Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Palamede

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Palamede (disambigua).
(GRC)

« τὰ δὲ Παλαμήδους οὐκ ἀκήκοας πάθη; τοῦτον γὰρ δὴ πάντες ὑμνοῦσιν ὡς διὰ σοφίαν φθονηθεὶς ὑπὸ τοῦ Ὀδυσσέως ἀπόλλυται »

(IT)

« E non hai sentito la storia di Palamede? Di sicuro, poiché tutti i poeti cantano di lui e di quanto fosse invidiato per la sua saggezza, e poi ucciso per mano di Odisseo. »

(Senofonte, Memorabili, IV, 2, 33)
Palamede, scultura di Antonio Canova, conservata a Villa Carlotta, Tremezzina (Como).

Palamede (in greco antico Παλαμήδης, traslitterato in Palamédēs) è un personaggio della mitologia greca, figlio di Nauplio e Climene, figlia di Catreo.[1] Re dell’isola di Eubea, esperto nell'arte bellica e valoroso guerriero.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di Palamede sono discusse e ricche di contraddizioni. Suo padre è generalmente identificato in Nauplio il Giovane, così definito per distinguerlo dall'omonimo antenato figlio di Poseidone. Virgilio, invece, lo definisce Belide ("figlio o discendente di Belo")[2] e Servio, nel commento all'Eneide, chiarisce che tra Belo e Palamede sono trascorse sette generazioni.[3] Suoi fratelli erano Eace e Nausimedonte.[4] Palamede fu istruito dal centauro Chirone a fianco di Achille, Aiace, Enea e altri eroi a lui coetanei.

L'ambasciata presso Priamo[modifica | modifica wikitesto]

Ditti Cretese racconta del viaggio che Palamede fece a Troia per conto di Menelao, di cui era cugino dal lato materno. Mentre i re di Grecia discendenti da Minosse, tra cui Palamede e Menelao, si radunarono a Creta per ricevere i beni e le terre lasciate loro da Atreo, Paride[5], che era stato accolto in casa di Menelao insieme ad altri compagni, approfittò dell'assenza del re e gli sottrasse la moglie Elena, portandola a Troia.[6] Quando la notizia del rapimento giunse a Creta, Menelao fu preso dall'ira e dall'indignazione e per questo Palamede decise di riportarlo a casa a Sparta, dove nel frattempo si erano radunati i re discendenti di Pelope, che erano venuti a conoscenza del fatto; insieme decisero di inviare un'ambasciata a Troia, composta da Ulisse, Menelao e Palamede, per ottenere la restituzione di Elena e degli altri beni sottratti.[7] L'ambasciata fu ricevuta da Priamo e Palamede ottenne il permesso di parlare presso il re troiano: denunciò le brutalità commesse da Paride e la violazione dei legami di amicizia, nonché la possibilità che da questo fatto si scatenasse un conflitto tra greci e troiani come quello che aveva visto contrapposti Pelope e Ilo.[8] Il discorso di Palamede, che fu tenuto con grande eloquenza, convinse molti dei presenti, ma Priamo non volle prendere decisioni in assenza di Paride.[9] Alcuni giorni dopo, Paride si presentò con Elena e quando Priamo le chiese se voleva tornare in Grecia con Menelao, ella rispose che non era giunta in Asia contro la sua volontà e che non era contenta del matrimonio con Menelao, perciò rimase con Paride.[10]

Tornati in Grecia, gli inviati riferirono agli altri re gli esiti negativi dell'ambasceria; sdegnati dal comportamento di Paride, i re decisero di formare un esercito per vendicare l'affronto: fu scelto Agamennone come comandante supremo, Achille, Aiace Telamonio e Fenice come comandanti della flotta, Palamede, Diomede ed Ulisse come comandanti dell'esercito.[11] Quando però ad Agamennone fu tolto il comando supremo poiché si rifiutava di compiere un sacrificio ad Artemide,[12] l'esercito fu diviso in parti uguali ai comandi di Palamede, Diomede, Aiace e Idomeneo.[13] Secondo altre fonti, quando Agamennone perse il comando, Palamede fu eletto per acclamazione dai soldati e tenne per sé solo il comando supremo.[14]

La finta pazzia di Ulisse[modifica | modifica wikitesto]

Palamede dimostrò il suo ingegno smascherando un trucco di Ulisse. A seguito del rapimento di Elena, Menelao richiese ai re greci di rispettare il giuramento con il quale si erano impegnati a difendere lo sposo;[15] Ulisse, non volendo partire per la guerra di Troia per via di un oracolo che gli aveva predetto che sarebbe tornato dopo vent'anni e senza compagni, si era finto pazzo e, aggiogati ad un aratro un bue ed un asino, seminava sulla riva del mare e arava la sabbia. Palamede prese in braccio il piccolo Telemaco, figlio di Ulisse, e lo depose davanti all'aratro: Ulisse alzò immediatamente il vomere per non colpire il bambino e così Palamede capì che Ulisse era perfettamente lucido.[16] Secondo un'altra tradizione, riferita nei Cypria e seguita dallo Pseudo-Apollodoro e da Luciano di Samostata, Palamede afferrò il bambino dalle braccia della madre e minacciò di ucciderlo con la spada; Ulisse allora ammise la finzione e partì per Troia.[17]

Servio riferisce un altro motivo di scontro: Ulisse fu inviato in Tracia a raccogliere frumento, ma, dopo essere tornato a mani vuote poiché a suo dire non ne aveva trovato, fu ripreso con forza da Palamede; questi, per dimostrare che Ulisse mentiva, partì a sua volta per la Tracia, da cui tornò con molto frumento.[3]

La vendetta di Ulisse[modifica | modifica wikitesto]

Da allora però Ulisse meditò come vendicarsi di Palamede. Sotto consiglio di Palamede venne lapidata Epipola, una giovane mascheratasi da uomo per salvare il padre anziano dalla guerra. Più volte aiutò l'esercito degli Achei, inventando dei passatempi per distrarsi dalla guerra o fornendo anche veri e propri viveri per nutrirsi. Ciò attirava su di lui la gran parte dell'ammirazione dei soldati e soprattutto dei capi achei, in particolar modo Agamennone. Ulisse introdusse nella tenda di Palamede una grossa somma di denaro e una falsa lettera di Priamo che ringraziava il greco per le notizie riferite. Andò a denunciarlo come traditore presso Agamennone: l’assemblea dei Greci, viste le prove, condannò l’eroe che fu lapidato.[18]

Secondo un’altra tradizione riferita da Pausania, fu ucciso da Ulisse e Diomede mentre era intento a pescare.[19] Secondo Ditti Cretese, i due eroi, forse con il supporto di Agamennone,[20] raccontarono a Palamede di aver scoperto un tesoro in un pozzo profondo e, volendo condividerlo con lui, lo convinsero a calarsi all'interno con una corda; una volta nel pozzo, lo uccisero a sassate. Il suo corpo fu cremato, le ceneri poste in un'urna d'oro e si tenne una cerimonia funebre a cui parteciparono tutti i soldati greci, che avevano grande stima di Palamede e lo avrebbero voluto comandante supremo dell'esercito.[21]

Darete Frigio, invece, non fa menzione degli inganni di Ulisse: Palamede, ottenuto il comando supremo dell'esercito greco, decise di lanciare un attacco nel quale uccise il principe troiano Deifobo e Sarpedone; mentre combatteva in prima linea, fu trafitto da una freccia di Paride e successivamente ucciso dai soldati troiani.[22]

Invenzioni[modifica | modifica wikitesto]

(GRC)

« τὰ τῆς γε λήθης φάρμακ᾿ ὀρθώσας μόνος,
ἄφωνα καὶ φωνοῦντα, συλλαβὰς τιθείς,
ἐξηῦρον ἀνθρώποισι γράμματ᾿ εἰδέναι,
ὥστ᾿ οὐ παρόντα ποντίας ὑπὲρ πλακὸς
5τἀκεῖ κατ᾿ οἴκους πάντ᾿ ἐπίστασθαι καλῶς,
παισίν τε τὸν θνῄσκοντα χρημάτων μέτρον
γράψαντα λείπειν, τὸν λαβόντα δ᾿ εἰδέναι.
ἃ δ᾿εἰς ἔριν πίπτουσιν ἀνθρώποις κακά,
δέλτος διαιρεῖ, κοὐκ ἐᾷ ψευδῆ λέγειν. »

(IT)

« Ho inventato una cura per non dimenticare, che non ha parola eppure parla, creando le sillabe; ho inventato la scrittura per la conoscenza degli uomini, così che un uomo sulle distese oceaniche possa avere conoscenza di tutti gli affari di casa sua, e l'uomo in punto di morte possa scrivere la suddivisione dei suoi beni quando li lascia in eredità ai figli, e il ricevente lo sappia. E per i problemi che toccano agli uomini che litigano, una tavoletta per scrivere li risolve ed impedisce che si raccontino menzogne. »

(Euripide, Palamede, fr. 578 Nauck)
(GRC)

« Παλαμηδικόν γε τοῦτο τοὐξεύρημα καὶ σοφόν σου »

(IT)

« Quest'invenzione è proprio geniale, una trovata degna di Palamede! »

(Eupoli fr. 385 Kassel-Austin)

Palamede fu considerato un eroe più ingegnoso di Ulisse. Numerose fonti antiche gli ascrivono molte invenzioni, anche se non sono sempre in accordo: i dadi,[23] il faro, i pesi, le misure,[24] sedici lettere dell’alfabeto[25] (o, secondo altre fonti, solo le lettere doppie θ, ξ, φ e χ,[26] o ancora solo undici lettere[27]), i numeri,[28] gli scacchi. Ateneo riporta un frammento del comico Anassandride secondo il quale Palamede, e successivamente Radamanto, avrebbe introdotto anche la figura dei giullari.[29] Plinio il Vecchio, elencando le invenzioni di popoli e personaggi del passato, ricorda che Palamede fu il primo a disporre un esercito in schieramento (durante la guerra di Troia) e ad introdurre l'impiego di sentinelle.[30]

Dal suo nome furono coniati gli aggettivi Παλαμήδειος (Palamédeios) e Παλαμηδικός (Palamēdikòs), entrambi traducibili come "degno dell'ingegno di Palamede".[31]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene non sia menzionato da Omero,[32] la figura di Palamede è ricordata e descritta da parecchi autori classici, spesso in virtù delle invenzioni che gli si attribuiscono, e per questo è tipicamente presentato sotto una luce positiva. Tuttavia nell'Odisseo di Alcidamante (un'orazione ambientata durante la guerra di Troia), l'omonimo protagonista muove accuse a Palamede presentandolo come un traditore ed invitando i compagni a condannarlo alla pena capitale. L'accusa parte da una freccia lanciata dai troiani verso Palamede e raccolta dallo stesso Odisseo, sulla quale era stato scritto un messaggio in cui Alessandro invitava Palamede ad "eseguire il suo compito";[33] per convincere i greci della sua colpevolezza, Odisseo aggiunge altre accuse, dall'averli ingannati sui rinforzi che Enopio e Cinira avrebbero dovuto inviare a Menelao per la spedizione a Troia, alle ricchezze che avrebbe ricevuto da questi re tenendole per sé, alle invenzioni di cui è ritenuto il padre: Odisseo sostiene che le più utili, come i numeri e l'alfabeto, sarebbero state introdotte prima di lui, mentre sua sarebbe la paternità soltanto di quelle cattive o ambigue, come i segnali di fuoco.[34]

Palamede fu protagonista di una tragedia omonima scritta da Euripide, di cui si sono conservati solo alcuni frammenti,[35] e che Aristofane parodiò nelle Tesmoforiazuse.[36] Tragedie omonime, anch'esse perdute, furono scritte anche da Sofocle,[37] Eschilo[38] e Astidamante il Giovane.[39]

Fu oggetto di studio del sofista Gorgia che lo prese a simbolo filosofico, con implicazioni giuridiche dell’impossibilità di dimostrare ciò che non è accaduto. Allo stesso modo, viene citato sia nell'Apologia di Socrate che nell'Apologia Senofontea.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pseudo-Apollodoro, II, 1, 5 (= Esiodo fr. 297 Merkelbach-West) informa che secondo i Nostoi Napulio avrebbe sposato Filira, mentre secondo il poeta orfico Cercope avrebbe sposato Esione.
  2. ^ Virgilio, Eneide, II, 82. È però assai probabile che Virgilio abbia confuso Nauplio, figlio di Poseidone e Amimone e avo del Nauplio padre di Palamede, con Belo, figlio di Poseidone e Libia; su questo problema si veda Horsfall, p. 111.
  3. ^ a b Servio, Commentarii in Vergilii Aeneidos libros, II, 81. Una storia molto simile è fornita da Lattanzio Placido, Commentarium in Achilleida, I, 93.
  4. ^ Pseudo-Apollodoro, II, 1, 5.
  5. ^ Nella Storia della guerra di Troia Paride è chiamato Alessandro il frigio (cioè "troiano").
  6. ^ Ditti Cretese, I, 3.
  7. ^ Ditti Cretese, I, 4.
  8. ^ Pausania, II, 22.
  9. ^ Ditti Cretese, I, 6.
  10. ^ Ditti Cretese, I, 10.
  11. ^ Ditti Cretese, I, 16.
  12. ^ Prima di salpare per Troia, Agamennone aveva ucciso una capra sacra ad Artemide e, a seguito di questo fatto, i soldati greci erano stati colpiti da un'epidemia di peste; ai greci era stato profetizzato che questo era dovuto all'ira della dea e solo il sacrificio ad Artemide della figlia maggiore di Agamennone, Ifigenia, avrebbe placato l'epidemia (Ditti Cretese, I, 19.).
  13. ^ Ditti Cretese, I, 19.
  14. ^ Darete Frigio, 25.
  15. ^ Pseudo-Apollodoro, III, 10, 9.
  16. ^ Igino, 95. La pazzia di Ulisse era stata rappresentata anche in un quadro che Plinio il Vecchio afferma di aver visto ad Efeso (Plinio il Vecchio, XXXV, 40).
  17. ^ Cypria arg. 5 West; Pseudo-Apollodoro, Epitome, 3, 7; Luciano di Samostata, De domo, 30.
  18. ^ Pseudo-Apollodoro, Epitome, 3, 8; cfr. Ovidio, Metamorfosi, XIII, 56-60.308-312; Cicerone, De officiis, III, 26. Secondo Igino, 105 la lettera non fu trovata nella tenda di Palamede ma addosso ad un prigioniero frigio a cui Ulisse la aveva consegnata e che aveva in seguito fatto uccidere in modo che la lettera fosse trovata e Palamede accusato.
  19. ^ Pausania, X, 31, 2, che riferisce una tradizione già esposta nei Cypria.
  20. ^ La responsabilità di Agamennone nell'uccisione dell'eroe è creduta anche da Euripide: Oreste, parlando con Menelao nell'omonima tragedia, afferma che Eace gli impedisce di tornare nella propria città poiché ritiene suo padre responsabile dell'uccisione di Palamede (Oreste, 431-433).
  21. ^ Ditti Cretese, II, 15
  22. ^ Darete Frigio, 28.
  23. ^ Pausania, X, 31, 1; II, 20, 3.
  24. ^ Plinio il Vecchio, VII, 57, che però nello stesso passo ricorda che secondo altre fonti i pesi e le misure furono introdotti da Fidone di Argo (si veda ad esempio Erodoto, Storie, VI, 127, 3).
  25. ^ Tacito, Annali, XI, 14, il quale però riferisce che secondo altre tradizioni le lettere furono inventate da Cadmo o da Cecrope o da Lino di Tebe.
  26. ^ Plinio il Vecchio, VII, 57. Nello stesso passo Plinio riferisce anche una notizia tratta da Aristotele, secondo cui φ era già presente nella serie iniziale di 18 lettere, mentre θ e χ furono introdotte da Epicarmo e non da Palamede.
  27. ^ Igino, 277.
  28. ^ Platone, Repubblica, 522d. Nel mito di Theuth esposto nel Fedro dello stesso Platone (274c-d), Socrate afferma che fu invece Theuth ad inventare i numeri, insieme all'aritmetica, la geometria, l'astronomia, i dadi, il gioco della dama e le lettere.
  29. ^ Ateneo, XIV, 614c (= Anassandride fr. 10 Kock).
  30. ^ Plinio il Vecchio, VII, 57.
  31. ^ (EN) Henry Liddell e Robert Scott, Παλαμήδης in A Greek-English Lexicon, 1819.
  32. ^ Suida (π 44) e Strabone (VIII, 6, 2) sostengono che Omero non faccia mai menzione di Palamede per gelosia delle sue doti intellettuali.
  33. ^ Alcidamante, 7 Avezzù.
  34. ^ Alcidamante, 20-28 Avezzù.
  35. ^ Euripide frr. 578-590 Nauck.
  36. ^ Aristofane, Tesmoforiazuse 769-775.
  37. ^ Sofocle frr. 437-440 Nauck.
  38. ^ Eschilo frr. 181-182 Nauck.
  39. ^ Suida, α 4265.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte di frammenti e testimonianze antiche[modifica | modifica wikitesto]

  • (GRCLA) Theodor Kock (a cura di), Comicorum atticorum fragmenta, Lipsia, B.G. Teubner, 1880.
  • (GRCLA) August Nauck (a cura di), Tragicorum graecorum fragmenta, 2ª ed., Lipsia, B.G. Teubner, 1889.
  • Guido Avezzù (a cura di), Alcidamante. Orazioni e frammenti, Roma, Bollettino dell'Istituto di Filologia Greca, Supplemento 6, 1982.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE118951491