Palazzo Strozzi di Mantova

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Palazzo Strozzi di Mantova
Palazzo Strozzi Duomo.JPG
Palazzo Sacrati Guadagni Strozzi in Piazza del Duomo
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Firenze
Indirizzo piazza del Duomo 10
Coordinate 43°46′21.79″N 11°15′29.71″E / 43.772719°N 11.258253°E43.772719; 11.258253Coordinate: 43°46′21.79″N 11°15′29.71″E / 43.772719°N 11.258253°E43.772719; 11.258253
Informazioni
Condizioni In uso
Uso sede degli uffici della Giunta e sede legale della Regione Toscana
Realizzazione
Proprietario Regione Toscana

Il palazzo Strozzi di Mantova o Guadagni-Sacrati si trova a Firenze in piazza del Duomo 10, angolo via dell'Oriuolo (con ingresso secondario al 34), all'ombra della Cupola del Brunelleschi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I Bischeri e i Buondelmonti[modifica | modifica wikitesto]

Questo palazzo fu costruito sulle antiche case dei Bischeri, una famiglia nota tra Duecento e Trecento per una questione con l'Opera del Duomo dal sapore di novella: negando al comune l'esproprio delle proprie case per costruire la nuova Cattedrale, essi vi furono infine forzosamente costretti e per una cifra minore dei proprietari dei terreni vicini, da cui venne l'epiteto fiorentino di "bischero" per indicare una persona poco assennata (la storia ha comunque diverse versioni).

Alcuni edifici rimasti ai Bischeri vennero venduti nel 1484 a Bartolomeo di Rosso Buondelmonti, sposatosi nel 1486 con Alessandra de' Pazzi, figlia di Guglielmo de' Pazzi e di Bianca de' Medici.

Il cortile interno
Ex-scuderie

Il figlio della coppia, Zanobi Buondelmonti, s'incontrava in questa casa con Jacopo da Diacceto e Luigi Alamanni per congiurare contro il cardinale Giulio de' Medici nel 1522. Dopo la scoperta della congiura il palazzo venne confiscato e ceduto agli Arringucci.

I Guadagni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1593 Alessandro e Pietro Guadagni lo acquistarono nel 1596. La famiglia Guadagni era da poco tornata dalla Francia in seguito a esilio, grazie all'intercessione di Caterina de' Medici, ed Alessandro Guadagni, divenuto proprietario del palazzo, fu senatore e funzionario degli Otto di Guardia e di Balìa.

L'edificio rimase al ramo da lui originatosi, che prese il nome di "Guadagni dell'Opera", a causa della vicinanza con le case dell'Opera del Duomo. Lavori di modifica al palazzo iniziarono nel 1604 e andarono avanti a più riprese. Verso il 1640 altre case su "via Buia" (via dell'Oriuolo) vennero abbattute per fare spazio al palazzo, che così raggiunse su piazza Duomo un'estensione fino all'angolo, con file di sette finestre e da lì girava per un prospetto laterale con altre cinque finestre per fila. Fu anche chiuso il "vicolo del Campanello", che portava in piazza dei Visdomini.

Nicchia nel giardino

Su chi fosse l'architetto dei lavori non v'è certezza, ma in genere viene indicato Gherardo Silvani, con una certa sicurezza almeno per la facciata su piazza Duomo e lo stemma dei Guadagni su quel lato. Resta infatti un disegno autografo dell'architetto che rappresenta probabilmente il progetto per questo palazzo: oltre agli elementi architettonici classici (finestre inginocchiate, portale sormontato da un terrazzino e due file di finestre con timpano al primo piano e con architrave al secondo, sottolineate da cornici marcapiano), il Silvani aveva disegnato un serie di lesene tra finestra e finestra, che non furono realizzate forse perché marcavano troppo una forma a griglia con i marcapiano.

Un inventario del 1723, oltre a descrivere i ricchi arredi, elenca una quadreria di maestri di prim'ordine, quali Domenico Ghirlandaio, il Perugino, il Correggio, Tiziano, Tintoretto, Palma il Vecchio, Caravaggio e Michelangelo, oltre a pittori contemporanei quali Anton Domenico Gabbiani, Alessandro Gherardini, Pier Dandini, Onorio Marinari e altri.

A metà del Settecento il senatore Filippo Maria Guadagni fece realizzare una grandiosa scalinata a tre rampe, oltre a lavori di abbellimento di ambienti al piano nobile, culminati con la decorazione a stucco del Salone da Ballo, per celebrare le nozze del figlio Giovanbattista con Teresa Torrigiani. Al figlio secondogenito della coppia Pietro fu proposto di prendere il cognome dei Torrigiani, nobile famiglia che era sull'orlo dell'estinzione per la mancanza di figli maschi. Egli accettò e in cambio oltre al titolo nobiliare ottenne anche numerosi palazzi e ville a Firenze e dintorni quale eredità della ricca famiglia. Trasferitosi quindi nei possedimenti dei Torrigiani decise di vendere i possedimenti dei Guadagni.

I Riccardi-Strozzi-Sacrati[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo di Piazza del Duomo venne allora acquistato dalla marchesa Anna Riccardi-Strozzi, il cui figlio Carlo fece ampliare la facciata su via dell'Oriuolo dall'architetto Felice Francolini continuando lo stesso stile della facciata del Silvani e vi fece poi apporre il suo stemma. Dal 1812 al 1815 fu decorato in stile neoclassico dai migliori pittori locali.

Nel 1871 Carlo morì senza lasciare eredi e il palazzo venne a confluire in via ereditaria al marchese Massimiliano Strozzi appartenente al ramo degli Strozzi di Mantova (la divisione degli Strozzi in più linee sparse per l'Italia risale all'esilio di Palla Strozzi), che fuse la sua famiglia con quella dei Sacrati di Ferrara attraverso il suo matrimonio con l'accordo a tenere un doppio cognome. Nel 1915 il palazzo venne ereditato dalla moglie del marchese, Guendalina Stuart e poi, dal 1956, da suo figlio Uberto Strozzi-Sacrati, che scomparve nel 1982. Nel frattempo alcune parti dell'edificio erano state affittate, per esempio a un istituto bancario.

La Regione Toscana[modifica | modifica wikitesto]

Dopo alcuni passaggi ereditari, l'edificio è stato acquistato nel 1989 dalla Regione Toscana per 13 miliardi di lire. A seguito di una lunga e complessa fase di restauro costata 12 milioni di Euro, dal 2008 il palazzo ospita gli uffici della Giunta ed è la sede legale della Regione.

Architettura e decorazione[modifica | modifica wikitesto]

Finte architetture nella sala di Endimione
Sala con scene campestri

La facciata, a sette assi, è insolitamente curvilinea per seguire il profilo di Piazza del Duomo (adattandosi probabilmente anche agli edifici precedenti) e presenta tutti gli elementi architettonici canonici dell'architettura residenziale fiorentina successiva al Rinascimento: finestre inginocchiate (frontone triangolare), portale sormontato da un terrazzino e due file di finestre con timpano curvilineo al primo piano e con architrave al secondo, sottolineate da cornici marcapiano. Il tutto evidenziato dalla pietra serena, con il tema del bugnato a bozze alternate, sullo sfondo dell'intonaco bianco, che dà un effetto monumentale ma sobrio ed elegante. Lo schema si ripete invariato anche su via dell'Oriuolo.

Sulla facciata si vede lo stemma Guadagni: croce d'oro con contorno seghettato, su sfondo azzurro. Sulla facciata di via dell'Oriuolo è presente invece lo stemma Riccardi-Strozzi, che si ritrova anche sul cancello, nell'androne. Quest'ultimo ambiente, che collega l'ingresso di piazza del Duomo col cortile, ha una volta a botte retta da coppie di colonne tuscaniche, con decorazioni quali finti bassorilievi a monocromo con Storie di Enea, attribuiti a Luigi Catani, e, nel vano dell'attuale portineria, , una figura allegorica con stemma Guadagni affrescata sul soffitto.

L'ampio cortile è di forma irregolare, con archi tamponati a mo' di serliana sulla destra, dove un tempo si trovavano le scuderie, e sulla sinistra una nicchia decorata da una statua, mentre poco più in là si trova il giardino con siepi di bozzo, voluto da Anna Strozzi Riccardi.

Al pian terreno restano tracce di pitture tardo settecentesche; tra queste, il soffitto di una sala ha una scena dalle caratteristiche vivamente illusionistiche e rappresenta Il sonno di Endimione, opera attribuita a Anton Domenico o Pietro Giarrè: egli avrebbe curato le quadrature architettoniche, mentre la parte figurativa è stata recentemente attribuita a Antonio Vannetti. La corte interna, è oggi coperta con un controlucernario in vetro, recentemente decorato da un Pegaso, simbolo della Regione Toscana.

Altre stanze hanno affreschi che risalgono alla ristrutturazione del 1812, come quella con elementi vegetali e altri soggetti di Niccolò Contestabile, quella con la storia di Fedra e Ippolito di Gaspare Martellini, o quelle affrescate in stile neoclassico da Luigi Catani. A questo pittore pratese spettarono la sala al pian terreno che decorò con la Caduta di Icaro e Perseo e Andromeda. Di una mano più antica appare invece l'Allegoria del Tempo nella stessa sala.

Un grandioso scalone a tre rampe conduce al piano nobile, rifatto da Filippo Maria Guadagni tra il 1730 e il 1770. La balaustra di ciascun pianerottolo è decorata da putti alati in marmo con mazzolini di fiori, mentre il soffitto riprende il tema della glorificazione di Enea come eroe, con Venere supplicante a Giove, opera di Luigi Catani. Allo stesso pittore compete la sala con il Mito di Ercole, mentre il salone da ballo, creato all'epoca delle nozze tra Giovanbattista Guadagni e Teresa Torrigiani, ha il soffitto decorato con la scena di Francesco I de' Medici che incontra Bianca Cappello di Annibale Gatti, un tema legato alla storia fiorentina.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Di fronte al portone del palazzo, al centro della piazza, un disco di marmo bianco indica il punto preciso dove venne a cadere la palla della cupola del Duomo, il 17 gennaio 1600.
  • La via intorno al Duomo (che ora è piazza), da questa parte in antico si chiamò via delle Fondamenta e le case lungo questo tratto avevano, a terreno, dei magazzini sormontati da archi che il popolo chiamava "forni", forse dalla parola latina "fornices" (arcate) e, sulla facciata, un loggiato uniforme.

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Lumachi Firenze - Nuova guida illustrata storica-artistica-aneddotica della città e dintorni, Firenze, Società Editrice Fiorentina, 1929
  • Sandra Carlini, Lara Mercanti, Giovanni Straffi, I Palazzi parte seconda. Arte e storia degli edifici civili di Firenze, Alinea, Firenze 2004.
  • Vedi anche la bibliografia su Firenze.

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