Uberto Dell'Orto

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Uberto Dell'Orto

Uberto Dell'Orto (Milano, 6 gennaio 1848Milano, 29 novembre 1895) è stato un pittore e incisore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Uberto Dell'Orto nacque a Milano, in Contrada dei Bossi,[1] il 6 gennaio 1848 da Rosalinda Gavazzi e da Giuseppe Dell'Orto, in una famiglia borghese piuttosto agiata. Rimasto orfano di ambedue i genitori quando non aveva ancora sette anni, nella sua fanciullezza egli venne tenuto a balia insieme al fratello Enrico dagli zii materni, che lo accompagnarono a Tremezzo al collegio Longhi, ove seguì un brillante e ragguardevole iter scolastico. Passò quindi al Ginnasio di Brera, dove ampliò la propria cultura figurativa, per poi iscriversi al corso di Matematiche Pure dell'università di Pavia, che lasciò per quella di Bologna, dove nel 1871 conseguì la laurea in ingegneria.[2] Nel frattempo, si recò ripetutamente nel Bergamasco, la cui quiete idilliaca gli ispirò il gusto per il paesaggio.[1]

Ben presto, tuttavia, Dell'Orto notò come egli non si trovasse a proprio agio negli studi d'ingegneria, e di come preferisse dedicarsi al disegno, che sviluppò seguendo la scuola di Giovanni Battista Lelli, che conobbe al Ginnasio di Brera[3]; successivamente divenne allievo di Eleuterio Pagliano, «gloria milanese» (come lo definì Raffaello Barbiera) dal fervente talento artistico.[4] Di lì a poco venne pure ammesso alla scuola serale di nudo presso l'Accademia di Brera, e a quella di costume alla Famiglia Artistica.[2]

Sempre a Milano, nel 1880 aprì uno studio artistico presso via Agnelli; qui lavorò instancabilmente, alternando il lavoro in studio a lunghi ed intensi viaggi presso località marine o montane, dove si dilettò nella rappresentazione di paesaggi naturali. Si recò in Sicilia, a Napoli e all'isola di Capri, spingendosi fino in Egitto: questi viaggi erano dovuti al suo desiderio di trasporre i colori vivaci e sgargianti del Mediterraneo ai suoi paesaggi montani, da lui prediletti.[5] Frattanto, nonostante gli sporadici dileggi della critica (dovuti alla sua indole solitaria), ebbe fama e riconoscimenti internazionali: nel 1885 fu nominato socio onorario dell'Accademia di Brera, della quale fu eletto a consigliere nel 1895.[1] Questo si trattò tuttavia di un anno assai funesto per Dell'Orto: la sua salute, già declinante anni addietro (nel 1875 si ammalò di vertigini e nevrosi), si fece infatti ancora più malandata. Infine, Uberto Dell'Orto spirò l'11 novembre 1895 nel suo appartamento di Milano, appena quarantasettenne, per edema polmonare acuto accompagnato da insufficienza cardiaca.[3] Dell'Orto fu sinceramente pianto dai suoi contemporanei; già un anno dopo la sua morte, nel 1896, si raccolsero nelle sale della Permanente ben 154 suoi dipinti, acquistati dalle personalità più illustri, quali Vittorio Emanuele II, il ministero della pubblica istruzione e diverse famiglie dell'aristocrazia lombarda.[2]

Stile pittorico[modifica | modifica wikitesto]

Riva di Malgrate, 1885, olio su tela, 51x95 cm
Al sole, 1887, olio su tela, 75x110 cm

L'amore per il paesaggio traspare già nei primi disegni scolastici del Dell'Orto. Quest'ultimi, seppure influenzati dal Lelli, scaturivano comunque da una personale analisi del vero: durante le vacanze estive, infatti, l'artista aveva occasione di disegnare sempre meglio scorci rurali o elementi naturali quali foglie, tronchi, acque, paesaggi, spesso riportati in timide gradazioni chiaroscurali.[3]

Abbandonati i connotati bozzettistici, la sua pittura iniziò finalmente a presentare una «robustezza compositiva» ed una notevole «raffinatezza cromatica».[3] Infatti, fu in questi anni che Dell'Orto iniziò a discostarsi dalle esecuzioni realiste del paesaggio, preferendo infondere sulla tela le sensazioni e le emozioni che tale osservazione generava in lui. Il suo stile, pur non presentando toni impressionisti o divisionisti, è infatti pregno di «vibrazioni luminose»: l'artista riuscì a «semplificare i volumi e ridurre moltissimo gli effetti chiaroscurali».[2] Per questo motivo, Dell'Orto è uno dei maggiori rappresentanti del Naturalismo lombardo:

«[Dell'Orto] è a buon diritto ricordato fra i naturalisti lombardi del secondo Ottocento, che, a partire da Mosè Bianchi, abbandonarono le chiuse aule accademiche e uscirono all'aperto per studiare direttamente la natura, e costituirono una corrente moderatamente ma autenticamente verista che andò ad affiancarsi, seppure in tono minore sul piano della qualità artistica, alle contemporanee esperienze napoletane e toscane»

(Alessandra Pino Adami[2])

Sebbene sia ricordato principalmente per i suoi paesaggi, Dell'Orto è stato anche un discreto incisore e ritrattista. I ritratti, non molto numerosi, erano più dettagliati e rifiniti e - per questo motivo - erano assai apprezzati dai committenti; nelle sporadiche incisioni dipinse paesaggi e soggetti di genere, con uno stile che richiama inequivocabilmente l'atmosfera della Scapigliatura. Eseguì anche un'opera di grande respiro ornamentale: si tratta della decorazione di una lunetta della Società Patriottica di Milano, raffigurante Cerere.[2]

L'uomo Dell'Orto[modifica | modifica wikitesto]

Lo scrittore Raffaele Calzini offre un ritratto caratteriale assai dettagliato di Uberto Dell'Orto, delineandone anche i principali tratti fisiognomici:[3]

«[...] di animo estremamente mite e dolcissimo, con un'aria sempre un po' timida e corrucciata, come se la nostalgia delle montagne velasse il suo spirito, la barba e la capigliatura arruffata e corta, la sprezzante semplicità dell'abito, l'aggrottare delle sopracciglia per la miopia, trasformavano in apparente sdegnosità quella sua innata malinconia»

(Raffaele Calzini)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Guerini, p. 19.
  2. ^ a b c d e f Adami.
  3. ^ a b c d e Guerini, p. 20.
  4. ^ Querci.
  5. ^ Tipografia Capriolo e Massimino, p. 78.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandra Pino Adami, DELL'ORTO, Uberto, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 38, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1998. URL consultato il 24 aprile 2016.
  • Ivan Guerini, Il trono remoto: storia esplorativa del Sasso Manduino e del Pizzo di Prata, 2015, ISBN 8895293061.
  • Eugenia Querci, PAGLIANO, Eleuterio, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 80, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014. URL consultato il 24 aprile 2016.
  • Società per le belle arti, La Pittura lombarda nel secolo XIX, Tipografia Capriolo e Massimino, 1900.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN67270028 · ISNI (EN0000 0000 6678 454X · Europeana agent/base/138139 · LCCN (ENnr93032948 · GND (DE119171694 · ULAN (EN500013835 · BAV (EN495/120064 · WorldCat Identities (ENlccn-nr93032948