Letteratura cinese

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La storia della letteratura cinese conta migliaia di anni, dai primi resoconti dinastici al romanzo in lingua parlata (白話文, báihuàwén) nel suo pieno sviluppo che, durante la dinastia Ming come genere di intrattenimento per cinesi alfabetizzati. L'introduzione della stampa xilografica durante la dinastia Tang (618-907) e l'invenzione della stampa a caratteri mobili di Bi Sheng (990-1051), durante la dinastia Song (960-1279) diede una diffusione ai testi scritti mai conosciuta prima. In tempi più moderni, Lu Xun (1881–1936) è considerato il fondatore della letteratura moderna.

I testi classici[modifica | modifica wikitesto]

Confucio in un dipinto del 1770

La Cina possiede un gran numero di classici letterari, a partire dalla dinastia Zhou (770-256 a.C.), compresi i classici confuciani, opere che tradizionalmente sono attribuite a Confucio. Fra i più importanti classici cinesi sono il Libro dei mutamenti (cinese tradizionale: 易經; cinese semplificato: 易经; pinyin: Yìjīng), un manuale di divinazione basato sul concetto dei trigrammi attribuito all'imperatore mitico Fu Xi; il Classico dei versi (cinese tradizionale: 詩經; cinese semplificato: 诗经; pinyin: Shījīng) composto di 305 poemi divisi in 160 canti, comprendenti canti festivi, inni ed eulogie per varie cerimonie popolari e di corte;

il Classico dei documenti (cinese tradizionale: 書經; cinese semplificato: 书经; pinyin: Shūjīng), una raccolta di documenti e discorsi tradizionalmente attribuiti ai sovrani e ai funzionari della prima dinastia Zhou, che contiene i primi esempi della prosa classica cinese; il Libro dei riti (cinese tradizionale: 禮記; cinese semplificato: 礼记; pinyin: Lǐjì), forma ricostruita di un'opera che andò perduta nel III secolo a.C. e che descrive antichi riti e cerimonie di corte; gli Annali delle primavere e degli autunni (cinese: 春秋; pinyin: Chūnqiū), resoconto della storia dello stato di Lu, paese nativo di Confucio, dal 722 al 479 a.C., opera di compilazione attribuita tradizionalmente allo stesso Confucio; gli Analecta di Confucio (cinese: 論語; pinyin: Lún Yǔ), un libro di discorsi, detti e aneddoti attribuiti a Confucio e registrati dai suoi discepoli.

Fra i classici cinesi sono da annoverare anche alcuni classici taoisti, più o meno contemporanei dei testi confuciani, come il Daodejing (cinese: 道德經; pinyin: Dàodéjīng), scritto da Laozi nel Periodo dei regni combattenti (403-256 a.C.), o scritti in epoche successive, come lo Huainanzi (cinese: 淮南子; pinyin: Huáinánzǐ), scritto da Liu An nel II secolo a.C., sotto la dinastia Han. Lo Huainanzi è anche uno dei primi testi cinesi a trattare materie come la geografia e la topografia.

Copia su bambù dell'Arte della guerra. Collezione della University of California, Riverside.

Nel campo delle scienze militari, il classico L'arte della guerra (cinese: 孫子兵法; pinyin: Sūnzi Bīngfǎ), scritto da Sunzi nel VI secolo a.C., costituisce la prima pietra miliare nella tradizione dei trattati di strategia militare cinesi dei secoli successivi, con opere come la Raccolta delle più importanti tecniche militari (cinese tradizionale: 武經總要; cinese semplificato: 武经总要; pinyin: Wǔjīng zǒngyào) scritto nel 1044 sotto la dinastia Song e il Manuale del drago di fuoco scritto prima della morte di Liu Ji agli inizi della dinastia Ming. L'arte della guerra è anche il primo testo a trattare la materia della diplomazia, mentre gli altri due testi sono fondamentali per la conoscenza degli sviluppi dell'uso delle armi da fuoco in Cina.

Testi storici ed enciclopedici[modifica | modifica wikitesto]

Sima Qian iniziatore della storiografia cinese, oltre 2000 anni fa.

I cinesi scrissero accurate cronistorie degli avvenimenti legati alle dinastie regnanti, a partire dalla dinastia Zhou. La prima opera storica conosciuta è il Zuo Chuan (cinese: 左傳, pinyin: Zuǒ Chuán), scritto non oltre il 389 a.C. ed attribuito allo storico Zuo Qiuming. Il Classico dei documenti, che fa parte dei Cinque classici confuciani, probabilmente risalente al VI secolo a.C., era certamente già noto nel 300 a.C., data della trascrizione rinvenuta nel 1993 in una tomba nell'Hubei. Il Classico dei documenti comprendeva anche informazioni geografiche sulla Cina del tempo.[1]

Fra le opere storiche sono da ricordare anche gli Annali di bambù, rinvenuti nel 281 d.C. nella tomba del re di Wei, morto nel 296 a.C. Tuttavia, al contrario del Commentario di Zuo, la datazione degli Annali di bambù è controversa.

Un altro importante testo antico è il libro di strategia politica Zhan Guo Ce (cinese tradizionale: 戰國策; cinese semplificato: 战国策; pinyin: Zhàn Guó Cè), scritto fra il III e il I secolo a.C. riunendo frammenti di documenti rinvenuti in una tomba a Mawangdui.

Il più antico dizionario cinese è l'Erya (cinese tradizionale: 爾雅; cinese semplificato: 尔雅; pinyin: Ěryǎ), risalente al III secolo a.C., uno scritto anonimo che fu in seguito commentato dallo storico Guo Pu (276-324).

Sebbene cronistorie ed altri documenti storici esistessero già in precedenza, il testo storico cinese più importante dell'antichità sono le Shiji (cinese tradizionale: 史記; cinese semplificato: 史记; pinyin: Shǐjì) scritte sotto la dinastia Han da Sima Qian (145 a.C.-90 a.C.). Questo testo gettò le fondamenta della storiografia cinese, divenendo un modello per tutti i testi storici compilati sotto le dinastie successive. L'opera di Sima Qian - che è spesso paragonata a quella del greco Erodoto per l'ampiezza e il metodo - copre la storia cinese dalla mitica dinastia Xia fino al regno dell'imperatore Wu di Han. L'influenza dello Shiji sugli storici cinesi fu grandissima, dall'opera di Ban Biao, Ban Gu e Ban Zhao—il Libro degli Han (cinese tradizionale: 漢書; cinese semplificato: 汉书; pinyin: Hànshū—nel I secolo e II secolo, all'enorme opera Zizhi Tongjian (cinese tradizionale: 資治通鑒; cinese semplificato: 资治通鉴; pinyin: Zīzhì Tōngjiàn) di Sima Guang, in onore dell'imperatore Song Shenzong (1084).

La storiografia cinese classica fino alla dinastia Ming (1368-1644) è riassunta nelle Ventiquattro Storie; l'ultima dinastia, Qing (1644-1911), non è compresa in questo elenco.

L'enciclopedia Yongle Dadian (1403)

Numerose sono le opere enciclopediche prodotte in Cina nei secoli, a partire dallo Yiwen Leiju (cinese tradizionale: 藝文類聚; cinese semplificato: 艺文类聚 ; pinyin: Yìwén Lèijù) completato da Ouyang Xun nel 624, sotto la dinastia Tang, con l'aiuto di Linghu Defen e Chen Shuda.

Sotto la dinastia Song, la compilazione dei Quattro grandi libri dei Song (cinese tradizionale: 宋四大書; cinese semplificato: 宋四大书; pinyin: Sòngsì Dàshū) (X-XI secolo) iniziata da Li Fang e portata a termine da Cefu Yuangui rappresentò un'impresa monumentale che copriva una grande quantità di materie.

Queste opere enciclopediche della dinastia Song erano composte ciascuna da milioni di caratteri, tuttavia le loro dimensioni sembrano nulla in confronto alla successiva Yongle Dadian (cinese tradizionale: 永樂大典; cinese semplificato: 永乐大典; pinyin: Yǒnglè Dàdiǎn) (1408) della dinastia Ming, composta da un totale di 50 milioni di caratteri.[2]

Ancora più ampie sono le enciclopedie della dinastia Qing, come il Gujin Tushu Jicheng (1726), composto da oltre 100 milioni di caratteri stampati in 60 copie diverse usando caratteri mobili in rame.

Poesia cinese classica[modifica | modifica wikitesto]

Du Fu (712-770), poeta della dinastia Tang
Su Shi (1037-1101), poeta ed uomo politico della dinastia Song

Una delle prime antologie poetiche fu il Chǔcí (楚辭), composta di poemi attribuiti soprattutto al semi-leggendario Qu Yuan (屈原) (ca. 340-278 a.C.) e al suo discepolo Song Yu (宋玉). Le poesie comprese nella raccolta mostrano un'ispirazione più lirica e segnano l'inizio di una nuova tradizione poetica rispetto al precedente Classico dei versi (Shi Jing). Sotto la dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.), questa nuova forma poetica diede origine alla poesia Fu (賦), un genere poetico in rima ad eccezione delle parti introduttive e finali, in prosa, e lo Ye Fu, fra cui vi sono componimenti più spontanei delle poesie del genere precedente, a volte accompagnati dalla musica. Una raccolta di questo periodo sono le Diciannove antiche poesie che influenzarono le poesie delle epoche seguenti. Nel periodo successivo alla dinastia Han, si sviluppò un genere poetico romantico ispirato alla natura e profondamente influenzato dal taoismo. L'astronomo, matematico ed inventore del periodo Han Zhang Heng (78-139 d.C.) fu anche iniziatore della poesia shi (詩).

La poesia classica raggiunse il culmine sotto la dinastia Tang (618-907). Il primo periodo Tang vide l'affermazione del lushi, schema poetico di otto versi ognuno di cinque o sette ideogrammi/sillabe e del jueju, costituito da quattro versi ognuno di cinque o sette ideogrammi/sillabe. Raccolte di poesie di questo periodo sono le Trecento poesie Tang e la Raccolta completa delle poesie Tang.

I più noti poeti del periodo Tang sono Li Bai (701-762) e Du Fu (712-770). Li Bai è noto soprattutto per il lirismo della sua poesia, mentre la poesia di Du Fu è maggiormente ispirata ai valori confuciani.

Contemporanei ai due massimi poeti si presentano Wang Wei (699-759), Wei Yingwu (737-792) e Liu Changqing (710-790) Nel tardo periodo Tang i poeti si volsero ad un maggiore realismo, a temi di critica sociale e ad un'arte narrativa più raffinata. Uno dei più celebri poeti del tardo periodo Tang fu Bai Juyi (772-846).

La poesia classica successiva visse all'ombra dei grandi predecessori Tang e nessuno dei poeti delle dinastie successive raggiunse il loro livello. La poesia Ci (詞), originata dai canti popolari, anche di provenienza centro-asiatica, si sviluppò sotto la dinastia Song (960-1279), rinnovando la poesia classica divenuta ormai sclerotizzata. Il poeta Su Shi (1037-1101) fu un maestro dei generi ci, shi, e fu, della prosa, della calligrafia e della pittura.

Dopo la dinastia Song, anche il genere ci divenne sempre più letterario ed artificioso, e si sviluppò il nuovo genere Sanqu, che trovò largo impiego nell'opera cinese.

La prosa classica[modifica | modifica wikitesto]

Gli intellettuali delle Cento scuole di pensiero del Periodo delle primavere e degli autunni e del Periodo dei regni combattenti contribuirono molto all'evoluzione stilistica della prosa cinese. Gli scritti di Mozi (墨子) (470-390 a.C.), Mencio (孟子) (Meng Zi; 372-289 a.C.) e Zhuang Zi (莊子) (369-286 a.C.) contengono esempi di discorsi accuratamente sviluppati e mostrano un notevole miglioramento nell'organizzazione e nello stile rispetto agli esempi di prosa precedenti. Mozi è noto per l'efficacia della sua prosa polemica; Mencio contribuì all'eleganza stilistica, e con Zhuang Zi fece grande uso nella sua prosa di metafore, allegorie ed aneddoti. Lo stile semplice e conciso sviluppato da questi scrittori servì da modello per oltre due millenni.

Nel periodo successivo, la prosa cinese divenne eccessivamente ornata ed artificiosa. Sotto la dinastia Tang, per reazione, si tornò ai modelli della prosa del periodo Han e pre-Han. I principali rappresentanti di questo stile neoclassico, che influenzò fortemente la prosa dei secoli successivi, fu Han Yu (768-824), grande saggista e fautore del ritorno all'ortodossia confuciana.

Sotto la dinastia Song divenne molto popolare il genere dei racconti di viaggio. Fra i più importanti scrittori-viaggiatori si distinsero Fan Chengda (1126-1193) e Xu Xiake (1587-1641).

Un notevole esempio di racconto di viaggio è il Racconto della Montagna Shizhong (cinese tradizionale: 石鐘山記; cinese semplificato: 石钟山记; pinyin: Shí Zhōng Shān Jì) di Su Shi, dell'XI secolo.

La prosa vernacolare divenne molto popolare dopo il XIV secolo, sebbene il genere non sia mai stato tenuto in grande considerazione nei circoli intellettuali ufficiali. Fra i romanzi vernacolari, che coprono un numero di argomenti più ampio della prosa letteraria classica, ed hanno una struttura meno rigida, sono da annoverare alcuni capolavori come il romanzo del XVIII secolo Il sogno della camera rossa (cinese semplificato: 红楼梦; cinese tradizionale: 紅樓夢; pinyin: Hónglóu Mèng).

Dinastia Qing (1644-1911)[modifica | modifica wikitesto]

La letteratura cinese moderna nasce nel 1644 con la salita al potere della dinastia Qing.[senza fonte] In questo periodo gli autori cinesi riscoprono la passione per il romanzo e per la prosa, e in particolare si diffuse il romanzo cinese classico, che non utilizzava più il bái huà (o lingua vernacolare), ma il wényán, lingua più adatta ai testi scritti e che divenne la lingua appunto della letteratura cinese classica.[3]

Novelle[modifica | modifica wikitesto]

Una delle poche eccezioni a questa regola fu Lǐ Yú (李渔), autore tra l'altro di numerosi drammi teatrali. Lǐ aveva come caratteristica quella di prendere novelle stereotipate per riscriverle variandone il punto di vista, spesso aggiungendo una satira politica riguardante argomenti attuali all'epoca. La prima raccolta di novelle di Lǐ venne pubblicata nel 1656 col titolo di Teatro Muto (无声戏) e venne scritta utilizzando la lingua parlata. Il tema della raccolta era l'amore, indistintamente se si trattasse di amore tra uomo e donna o amore omosessuale. Proprio il rapporto tra uomo e donna era un argomento molto a cuore a Lǐ, che si fece sostenitore dell'abolizione della tradizione che obbligava le donne a fasciarsi i piedi. La seconda raccolta venne pubblicata alcuni anni dopo ed aveva come tema fondamentale le torri. Sempre composta da dodici novelle, gli argomenti pungenti e le trame sessuali esplicite la resero molto apprezzata e diffusa.

Un altro autore fondamentale per quel periodo fu Pu Songling (蒲松龄), insegnante privato di professione e autore di uno dei testi più apprezzati di tutta la letteratura cinese, Racconti straordinari dello studio Liao. In questa raccolta di novelle fantastiche il personaggio più ricorrente è la volpe magica, spesso protagonista delle novelle stesse. La caratteristica che rese Pu apprezzato dalle folle fu la sua abilità nel riuscire a scrivere testi che fossero leggibili sia dalle persone comuni che dalle persone colte.[4]

Quasi cent'anni dopo la morte di Lǐ , avvenuta nel 1680, un altro scrittore riprende il tema sessuale nella sua opera maestra. Shěn Fu(沈復) è infatti l'autore di Sei racconti di vita fluttuante irreale (浮生六记), un'opera dalla difficile classificazione letteraria, in quanto i sei testi che la compongono hanno caratteristiche proprie sia del romanzo che della novella. In più, due dei sei racconti non sono arrivati fino a noi, e quindi il testo non è completamente decifrabile. Ciò che si sa per certo è che il tema del racconto si suppone essere autobiografico, il rapporto tra il protagonista e la moglie sarebbe lo stesso che aveva con la consorte lo stesso Fu. Per la prima volta uno scrittore cinese parla della propria vita privata all'interno di una sua opera in maniera non fraintendibile. Ogni sezione rispecchia un avvenimento importante della sua vita. Nella prima sezione narra dell'innamoramento per la moglie e della loro complicità. Nella seconda entra molto più in dettaglio e continua a narrare del loro rapporto e dei loro passatempi, tra cui le poesie e il giardinaggio. Dalla terza sezione in poi la storia si va incupendo, in quanto prima il rapporto si incrina a causa di vicende familiari, finendo con la morte della moglie stessa.

Rimane infine da considerare quello che viene considerato da innumerevoli articoli storici il più grande scrittore cinese di tutti i tempi, Cao Xueqin. La sua opera maestra, Il sogno della camera rossa è composta da ben 120 capitoli (anche se solo i primi 80 sono da attribuire a lui) ed è stata pubblicata trent'anni dopo la sua morte. La trama narra di una nobile famiglia cinese, vivente in una non bene determinata città della Cina, le cui vicende amorose si intersecano con personaggi secondari di ogni ceto sociale e con ogni tipo di gusto o perversione sessuale. La cosa straordinaria che caratterizza il romanzo è che oltre quaranta personaggi vengono ritenuti principali, mentre sono quasi seicento quelli secondari. È stato scritto in vernacolo, non in lingua classica.[5]

Principali autori[modifica | modifica wikitesto]

Romanzo[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo durante il periodo della dinastia Qing ha come caratteristica quella di essere scritto utilizzando ambientazioni e personaggi inventati, ma inseriti in una trama spesso ispirata da avvenimenti reali. L'autore si diverte a giocare con il suo ruolo di creatore e si diverte a manipolare l'andamento della storia a suo piacimento in maniera marcata, commentando persino con ironia il proprio ruolo. In questo periodo sono due i filoni di letteratura principali. Il primo filone è composto da testi scritti da persone di elevato ceto sociale o di elevata cultura; i testi possono essere o “di talento” (rivolti ad un pubblico maschile) o “di bellezza” (cioè rivolti ad un pubblico femminile). La storia si sviluppa spesso intorno a temi banali e scontati: il bel giovane che deve superare una prova per conquistare la bella donzella è un leitmotiv in questo tipo di testo colto dell'epoca. Il secondo filone viene considerato più rivolto verso il popolo ed è scritto da un ceto medio – basso, tanto che la maggior parte dei testi giunti fino a noi è anonima. Le trame hanno spesso come soggetti dei soldati e la loro prole. Questi testi sono stati aggiornati pian piano con sempre nuove avventure, diventando delle vere e proprie saghe. Del primo filone fa senza dubbio parte Storia dei Sui e dei Tang di Chǔ Rénhuò. Composto da 100 capitoli più una prefazione, parla di una storia d'amore tra un imperatore del Cinquecento e della sua concubina. Un altro romanzo considerato opera per letterati è la Storia non ufficiale della foresta dei letterati di Wu Jingzi (吴敬梓). Lo scopo di Wu era quello di criticare la letteratura dei suoi contemporanei, ma dato che aveva paura di essere censurato, adattò la sua critica alla letteratura di epoca Ming.

Principali autori[modifica | modifica wikitesto]

Periodo repubblicano (1911-1949)[modifica | modifica wikitesto]

La dinastia dei Qing finì il 10 ottobre 1911. Come per molti aspetti di vita quotidiana, anche la produzione artistica mutò col tempo. Il fatto più importante nell'evoluzione culturale cinese viene ricordato come il movimento del 4 maggio, avvenuto proprio in quel giorno del 1919, quando una grande protesta venne effettuata dai giovani letterati cinesi, che protestavano per il trattato di Versailles e che chiedevano a gran voce la formazione di un movimento universitario giovanile. Nasce infatti negli anni del periodo repubblicano una nuova letteratura, con una nuova fioritura del racconto prima e del romanzo poi. Caratteristiche di questa nuova narrativa erano: l'avvicinamento a tematiche e stili di scrittura occidentali; utilizzo della ‘'baihua'’ come linguaggio di scrittura; avvicinamento di molte donne alla scrittura. La maggior parte degli spunti erano autobiografici, come per uno dei filoni delle opere del periodo Qing, cambiava però l'ambientazione del racconto: prima si svolgeva nelle campagne del 1600, ora si ambienta spesso nelle grandi metropoli cinesi come Pechino. Proprio questa città divenne in quegli anni una delle grandi capitali economiche del mondo, e le sue case editrici si fecero un nome pubblicando interessanti testi, molti dei quali provenienti dai giovani universitari che si stavano formando nell'università di Pechino.

Racconti di denuncia[modifica | modifica wikitesto]

La narrativa di quel periodo, oltre ad avere un impulso fortemente autobiografico, aveva la peculiarità di essere improntata verso una ferrea critica alle autorità e alle ingiustizie dei più ricchi. Il più rappresentativo di questo nuovo tipo di scrittura fu Lu Xun(鲁迅), pseudonimo di Zhou Shuren (1881-1936)(周树人).

Nato in una famiglia di letterati(il fratello era scrittore e il padre studioso), trovò ben presto contatto con il male della società cinese, il nonno venne infatti impiccato per corruzione, mentre il padre morì nel 1896 a causa di una grave malattia. Dopo aver seguito degli studi di medicina a Tokyo si rese conto che la cosa più importante non era curare il fisico ma la mente, e tornò in patria, dove lavorò al ministero dell'educazione e contemporaneamente insegnò all'università. Le sue produzioni iniziali non erano altro che traduzioni dal tedesco di opere di narrativa, che eseguiva e pubblicava insieme al fratello. Il suo primo romanzo degno di nota fu Diario di un pazzo, denuncia diretta e schietta delle ingiustizie della società cinese. A seguire, nel 1926 pubblicò anche Grida di guerra (喃喊) e Errare incerto (彷徨) altri due testi di critica derivanti da esperienze della sua vita privata. La sua opera più famosa risale però al 1922, e si intitola La vera storia di Ah Q. A Q è un disgraziato operaio cinese che nonostante venga perseguitato da sfortune e ingiustizie riesce sempre a trovare il lato positivo delle cose, persino nella sua condanna a morte avvenuta per errore. La storia di A Q voleva essere una dimostrazione di come la società cinese colpisse senza verificare mai in alcuna maniera chi o cosa stava attaccando.

Un altro scrittore dell'epoca degno di considerazione fu Mao Dun, pseudonimo di Shen Yen-Ping. Sin da giovane dimostrò di essere un rivoluzionario: partecipò alla fondazione della “Società degli studenti letterati” nel 1921 e la “Lega degli scrittori di sinistra” nel 1930. In realtà il suo originale pseudonimo era Mao Tun, che in cinese significa contraddizione (contraddizione che lo scrittore vedeva nella nuova società cinese), e che venne corretto, da un suo amico durante le pubblicazioni per evitare problemi di persecuzione. Tra le sue opere troviamo: Mezzanotte, una visione della Shanghai dei manager corrotti e della vita notturna della città; Bachi di seta in primavera, uno dei pochi romanzi ambientati in aperta campagna scritti in quel periodo, e Corruzione, un'opera incompiuta scritta per informare il popolo e le nazioni estere delle atrocità compiute dal partito politico Guomindang. Dopo esser scappato all'estero durante la guerra cino-giapponese, rientrò in patria nel 1949, diventando Ministro della Cultura per la Repubblica popolare cinese.

Leggermente fuori dallo schema tradizionale della nuova sinistra, nella quale troviamo tutti gli autori finora citati, troviamo Yu Dafu (1896-1945). Dopo aver studiato economia a Tokyo, Dafu tornò in Cina dove lavorò come insegnante universitario e giornalista. Appartenne alla “Società Creazione”, una associazione di letterati che contestava la critica fatta dai letterati dell'epoca alle autorità, e sosteneva che l'arte andasse usata solamente per scopi artistici. La sua opera più importante è, secondo l'Associna[6], Naufragio. In questo racconto di tipo parzialmente autobiografico, l'autore raccontò la storia di un ragazzo cinese che studiava a Tokio e che aveva una fissazione per il sesso. Questa sua fissazione però era accompagnata da una completa inettitudine, e il ragazzo si trova più di una volta in situazioni umilianti, finendo per suicidarsi. Dafù fu ucciso dalla polizia giapponese durante la guerra giappo-cinese, all'età di 49 anni.

Principali autori[modifica | modifica wikitesto]

Periodo maoista (1949-1976)[modifica | modifica wikitesto]

Il primo ottobre 1949 venne proclamata la Repubblica Popolare Cinese da Mao Tse-Tung, carismatico leader del Partito Comunista Cinese. Ancor prima della sua ascesa al potere però, durante le battaglie per il controllo della Cina, Mao pronuncio i “Discorsi sulla funzione della letteratura e dell'arte”, nei quali sosteneva che le produzioni artistiche e culturali del popolo cinese andavano messe al servizio del socialismo. «La letteratura e l'arte devono essere al servizio del popolo, per l'edificazione del socialismo, subordinate alla politica; gli scrittori e gli artisti rivoluzionari devono identificarsi con i lavoratori».[7]. Tipico esempio di scrittore come lo voleva Mao era Lu Xun, che con i suoi scritti aveva denunciato i malcostumi degli anni precedenti.

Nel 1966 Mao, non più a capo del governo ma comunque sempre membro di spicco del Partito Comunista Cinese, promosse la Rivoluzione culturale, affidando un potere non ufficiale ma comunque forte alle Guardie Rosse, un movimento composto da studenti dei licei e delle università, che avevano come obbiettivo quello di eliminare le influenze capitaliste che si erano radicate all'interno del partito. Emblematica è stata la distruzione di molti tra testi e opere credute troppo vicine ai borghesi. Dopo essersi reso conto che la lotta per il potere si stava facendo troppo intesa, e che le guardie rosse stavano diventando troppo pericolose, Mao decise di porre fine alla rivoluzione culturale.

Il filo-marxismo[modifica | modifica wikitesto]

Dato il livello di restrizione nella Cina in quel periodo, e data l'opera di distruzione delle Guardie Rosse, le uniche opere giunte fino a noi da questo periodo sono di ispirazione comunista e filo-marxista. Guo Moruo (1891-1978) è stato uno dei grandi esponenti di questo pensiero; le sue opere, di cui la maggior parte teatrali, erano legate all'edificazione del socialismo.

Attivo già nel movimento del 4 maggio, pubblicò la sua prima raccolta di poesie nel 1919 col titolo La Dea(女神). Tema principale della raccolta era la lotta di classe, paragonata ad una luce che risplende sull'oscurità. Nel 1924 Guo si avvicina sempre di più al marxismo-leninismo, traducendo opere dal russo al cinese, e lasciandosi influenzare da questa nuova corrente di pensiero[8]. In quegli anni pubblicò il suo primo libro, Studi sulla antica società cinese, la prima opera di ricerca sulla Cina scritta da un punto di vista comunista. Dopo aver ricoperto vari incarichi (tra i tanti: Vice presidente del consiglio di stato; direttore dell'accademia delle scienze; presidente della Federazione Nazionale della Letteratura e dell'Arte) per il PCC, allo scoppio della rivoluzione culturale rinnegò ogni suo scritto.

Altro autore che molto dette alla letteratura cinese nel periodo maoista fu Hu Shi. Nonostante la maggior parte delle sue opere siano state prodotte prima del 1949, viene associato a questo periodo in quanto proprio negli anni di Mao fu presidente dell'università di Pechino prima, e di quella di Taiwan poi. La sua battaglia principale fu per l'adozione del baihua come moderna lingua di letteratura. Dopo aver studiato negli Stati Uniti da giovane, tornò in Cina e nel 1917 pubblicò l'articolo Proposte per la riforma della letteratura, articolo che fece da "facciata" nel movimento del 4 maggio. Alcuni anni dopo pubblicò due saggi di storia della Cina: Sommario di storia della filosofia cinese nel 1919, e Storia della letteratura in lingua volgare nel 1928, prima di tornare negli USA come ambasciatore durante la guerra giappo-cinese.[9]

Principali autori[modifica | modifica wikitesto]

Periodo post-maoista (dal 1976 a oggi)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di Mao Zedong (9/09/1976) la letteratura moderna cinese fu soggetta a minor censura. A partire da quel momento gli scrittori che per tanti anni erano stati oppressi e boicottati dal regime furono nuovamente liberi di esprimersi su tutti gli argomenti che erano stati censurati. L'influenza della letteratura straniera si fece viva e forte, sia come stili di scrittura che come argomentazioni. Ai testi classici come argomenti romanzi politici e autobiografici si affiancarono generi messi da parte nell'ultimo secolo, come la poesia, la narrativa e le opere teatrali. Uno dei primi movimenti a nascere fu la “Letteratura delle cicatrici”, un gruppo di letterati che aveva come obbiettivo dichiarato quello di raccontare le atrocità commesse dalle guardie rosse. I testi di questo gruppo però risultarono «artificiosi quanto quelli del realismo socialista degli anni precedenti», secondo Maria Rita Masci.[10] Due famosi autori di questo movimento furono Lu Xinhua e Liu Xinwu. Entrambi avevano combattuto nella rivoluzione culturale ed erano stati mandati nelle campagne dal regime per “rieducarsi”. Vedendo le condizioni in cui versavano le campagne in quel periodo sentirono, una volta liberi di farlo, il bisogno di raccontare ciò che era realmente successo e che era stato nascosto negli anni prima.

Un altro movimento che ha preso piede poco prima degli anni Ottanta fu quello denominato “Ricerca delle radici”. Al suo interno i vari scrittori cercarono di riscoprire i tratti fondamentali della cultura cinese che erano stati perduti nel tempo. Il capostipite di questa scuola, Han Shaogong, parlando della letteratura cinese disse: «La letteratura ha radici che devono essere conficcate nella terra della cultura tradizionale di una nazione», giustificando il nome del suo movimento. Di questo gruppo fa parte ancora oggi Mo Yan, uno dei più grandi scrittori contemporanei. Quest'ultimo ha vinto nel 1997 il concorso come scrittore dell'anno in Cina e nel 2005 ha vinto il premio per la letteratura internazionale Nonino. Dai primi due capitoli della sua opera maestra, Sorgo Rosso, è stato tratto un film, vincitore dell'Orso D'oro al festival del cinema di Berlino nel 1988.

Fuori da questo filone storico-nostalgico si deve segnalare il movimento metropolitano di origine europea che ha avuto come principale spinta motivazionale la crescita dei nuovi giovani di Pechino, non traviati dal comunismo ma nati in una società nuova e consumistica. Uno degli esponenti di questo nuovo tipo di scrittura è l'autore Xu Xing. Nonostante i suoi scritti non siano più pubblicati in Cina, sono tuttora molto popolari tra i giovani del paese. Le sue storie trattano argomenti “nuovi” per il paese, come la droga e il sesso sfrenato dei giovani senza controllo. Dopo la pubblicazione di Quel che resta è tuo, l'autore si prese un periodo di riflessione, soprattutto in seguito ai fatti di Piazza Tienanmen.

Oggi la letteratura cinese, nonostante sia ben più libera di com'era sotto i regimi che l'hanno preceduta, non è ancora da considerarsi libera. Per fare un esempio, Gao Xingjian, uno dei membri più apprezzati della letteratura mondiale e uno dei due autori cinesi vincitori del premio Nobel per la letteratura (l'altro è Mo Yan), viene oggi considerato persona non gradita su territorio cinese in quanto i suoi scritti e le sue opere teatrali sono state ritenute non veritiere dal regime e contenenti falsi eventi all'unico scopo di indurre la popolazione a rovesciare il regime. Pochi anni prima infatti, in seguito alla strage di piazza Tienanmen, aveva rassegnato le sue dimissioni da membro del Partito Comunista Cinese.

Principali autori[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Needham, Joseph. Science and Civilization in China: Volume 3, Mathematics and the Sciences of the Heavens and the Earth. Taipei: Caves Books Ltd, 1986. Volume 3, 500-501.
  2. ^ Ebrey, Patricia; Buckley, Anne; Walthall, James B. Palais. East Asia: A Cultural, Social, and Political History. Boston: Houghton Mifflin Company, 2006. p. 272.
  3. ^ Enciclopedia delle lingue online Blackwell, su blackwellreference.com.[collegamento interrotto]
  4. ^ China ABC, Pu Songling e le sue “Storie fantastiche del padiglione dei divertimenti”, su italian.cri.cn.
  5. ^ Articolo di associna.com, su associna.com.
  6. ^ Articolo di associna.com, su associna.com.
  7. ^ Approfondimento sulla letteratura cinese - tuttocina.it, su tuttocina.it.
  8. ^ Mark Gamsa, The Reading of Russian Literature in China: A Moral Example and Manual of Practice, 978-1-349-38480-8, 978-0-230-10681-9 Palgrave Macmillan US 2010.
  9. ^ Pagina su Hu Shi sulla enciclopedia online Treccani, su treccani.it.
  10. ^ Articolo di tuttocina.com, su tuttocina.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Apercu de la litterature classique chinoise. Pechino, Éditions en Langues etrangeres, 1988.
  • Bertuccioli, Giuliano. Storia della letteratura cinese. Milano, Nuova Accademia, 1968.
  • Ch'en, Shou-yi. Chinese literature: A historical introduction. New York, Ronald Press, 1961.
  • Idema Wilt, Halft Lloyd. A cura di Marco Ceresa (2008). Letteratura cinese. Libreria Editrice Cafoscarina. ISBN 8885613888.
  • Lanciotti, Lionello. Letteratura cinese. Roma, ISIAO, 2007.
  • Lévy, André. La litterature chinoise ancienne et classique. Parigi, Presses universitaires de France, 1991.
  • Masi, Edoarda. Cento trame di capolavori della letteratura cinese. Milano, Rizzoli, 1991; nuova ed. Macerata, Quodlibet, 2009.
  • Nienhauser, William H. (a cura di). The Indiana companion to traditional Chinese literature. Bloomington-Indianapolis (Indiana), Indiana University Press, 1998.
  • Pimpaneau, Jacques. Histoire de la litterature chinoise. Arles-Parigi, Éditions P. Picquier, 1989.
  • Suppo, Michele. Sommario storico di letteratura cinese. Macao, Scuola salesiana del libro, 1943.
  • Lu, Xun. Storia della letteratura cinese: la prosa. Roma, Editori Riuniti, 1960.
  • Idema Wilt, Halft Lloyd. A cura di Marco Ceresa. Letteratura cinese. Libreria Editrice Cafoscarina, 2008 ISBN 8885613888
  • Stafutti Stefania. Hu Shi e la «Questione della lingua». Le Lettere, 1991 ISBN 8871660471

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