Jagdpanzer VI Jagdtiger

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Panzerjäger Tiger Ausf. B
Sd.Kfz. 186
Jagdtiger al United States Army Ordnance Museum di Aberdeen (Maryland)
Jagdtiger al United States Army Ordnance Museum di Aberdeen (Maryland)
Descrizione
Tipo cacciacarri
Equipaggio 6
Esemplari 88 [1]
Dimensioni e peso
Lunghezza 10,65 m
Larghezza 3,60 m
Altezza 2,8 m
Peso 76 t
Propulsione e tecnica
Motore V12 Maybach HL 230 P30
Potenza 700 hp
Rapporto peso/potenza 9,21
Trazione cingolata
Prestazioni
Velocità 34
Autonomia 120
Armamento e corazzatura
Armamento primario cannone 12,8 cm PaK 44 L/55
Armamento secondario mitragliatrice MG34 da 7,92 mm
Corazzatura 250 mm

Battle Tanks.com[2]

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Il Panzerjäger Tiger Ausf. B ("Tigre cacciatrice" in tedesco), conosciuto anche con la denominazione Sd.Kfz. 186, fu un mezzo cacciacarri utilizzato dalla Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Semovente realizzato montando sullo scafo del carro armato prodotto dalla Henschel un poderoso cannone PaK 44 da 128/55 mm in grado di perforare la maggior parte delle corazze avversarie. Una possente sovrastruttura costituita da piastre fortemente inclinate ospitava l'armamento primario mentre una mitragliatrice MG34 era posta in una blindosfera nella parte destra dello scafo. Il peso del veicolo fu portato a 76 tonnellate, il più pesante della guerra fra quelli prodotti in serie, mentre si decise di mantenere il medesimo motore del Tiger II, il che portò ad innumerevoli e frequenti noie alla trasmissione, ai cingoli ed al cambio. L'enorme mole del mezzo richiedeva inoltre cinque litri di benzina a chilometro, una quantità esorbitante per una Germania le cui scorte di carburante erano esigue; spesso l'equipaggio abbandonò il mezzo senza benzina. Una fortuna per gli Alleati, i cui carri sarebbero stati polverizzati da una distanza di 2000 m.[3] Un altro problema era che la torretta del Jagdtiger non poteva ruotare: se si voleva sparare non in linea retta bisognava ruotare l'intero carro; per questo motivo era molto difficile sparare in movimento.[4]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

La comparsa sul fronte orientale dei pesanti carri IS e IS2, con le loro artiglierie da 122 millimetri, rischiava di rendere obsoleti i pezzi da 88 millimetri che, nelle loro varie incarnazioni, si erano mostrati affidabili in tutti i teatri di scontro. La Wehrmacht richiese perciò un nuovo cannone per sventare questa minaccia. La possibilità fu offerta da nuovo 12,8 cm PaK 44 da 128/55 mm, lo stesso con cui si pensava di armare il Maus. D'altronde l'esigua produzione ed il peso del complesso suggerirono l'impiego su un affusto semovente, appunto quello del Tiger II. Con i mezzi in costruzione si armarono due unità nell'estate del 1944: lo schwere Panzerjäger-Abteilung 653 e lo schwere Panzerjäger-Abteilung 512.[5]

Alcuni mezzi presero parte all'operazione Nordwind, offensiva sussidiaria alla battaglia delle Ardenne, che doveva sfondare le linee delle truppe statunitensi e delle Forze Francesi Libere in direzione della sacca tedesca di Colmar. Nonostante l'operazione Wacht am Rhein, di cui Nordwind doveva essere supporto e ampliamento, fosse già in piena crisi, l'attacco venne comunque lanciato. I pesantissimi Jagdtiger si mostrarono particolarmente difficili da manovrare nel critico teatro invernale, dove i problemi del freddo si univano alle numerose e già citate magagne tecniche dovute al loro peso elefantiaco, ai loro altissimi consumi di carburante e alle difficoltà logistiche di tenerli riforniti di proiettili e parti di ricambio, anch'essi ingombranti e pesanti.[6]

Nonostante alcune fonti sovietiche in merito affermino il contrario, non vi sono prove certe della partecipazione di questi mezzi alla battaglia di Budapest, in quanto gli esemplari caduti in mano alle forze russe possono essere stati catturati inermi in qualche deposito o snodo ferroviario.[7] Nel 1945, a causa della grande carenza di materiali, si decise di armare molti Jagdtiger con il 8,8 PaK 43/3 da 88/71 mm, scartando l'adozione del cannone da 128/66 mm, chiudendone la produzione. In definitiva lo Jagdtiger non fu un progetto di successo: il possente armamento e la corazza non poterono supplire alla scarsa manovrabilità ed affidabilità, senza contare che per un veicolo così lento era praticamente impossibile sfuggire ai cacciabombardieri Alleati, che a partire dal 1944 spadroneggiavano quasi incontrastati sui cieli tedeschi, specialmente dopo l'inutile "canto del cigno" della Luftwaffe nell'Operazione Bodenplatte.[8]

Esemplari superstiti[modifica | modifica wikitesto]

Sono attualmente conservati tre esemplari del semovente[9] :

  • Esemplare 305004[10] - The Tanks Museum, Bovingtong (Gran Bretagna)
  • Esemplare 305083 - Museo dei mezzi corazzati, Kubinka (Russia)
  • Esemplare 305020 - National Armor and Cavalry Museum, Fort Benning (Stati Uniti)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jagdpanzer VI Jagdtiger su achtungpanzer.com
  2. ^ 1944 - German Jagdpanzer VI SP AT Gun (Jagdtiger) (Sd Kfz 186)Tank Hunter version of Tiger II, battletanks.com. URL consultato l'11 giugno 2013.
  3. ^ Jagdpanzer VI, militaryfactory.com. URL consultato il 22 febbraio 2014.
  4. ^ Sd Kfz 186 Jagdtiger (E1952.34), tankmuseum.org. URL consultato l'11 giugno 2013.
  5. ^ Jagdpanzer VI Jagdtiger, okh.it. URL consultato il 22 febbraio 2014.
  6. ^ Cacciacarri Jagdtiger, corazzati.it. URL consultato il 22 febbraio 2014.
  7. ^ Jagdtiger, fhsw.wikia.com. URL consultato il 22 febbraio 2014.
  8. ^ Jagdpanzer VI Jagdtiger Ausf. B Sd. Kfz. 186, achtungpanzer.com. URL consultato l'11 giugno 2013.
  9. ^ http://the.shadock.free.fr/Surviving_Panzers.html
  10. ^ Esemplare con scafo Porsche.

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