Museo nazionale del cinema

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Museo nazionale del cinema "Fondazione Maria Adriana Prolo"
Mole Antonelliana Torino.JPG
La Mole Antonelliana, sede del Museo nazionale del Cinema
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàTorino
IndirizzoVia Montebello 20
Caratteristiche
Tipocinema, precinema, fotografia, stereoscopia, arte applicata
FondatoriMaria Adriana Prolo
Apertura2000
Visitatori720,657[1] (2017)
Sito web

Coordinate: 45°04′08″N 7°41′35″E / 45.068889°N 7.693056°E45.068889; 7.693056

Statua del dio Moloch, usata nel film Cabiria (1914)

Tra i più importanti al mondo per la ricchezza del patrimonio e la molteplicità delle sue attività scientifiche e divulgative, il Museo Nazionale del Cinema deve la sua unicità alla peculiarità dell’allestimento espositivo. Ospitato alla Mole Antonelliana, monumento simbolo di Torino, il Museo si sviluppa a spirale verso l’alto, su più livelli espositivi, dando vita a una presentazione spettacolare delle sue straordinarie collezioni e ripercorrendo la storia del cinema dalle origini ai giorni nostri, in un suggestivo itinerario interattivo.

Allestimento[modifica | modifica wikitesto]

L'allestimento fu progettato dallo scenografo svizzero François Confino, sfruttando le peculiarità della locazione; il museo si sviluppa a spirale verso l'alto su più livelli espositivi che ripercorrono la storia del cinema dalle origini ai giorni nostri. Nella sezione Archeologia del Cinema sono esposti varie macchine ottiche e dispositivi che fanno parte della nascita del cinema. L'Aula del Tempio, centro del museo, è circondata da aree espositive dedicate ai grandi generi della storia del cinema; un'area specifica è dedicata a Cabiria, capolavoro del cinema muto italiano, e un'altra a Torino città del Cinema. La Macchina del Cinema è mostra le diverse componenti e fasi dell’industria del film: gli studi di produzione, la regia, la sceneggiatura, gli attori e lo star system, i costumi di scena, la scenografia, gli storyboard, la sala cinematografica. Dall’Aula si accede alla Rampa che si srotola a salire verso la cupola, come una pellicola cinematografica: il percorso è sede delle mostre temporanee. Dall'area Macchina del Cinema si sale alla Galleria dei Manifesti, che ripercorrono la storia del cinema, i film e gli autori più rilevanti e illustrano l’evoluzione del gusto figurativo, della grafica e della cartellonistica pubblicitaria.

Il Museo è anche un polo di iniziative culturali, tra i più importanti a livello nazionale e internazionale, realizzando ricerche d’avanguardia sulla conservazione dei materiali e sulla storia del cinema, un vasto programma di restauri, iniziative editoriali, rassegne cinematografiche, incontri con autori e protagonisti del cinema, programmi didattici.

Interno del museo
Primo bollettino della presentazione del film in tre parti Il teschio d'oro dalla brochure della FERT, esposto al Museo del cinema.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo progetto di costituire un museo italiano del cinema risale al giugno 1941, quando la studiosa piemontese di storia e di cinema Maria Adriana Prolo (19011991) cominciò a realizzare l'idea, sotto i buoni auspici del regime fascista, già artefice della realizzazione del centro romano di Cinecittà. Col sostegno artistico di alcuni pionieri del cinema, tra cui il regista torinese Giovanni Pastrone, che nel 1914 diresse proprio a Torino "Cabiria", il primo kolossal muto italiano, e col sostegno giornalistico di Francesco Pasinetti (della allora rivista Si gira )e Alberto Rossi sul (La Gazzetta del Popolo), arrivarono i primi contributi finanziari per l'acquisto di cimeli e documenti della storia del cinema italiano. Il materiale fu inizialmente immagazzinato in una sala della Mole Antonelliana, concessa dal Comune di Torino.

Terminata la seconda guerra mondiale, nel 1946 fu organizzata nel capoluogo piemontese la prima mostra retrospettiva nella galleria sotterranea di via Roma, seguita da altre mostre temporanee negli anni 1950-1951. Nel 1952 poi, il nascente museo partecipò ad una delle prime trasmissioni televisive sperimentali, fornendo materiali e consulenze. Queste attività stimolarono l'interesse del pubblico e degli studiosi sulla collezione di cimeli, che però non riusciva a trovare un'esposizione permanente. L'idea iniziale di insediare il museo all'interno della Mole Antonelliana di Torino sfumò nel 1953, a causa di una tromba d'aria che danneggiò gravemente l'edificio.
Nello stesso anno, arrivò a Torino Henri Langlois, fondatore della Cinématheque française e del Musée du cinéma di Parigi, il quale incontrò giornalisti e consiglieri comunali e li persuase della necessità di dare una sistemazione adeguata al patrimonio raccolto.

Il 7 luglio 1953, si costituì ufficialmente l'Associazione Museo del cinema, che aveva tra i soci fondatori il regista Pastrone (all'epoca con lo pseudonimo Piero Fosco), lo sceneggiatore Arrigo Frusta, lo scrittore e critico cinematografico Mario Gromo, l'architetto Leonardo Mosso, Carlo Giacheri e il giornalista Bruno Ventavoli.

La sede di Palazzo Chiablese[modifica | modifica wikitesto]

Nello stesso periodo la professoressa Prolo fu nominata presidente dell'Associazione; nel 1956 fu anche nominata direttrice a vita del museo che, nel frattempo aveva trovato una sua sistemazione definitiva. Furono infatti sfruttati gli spazi di un'ala di Palazzo Chiablese, edificio situato tra la centralissima Piazzetta Reale (sul lato nord di Piazza Castello) e piazzetta San Giovanni (Duomo di Torino). Fu allestito il piano terreno, mentre una sala era adibita a locale di proiezione; la cineteca e la biblioteca furono collocati al piano superiore.
La sede museale fu inaugurata al pubblico il 27 settembre 1958, diventando altresì membro dell'Associazione nazionale dei musei italiani nel 1959, e fu riconosciuto tra i musei medi dello Stato nel 1960.
Alcune delle manifestazioni più importanti di questo periodo compresero una "Mostra della caricatura nella fotografia e nel cinema dal 1839 al 1939" nel 1960, la "Mostra della Stereoscopia" nel 1966, una rassegna del cinema muto italiano in collaborazione con l'Istituto di storia del cinema e dello spettacolo dell'Università di Torino nel 1973, la "Mostra dei manifesti del cinema muto italiano" nel 1974. Nel 1975 poi, si tenne a Torino il trentunesimo congresso della FIAF (Fédération internationale des archives du film), che comprendeva anche un convegno su Pastrone e David W. Griffith.

La chiusura del museo nel 1983[modifica | modifica wikitesto]

Il museo fu quindi chiuso al pubblico per ragioni di sicurezza nel 1983, alcuni mesi dopo l'incendio del Cinema Statuto. Alcuni allestimenti furono quindi spostati nel 1986 presso la sede dello storico e piccolo Cinema Massimo di via Verdi, vicino alla Mole Antonelliana e al Centro di produzione Rai di Torino. Sempre nello stesso periodo, prese forma anche l'annuale rassegna "Torino Film Festival", la kermesse sul cinema di risonanza internazionale.

Nel 1991 la professoressa Prolo morì, e l'anno dopo il museo divenne una Fondazione, che prese il suo nome, sostenuta dall'Associazione Museo nazionale del cinema, dagli enti locali e della Cassa di Risparmio di Torino, tuttavia ancora con la sede provvisoria nei piccoli spazi del Cinema Massimo.

La sede della Mole Antonelliana[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995, in occasione del centenario della nascita del cinema, fu deciso di trasferire l'allestimento del museo presso l'interno della vicina Mole Antonelliana, così come fu inizialmente raccolto nel lontano 1946. In una scenografia suggestiva, organizzata dall'architetto torinese Gianfranco Gritella e lo scenografo svizzero François Confino, nel luglio 2000 venne inaugurata l'attuale sede, presso l'interno della Mole Antonelliana. In breve tempo il museo divenne tra i più visitati, con oltre due milioni di visitatori nei primi cinque anni e mezzo di attività (2000-2005).
Nel 2004 il regista Davide Ferrario ambientò qui il film Dopo mezzanotte facendo conoscere il museo al grande pubblico. In occasione dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006, l'allestimento fu rinnovato con nuove postazioni multimediali e interattive, tre nuovi ambienti dedicati al western, al musical e alla fantascienza, e un restauro del film Cabiria di Giovanni Pastrone.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Boom di visitatori al Museo del Cinema di Torino: +5% nel 2017, in Cronaca Qui, 1. gennaio 2018. URL consultato il 15 marzo 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Amedeo Benedetti, Gli archivi delle immagini. Fototeche, cineteche e videoteche in Italia, Genova, Erga, 2000.
  • Amedeo Benedetti, Museo Nazionale del Cinema, in Il Cinema documentato. Cineteche, Musei del Cinema e Biblioteche cinematografiche in Italia, Genova, Cineteca D.W. Griffith, 2002, pp. 16–25.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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