Lolita (film 1997)

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Lolita
Lolita (film 1997).png
Una scena del film
Titolo originale Lolita
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA, Francia
Anno 1997
Durata 137 min
Colore Colore
Audio Sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere drammatico
Regia Adrian Lyne
Soggetto Lolita, romanzo di Vladimir Vladimirovič Nabokov
Sceneggiatura Stephen Schiff
Produttore Mario Kassar, Joel B. Michaels
Produttore esecutivo Mario Kassar
Casa di produzione Pathé Production, The Samuel Goldwyn Company
Distribuzione (Italia) Medusa Video, Eagle Pictures
Fotografia Howard Atherton
Montaggio Julie Monroe, David Brenner
Musiche Ennio Morricone
Tema musicale Humbert On The Hillside
Scenografia John Hutman
Costumi Judianna Makovsky, Kate Edward (per le donne), Jerry M. Ross (per gli uomini)
Trucco Cecelia Verardi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi
Golden Globe come Migliore Attrice non protagonista a Melanie Griffith, Best Kiss a Dominique Swain agli MTV Movie Awards
« Era Lo, nient'altro che Lo al mattino, dritta nel suo metro e mezzo e un calzino solo. Era Lola in pantaloni, era Dolly a scuola, era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti ma tra le mie braccia fu sempre Lolita. Luce della mia vita, fuoco dei miei lombi, mio peccato, mia anima. Lolita. »
(Jeremy Irons)

Lolita è un film drammatico franco-statunitense, scritto da Stephen Shiff e diretto da Adrian Lyne nel 1997. Si tratta del secondo adattamento (remake) cinematografico basato sull'omonimo romanzo dello scrittore russo Vladimir Vladimirovič Nabokov.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Ramsdale, piccola cittadina del New England, estate 1947. Humbert Humbert, un professore inglese di letteratura francese, dall'indole calma e meditativa nonché dedito alla scrittura, lascia la natia Europa e si trasferisce in America con l'incarico di ricoprire la Cattedra universitaria di Lettere al Beardsley College, nell'Ohio, nell'autunno seguente. Dopo uno spiacevole imprevisto, gli viene proposto di trascorrere i mesi estivi presso la casa della vedova Charlotte Haze, luogo dove avviene l'inaspettato incontro con la giovanissima figlia di questa, Dolores, detta Lolita ma chiamata anche "Lo", "Lola" e "Dolly". Sarà un incontro che muterà radicalmente gli eventi ed i progetti previsti nel destino del maturo professore.

L'uomo rimane rapito dalla bellezza acerba e dal fascino che emana la ragazzina, all'epoca quattordicenne, e pur di starle vicino accetta senza esitazioni di soggiornare in affitto in quella abitazione che sulle prime non reputa abbastanza pulita ed elegante come la sua stessa padrona. Nasce in lui un irrazionale sentimento d'amore, fomentato dalla contagiosa vivacità, dall'esplosiva esuberanza e soprattutto dagli atteggiamenti decisamente provocanti di Lolita. Ne consegue un pericoloso gioco di sguardi, lunghi silenzi, gesti e carezze che incrementano l'attrazione fisica che Humbert prova nei confronti della precoce ragazza. Con l'intento di sposare Humbert, Charlotte, che teme la figlia provando verso di essa un'insana invidia ed una forte ma fondata gelosia, decide di mandare Dolores ad un campo scolastico estivo. Per non perdere Lolita, Humbert accetta di sposarne la madre pur disprezzandola. Ritenendo la figura di Lolita scomoda ed opprimente nel proprio riquadro familiare, Charlotte preferisce che la figlia non assista alla cerimonia delle nozze.

Il diario di Humbert, sul quale egli ha sin dall'inizio annotato i pensieri ed i sentimenti riguardo alle due figure femminili di casa Haze, e soprattutto la sua venerazione per Lolita, viene presto ritrovato dalla neo-sposa Charlotte. Disillusa e profondamente ferita, la donna muore tragicamente investita da un'auto mentre attraversa la strada con l'intenzione di impostare tre lettere, una delle quali è indirizzata al Campo "Kewattomie", colonia femminile dove si trova la figlia. Rimasto vedovo, Humbert abbandona la piccola e fino ad allora tranquilla cittadina di Ramsdale e si mette subito in viaggio per riprendere la sua amata ninfetta. Lolita, divenuta maggiormente maliziosa, ribelle e disinibita, rende i tentativi di seduzione da parte del patrigno goffi e infantili. Nella hall dell'albergo The Enchanted Haunters (I Cacciatori Incantati), dove i due soggiornano da soli e insieme per la prima volta, Lolita fa la breve conoscenza di un signore all'apparenza distinto che riconosce come il famoso testimonial della pubblicità delle sigarette Drome. Humbert incontra probabilmente lo stesso uomo a cui faceva riferimento Lolita a cena, seduto nel porticato, immerso nell'oscurità della sera avanzata. Gli appare quasi come un ombra, un fantasma o un illusione, che turba la sua gioia con strane ed ambigue domande riguardo alla ragazzina. Nello stesso albergo, dopo una lunga notte di riposo per Lolita, la smaliziata e intraprendente pubescente si concede spontaneamente ad Humbert. Dopo aver appreso la morte della madre, Dolores si lega inevitabilmente all'uomo, in quanto unico parente rimastole e a tutti gli effetti suo tutore legale, e ne diviene l'amante.

La coppia decide quindi di intraprendere un viaggio insieme, in lungo e in largo per l'America tra screzi e risa. Nonostante il pericolo di essere smascherato come il consapevole corruttore di un'innocente, la folle utopia di Humbert pare concretizzarsi giorno per giorno, nutrita e incoraggiata dall'ossessivo amore e dalla morbosa passione per la figliastra. L'arrivo dell'autunno, trascorso stabilmente nella fredda cittadina di Beardsley, segna l'inizio di un nuovo capitolo per Humbert e Lolita. La ragazza, palesemente stanca di quel legame che la priva di qualsiasi libertà e autonomia, diverrà sempre più distante ed aggressiva verso i confronti del geloso, egoista ed oppressivo patrigno. Sempre più desiderosa di vivere una gioventù indipendente, sofferente, furba e a tratti crudele, la piccola Dolores comincia a manifestare della avversione verso Humbert, perciò ne progetta la fuga.

Convince l'uomo a lasciare Beardsley per ricominciare un nuovo ciclo di viaggi a patto che sia lei, stavolta, a decidere dove andare. Humbert, per non perdere l'amata ninfetta e pur di renderla felice, acconsente ingenuamente ormai certo che il suo destino si sia felicemente compiuto. Inizialmente dubbioso se soggetto a delle allucinazioni, Humbert nota che un ignoto individuo segue i loro spostamenti curandosi di cambiare auto e targa per non essere identificato. Qualcuno li sta seguendo: Forse un detective? O lo zio Gustaf? Questa inaspettata circostanza accresce le sue angosce. Il radicale mutamento negli atteggiamenti di Lolita, il misterioso inseguitore e i sensi di colpa che cominciano a pesare gravosi sulla coscienza affliggendolo, trascineranno Humbert in uno stato di travolgente delirio interiore e in un sempre più crescente pericoloso gioco di luci ed ombre.

Una sera Lolita, viene ricoverata in un ospedale con febbre alta. Il mattino seguente, Humbert, anch'egli influenzato e visibilmente debole, apprenderà telefonicamente e con grande sconcerto da un infermiera che la figlia è stata dimessa, perché completamente ristabilita, e prelevata dallo zio. La più grande paura di Humbert si è palesata: Lolita, la sua Lolita, le è stata strappata. Comincia così la sua lunga ed estenuante ma vana ricerca di ritrovare Dolores. Quando scompare ogni traccia e con essa ogni speranza, Humbert torna a vivere nell'appartamento di Beardsley. Dopo tre anni, trascorsi nel degrado per la profonda perdita subita, riceve una lettera scritta di pugno da Lolita nella quale domanda se sia ancora arrabbiato con lei per quanto accaduto, le racconta inoltre di essersi sposata, di aspettare un figlio che dovrebbe nascere giusto per Natale, di aver trascorso dei momenti difficili e che adesso, spinta da gravi problemi economici, ha bisogno di denaro per poter pagare i debiti e partire per l'Alaska dove è stato promesso un ottimo posto di lavoro al marito Richard. Si firma come Dolly F. Schiller.

Humbert, spinto da un'irrefrenabile bisogno di sapere e mosso da pensieri di vendetta, va da Lolita per adempiere al proprio ruolo di padre ma con l'ancora vivida speranza di ricondurla a se. Trova l'amata ninfetta molto cambiata fisicamente, pallida, trasandata, in condizioni di vita chiaramente precarie e intravede anche il marito, un giovane. Durante quest'ultimo incontro, dopo l'insistenza dell'attempato padre-amante ferito, la ragazza svela ad Humbert il nome dell'uomo con il quale era fuggita anni prima: Clare Quilty. Noto commediografo, sceneggiatore e regista teatrale, altrettanto popolare per la sua propensione a frequentare giovani fanciulle. Lo stesso uomo incontrato anni prima, sul portico dell'albergo de I Cacciatori Incantati. Lo stesso intravisto, sempre nella penombra, nel teatro della Beardsley School durante le prove di recitazione di Dolores e della ex compagna di scuola Mona con la classe. Lolita, incalzata da Humbert, racconta in breve il tempo trascorso con Quilty a Pavor Manor, la residenza estiva dove con una certa Vivian, assistente del drammaturgo, era solito girare film a carattere pedopornografico tra minori. Lolita offesa, sentitasi sfruttata e non sentimentalmente ricambiata, al suo rifiuto di far parte dello squallido progetto viene cacciata. Malgrado ciò, Lolita dichiara apertamente ad Humbert che preferirebbe tornare da Quilty piuttosto che vivere con lui. Humbert, sebbene in preda ad un'atroce sofferenza, consegna 4000.00 dollari in contanti, rilegati in una busta, alla figlia e prima di darle il suo ultimo addio le chiede se potrà mai perdonarlo per quanto da lui commesso. Dolores non risponde. Mentre la ragazza saluta il padre dal misero porticato della capanna di legno e di latta, questo rivede, come un'apparizione, nella gravida e giovane donna di adesso la splendida e solare ragazzina che conobbe tanto tempo fa, con indosso il grazioso completo azzurro con il quale la stessa si avvinghiò ai suoi fianchi per strapparli un innocente bacio pochi istanti prima di partire per la colonia estiva.

Ineluttabile la tragica fine dei personaggi. Clare Quilty viene ucciso con quattro colpi di pistola all'interno della sua lussuosa dimora estiva, a Parkington, da Humbert. Molto toccante il pensiero che l'uomo rivolge istintivamente, un ultima volta, a Lolita, su di una rupe scoscesa mentre osserva un piccolo paese che si affaccia tra verdeggianti montagne e ascolta provenire in lontananza le voci di bambini che giocano, prima di essere arrestato: "Ciò che udivo era la melodia dei bambini che giocavano, soltanto quello. E allora capii che la cosa disperatamente straziante non era l'assenza di Lolita dal mio fianco, ma l'assenza della sua voce, da quel coro ..."

Come riportano i titoli di coda: Humbert Humbert muore di trombosi coronarica, in carcere, il 16 novembre del 1950. Il giorno di Natale dello stesso anno, circa un mese dopo, Lolita muore di parto.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato prodotto da Mario Kassar, produttore esecutivo, e dal co-produttore Joel B. Michaels per la Pathé Production. La pellicola è stata girata tra la Francia, dove viene mostrato il periodo in cui il giovane Humbert Humbert conosce Annabelle Leigh, e gli Stati Uniti d'America (più precisamente nel Nord Carolina, Sud Carolina, Louisiana, Texas e California), patria che accoglie l'insegnante inglese in età adulta e dove avviene l'inebriante incontro con Lolita. Le riprese sono state realizzate dal 1995 fino al 1996 ma per le questioni legate alla censura il film è uscito nelle sale cinematografiche statunitensi ed europee nell'anno 1997.[1]

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

L'autore della sceneggiatura del remake di Adrian Lyne è Stephen Schiff. Il regista ha dovuto lottare perché il suo film uscisse nelle sale. La sua versione detiene infatti contenuti di sessualità esplicita tra Humbert e l'adolescente Lolita ritenuti osceni ed aberranti. Non era quindi affatto gradito, soprattutto perché il tema centrale del racconto è estremamente delicato, ossia quello della pedofilia. La graziosa e controversa ninfetta nata dalla penna di Nabokov è infatti solo una bambina di 12 anni ed Humbert è un uomo di 45 anni. In questo caso, Adrian Lyne decise di attribuire a Lolita un'età superiore, 14 anni, come Stanley Kubrick ne assegnò 16 alla propria nella prima trasposizione cinematografica.[2] Riadattando l'età di Lolita, di conseguenza appare meno scandaloso il legame basato sugli istinti e sul sesso che si instaura tra i due protagonisti della storia.[3] Stephen Schiff ha ricevuto non poche lodevoli critiche da illustre personalità della critica cinematografica. La sua fama come scrittore, giornalista, saggista e sceneggiatore è accresciuta grazie all'accoglienza positiva della nuova Lolita da parte dei quotidiani e dai magazine di rilevante importanza in America e nel Regno Unito. Se Vladimir Vladimirovič Nabokov rimase deluso dal film di Stanley Kubrick, il quale girò solo il 20 % della sceneggiatura che all'epoca venne scritta e riadattata dallo stesso autore del romanzo, e da come la società degli anni '50 e '60 non vedeva di buon occhio la storia del Professor Humbert Humbert e della sua adorata Dolores Haze, suo figlio Dmitri Nabokov non si è dichiarato tale guardando il remake. Dmitri ha giudicato la nuova Lolita capace di toccare sensibilmente l'animo dello spettatore come di seguito riportato:

(EN)

« The new Lolita is a sensitively conceived, beautifully produced film. far from being the explicit shocker some feared and other craved, it achieves a cinematic dimension of poetry far closer to the novel than Stanley Kunrick's distant approximation. Lyne's Lolita...tend(s) to let the viewer's fancy fend for itself, as Nabokov's prose did for the reader...The latest Lolita is splendid. »

(IT)

« La nuova Lolita è stata concepita con sensibilità ed è stata magnificamente prodotta. Lungi dall'essere l'esplicita provocazione che alcuni hanno temuto e altri desiderato, raggiunge una dimensione cinematografica poetica più vicina al romanzo di quanto la lontana approssimazione di Kubrick abbia fatto. La Lolita di Lyne tende a lasciare la fantasia dello spettatore libera di provvedere a se stessa, così come la prosa di Nabokov ha fatto per il lettore...L'ultima Lolita è splendida. »

(Dmitri Nabokov[4][5])

Stephen Schiff trascrive con maggiore fedeltà il susseguirsi degli eventi presenti nel romanzo di Nabokov, i ricordi, le date, i luoghi ed i paesi che Humbert e Lolita visitano insieme. La sua sceneggiatura ha quindi reso maggiormente fedele il film di Adrian Lyne al tanto contestato ma gradito romanzo di Vladimir Nabokov.[6] Da non trascurare il breve ma intenso racconto che Humbert fa di Annabel Leigh, la ragazzina di cui si innamorò durante l'estate dei suoi 14 anni e che morì di tifo 6 mesi dopo, un aspetto che non viene minimamente accennato nel film di Stanley Kubrick ma che racchiude in sé stesso, come sostiene lo stesso personaggio di Humbert nel romanzo, una grande e simbolica importanza perché giustifica, almeno in parte, la sua attrazione e la continua ricerca ossessiva per ragazze di età estremamente giovani come nel caso di Lolita. Il film di Adrian Lyne appare più veritiero e meno teatralizzato da monologhi e travestimenti inverosimili che altresì sono onnipresenti nel film di Stanley Kubrick, il quale rende l'immagine di Clare Quilty in apparenza carismatica ed umoristica.[7]

Lolita è stata la sua prima sceneggiatura per il cinema, pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti d'America e nel Regno Unito nel luglio 1998. Ricco di illustrazioni fotografiche in stile vintage che ritraggono numerose scene del film, molte delle quali tagliate e alcune persino mai rese note al pubblico, e dei suoi interpreti principali, il "libro-sceneggiatura" è stato intitolato Lolita - The Book of the Film. Edito da Applause Theatre & Cinema Books e da Brossura, provvisto di 226 pagine, vi è stata conferita la prefazione di Adrian Lyne ed una nota aggiuntiva dell'attore protagonista Jeremy Irons. Il libro è disponibile esclusivamente in inglese.

Cast e personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Jeremy Irons interpreta il complesso Prof. Humbert Humbert, nonché protagonista e narratore degli eventi. Inizialmente l'attore inglese non aveva assolutamente intenzione di accettare la proposta di Adrian Lyne nell'interpretare un personaggio tanto criticato per la sua natura incline ad adorare esclusivamente ragazzine particolarmente giovani, le cosiddette ninfette. Irons, all'epoca, aveva dei figli adolescenti e riteneva perciò fuori luogo recitare la parte di un uomo che si innamora perdutamente di una minorenne. Anche la collega ed amica Glenn Close, protagonista femminile di un altro noto film di Lyne, ossia Attrazione fatale, gli consigliò vivamente di declinare l'invito perché il ruolo era troppo vergognoso per essere accettato e compreso positivamente dal pubblico e dalla critica. Lo stesso Irons era scettico al riguardo, temendo che quell'esperienza si sarebbe rivelata molto spiacevole su tutti i livelli. Ma in merito Adrian Lyne era molto ostinato. Vedeva in lui il solo ed unico attore capace di dare vita all'Humbert Humbert del suo film, tanto che continuò imperterrito a contattarlo affinché accettasse il ruolo. E così avvenne. In seguito ad un'intervista, Jeremy Irons spiegò che aveva ceduto alle ripetute ed insistenti richieste di Lyne perché quest'ultimo si era posto verso l'intero staff estremamente entusiasta ed emozionato come un bambino all'idea di realizzare la nuova Lolita, tanto che tale passionalità ne risultò contagiosa. Interpretare Humbert Humbert cambiò radicalmente i preconcetti che l'attore aveva inizialmente nutrito verso quello specifico ruolo, a tal punto che anche dopo molti mesi dal termine della realizzazione del film, l'attore confessò di provare una forte ossessione per la piccola collega Dominique Swain che in tal contesto vestì i panni di Lolita. Irons, come Adrian Lyne, ha definito la vicenda di "Lolita" una storia di amore, di passione, di gelosia e di sofferenza.[8]

Melanie Griffith è Mrs Haze, la madre di Lolita. Per l'occasione ingrassata, l'attrice interpreta una Charlotte dolce, un'idealista dell'amore romantico, passionale, impulsiva, fragile e garbata ma tuttavia egoista. Dalla chioma rosso rame come i capelli della sconsiderata figlia ed un look impeccabile, questa Charlotte Haze risulta essere una donna ancora desiderabile e decisamente provocante, diversamente da come appariva Shelley Winters nella versione di Kubrick.

L'attore statunitense, di origini italiane, Frank Langella è Clare Quilty, il noto sceneggiatore e commediografo teatrale che seguirà Lolita ed Humbert nel loro lungo girovagare. Noto per la sua attrazione verso i minori e sessualmente perverso, sarà l'unico uomo di cui Lolita s'innamorerà. Insieme progetteranno la fuga dall'inconsapevole Humbert, che seppur geloso di qualsiasi altro uomo sulla faccia della terra non sospetterà mai di questo ambiguo e misterioso individuo. Clare Quilty, con la collaborazione di Lolita, è la fonte dei sospetti e delle paure di Humbert Humbert poiché appare come un'ombra, un fantasma, una losca figura, percettibile ma quasi mai visibile. Un personaggio noir, il cui volto e le caratteristiche annesse usciranno allo scoperto solo al termine del film.

La allora aspirante attrice Dominique Swain, scelta da Adrian Lyne fra 2.500 ragazze sottoposte a provino per il ruolo della trasgressiva ninfetta di Nabokov, interpreta Lolita. Sebbene non avesse mai avuto esperienze nel mondo del cinema e/o del teatro, la Swain si è mostrata all'altezza nel ruolo aggiudicatasi. Nel periodo in cui venne girato il remake Lolita, l'attrice aveva solo 15 anni e frequentava la Malibù High School, nello Stato della California. Il suo personaggio rapisce lo spettatore grazie al suo dolce candore, il suo tenero viso, il suo bellissimo sorriso, la sua esile ma affascinante figura, e la sua infantile simpatia, qualità in netto contrasto col suo egoismo, la sua arguzia, il suo materialismo. Sebbene la Lolita impersonata da Sue Lyon nel 1962 sia entrata nell'immaginario colletivo, la carismatica Dolores Haze di Dominique Swain è una figura ricercata ed emulata da molte ragazze di oggi. Dopo il successo ottenuto con l'uscita del film Lolita, Dominique ha recitato la parte di una figlia ribelle ed indomabile al fianco di John Travolta e Nicolas Cage nel film Face Off, diretto da John Woo. Tuttavia, l'attrice non ha ottenuto altri ruoli di rilevante importanza né come protagonista in film di grande spessore e, a differenza di molte colleghe appartenenti alla sua generazione, non possiede una fama a livello internazionale. Il suo volto ed il suo inconfondibile sorriso, come il suo nome, vengono tutt'oggi legati alla Lolita di Adrian Lyne.[9]

Ben Silverstone, il cui vero nome è Benjamin Maurice Silverstone, riveste i panni del giovane Humbert Humbert. Le scene che lo vedono protagonista vengono girate in Francia. Nel Film di Adrian Lyne si fa riferimento all'"Hotel Mirana", una tenuta estiva che appartiene alla famiglia di Humbert, in una Cannes del 1921. Il suo Humbert è già un sognatore, un romantico, un passionale, sensibile e fragile ragazzo. Qualità che, nonostante il trascorrere del tempo, non perderà mai.[10]

Emma Griffiths Malin interpreta Annabel Leigh, ovvero la probabile causa della deviazione sessuale di Humbert. Attrice londinese, i nonni erano gli attori Mark Eden e Joan Le Mesurier. A causa della sua improvvisa morte, Humbert si autoprecluderà di crescere interiormente come uomo e di frequentare donne della sua stessa età poiché ricercherà sempre la figura di Annabel in ragazze di un'età compresa tra i nove e i tredici anni che lui definisce "micidiali demonietti", anche dopo essersi lasciato alle spalle gli anni della giovinezza.[10]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Le musiche di Lolita sono state composte, orchestrate, arrangiate ed eseguite da Ennio Morricone, vincitore del Premio Oscar alla Carriera come Miglior Compositore di Colonne Sonore per il Cinema. La colonna sonora ed i vari temi musicali sono stati composti unicamente per la Lolita di Adrian Lyne. Di seguito, l'album musicale che raccoglie i suoi lavori e le canzoni di altri artisti della vecchia musica leggera americana.

Lolita
Artista Ennio Morricone, Autori vari
Tipo album Colonna sonora
Pubblicazione 28 luglio 1998
Durata 60 min : 36 s
Dischi 1
Tracce 21
Genere Colonna sonora
Musica leggera
Etichetta BMG, Milan Records
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Allmusic[11] 4.5/5 stelle

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Musiche di Ennio Morricone, eccetto dove indicato.

  1. Lolita – 2:20
  2. Love in the Morning – 3:36
  3. Vera LynnI'm in the Mood for Love – 2:55 (testo: Dorothy Fields – musica: Jimmy McHugh)
  4. Andy RussellAmor – 2:56 (Ricardo Lopez Mendez, Gabriel Ruíz)
  5. Take Me to Bed – 2:51
  6. Lolita on Humbert's Lap – 3:34
  7. Ella Fitzgerald'Tain't What You Do (It's the Way That You Do It) – 2:56
  8. Lolita in My Arms – 1:37
  9. Requiescant – 2:10
  10. Louis Prima and His Band – Civilization (Bongo, Bongo, Bongo) – 3:18 (Bob Hilliard, Carl Sigman)
  11. Eddy HowardI Wonder, I Wonder, I Wonder – 3:01 (Daryl Hutchinson)
  12. Jack McVeaOpen the Door, Richard! – 2:59 (Dusty Fletcher, Don Howell, John Mason, Jack McVea)
  13. Quilty – 4:14
  14. What About Me? – 1:41
  15. Togetherness – 2:32
  16. She Had Nowhere Else to Go – 3:21
  17. Humbert's Diary – 2:55
  18. Humbert on the Hillside – 1:42
  19. Artie ShawStardust – 3:31 (Hoagy Carmichael, Mitchell Parish)
  20. Ladies and Gentlemen of the Jury – 2:19
  21. Lolita (Finale) – 4:08

Durata totale: 60:36

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Date di uscita[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito sono elencate, in ordine cronologico, le date di uscita del film ed il titolo in alcuni stati del mondo.[12][13]

Divieti[modifica | modifica wikitesto]

Negli Stati Uniti la Motion Picture Association of America catalogò la pellicola sotto il visto R ("Restricted") per la "sessualità aberrante", forti scene di violenza e di nudità.[14]

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu distribuito nelle sale cinematografiche italiane il 27 settembre 1997. La versione italiana del film è a cura di Patrizia De Crescenzo e i Dialoghi Italiani di Novella Marcucci. Il Doppiaggio è a cura della SEFIT. Il direttore del doppiaggio è Pino Colizzi. Le voci di Jeremy Irons e di Dominique Swain sono state prestate rispettivamente dai doppiatori Mario Cordova e da Claudia Pittelli.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Lolita incassò $ 19.492 nel primo weekend. Gli incassi finali nazionali furono di $ 1.060.056 a partire dal 22 novembre 1998[15], spingendo la pellicola nella classifica dei film con maggiori perdite nella storia del cinema.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

La pellicola si distingue per essere stata accolta da critiche contrastanti, oltre che per aver fatto discutere l'opinione pubblica. Jack Kroll sulla testata statunitense Newsweek ha commentato la pellicola affermando che Lyne «ha trasposto il classico di Nabokov con sensibilità, intelligenza e stile.»[16] Caryn James sul New York Times si esprime dicendo che, come il romanzo dell'autore russo, il film «è un'eloquente tragedia cucita con arguzia: una seria e disturbante opera d'arte.»[17]

Differenze tra film e romanzo[modifica | modifica wikitesto]

  • Nato in Francia da padre svizzero e da madre inglese, Humbert, il cui vero nome è Arthur, non è pertanto di nazionalità inglese. Egli ha studiato presso una scuola inglese ma la Francia è la sua patria e il francese la sua lingua madre.
  • Al giovane Humbert e ad Annabel Leigh sono state assegnate età maggiori (entrambi 14 anni) diversamente da come riportato nel romanzo di Nabokov e nella sceneggiatura di Schiff (Humbert ne ha in realtà 13 ed Annabel 12). Lo stesso è valso per Lolita.[2]
  • Prima di trasferirsi in America, Humbert aveva contratto un matrimonio di comodo con Valerie Zborovska, una signora dalla fisionomia infantile per verificare se tale vita coniugale avesse potuto cancellare i propri desideri proibiti. Ma la coppia divorzò. Humbert ha vissuto lungo la Costa Azzurra e a Parigi fino alla partenza per il cosiddetto "Nuovo Mondo".
  • A differenza di quanto narrato da Humbert nel film remake di Adrian Lyne, egli non ha mai pensato di diventare un prete. Per anni, in Europa, ha spiato nei giardini e nei parchi pubblici le minorenni che corrispondevano al proprio ideale di bellezza androgina e acerba di nifetta. Dopo un esaurimento nervoso, il Prof. Humbert si sottopone ad analisi psichiatriche, internato in un manicomio.
  • Nel romanzo di Vladimir Nabokov il campo estivo dove viene mandata Lolita su severa ed esplicita volontà della madre, si chiama "Camp Q", nella trasposizione cinematografica di Adrian Lyne il nome viene mutato in "Camp Kewattomie".
  • Il personaggio di Lolita non possiede un apparecchio ortodontico poiché l'Humbert di Vladimir Nabokov non avrebbe mai etichettato come ninfetta una ragazza con l'apparecchio ai denti, ma nel film questo oggetto appare più volte. In alcune scene, Lolita utilizza questo particolare oggetto persino come arma di seduzione e di gioco. In realtà l'apparecchio in questione era dell'attrice Dominique Swain, la quale lo aveva sfoggiato senza inibizioni durante i casting e gli screen test. L'apparecchio risaltava il sorriso della Swain e ne accresceva il fascino e la simpatia, tanto che Adrian Lyne decise di attribuirlo anche alla "Lolita" del suo film.
  • Le caratteristiche fisiche della maggior parte dei personaggi del film, come alcune ambientazioni, sono diverse da quelle descritte minuziosamente nel romanzo. Sono stati inoltre omessi altri personaggi ed episodi.
  • Adrian Lyne, in collaborazione con l'attore Jeremy Irons, ha drasticamente modificato certe lacune della personalità di Humbert al fine di smussarne il lato oscuro e attaccabile ed eliminando quasi del tutto la sua crudeltà.
  • Nel romanzo, Lolita racconta apertamente ad Humbert di aver avuto diverse esperienze sessuali con Charlie Holmes, figlio della direttrice del campo estivo (nel film viene menzionato solo come il ragazzo che aiuta la direttrice e le bambine nelle mansioni quotidiane al campeggio), e con una compagna della colonia, nonché ex compagnia di scuola, la cui benestante famiglia era molto vicina a casa Haze prima e dopo l'arrivo di Humbert a Ramsdale.
  • In questo film Humbert prova un'assoluta adorazione e dedizione esclusive per Lolita, tanto pare che nessun'altra ninfetta possa eguagliarne l'attrattiva. Tuttavia nel romanzo di Vladimir Nabokov, Humbert rivolge delle attenzioni particolari anche verso alcune compagne di scuola di Lolita, prima a Ramsdale e poi a Beardsley. In altre occasioni, era solito appartarsi con la figliastra-amante in auto per guardare giovanissime studentesse uscire da scuola e induceva questa a masturbarlo.
  • Se nell'ultima parte del film Humbert si intenerisce di fronte alla vista di quella Lolita così cambiata in aspetto e ciononostante dichiara a se stesso di amarla ancora e per sempre, nel romanzo però comincia a seguire la dieta della ragazza per timore che ingrassi e cresca troppo di statura come accade naturalmente nella fase della pubertà di ambo i sessi. Su sua stessa ammissione al lettore, Humbert ammette che intorno al 1950, quando ormai Lolita avrebbe superato l'età da lui prediletta, avrebbe dovuto liberarsi "di un’adolescente difficile il cui magico ninfaggio era svaporato" e prosegue "con un po’ di pazienza e di fortuna, le avrei magari fatto sfornare una ninfetta col mio sangue nelle vene squisite, una Lolita Seconda, che nel 1960, quando io fossi stato ancora dans la force de l’âge, avrebbe avuto otto o nove anni. Dirò di più: il telescopio della mia mente, o de-mente, era abbastanza potente da distinguere, nelle remote lontananze del tempo, un vieillard encore vert — verde marcio? — il balzano, tenero, bavoso Dr. Humbert, intento ad esercitare sulle supreme grazie di Lolita Terza l’arte di essere nonno”. ("Lolita", pagina 219).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vickers, 2008.
  2. ^ a b Vickers, 2008, p. 199.
  3. ^ (EN) Andrew L. Urban, Lyne, Adrian: Lolita, Urban Cinefile.
  4. ^ Vickers, 2008, pp. 203-204.
  5. ^ (EN) Dmitri Nabokov, THE AUTHOR: It's All in the Imagination, pathe-lolita.com.
  6. ^ «To say that tracking it down is worth the effort would damn with faint praise a superior film that is not only far more faithful to Nabokov's novel than the 1962 version but more faithful to the novel than any film version might reasonably have been expected to be. Admittedly its early Riviera sequence, that crucial Annabel Leigh episode, reinforces the worries of those who dislike Lyne's fondness for softfocus photography and pretty compositions, but that seems to be a second unit aberration.» Vickers, 2008, pp. 198-199
  7. ^ (EN) Paul Fischer, Lolita, Urban Cinefile.
  8. ^ (EN) Andrew L. Urban, Irons, Jeremy: Lolita, Urban Cinefile.
  9. ^ (EN) Louise Keller, Swain, Dominque: Lolita, Urban Cinefile.
  10. ^ a b (EN) Lolita, British Film Institute.
  11. ^ (EN) Jason Ankeny, Lolita, su AllMusic, All Media Network.
  12. ^ (EN) Film Releases, pathe-lolita.com. URL consultato il 19 maggio 2013.
  13. ^ (EN) Lolita (1997) - Release dates, IMDb. URL consultato il 19 maggio 2013.
  14. ^ (EN) Lolita (1997) - Parents Guide, IMDb. URL consultato il 19 maggio 2005.
  15. ^ Box office / business for Lolita (1997), Internet Movie Database. URL consultato il 4 marzo 2010.
  16. ^ «[He] has translated Nabokov's classic with sensitivity, intelligence and style.» (EN) Jack Kroll, Lolita: At Last, Lolita is Here. Well, Not Exactly, in Newsweek, vol. 130, nº 14, 6 ottobre 1997. Citato in Vickers, 2008, p. 198.
  17. ^ «Like Nabokov's novel, it is an eloquent tragedy laced with wit and a serious, disturbing work of art.» (EN) Caryn James, Lolita (1997) TELEVISION REVIEW; Revisiting a Dangerous Obsession, in The New York Times, 31 luglio 1998.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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