Milani

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Milani
StatoItalia Italia
Fondazione1964 a Cesena
Fondata daGino Milani
Chiusura1986
Sede principaleCesena
SettoreCasa motociclistica

La Milani è stata una piccola casa motociclistica di Cesena, specializzata nella produzione di ciclomotori.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il "Cross Competizione 50" al Salone di Milano del 1969

Venne fondata nel 1964 da Gino Milani, figlio del titolare di un magazzino di vendita e ricambi di biciclette e motori Garelli, il famoso motore a rullo Mosquito da applicare alle biciclette.

Il primo ciclomotore prodotto è il Furlo, un 50 cm³ a frizione automatica, cui seguono lo Spluga, dotato di variatore, il Falzarego, con cambio a 4 marce ed il Resia, tutti con vocazione prettamente utilitaristica e motorizzati Minarelli.

Il salto di qualità giunge nel 1969 con due modelli decisamente più dotati ed aggressivi: il Cross Competizione e lo Sport Competizione, entrambi sviluppati attorno ad un solido telaio a doppia culla chiusa in tubi d'acciaio, fornito dalla Verlicchi ed equipaggiati col motore Minarelli P4-SS con carburatore "Dell'Orto" da 20 mm a vaschetta laterale e scarico ad "espansione". Il primo è contraddistinto da un inusuale monoblocco in vetroresina che comprende serbatoio, sella e parafango posteriore (produzione Aprilia), apprezzatissimo dai giovani di allora e subito ribattezzato “codone” e, in versione export, vanta una potenza di 7,9 CV a 9000 giri. Il modello Sport, con identica potenza e rapporti lunghi, raggiunge i 120 km/h. Ovviamente, entrambi approdano dai concessionari in versione “codice”, con carburatore 14/12 e potenza di 1,5 CV.

Il "Chopper 50" al Salone di Milano nel 1971

Nel 1972 arriva il Cross 6 marce, con il motore Minarelli P6 e la "coda" sella-parafango ancora in fibra di vetro, ma serbatoio separato in lamiera. È votato ad un utilizzo più stradale ed è ambitissimo dai quattordicenni dell'epoca. Nel 1973 è la volta del Cross Combat, dotato di Minarelli P6 con termica Allumac, un mezzo professionale destinato esclusivamente alle gare di motocross e mai omologato per l'uso su strada. Sempre di quell'anno è il "tubone" Carrera, che incontra un notevole successo, favorito dalla moda del momento che premia questo genere di ciclomotori.

È sicuramente un periodo d'oro per l'azienda, che arriva a produrre e vendere fino a 7.000 unità l'anno. Testimonial pubblicitari sono famosi attori come Gino Bramieri, Walter Chiari, Cochi & Renato. Ma le leggi del mercato esigono il loro tributo: i modelli monomarcia soffrono molto la concorrenza Piaggio, che con Ciao, Boxer e Bravo monopolizza quasi completamente il mercato. Nessuna fortuna arride all'anticonvenzionale Chopper, presentato nel '71 e rinnovato nel '73, molto simile all'analogo modello Fantic Motor, anch'esso non particolarmente apprezzato dal pubblico italiano, che queste moto ama vederle nei film ma, evidentemente, non è molto propenso ad usarle.

Il "Mini" con un giovane Pippo Franco nel 1972

Alla fine degli anni settanta il settore dei ciclomotori segna il passo, a favore della categoria degli scooter, capitanata dall'intramontabile Vespa e forte di un'offerta ampia ed economicamente aggressiva, specialmente ad opera della temibile offensiva asiatica. Molte piccole aziende, nell'impossibilità di indirizzare la produzione verso altri modelli, si trovano in gravi difficoltà e si limitano ad aggiornare quelli in listino, con risultati tutt'altro che incoraggianti. Aziende più solide, come Gilera, Moto Guzzi, Moto Morini, Ducati, Benelli e le pur giovani Aprilia e Fantic Motor riescono a reggere, ma nel giro di pochi anni moltissimi marchi, anche prestigiosi, scompaiono dal mercato: Malanca, Meteora, Cimatti, Testi, Demm, Mondial, Torpado, Müller, Garelli, Italjet, Aspes, Bimm, Itom, per non parlare dei marchi specializzati nel settore del fuoristrada agonistico, che non totalizzavano certo grossi volumi di vendita, come Ancillotti, Moto Gori, SWM, Accossato, Aim, TGM e tante altre.

Il "Cross Strada 50" del 1975

Questa sorte non risparmia la Milani: l'ultimo modello prodotto, il "canto del cigno", è il bellissimo ed innovativo Cross Co.Be., presentato nel 1975 e fortemente voluto da due appassionati veneti, Umberto Coppo e Gianni Bettella. La moto, per la quale è stato disegnato un telaio completamente nuovo, monta un competitivo motore Sachs a corsa corta da 12,5 CV a 12.000 giri ed un esclusivo e raffinato sistema di sospensioni posteriori. Il mezzo, però, è destinato principalmente ai piloti privati che lo impiegano in gara, è affiancato da una versione codice, motorizzata col Minarelli P6 che non ebbe però molto successo. Sempre del '75 è la "Cross Strada", che monta il vecchio telaio del '69, un motore Minarelli P6 in versione Compact System e sovrastrutture tradizionali in lamiera. La sua linea, forse troppo ispirata al più famoso Fantic Motor Caballero, non riesce a risollevare le sorti del marchio e l'azienda, sul finire del 1979, è costretta a chiudere i battenti.

L'attività viene rilevata dalla Unimoto di Longiano (Forlì), che nel 1982 acquista anche il marchio Aspes, ma quattro anni dopo è costretta, a sua volta, a cessare l'attività.

Attualità[modifica | modifica wikitesto]

Una costola della Milani tuttavia sopravvive ancor oggi: il marchio MBM, registrato da Milani nel 1970 per differenziare la produzione, fabbrica tuttora biciclette.