Opicina

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Opicina
frazione
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia-Stemma.png Friuli-Venezia Giulia
Provincia Provincia di Trieste-Stemma.png Trieste
Comune Trieste-Stemma.svg Trieste
Territorio
Coordinate 45°41′15″N 13°47′19″E / 45.6875°N 13.788611°E45.6875; 13.788611 (Opicina)Coordinate: 45°41′15″N 13°47′19″E / 45.6875°N 13.788611°E45.6875; 13.788611 (Opicina)
Altitudine 330 m s.l.m.
Abitanti 7 950[1]
Altre informazioni
Cod. postale 34151
Prefisso 040
Fuso orario UTC+1
Cod. catastale L424
Nome abitanti Opicinesi
Patrono San Bartolomeo apostolo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Opicina
Opicina

Opicina (Opčine in sloveno, Opcina[2] in dialetto triestino) è una frazione del comune di Trieste situata sull'altopiano del Carso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una delle frazioni maggiormente abitate da cittadini della minoranza slovena in Italia, fatto facilmente riconoscibile anche dalla presenza di pressoché tutte le indicazioni nel duplice idioma, italiano e sloveno. Lo stesso nome deriva dallo sloveno "ob pečini" che vuol dire "presso il dirupo (precipizio)" (la terminazione in -e invece di -i nell'ablativo femminile è tipica dei dialetti sloveni del Litorale). Il primo insediamento di Opicina sembra che sorgesse sulla cima del monte sopra l'obelisco dove oggi c'è una cisterna dell'acquedotto del Carso ma a causa della forte esposizione alla bora gli antichi abitanti decisero di spostare l'insediamento nella conca retrostante, appunto dove ora si trova l'odierna Opicina. I resti dell'insediamento erano ben visibili fino alla prima guerra mondiale ma furono cancellati del tutto durante i lavori di fortificazione delle creste attorno a Trieste da parte dell'esercito imperial-regio per timore di una possibile invasione da parte degli italiani. Dista peraltro pochissimi chilometri dalla frontiera con la Slovenia da cui è separata solo dal comune di Monrupino. Secondo l'ultimo censimento austriaco del 1911, l'89,0% della popolazione era di madrelingua slovena e il 7,3% di madrelingua italiana.[3] Nel corso del '900, dopo l'annessione all'Italia ed in particolare dal secondo dopoguerra, l'incremento demografico dovuto ai nuovi insediamenti di nuclei familiari di lingua italiana (molti gli esuli dalla vicina Istria, ma pure triestini stessi ed italiani di altre regioni) ha notevolmente alterato il rapporto di allora.

L'obelisco eretto in onore di Francesco I

Uno dei motivi per cui è conosciuta è il fatto di essere la stazione di arrivo del Tram de Opcina, cioè di una delle poche tranvie europee dapprima a cremagliera e poi trasformata in funicolare per riuscire a superare il notevole dislivello presente dal centro cittadino di Trieste sul mare a questa frazione.

All'entrata della frazione è anche presente uno dei punti che garantiscono la migliore vista panoramica della città di Trieste, il cosiddetto obelisco, chiamato così perché nel 1830 fu eretto un monumento di questo tipo in onore dell'imperatore Francesco I, che nel settembre dello stesso anno inaugurò la strada nuova per Opicina, la quale garantiva un accesso alla frazione meno ripido di quello della via Commerciale (strada vecchia per Opicina), costruita nel 1777, e che proseguiva poi con la nuova strada per Vienna, completata nel 1780, come ricorda un monumento dedicato a Karl von Zinzendorf posto al centro della frazione, all'angolo tra via dei Salici e via di Prosecco, ora temporaneamente spostato per fare spazio ad un incrocio a rotatoria.

Dall'obelisco parte anche uno dei sentieri più frequentati di Trieste, la Strada Napoleonica (il cui vero nome è strada Vicentina, dal cognome dell'ing. Vicentini che ne progettò il tracciato) che, con un percorso di circa 4 km, porta sino alla frazione di Prosecco, correndo lungo il ciglione carsico, alta rispetto al mare, con bei panorami su Trieste e sul golfo.

Nel 1942 venne ribattezzata Poggioreale del Carso[4]. Tale denominazione venne sostituita solo nel 1966 con quella di Villa Opicina, che però nell'uso corrente è usata quasi esclusivamente per definire l'importante stazione ferroviaria adiacente, e non il paese stesso.

Dal gennaio 1944 al maggio 1945 è stata la sede del Comando e di alcuni reparti del Battaglione Volontari di Sardegna - Giovanni Maria Angioy, unità della Repubblica Sociale Italiana formata da ex membri della disciolta Brigata meccanizzata "Sassari" che si occupava della lotta antipartigiana in Istria, composto da altri reparti che avevano sede a Abbazia e a Pola. Dal 1975 al 1991 è stata la sede del Comando e di alcuni reparti della Brigata corazzata "Vittorio Veneto", posta a difesa, nel periodo della guerra fredda, della Soglia di Gorizia. Attualmente, nella caserma "Guido Brunner", è di stanza il Reggimento "Piemonte Cavalleria" (2°), dipendente dalla Brigata alpina "Julia".

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Popolazione residente per rioni storici o comuni censuari - 12/2011 [1]
  2. ^ Prima della Grande Guerra era nota solo con questo nome locale.
  3. ^ Spezialortsrepertorium der Oesterreichischen Laender. VII. Oesterreichisch-Illyrisches Kuestenland. Wien, 1918, Verlag der K.K. Hof- und Staatsdruckerei
  4. ^ R.D. 3 luglio 1942, n. 1164

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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