Museo dei trasporti Ogliari

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Museo dei trasporti Ogliari
TRAM-EDISON.jpg
Tram Edison costruito nel 1901 e in servizio a Milano fino agli anni sessanta.
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàVizzola Ticino
IndirizzoStrada Provinciale 52
Coordinate45°37′50.27″N 8°42′21.53″E / 45.63063°N 8.70598°E45.63063; 8.70598Coordinate: 45°37′50.27″N 8°42′21.53″E / 45.63063°N 8.70598°E45.63063; 8.70598
Caratteristiche
TipoMezzi di trasporto
Istituzione1954
FondatoriFrancesco Ogliari

Il Museo dei trasporti Ogliari è un museo situato a Vizzola Ticino[1].

Fondato nel 1954 a Ranco da Francesco Ogliari, avvocato e professore di storia dei trasporti, il museo raccoglie più di 25.000 manufatti relativi soprattutto al trasporto ferroviario e stradale.

Dal 1º ottobre 2014 il museo si è trasferito nell’attuale sede di Vizzola Ticino ed ha riaperto ufficialmente il 4 settembre 2015.

Alcuni distributori di benzina e cartelli, precedentemente esposti a Ranco, hanno trovato collocazione al Museo Fisogni di Tradate[2].

Esposizione[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei cartelli sul percorso espositivo che richiama l'iniziativa: "Adotta un veicolo della Collezione Ogliari".

Il museo Ogliari raccoglie numerosi mezzi di trasporto ferroviario e stradale, tra cui carrozze a trazione animale, locomotive a vapore ed elettriche, tram e filobus, esposizioni di un periodo compreso dal XVIII secolo alla seconda metà del XX secolo. Parte della collezione sono anche manufatti relativi a funivie, funicolari e ferrovie a cremagliera oltre ad automobili, autobus e motociclette d'epoca. Molti dei mezzi necessitano però di significativi interventi di restauro. Per cercare di rispondere a questa esigenza, è stata lanciata l’iniziativa “Adotta un veicolo della collezione Ogliari”, iniziativa che ha portato al parziale restauro di un Tram ATM serie 1500.

Veicoli[modifica | modifica wikitesto]

Tram ATM serie 1500[modifica | modifica wikitesto]

Tram urbano a carrelli realizzato dalla società Carminati e Toselli a partire dal 1927. Nel 1928 ATM ordinò la costruzione di 500 esemplari. Inizialmente i mezzi si caratterizzavano per una colorazione giallo scuro e bianco; si passò poi al verde, per giungere all’attuale arancione negli anni ’70. Noti come “carrelli” o “ventotto”, questi veicoli sono ancora in servizio a Milano e a San Francisco e sono diventati un’icona per entrambe le città.  

Locomotiva CCFR 8 Venturi[modifica | modifica wikitesto]

Locomotiva CCFR 8 Venturi

La locomotiva a vapore numero 8 del 1910 fu la prima costruita interamente dalle Officine Meccaniche Reggiane, su licenza della società Henschel di Kassel, in Germania. Rimase in attività fino al 1959, anno in cui terminò la trazione a vapore sulle linee del CCFR (Consorzio Cooperativo Ferrovie Reggiane). A partire dagli anni '60 fu esposta come monumento, prima a Reggio Emilia, poi a Ranco e infine a Vizzola Ticino.

Locomotiva "Gamba de legn" N. 4[modifica | modifica wikitesto]

Locomotiva a vapore costruita nel 1892 dalla Breda, la locomotiva numero 4, detta "Busseto" fu costruita per la Società Nazionale Ferrovie e Tranvie (SNFT) e operò sulle quattro linee tranviarie che l'impresa aveva in concessione in provincia di Parma. Si distinse per la presenza di doppi organi di trazione e repulsione.

Carrozza papale Pio IX[modifica | modifica wikitesto]

La carrozza di Papa Pio IX

Carrozza riservata a Papa Pio IX, presenta un terrazzino allestito con tre altari. Prestò servizio sulle linee della Società Pia Latina e fu utilizzata dal pontefice anche per il rientro dopo il sue esilio di Gaeta a seguito della breve epopea della Repubblica Romana.

Convoglio Cadorna[modifica | modifica wikitesto]

Locomotiva a vapore a scartamento ridotto, durante la prima guerra mondiale fu adibita al traino di ben cinque vetture riservate al maresciallo Luigi Cadorna.

Schiacciasassi Babcock & Wilcox[modifica | modifica wikitesto]

Progettato in Gran Bretagna dalla società Babcock & Wilcox LTD e con gli anni fu dotato di un motore diesel, lo schiacciasassi qui esposto venne utilizzato durante i lavori di realizzazione dell'autostrada Milano–Varese, passata alla storia come la prima grande via di comunicazione a pedaggio costruita nel mondo.

Interno dell'autubus

Autobus Renault Parigi[modifica | modifica wikitesto]

Autobus del 1954, si caratterizzava per la presenza del balconcino belvedere posteriore e per l'enorme volante posto in posizione rialzata, visibile anche dal parabrezza. Fu il primo vero e proprio autobus del tessuto urbano parigino in grado di garantire ai viaggiatori di raggiungere in poco tempo i principali luoghi della città: dai larghi e maestosi Champs-Élysées alle vie incantate della collina di Montmartre, dalla cattedrale di Notre-Dame al Moulin Rouge, uno dei più famosi locali di Parigi.

Carro Gru FNM X.0092

Carro Gru FNM X.0092[modifica | modifica wikitesto]

Il carro X.0092 delle Ferrovie Nord Milano fu costruito in Germania dalla ditta Maschinenfabrik Esslingen nel 1888 ed ebbe una portata di sole 5 tonnellate.Oltre al passo ridotto, fu caratterizzato da ruote a razze anziché a vela piena. Questo esemplare è uno dei più antichi modelli esistenti al mondo.

Automotrice Monte Generoso[modifica | modifica wikitesto]

Dotata di motore Caterpillar da 250 kW, questa automotrice fu in grado di affrontare le pendenze della linea, spingendo una carrozza aperta da 37 posti. Fu infatti in servizio sulla ferrovia a cremagliera del Monte Generoso, posto al confine tra Svizzera e Italia: dai 274 metri della stazione di Capolago, paese sul lago di Lugano, era possibile raggiungere gli oltre 1.700 metri di altezza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Completato il trasloco del museo Ogliari, da settembre la prima parte visitabile, su VareseNews, 3 luglio 2015. URL consultato il 29 settembre 2020.
  2. ^ Cristina Cannarozzo, Varese Focus, su www.varesefocus.it. URL consultato il 29 settembre 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Pietrangeli, Il Museo Europeo dei Trasporti Ogliari, edizioni Arzaghetto, Montichiari (BS), 2017

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]