Strategia del ragno

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Strategia del ragno
Giuliobrogi.jpg
Giulio Brogi
Paese di produzioneItalia
Anno1970
Durata110 min
Generedrammatico
RegiaBernardo Bertolucci
SoggettoTema del traditore e dell'eroe, racconto di Jorge Luis Borges
SceneggiaturaBernardo Bertolucci, Marilù Parolini, Eduardo de Gregorio
Casa di produzioneRed Film Rai
Distribuzione (Italia)Indipendenti Regionali
FotografiaVittorio Storaro, Franco Di Giacomo
MontaggioRoberto Perpignani
Musichepezzi di repertorio di Giuseppe Verdi e la canzone Come un fior (Il conformista) di Mina/Martelli eseguita da Mina
ScenografiaMaria Paola Maino
CostumiMaria Paola Maino
Interpreti e personaggi
Premi

Strategia del ragno è un film del 1970 diretto da Bernardo Bertolucci. Il film fu prodotto dalla Rai; presentato al Festival di Venezia e trasmesso in televisione nell'ottobre 1970, fu in seguito distribuito sporadicamente nei circuiti d'essai nel 1973. Il film si ispira liberamente a un racconto di Jorge Luis Borges, Tema del traditore e dell'eroe.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Athos Magnani è il figlio trentacinquenne di un eroe della Resistenza dallo stesso nome e a lui somigliantissimo, ucciso, secondo una leggenda, dai fascisti nel 1936. Proveniente da Milano, Athos scende alla stazione della città paterna, Tara, luogo immaginario nel parmense. Vi è stato chiamato dall'amante del padre, Draifa, con il compito di fare luce sull'assassinio mai chiarito dell'uomo. Tara vive nel culto dell'eroe antifascista: una via, un monumento e un circolo culturale sono dedicati a lui. Ma all'arrivo del figlio gli abitanti mostrano ostilità nei confronti delle sue ricerche. Un colloquio con tre vecchi amici del padre fa scoprire ad Athos che l'uomo aveva ordito un attentato a Mussolini nel teatro della città, in occasione della prima del Rigoletto.

Anziché il duce, era morto l'attentatore: qualcuno aveva tradito. Ma il giovane non crede alla versione degli amici del padre. Le evocazioni di Draifa, infatti, profilano un Athos esposto all'incertezza e alla paura dell'azione. Dibattuto se restare a Tara o partire dalla città, che gli appare sempre più minacciosa ed opprimente, il giovane ode le note del Rigoletto ed entra nel teatro: qui scopre finalmente la verità. Il padre aveva tradito per paura, ma aveva anche indotto gli amici ad ucciderlo per imporne la leggenda affinché la città avesse un eroe come modello per le future generazioni.

Athos è sconvolto dalla scoperta e si trova sul punto di rivelare a tutti la verità durante un discorso commemorativo della figura di suo padre; durante il discorso, si rende conto che il padre aveva previsto tutto, e che aveva tradito per farsi uccidere e diventare un eroe. Athos decide di tacere e di lasciare Tara per sempre. Recatosi nella stazione deserta del paese, l'altoparlante annuncia ritardi sempre maggiori del treno. L'erba ricopre le rotaie arrugginite: da lungo tempo nessun treno è più passato per Tara.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Le tavole dei titoli di testa sono del pittore Antonio Ligabue.
  • Il nome di Tara è tratto dall'omonima tenuta agricola del romanzo e film Via col vento[1].

Luoghi[modifica | modifica wikitesto]

Parte nelle riprese si sono svolte a Sabbioneta (chiamata nel film Tara), Pomponesco e a Brescello (la stazione ferroviaria).[2] e a Fidenza (nel Teatro Comunale Magnani)

Critica[modifica | modifica wikitesto]

... un puzzle di menzogna e verità... in linea col cinema d'autore di quegli anni... agganci psicoanalitici... Riuscito l'incrocio tra il realismo della prima parte e il surrealismo della seconda. **½ [3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fernaldo Di Giammatteo - Dizionario del cinema italiano
  2. ^ Le location esatte di "Strategia del ragno"
  3. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei film, ed. 1994.

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