Esami imperiali

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Gli esami imperiali (科舉T, 科举S, kējǔP), nella Cina dinastica, costituivano il sistema con cui venivano selezionati, tra la popolazione dell'Impero cinese, i funzionari dell'apparato burocratico statale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla sua istituzione nel 605 sotto la dinastia Sui, il sistema degli esami durò 1300 anni fino alla sua abolizione nel 1905 sotto i Qing, alla fine dell'età imperiale[1].

Per assicurare l'obiettività della valutazione, i candidati erano identificati con numero invece che con il nome, e i testi prodotti durante l'esame venivano riscritti da una terza persona prima di essere valutati, per mascherare la grafia dell'esaminato. Il sistema ha promosso per secoli una certa mobilità delle classi sociali. Creava anche un divario tra gli intellettuali educati nel confucianesimo classico e le persone di ordinaria estrazione sociale.

Comunque, durante alcune dinastie, il sistema degli esami imperiali fu abolito, semplicemente mettendo in vendita i posti dei funzionari, cosa che incrementò la corruzione e abbassò il livello di moralità dell'apparato statale. Ad esempio, il sistema degli esami fu abbandonato per un certo periodo di tempo durante la dinastia Yuan e durante il regno celeste di Taiping.

L'abolizione definitiva avvenne dopo la caduta della dinastia Qing, anche se continuano a esistere procedure e istituti simili, come l'esame Yuan nella Repubblica cinese (Taiwan).

I candidati per l'esame si affollano attorno al muro dove sono stati resi noti i risultati. (1540 circa)

Funzione sociale[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine della Cina imperiale, lo stato delle élite di livello locale era ratificato da un contratto con il governo centrale, che manteneva un monopolio sui titoli più prestigiosi della società. Il sistema di esami e i metodi di arruolamento per la burocrazia centrale erano dei meccanismi importanti attraverso i quali il governo centrale manteneva la fedeltà delle élite a livello locale. La fedeltà, a sua volta, assicurava l'integrazione dello stato cinese e ostacolava le tendenze verso autonomie regionali o la rottura del sistema centralizzato. Il sistema di esami distribuiva i suoi premi secondo quote provinciali e prefetturali, un sistema che implicava un arruolamento dei funzionari imperiali dall'intero paese, in numeri grosso modo proporzionali alla popolazione di ciascuna provincia. Élite di tutta la Cina, anche nelle regioni periferiche svantaggiate, avevano l'opportunità di superare gli esami e raggiungere i benefici risultanti dall'ufficio detenuto.

Il sistema di esami serviva inoltre a mantenere l'unità culturale e il consenso sui valori di base[2]. L'uniformità dei contenuti degli esami significava che la classe dirigente attraverso tutta la Cina veniva formata agli stessi valori. Anche se titoli e posti erano appannaggio solo di una piccola percentuale (circa il 5%) di coloro che li sostenevano, lo studio, l'auto-indottrinamento e la speranza di un'eventuale vittoria ad un successivo esame serviva a sostenere gli interessi di coloro che li prendevano. Chi non riusciva a passare non perdeva ricchezza o levatura sociale a livello locale; come credenti dediti all'ortodossia confuciana, essi, pur senza i benefici degli incarichi di stato, servivano come insegnanti, patroni delle arti, e gestori di progetti locali come opere di irrigazione, scuole o istituti caritatevoli.

Largo degli esami con 7500 celle, Guangdong, 1873.

Verso la fine della Cina tradizionale, per questo, l'educazione veniva valutata in parte perché poteva venir eventualmente ripagata nel sistema di esami. Risultato complessivo di questo sistema di esami (e degli studi a essi associati) era l'uniformità culturale - identificazione degli istruiti con valori e obiettivi nazionali piuttosto che regionali[3]. Questa consapevole identità nazionale è alla base del nazionalismo, così importante nella politica della Cina nel XX secolo.

Tipologie[modifica | modifica wikitesto]

I tipi di attestato erano i seguenti (durante i Qing):

  • Shēngyuán (生員), anche detto Xiùcái (秀才, hsiu-ts'ai, talento fiorente) e comunemente tradotto come licenziato, assegnato ogni anno a livello locale doveva essere periodicamente rinnovato attraverso nuovi esami, dava accesso alla classe degli Shên-shih.
  • Jǔrén (舉人, chu-jen, uomo raccomandato), assegnato ogni tre anni a livello provinciale.
  • Jìnshì (進士, chin-shi, studioso presentato), assegnato nella capitale ogni tre anni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonella Decandia, Il sistema scolastico cinese e la mobilità degli studenti: flussi, criticità e opportunità, in Quaderni di economia del lavoro, vol. 102, n. 2, FrancoAngeli, 2014.
  2. ^ Max Weber, 1964. The Religion of China: Confucianism and Taoism, New York: The Free Press, p. 121 e p. 117.
  3. ^ V. Laura De Giorgi, nella sezione Lingua, educazione e cultura di Guido Samarani, Maurizio Scarpari (a cura di), La Cina III. Verso la modernità, Torino, Einaudi, XXXVI.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Borsa, La nascita del mondo moderno in Asia orientale. La penetrazione europea e la crisi delle società tradizionali in India, Cina e Giappone, Milano, Rizzoli, 1977, OCLC 3892434.
  • Barr Allan Pu Songling and the Qing Examination System, Late Imperial China, 7 (1986), 1, p. 103
  • Benjamin A. Elman, Civil Examinations and Meritocracy in Late Imperial China, Harvard University Press, 2013

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