Leonardo Bazzaro

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Baite a Macugnaga, 1895 (Fondazione Cariplo)
Le mondine, (1930) (Fondazione Cariplo)

Leonardo Bazzaro (Milano, 13 dicembre 1853Milano, 2 novembre 1937) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Milano da Ambrogio Bazzero[1] e Anna Boschetti, commercianti di stoffe a Varese[2], come il fratello Ernesto dimostra sin dalla giovane età una spiccata propensione per il disegno e le arti figurative.

I genitori, collezionisti d'arte, assecondano questa inclinazione e nel 1863 decidono di affidarlo agli insegnamenti privati del paesaggista Gaetano Fasanotti[3], titolare della cattedra di paesaggio all'Accademia di Belle Arti di Brera, dove Leonardo si iscrive nel 1868; allievo di Raffaele Casnedi e Giuseppe Bertini, si specializza nella rappresentazione di interni di chiese e palazzi del '700, mostrando originalità nella ricerca di luce, di colore e nelle vedute prospettiche.

Nel 1873 debutta alla Mostra annuale di Belle Arti dell'Accademia di Brera, mentre l'anno successivo partecipa alla Promotrice di Genova con Interno della chiesa di San Vittore di Varese, acquistato dalla civica Galleria d'Arte di Modena.

Nel 1878 ottiene il Premio Fumagalli con Sala nel Palazzo Verri[4] e il Premio Girotti con Un mesto ufficio[5]: l'interesse per la pittura paesaggistica lo porta ad avviarsi verso il Naturalismo e la riproduzione di paesaggi all'aria aperta, in particolare tra Chioggia, Valle d'Aosta, Verbano, dove soggiorna presso Gignese e la Valsassina.

L’affermazione definitiva giunge nel 1882, quando espone a Brera Ave Maria, che lo consacra come uno dei più originali protagonisti del Naturalismo lombardo; in questo periodo frequenta il circolo culturale della Famiglia Artistica Milanese, dove è a contatto con Camillo Boito, Alfredo Catalani, Carlo Dossi e Maria Antonietta Torriani ed espone nelle principali mostre nazionali. Partecipa a numerosi soggiorni di lavoro presso le alture del Verbano, in compagnia dei colleghi Achille Tominetti, Eugenio Gignous, Uberto Dell'Orto e Federico Ashton, ispirati da paesaggi che spaziano tra Lago Maggiore e montagne.

Nel 1887 si aggiudica il premio "Principe Umberto" con Sala del Consiglio nel castello d'Issogne[6], nel 1889 ottiene una medaglia all’Esposizione Universale di Parigi per A Chioggia e nel 1893 una medaglia d'oro alla Permanente di Brera per Chioggia.

Nel 1894 si trasferisce con la futura moglie Corona Douglas Scotti della Scala, pittrice e ceramista dilettante[7] in una villa presso la località Alpino, sulle pendici del Mottarone[8], adiacente a quella dell'amico Uberto Dell'Orto, dove riproduce la vita popolare delle valli e le montagne del Verbano in toni sempre più intimisti.

Nel 1897 Pace di naufraghi riceve una medaglia d'oro alla III Triennale di Milano[9], mentre nel 1904 viene premiato con medaglia d’argento all’Esposizione Universale di Saint Louis per Giornata di vento a Chioggia e nel 1906 si aggiudica di nuovo il premio Principe Umberto con Dopo il naufragio[10]. Nel 1914 il re Vittorio Emanuele III sceglie Prime simpatie per ornare il Palazzo del Quirinale: nello stesso anno, la Biennale di Venezia gli dedica una personale dove vengono esposte ventidue opere tra le più significative della pittura di Bazzaro[11].

All'Esposizione internazionale Panama-Pacifico di San Francisco del 1915 riceve la medaglia d’oro per il dipinto Al trampolino[11] e nel 1917 la Galleria Centrale di Milano dedica a lui e al fratello Ernesto un'importante mostra antologica.

Il dolore per la perdita della moglie Corona e di Ernesto, scomparsi entrambi agli inizi del 1937, lo porta ad abbandonare la pittura e la villa di Alpino: muore il 2 novembre 1937, all'età di 84 anni[12], nella casa milanese del nipote. Viene sepolto presso il cimitero di Gignese accanto alla tomba della moglie, ornata dalla scultura Esaurimento realizzata dal fratello Ernesto[13].

Nel 1939 viene allestita alla Società Permanente di Milano una mostra postuma dedicata a Bazzaro con 210 opere[14].

Stile[modifica | modifica wikitesto]

«Fantasia e forza: ecco le due grandi emergenti qualità di questo artista...le sue tele si improntano sempre alla più scrupolosa verità»

(Ercole Arturo Marescotti, Leonardo Bazzaro in Ars et Labor. Musica e musicisti. Rivista mensile illustrata, Milano, 1908)

«Nella sua Arte non troverete traccia di culturalismo né di cerebralità, poiché l’opera sua nasce sempre semplice e schietta dall’impulso istintivo, sia che l’artista ritragga con fedeltà oggettivistica un interno, sia che interpreti una fisionomia o crei liberamente, dal vero e sul vero, una composizione naturalistica»

(Remo Taccani in Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente. Leonardo Bazzaro, pittore. Mostra postuma, Milano, 1939)

Considerato uno dei principali esponenti del naturalismo lombardo, al pari di Eugenio Gignous e Filippo Carcano, la sua produzione è maggiormente concentrata su soggetti paesaggistici dove viene esaltata la rappresentazione del quotidiano familiare.

Nei primi anni di attiivtà, Bazzaro si orienta su vedute prospettiche di interni di chiese e di noti palazzi milanesi, con un'impronta verista di matrice sei-settecentesca derivata dal maestro Giuseppe Bertini: gli ex compagni di Brera gli attribuiscono il soprannome piccolo Velasquez, ad attestare la forte intensità espressiva raggiunta in queste prima fase[11].

Nei tardi anni settanta, sul modello di Mosè Bianchi, viaggia frequentemente presso la Laguna Veneta e, in particolare, a Chioggia, dove sperimenta la pittura di paesaggio, spesso intervallandola a scene di genere en plein air, esaltando la limpidezza della luce sul mare e le tonalità degli edifici affacciati sui canali.

In seguito, la frequentazione dei colleghi Achille Tominetti, Eugenio Gignous e Uberto Dell'Orto lo porta nei territori del Verbano, dove riproduce quei paesaggi montani che divengono il suo marchio di riconoscibilità, vi si trasferisce e dipinge la tranquilla atmosfera del suo quotidiano familiare, divenendo così tra gli autori più ricercati dal collezionismo borghese[15].

A livello stilistico, questa fase si dimostra molto vicina ai tratti della Scapigliatura e, in particolare, del suo capostipite Tranquillo Cremona[16] nella resa emozionale del personaggio, pennellate fini alternate a corpose, l'effetto sfumato.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Originaria forma del cognome
  2. ^ Leonardo Bazzaro, maestro di naturalismo a Gignese, su archiviodelverbanocusioossola.com. URL consultato il 19 luglio 2016.
  3. ^ Tra i principali artefici dello sviluppo del naturalismo lombardo, viene allontanato da Brera per la sua opposizione ai rigidi schemi dell'accademismo.
  4. ^ Artgate Fondazione Cariplo - Bazzaro Leonardo, Ciociara o Giovinetta (JPG), su it.wikibooks.org. URL consultato il 12 gennaio 2022.
  5. ^ Leonardo Bazzaro. La dolce vita en plein air, Gallerie Maspes, Milano, 2015
  6. ^ Gazzetta ufficiale del regno d'Italia, 1887, numero 152, pp. 5147
  7. ^ Bazzaro, dolce vita en plein air, su artevarese.com. URL consultato il 13 gennaio 2022.
  8. ^ Gignese, su ansa.it. URL consultato il 13 gennaio 2022.
  9. ^ Bazzaro Leonardo, Prayer (in Chioggia) – Prayer – For the Unfortunate Shipwrecked, su artgate-cariplo.it. URL consultato il 18 gennaio 2022.
  10. ^ Ars et labor: rivista mensile illustrata Ars et Labor, Ricordi, 1906, pp. 744
  11. ^ a b c Leonardo Bazzaro in mostra a Milano, su ilgiornale.it. URL consultato il 13 gennaio 2022.
  12. ^ BAZZARO, Leonardo, su treccani.it. URL consultato il 18 gennaio 2022.
  13. ^ Gignese e la sua storia, su vocidipaese.info. URL consultato il 13 gennaio 2022.
  14. ^ Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente. Leonardo Bazzaro, pittore. Mostra postuma, Milano, 1939
  15. ^ Leonardo Bazzaro in mostra a Milano, su ilgiornale.it. URL consultato il 18 gennaio 2022.
  16. ^ Leonardo Bazzaro: lagune venete e montagne valdostane al Museo Archeologico, su nautilus.tv. URL consultato il 14 gennaio 2022.
  17. ^ Tra i fiori, su galleriagiannoni.it. URL consultato il 13 gennaio 2022.
  18. ^ La maldicenza, su galleriagiannoni.it. URL consultato il 13 gennaio 2022.
  19. ^ Chioggia, su galleriagiannoni.it. URL consultato il 13 gennaio 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Nicodemi, In memoria di Leonardo Bazzaro, Casa d'Arte Ariel, Milano, 1938.
  • Sergio Rebora, Leonardo Bazzaro, Edizione dei Soncini, Soncino, 1997.
  • Francesco Maspes, Enzo Savoia, Leonardo Bazzaro. Catalogo ragionato delle opere, Antiga Edizioni, Crocetta del Montello (TV), 2011.
  • E. Chiodini, Leonardo Bazzaro. Una vita per la pittura, in F.L. Maspes, E. Savoia, Leonardo Bazzaro. Catalogo generale delle opere, Antiga Edizioni, Crocetta del Montello (TV), 2011.
  • Stefano Bosi, Leonardo Bazzaro. Un protagonista dell'Ottocento lombardo. Cenni biografici, in Leonardo Bazzaro e i grandi maestri del Naturalismo lombardo, catalogo della mostra, a cura di E. Savoia, Bottegantica, Milano, 2011.
  • Paola Segramora Rivolta, Da Canova a Boccioni. Le collezioni della Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo, Skira, Milano, 2011.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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