Esemplari attualmente esistenti[modifica | modifica wikitesto]

L'esemplare catturato dalle truppe dell'Armata Rossa è ora conservato nel padiglione 6 del Museo dei mezzi corazzati (VIM BTVT) di Kubinka, in Russia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 12.8cm Selbstfahrlafette L/61 in Achtung Panzer

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Chamberlain, Peter, and Hilary L. Doyle. Thomas L. Jentz (Technical Editor). Encyclopedia of German Tanks of World War Two: A Complete Illustrated Directory of German Battle Tanks, Armoured Cars, Self-propelled Guns, and Semi-tracked Vehicles, 1933–1945. London: Arms and Armour Press, 1978 (revised edition 1993). ISBN 1-85409-214-6
  • (DE) M. Sawodny, K. Bracher. Panzerkampfwagen Maus und andere deutsche Panzerprojekte. Podzun-Pallas-Verlag, ISBN 3-7909-0098-2

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Guerra Portale Guerra: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di guerra