Italjet

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando informazioni sulla nazionale sciistica italiana di velocità soprannominata "Italjet", vedi Nazionale di sci alpino dell'Italia.
Italjet Moto srl
Logo
Stato Italia Italia
Fondazione 1959 a Bologna
Fondata da Leopoldo Tartarini
Sede principale Castel Guelfo di Bologna
Persone chiave Massimo Tartarini
Settore Casa motociclistica
Prodotti Motociclette
Scooter e-bike
Sito web
ITALJET HEADQUARTER.jpg
KIT KAT.jpg

L'Italjet è una azienda motociclistica italiana di Castel Guelfo di Bologna, fondata nel 1959 a Bologna, da Leopoldo Tartarini, come Italemmezeta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia di Italjet nasce nel 1959 nella Motorvalley bolognese ed è legata indissolubilmente alla famiglia Tartarini.

Il fondatore, Leopoldo Tartarini, noto pilota motociclistico degli anni cinquanta (vinse svariate volte al Motogiro d'Italia e alla Milano-Taranto), ritiratosi dalle corse in seguito ad una brutta caduta, propose alla Ducati, azienda per la quale correva, di organizzare il giro del mondo, impresa che a quel tempo era considerata quasi impossibile.

Il giro del mondo su Ducati[modifica | modifica wikitesto]

L'occasione di partire alla scoperta del mondo è dovuta alla convergenza di una serie di coincidenze che Tartarini ricorda così: "Gareggiavo come pilota della Ducati in competizioni di gran fondo come la Milano-Taranto. Per alcuni anni tutto ha funzionato al meglio. Poi ho avuto un brutto incidente e sono stato costretto a smettere con le corse. Avevo ancora un anno di contratto con la casa di Borgo Panigale, così abbiamo pensato di esaurirlo con qualche iniziativa propagandistica, magari a sfondo avventuroso. Prima ho pensato al periplo africano, poi ho alzato il tiro: perché non il giro del mondo?"

L'idea viene accettata e così Tartarini contatta l'amico d'infanzia Giorgio Monetti, un gran appassionato di moto. Il quale accetta subito con grande entusiasmo.

La preparazione del viaggio è complessa: bisogna stabilire un itinerario, tenendo conto della geografia, ma senza ignorare la politica. "Innanzitutto - racconta Tartarini - non era possibile attraversare la cortina di ferro, o la Cina. Insomma, ci abbiamo messo sei mesi a stabilire il percorso, da marzo a settembre, quando è avvenuta la partenza. E nonostante questo, a dispetto delle precauzioni, non abbiamo potuto fare a meno di imbatterci in tre rivoluzioni. In Irak, dove avevano impiccato re Feisal, in Siria e in Indonesia".

I due motociclisti prendono il via il 30 settembre 1957. Da Bologna arrivano a Trieste, poi a Belgrado (Jugoslavia), Salonicco (Grecia), Istanbul (Turchia), Teheran (Iran), Karachi (Pakistan), Bombay e Delhi (India), Giacarta (Sumatra). In nave, i due raggiungono il Borneo, poi passano in Nuova Guinea e giungono in Australia, attraversandola in tutta la sua larghezza, da Darwin a Sidney. Ancora in nave per arrivare in Nuova Zelanda, poi ancora un'attraversata per raggiungere il Venezuela. Il viaggio prosegue quindi nell'America del sud: Caracas (Venezuela), Bogota (Colombia), Guayaquil (Equador), Santiago (Ciile), Buenos Aires (Argentina), Montevideo (Uruguay), Porto Alegre e Rio de Janeiro (Brasile). Ancora un passaggio in nave e i due raggiungono Dakar. Poi, in moto, l'arrivo a Casablanca, a Tangeri, a Gibilterra. Attraverso la Spagna e la Costa Azzurra il rientro in Italia.

Nel complesso, Tartarini e Monetti attraversano 42 nazioni. Costo complessivo dell'operazione, circa quaranta milioni di lire dell'epoca. Per evitare che i due vengano derubati lungo il tragitto, la cifra viene loro elargita tappa per tappa. Questo significa che il percorso andava seguito con rigidità, pena trovarsi ad affrontare una pericolosa mancanza di liquidi. Ma ad ogni tappa, i due raccolgono anche un bagno di popolarità, con conferenze stampa e giornalisti pronti a carpire indiscrezioni e notizie sulla singolare avventura dei due motociclisti italiani.

L'avventura presenta più di un inconveniente. A Salonicco, "l'asiatica", brutta forma di influenza virale, costringe Tartarini e Monetti a vari giorni a letto, con il concreto timore di dover rinunciare a proseguire nell'impresa.

"A Singapore in un locale, ci trovammo coinvolti in una gran rissa. Per questioni di donne, se ben ricordo. In nostro aiuto erano intervenuti alcuni cadetti della nave scuola Amerigo Vespucci, che in quei giorni si trovava nel porto di Singapore. Una scena da Far West - ricorda oggi Tartarini - con bottiglie, specchi e tavoli che volavano. Siamo stati anche rapinati, nella tappa tra Iran e Iraq. Mentre stavamo dormendo in tenda, sonno arrivati sette o otto predoni del deserto, armati fino ai denti. Hanno rovistato nelle nostre valigie, arraffato qualcosa, poi, senza proferire parola se ne sono andati, in sella ai loro cammelli. In Indonesia, abbiamo scontato la nostra somiglianza, almeno a detta dei locali, con gli olandesi, che erano appena stati cacciati dal neoinsediato governo di Sukarno: a noi l'equivoco è costato tre giorni in carcere, proprio a ridosso del Natale, prima di chiarire l'equivoco".

E poi ci sono i disagi causati dal clima. "In Nuova Zelanda abbiamo affrontato un diluvio, strade allagate, freddo polare - è il ricordo del futuro fondatore di Italjet - In compenso in Australia abbiamo patito un caldo atroce. Man mano che ci addentravamo nel deserto la temperatura cresceva, fino a 52 gradi. Seguendo la pista incontravamo i resti di animali morti per il caldo. Impossibile viaggiare di giorno, così riposavamo e ripartivamo di notte, ma col buio si andava pianissimo. Una notte si è forata una gomma, al buio ho tentato di ripararla, ma quando ho allungato la mano anziché la chiave ho afferrato la coda di un lucertolone che ha tentato di azzannarmi. In America latina abbiamo conosciuto le paludi e non è stato propriamente piacevole attraversarle con i caimani e le sanguisughe, entrambi desiderosi di assaggiare il nostro sangue!"

Il viaggio, durato dodici mesi, si conclude a Bologna, in un bagno di folla, il 5 settembre 1958. Un anno dopo Leopoldo Tartarini fonderà l'Italjet.

Girodelmondo.jpg

La nascita della Italjet[modifica | modifica wikitesto]

Leopoldo Tartarini iniziò a dedicarsi alla costruzione di motocicli con motore MZ, da cui il nome Italemmezeta. Il primo prodotto fu una 125 spinta dal motore a due tempi tedesco-orientale, cui fece seguito nel 1962 un ciclomotore sportivo battezzato Italjet, ispirato nelle linee alle Ducati coeve. Nel 1964 nacque il Mustang, altro ciclomotore di indole sportiva e dalle soluzioni innovative, evolutosi successivamente nel Mustang Veloce.

La Italjet è nota per il suo design e vanta veicoli esposti nei musei MOMA e Guggenheim di New York. I modelli Italjet godranno di buon successo sia in Italia che all'estero per la loro originalità.

Italjet Dragster

Sul finire degli anni sessanta la Casa emiliana rinnovò la propria gamma presentando una serie di minimoto da fuoristrada e alcuni modelli destinati al fuoristrada agonistico. Dal punto di vista commerciale, la Italjet divenne importatore italiano delle moto da cross ČZ e della Yamaha: sfruttando i motori della Casa nipponica nacquero la stradale Buccaneer 125 bicilindrica e la enduro Mad.

Concluso il rapporto con Yamaha la Italjet iniziò a importare e distribuire in Italia la Bultaco (1977); del 1978 è il Pack-A-Way, ciclomotore che riprendeva alcune idee già viste sul modello Kit-Kat, evolutosi nel 1980 nel Pack 2, il quale impiegava motore e trasmissione del Piaggio Ciao. Con meccanica Piaggio (quella del motocarro Ape) è anche il trike Ranger.

Italjet Dragster 180

Nel 1980 la Italjet, approfittando delle difficoltà finanziarie della Bultaco, entrò nel settore delle moto da trial, con delle 250 e 350 il cui motore (di lontana derivazione Ducati) era costruito in proprio dalla Casa. Del 1984 è la bicicletta a motore Tiffany.

Del 1999 è il prototipo di una nuova Grifon, con motore Triumph 900 cm³, mentre nel 2002 fu presentato il prototipo Amarcord, con ciclistica da moto e motore Piaggio 250 cm³ da scooter.

Nel 2003 le redini dell'azienda passano nelle mani del figlio Massimo che prosegue sulle orme del padre. Il modello attualmente in produzione presso lo stabilimento di Castel Guelfo è una E-bike denominata Ascot.

ITALJET ASCOT

Le competizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il legame tra l'Italjet e le competizioni risale al passato sportivo del fondatore. Nel 1965 entrò in produzione il modello Vampire, moto da corsa per la neonata categoria 60 Cadetti, di buon successo sportivo. Altro modello di successo nelle corse è la Buccaneer, con la quale la Italjet vinse tre campionati italiani juniores della ottavo di litro (dal 1973 al 1975).

Nel 1979 la Casa emiliana si dedicò al trial, dapprima sostenendo Bernie Schreiber nel campionato mondiale e Ettore Baldini nel campionato italiano, e, dal 1980, con una propria moto, ottenendo ottimi risultati a livello nazionale e mondiale. Nella stagione 2000 la Italjet fece il suo ingresso nel motomondiale, presentandosi nella classe 125 con la F 125.

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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