Publio Fiori

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Publio Fiori
Publio fiori.jpg

Ministro dei trasporti e della navigazione
Durata mandato 10 maggio 1994 –
17 gennaio 1995
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Raffaele Costa
Successore Giovanni Caravale

Sottosegretario di Stato del Ministero delle poste e delle telecomunicazioni
Durata mandato 28 giugno 1992 –
28 aprile 1993
Presidente Giuliano Amato
Predecessore Raffaele Costa
Successore Ombretta Fumagalli Carulli

Sottosegretario di Stato del Ministero della Salute
Durata mandato 28 aprile 1993 –
10 maggio 1994
Presidente Carlo Azeglio Ciampi
Predecessore Luciano Azzolini
Successore Giulio Conti

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV
Gruppo
parlamentare
Democrazia Cristiana (dall'VIII all'XI) e Alleanza Nazionale (dalla XII alla XIV)
Circoscrizione Lazio 1
Collegio Roma (VIII, IX, X e XI); Roma-Trieste (XII, XIII e XIV)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico DC (1958-1993)
MSI (1993-1995)
AN (1995-2005)
DCA (2005-2006)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione avvocato dello Stato

Publio Fiori (Roma, 25 marzo 1938) è un politico italiano.

Nel corso della sua carriera è stato vicepresidente della Camera dei deputati, sottosegretario al Ministero delle poste e delle telecomunicazioni, sottosegretario alla Sanità e Ministro dei trasporti e della navigazione.

La militanza politica[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in giurisprudenza, la sua esperienza politica ha inizio nella Democrazia Cristiana, partito nel quale ha militato fino al suo scioglimento.

Il 2 novembre 1977 un gruppo di fuoco delle Brigate Rosse, formato da Prospero Gallinari, Barbara Balzerani e Bruno Seghetti, gli tese un agguato; Fiori, che era armato, tentò di reagire ma venne gravemente ferito alle gambe e al torace[1][2].

L'iscrizione alla P2[modifica | modifica wikitesto]

Publio Fiori per molto tempo risulta iscritto nella lista degli appartenenti alla P2, scoperta nel 1981. Solo nel 2001, il Tribunale di Roma, con sentenza n. 20537/01, ha escluso l'appartenenza di Publio Fiori alla loggia massonica P2.[3]

Dalla DC ad AN[modifica | modifica wikitesto]

Dal primo luglio del 1992 è sottosegretario al Ministero delle poste e delle telecomunicazioni nel Governo Amato, mentre il 6 maggio dell'anno successivo entra nel Governo Ciampi come sottosegretario alla Sanità. A luglio del 1993, allorquando l'assemblea organizzativa della Democrazia Cristiana (guidata all'epoca dal segretario Mino Martinazzoli) sceglie di aprirsi verso i contributi della sinistra e del PDS, decide di abbandonare il partito.

Fiori, infatti, è situato sulle posizioni della destra-DC e sostiene che la tradizione democristiana non possa fondersi con quella post-comunista. La diatriba si apre principalmente negli ambienti romani dove, alle elezioni amministrative d'autunno, Fiori sceglie di supportare la destra e la candidatura a sindaco di Gianfranco Fini, alla guida di un Movimento Sociale Italiano che aveva già iniziato quel rinnovamento liberaldemocratico che alcuni mesi più tardi lo porterà a confluire in Alleanza Nazionale.

Così, nel 1995, con la svolta di Fiuggi, Fiori è tra i fondatori di AN, dopo essere stato Ministro dei trasporti e della navigazione nel primo Governo Berlusconi.

Il ritorno al centrismo[modifica | modifica wikitesto]

La storia politica di Fiori in Alleanza Nazionale, però, finisce nel 2005, in rotta di collisione con alcune scelte "laiche" del leader Fini (in particolare per la posizione sul referendum in materia di fecondazione assistita). Così sostiene il ritorno a posizioni neo-democristiane e neo-centriste, aderendo nel novembre dello stesso anno alla Democrazia Cristiana per le Autonomie, partito fondato da Gianfranco Rotondi, di cui viene nominato presidente. Una delle prime dichiarazioni di Fiori è stata:

« Il vero Centro siamo noi. La nuova DC è un partito che mi piace, perché riscopre valori e storie e ispirandosi al principio delle autonomie, credo sia in grado di raccogliere nel territorio tutti quelli che, organizzati in associazioni o altro, vogliono recuperare un senso popolare della politica diverso da quello attuale. »

A luglio 2006, divorzierà dalla Democrazia Cristiana per le Autonomie dopo essere stato deferito al collegio dei probiviri con l'accusa di aver convocato illecitamente un congresso nazionale del partito[4].

La nascita di Rifondazione DC[modifica | modifica wikitesto]

Approfittando del clima politico in cui si dibatte sulla possibile costituzione di un soggetto politico centrista in contrapposizione al bipolarismo, Fiori fonda il partito Rinascita Popolare - Rifondazione DC il 1º ottobre 2006. Fiori ne viene eletto segretario nazionale (per acclamazione), mentre Clelio Darida ne è presidente del Consiglio nazionale.

Il nuovo partito pone in atteggiamento critico nei confronti della sinistra e del Governo Prodi, schierandosi contro la Finanziaria 2007. Il soggetto politico tuttavia non decolla e si vede costretto, per rafforzarsi, alla promozione di una federazione di partiti di ispirazione democristiana. Il 10 ottobre 2010 ed il 10 aprile 2011, il progetto prende vita con la celebrazione in Roma delle prime due Assemblee Nazionali dei Movimenti di Ispirazione Cattolica.[5]

Il progetto della Federazione Democristiana[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del 2007 il partito si federa con i Popolari UDEUR di Clemente Mastella e la Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza e fonda la Federazione Democristiana con l'obiettivo in prospettiva di costituire un polo di centro di ispirazione democristiana e di predisporre liste unitarie per le elezioni europee del 2009.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La sua dichiarazione dei redditi del 2004 lo vedeva al secondo posto nella classifica dei deputati più ricchi della Camera di allora, con 1.441.865 euro.[senza fonte]
  • È stato dal 1973 al 1974 addetto stampa della Lazio, squadra per la quale tifa fin da ragazzo.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ P.Gallinari, Un contadino nella metropoli, pp. 170-171.
  2. ^ S.Mazzocchi, Nell'anno della tigre, pp. 84-85.
  3. ^ Dossier: Dalla P2 a Forza Italia e il piano rinascita, punto 4 ("Forza italia e la P2: ricorsi storici e analogie"), da indymedia.org.
  4. ^ [1] su repubblica.it
  5. ^ Federazione dei Democratici Cristiani

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Deputato del Collegio Uninominale Roma Trieste Successore
nuova legge elettorale 1994 - 2006 nuova legge elettorale
Predecessore Ministro dei trasporti e della navigazione Successore Emblem of Italy.svg
Raffaele Costa 10 maggio 1994 - 17 gennaio 1995 Giovanni Caravale
Predecessore Sottosegretario di Stato del Ministero delle poste e delle telecomunicazioni Successore Emblem of Italy.svg
Raffaele Costa 28 giugno 1992 - 28 aprile 1993 Ombretta Fumagalli Carulli
Predecessore Sottosegretario di Stato del Ministero delle poste e delle telecomunicazioni Successore Emblem of Italy.svg
Luciano Azzolini 28 aprile 1993 - 10 maggio 1994 Giulio Conti
Predecessore Coordinatore Nazionale di Alleanza Nazionale Successore
Domenico Fisichella 1996 -1997 Ignazio La Russa
Controllo di autorità VIAF: (EN58291422 · LCCN: (ENn93065283 · SBN: IT\ICCU\LO1V\041792 · ISNI: (EN0000 0000 3163 0524