Nikolaj Nikolaevič Romanov (1856-1929)

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Il granduca Nicola il Giovane.

Nikolaj Nikolaevič Romanov (in russo: Николай Николаевич Романов, chiamato anche Nicola il Giovane, Николай Младший, Nikolaj Mladšij, per distinguerlo da padre) (San Pietroburgo, 6 novembre 1856Antibes, 5 gennaio 1929) era il primogenito del granduca Nicola il Vecchio e di Alessandra di Oldenburg; fu comandante in capo delle truppe russe durante il primo anno della Prima guerra mondiale ed in seguito viceré e vittorioso generale sul fronte del Caucaso.

Suo padre era il terzo figlio maschio dell'imperatore Nicola I di Russia e dell'imperatrice Aleksandra Fëdorovna, figlia di Federico Guglielmo III di Prussia e di Luisa di Meclemburgo-Strelitz. Sua madre era prima cugina del marito, in quanto figlia di Teresa di Nassau e del duca Pietro di Oldenburg, figlio del duca Giorgio e di Caterina Pavlovna Romanova, sorella di Nicola I. Cugino di secondo grado dell'imperatore Nicola II, era chiamato in famiglia Nikolaša oppure, per distinguerlo dallo zar, "Nicola l'alto" in contrapposizione a "Nicola il basso".

Carriera militare[modifica | modifica sorgente]

Nikolaj Nikolaevič Romanov nelle vesti tradizionali russe nel 1903, per commemorare i 290 anni di regno dei Romanov.

Il granduca Nikolaj fu mandato alla scuola militare del Genio, uscendone nel 1872. Durante la Guerra turco-russa (1877 - 1878) fece parte dello staff del padre, lì in funzione di comandante in capo, distinguendosi in un paio di occasioni. Scalò tutti i gradi militari (la sua esperienza fu più nell'addestramento che come stratega) fino a diventare comandante degli Ussari nel 1884: si fece la nomea di comandante duro ma giusto, guadagnandosi il rispetto delle sue truppe, anche perché era un uomo molto religioso, che pregava la mattina, la sera e prima e dopo i pasti. Amante della campagna, gli piaceva dedicarsi alla caccia ed alle sue proprietà; politicamente era un panslavista, ma non radicale

Dal 1895, e per dieci anni, fu ispettore generale della cavalleria: il suo comando fu considerato ottimo per le riforme apportate all'addestramento, alle scuole di cavalleria, alle riserve. Non ebbe invece alcun comando durante la Guerra Russo-Giapponese, forse perché lo zar non desiderava mettere a rischio il prestigio dei Romanov e perché voleva avere un generale leale e rispettato vicino a sé in caso di rivolte: in questo modo Nikolaša non poté farsi un'esperienza sul campo di battaglia, ma ebbe un ruolo cruciale durante i tumulti del 1905[Una rivoluzione è un « tumulto »?].

Con la diffusione dell'anarchia[A quanto pare, il rifiuto del dispotismo zarista è anarchia] ed il futuro della dinastia in gioco, lo zar si trovò al bivio tra seguire la via delle riforme suggerite dal conte Sergej Julievič Vitte od imporre una dittatura militare. L'unico uomo che poteva rendere possibile questa soluzione, sfruttando il proprio prestigio presso l'esercito era proprio il granduca Nikolaša. Lo zar lo invitò a palazzo esprimendogli le sue intenzioni, ma il granduca rifiutò e tirò fuori una pistola, dicendo al nipote che o firmava la concessione delle riforme o lui si sarebbe sparato, pur di non impiegare l'esercito per difendere l'autocrazia in quel modo. Questo atto convinse Nicola II ad acconsentire alle riforme ma l'imperatrice Alessandra Fëdorovna, convinta sostenitrice dell'autocrazia, non perdonò mai Nikolaša.

Dal 1905 fino allo scoppio della prima guerra mondiale il granduca fu comandante in capo del Distretto Militare di San Pietroburgo, dove si fece notare per aver promosso a posti di responsabilità anche soldati di umili origini.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo del granduca Nikolaj Nikolaevič Romanov il Giovane.

Nikolaša sposò nel 1907 la principessa Anastasia del Montenegro, figlia di Nicola I del Montenegro, e sorella di Milica del Montenegro, che dopo un divorzio aveva sposato il fratello di Nikolaša, il granduca Pëtr Nikolaevič Romanov. Il matrimonio fu felice: entrambi religiosi, e con tendenza al misticismo; non ebbero però figli. Anastasia, chiamata "Stana" era fieramente slavista, ed anti-turca, e rafforzò le convinzioni del marito su questi argomenti.

Nikolaša fu anche uno dei grandi cacciatori del suo tempo. Solo i membri della più alta nobiltà possedevano i borzoi ed il canile del granduca, da questo punto di vista, era famoso: poiché dopo la rivoluzione russa questi animali furono uccisi in gran numero, i borzoi oggi esistenti derivano quasi tutti dagli animali che Nikolaša regalò ai suoi amici. Nel suo corso della vita, Nikolaša ed i suoi cani hanno catturato centinaia lupi: uomo molto preso dal suo incarico militare, si svagava andando a caccia, viaggiando per la Russia con il suo treno privato, che portava a bordo anche i cani ed i cavalli.

Comandante in capo[modifica | modifica sorgente]

Il granduca in alta uniforme nel 1914.

Il granduca non ebbe alcuna parte nella pianificazione e nella preparazione in vista della prima guerra mondiale, responsabilità che ricadde sul Generale Vladimir Sukhomlinov e sullo Stato Maggiore. Alla vigilia dello scoppio della guerra suo cugino, lo zar Nicola II, sentito il parere dei suoi ministri lo nominò Comandante supremo dell'esercito: aveva cinquantasette anni e non aveva mai guidato delle truppe in battaglia, tanto meno il più grande esercito messo mai in campo fino ad allora nella storia. Nikolaša fu responsabile di tutte le forze russe che combattevano contro la Germania, l'Austria-Ungheria e la Turchia.

Inizialmente, l'alto comando russo non era pronto alla sfida di una guerra moderna e le diverse armate zariste, incapaci di coordinarsi, incapparono nella disastrosa battaglia di Tannenberg; le successive battaglia della Vistola e di Łódź furono più fortunate per l'armata zarista. Il ruolo del granduca in questi frangenti fu quello di raccogliere e scegliere quale strategia, tra quelle proposte dai molti generali dell'esercito, seguire: nessun programma coerente per la vittoria emerso dal granduca o dal suo staff, benché a livello personale egli riscuotesse il pieno apprezzamento sia da parte degli ufficiali sia dalle truppe.

Nikolaša infatti era più un burocrate che un leader militare, difettando di un vasto senso strategico e del polso fermo per guidare tutte le armate zariste, divise tra gelosie e rivalità: il suo quartier generale rimase stranamente calmo, malgrado le molte sconfitte e le migliaia di morti. Il 22 marzo 1915 reсevette l'Ordine di San Giorgio di seconda classe per la riuscita dell'Assedio di Przemyśl. Nonostante questo, dopo i primi ripiegamenti dell'esercito, il 21 agosto 1915 suo cugino lo zar lo sostituì come Comandante in capo, ma questo non portò a sostanziali miglioramenti nella visione strategica e nel bilancio della guerra per le truppe russe.

Comandante sul Caucaso[modifica | modifica sorgente]

Nikolaj Nikolaevič Romanov insieme allo zar Nicola II nel 1915.

Dopo la sua rimozione, il granduca fu nominato comandante in capo e viceré del Caucaso, andando a sostituire l'anziano governatore il generale Illarion Ivanovič Voroncov-Daškov: Nikolaša era ufficialmente al comando mentre il Generale Nikolaj Nikolaevič Judenič era la figura che guidava realmente le truppe in questa zona negli scontri contro l'esercito Ottomano. In questo periodo l'armata zarista mandò un gruppo di spedizione attraverso la Persia per ricongiungersi con le truppe britanniche e, nel 1916, dopo la Battaglia di Erzerum e la battaglia di Erzincan prese il porto di Trebisonda I Turchi risposero con un'offensiva intorno al lago di Van che alla fine risultò fallimentare.

Nikolaša provò a far costruire una ferrovia costruita dalla Georgia russa fino ai territori conquistati per portare più facilmente rifornimenti per una nuova offensiva nel 1917, ma nel marzo di quell'anno lo zar fu deposto e l'esercito russo si avviò alla resa.

Rivoluzione[modifica | modifica sorgente]

Nikolaj Nikolaevič Romanov nel 1918-1919.

La Rivoluzione di febbraio trovò Nikolaša in Caucaso, dove fu nominato, ultimo atto ufficiale dello zar, come Comandante in capo, e per questo si diresse verso il quartier generale di Mogilëv; tuttavia il giorno dopo il nuovo primo ministro, il principe Georgij Evgen'evič L'vov, annullò l'ordine. Il granduca passò i successivi due anni in Crimea, a volte nell'ambito degli arresti domiciliari, e prese poca parte alla vita politica. Sembra ci fosse l'idea di nominarlo a capo dell'Armata Bianca attiva nella Russia meridionale, ma i generali, particolarmente il generale Anton Ivanovič Denikin, temeva che un nome di spicco della famiglia imperiale avrebbe alienato i membri della coalizione più a sinistra. Lui e la moglie riuscirono a salvarsi dall'Armata Rossa nell'aprile 1919, salpando a bordo della nave da guerra britannica HMS Marlborough, assieme a moltissimi suoi parenti. L'8 agosto 1922, Nikolaša venne proclamato imperatore di tutte le Russie dallo Zemskij sobor dell'Oblast' di Amur, convocato dal Generale Diterikhs: il granduca già viveva all'estero e conseguentemente non era presente. Due mesi dopo l'Oblast' dell'Amur cadde nelle mani dei Bolscevichi.

Esilio[modifica | modifica sorgente]

Dopo un soggiorno a Genova come ospite del cognato Vittorio Emanuele III di Savoia, Nikolaša e la moglie si trasferirono in una piccola residenza a Choigny, venti miglia fuori da Parigi, dove venne sorvegliato costantemente dalla polizia segreta francese e da un piccolo numero di fedeli cosacchi e trasformando la casa nel centro dell'opposizione monarchica anti-sovietica. Guidò l'Unione di Tutti i Soldati Russi dopo il generale Pëtr Nikolaevič Vrangel', tra i cui piani c'era quello di inviare agenti in incognito nella Russia sovietica, mentre invece i suoi avversari cercavano di organizzarne il rapimento, tramite spie e doppiogiochisti. Non ci riuscirono, mentre i monarchici riuscirono a far esplodere una bomba alla prigione della Lubjanka a Mosca. Il granduca Nikolaša morì il 5 gennaio 1929 di morte naturale nella Costa Azzurra, dove passava la stagione invernale.

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