Festa di sant'Efisio

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Festa di sant'Efisio
Sagra Sant'Efisio (CA) 1.jpg
Tipo di festa religiosa, folkloristica
Data dal 1 al 4 maggio
Celebrata in Cagliari, Capoterra, Sarroch, Pula.
Religione Cattolicesimo
Oggetto della celebrazione Scioglimento del voto al santo per cessazione di pestilenza
Tradizioni trasporto del simulacro del santo dalla chiesa di Cagliari fino al luogo del martirio.
Tradizioni profane Processione di fedeli in abito tradizionale sardo e delle Traccas
Tradizioni culinarie Favata, pani e dolci cerimoniali
Data d'istituzione 1652
Altri nomi Sant'Efis

La festa di sant'Efisio è la processione religiosa più importante della Sardegna. Si svolge ogni anno il 1º maggio, ininterrottamente dal 1657. In questa festa, come per quella di san Simplicio di Olbia, la Sagra del Redentore a Nuoro, quella di Sant'Antioco a Sant'Antioco e la Cavalcata sarda a Sassari, vengono coinvolti gruppi vestiti con il proprio abito tradizionale provenienti da tutta la Sardegna. Oltre ad essere tra le più antiche è anche la più lunga processione religiosa italiana, con circa 65 km percorsi a piedi in 4 giorni, e la più grande del Mediterraneo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La statua di sant'Efisio che viene portata in processione da Cagliari a Nora

Si narra che nel 1656 i cagliaritani pregarono sant'Efisio affinché sconfiggesse la terribile ondata di peste, propagatasi nell'isola dal 1652 a causa di alcuni marinai catalani affetti dal morbo e approdati ad Alghero su un veliero mercantile. L'epidemia contagiò tutta la Sardegna, in particolare Cagliari, nella quale morirono circa diecimila abitanti, con la popolazione cittadina quasi dimezzata. Prima vittima cagliaritana fu l'arcivescovo Don Bernardo De La Cabra. Nel frattempo Cagliari si stava trasformando in un enorme camposanto. Giovanni Spano vuole che a questo punto sant'Efisio sia apparso al viceré conte di Lemos per richiedere, al fine di liberare la città dalla peste, il voto della processione del 1º maggio. Proprio l'Amministrazione comunale cagliaritana nel 1656 fece un voto a sant'Efisio: se fosse riuscito a sconfiggere la peste, ogni anno si sarebbero svolti una processione e dei festeggiamenti in suo onore, partendo dal quartiere di Stampace, fino ad arrivare a Nora, dove il santo era stato martirizzato. A settembre, le abbondanti piogge fecero scomparire la peste, e dall'anno successivo fino ad ora, il 1º maggio, si rispetta il voto fattogli anni prima. Fu scelto proprio il mese di maggio poiché simbolo di rigenerazione della natura.

La festa[modifica | modifica wikitesto]

I preparativi[modifica | modifica wikitesto]

I preparativi per la processione sono gestiti dall'Arciconfaternita del Gonfalone. I preparativi iniziano il 30 aprile con la vestizione del santo e l'aggiunta di gioielli in oro offerti como ex voto. Dopo il presidente dell'arciconfraternita e il sacrista maggiore depongono la statua all'interno del cocchio. La mattina del 1º maggio "Su Carradori" addobba i buoi che dovranno trasportare il cocchio fino a Nora. Poi il terzo guardiano, accompagnato da "Sa Guardianìa", si reca in comune dove lo attende l'Alter Nos, un tempo rappresentante del viceré, oggi del sindaco della città. Insieme poi si recano alla chiesetta di Stampace dove verrà celebrata la messa.

La processione[modifica | modifica wikitesto]

Costumi tradizionali a piedi e a cavallo durante la processione del Primo Maggio

La processione che si svolge il primo maggio è aperta dalle traccas, carri addobbati a festa, trainati da buoi. Seguono i gruppi folkloristici, circa 5500 persone con il costume tradizionale sardo, provenienti da tutta l'isola che solitamente recitano il rosario o cantano i goccius. Dopo seguono i cavalieri; aprono i cavalieri del campidano seguiti dai miliziani. Dopo di essi sfilano i membri della guardianìa e in prima fila il terzo guardiano che regge il gonfalone della confraternita. Segue l'alter nos, il rappresentante del sindaco. Dopo i cavalieri sfilano i membri dell'Arciconfraternita preceduti da un confratello che regge un crocifisso del 1700. L'arrivo del cocchio è preceduto dal suono delle launeddas. Quando il cocchio arriva in via Roma viene salutato dalle sirene delle navi attraccate nel porto di Cagliari, e cammina su un tappeto di petali di rose (s'arramadura).

Il viaggio verso Nora e il rientro a Stampace[modifica | modifica wikitesto]

Uscito da Cagliari il cocchio arriva a Giorgino presso un'altra chiesetta a lui dedicata, in cui viene spogliato dei gioielli e gli vengono sostituite le vesti con altre più semplici. La statua viene poi trasferita nel cocchio di campagna.

Il simulacro prosegue su un camion militare sino a Maddalena Spiaggia, dove il santo incontra i fedeli provenienti da Capoterra, paese di cui è patrono. Questo trasferimento in camion si è reso necessario in quanto dopo la costruzione del porto canale è stata interrotta la vecchia strada per Pula. In seguito Sant'Efisio, riprendendo l'antico percorso sul cocchio trainato dai buoi, viene accompagnato nella chiesetta di Su Loi, a lui dedicata, dove viene celebrata la messa. Il cocchio arriva poi a Villa d'Orrì dove viene officiata la benedizione eucaristica. Il corteo prosegue il viaggio fino a Sarroch dove il simulacro trascorre la notte. Il corteo giunge poi a Villa San Pietro, dove viene celebrata una messa dopo la processione per le strade del paese e successivamente viene accompagnato, sempre in processione, sino a Pula. Viene celebrata una messa nella chiesa di San Giovanni Battista, poi il cocchio arriva verso le 21 a Nora. Per tutto il 3 maggio avviene la commemorazione del santo e alle ore 18:00 il santo viene portato in processione tra le rovine di Nora.

Il 4 maggio il santo riparte verso Cagliari, e farà rientro nella chiesa di Stampace intorno alle 23, accompagnato dalla suggestiva processione di centinaia di fedeli in costume e con le fiaccole.

Le chiese[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Sant'Efisio a Cagliari

Chiesa di Sant'Efisio a Stampace[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Sant'Efisio.

La chiesa attuale venne costruita nel 1780 in stile Barocco ed è il punto di partenza della processione. Prima di essa esistevano nello stesso luogo una chiesa del '200 e una del '500. Presenta una sola navata con tre cappelle per lato. In una delle cappelle è conservata la statua del Santo che viene portata in processione fino a Nora

La cripta[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione la cripta sotto la chiesa di Stampace sarebbe la prigione nella quale fu imprigionato il santo prima del suo trasferimento a Nora per essere ucciso. La cripta si trova nove metri sotto il manto stradale e vi si accede dalla chiesa soprastante. All'interno si trova una colonna di marmo, chiamata "la colonna del martirio di Efisio", su cui è ancora presente l'anello in metallo in cui veniva agganciata la catena che lo imprigionava.

Chiesa di Sant'Efisio a Nora[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Sant'Efisio (Nora).

La chiesa sorge nella spiaggia presso le rovine di Nora. È costruita in stile romanico e presenta 3 navate. Venne consacrata nel 1102.

Nel 1656 fu restaurata grazie alla donazione di Alfonso Gualbès Marchese di Palmas, come ringraziamento per essere sfuggito all'epidemia di peste dopo aver evocato il santo.

Edizioni particolari[modifica | modifica wikitesto]

  • Edizione del 1794

Il 1º maggio 1794 il santo non partì. Infatti il precedente 28 aprile era scoppiata a Cagliari una rivolta causata dal diffuso malcontento, e per le turbolenze lo stamento militare decise di non effettuare la manifestazione. Tuttavia l'amministrazione comunale decise di celebrare la festa per quell'anno il 1º giugno, quando le acque si erano ormai calmate.

  • Edizione del 1943

La festa di Sant'Efisio fu fatta anche nel 1943, in mezzo alle macerie della città di Cagliari distrutta dai bombardamenti alleati avvenuti circa due mesi prima. La statua del santo, ricoperta di invocazioni scritte, banconote e di fotografie, fu portata in processione su un camioncino del latte, seguita da pochi ma devoti fedeli.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marina Anedda, To nos, Ephysi, protege, documentario fotografico, Navicella, 2002

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]