La mia generazione

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La mia generazione
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1996
Durata95 min
Generedrammatico
RegiaWilma Labate
SoggettoPaolo Lapponi, Giosi Mancini, Andrea Leoni, Francesca Marciano
SceneggiaturaWilma Labate, Paolo Lapponi, Andrea Leoni, Sandro Petraglia
ProduttoreMaurizio Tini
Casa di produzioneCompact, Rai, Dania Film
Distribuzione in italianoWarner Bros. Italia
FotografiaAlessandro Pesci
MontaggioEnzo Meniconi
MusicheNicola Piovani
ScenografiaMarta Maffucci
CostumiMetella Raboni
Interpreti e personaggi

La mia generazione è un film del 1996 diretto da Wilma Labate.

È stato il film proposto dall'Italia come miglior film straniero ai premi Oscar 1997, senza venire candidato.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

1983. Claudio Braccio, un terrorista di estrema sinistra condannato a trent'anni di reclusione per essersi rifiutato di rivelare il colpevole di un omicidio commesso dal suo gruppo, viene improvvisamente prelevato dal carcere siciliano dove si trova da quattro anni in regime speciale e caricato su un furgone blindato diretto a Milano. Il motivo è per fargli visitare la compagna Giulia, che non vede da tre anni, come gli spiega il capitano dei carabinieri che lo scortano, un uomo accomodante e colto con cui passa il tempo durante il viaggio in sporadiche schermaglie ideologiche sul periodo della lotta armata, ormai fallita.

Mentre percorre lo Stivale, il furgone si ritrova ad ospitare un altro detenuto "di strada", il criminale comune Concilio, a causa di un blocco del traffico ferroviario provocato da una manifestazione contro la disoccupazione. I suoi modi fanno da contraltare a quelli di Braccio, chiuso in sé stesso e interessato solamente rivedere Giulia e il mondo fuori dalla prigione.

Alle porte di Milano, il convoglio si ferma e il capitano rivela a Braccio la verità: non c'è nessun trasferimento ad attenderlo, era tutta una promessa inventata ad arte da un colonnello dei carabinieri di cui è un emissario, un sotterfugio psicologico per indurlo a collaborare con la giustizia. Ora si trova davanti a una scelta: rivelare il nome dell'ex compagno e la posizione del loro deposito d'armi, e quindi venire trasferito a San Vittore con la possibilità di fissare per il giorno stesso una visita con Giulia ottenendo anche una riduzione della pena, o tornare a scontare nella lontana Sicilia tutti gli anni che gli restano.

Combattuto, Braccio finisce per rifiutare l'offerta e risale sul furgone, che comincia quindi il viaggio di ritorno.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato concepito da Paolo Lapponi e Andrea Leoni, due membri delle Unità Comuniste Combattenti condannati per costituzione di banda armata nel 1982 rispettivamente a 24 e 30 anni,[1][2] e dalle loro partner Giosi Mancini e Francesca Marciano[3] durante la detenzione dei due negli anni ottanta (durata, dopo diversi appelli, 6 anni e scontata a Poggioreale, Rebibbia, Termini Imerese e Trani).[4]

Silvio Orlando originariamente avrebbe voluto interpretare Braccio, ma poi ha preferito rinunciarvi, temendo che «il suo modo di essere, di recitare "troppo umano" [...] avrebbe potuto sbilanciare il film dalla parte degli ex terroristi».[5]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato presentato in anteprima il 1º settembre 1996 alla 53ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, durante la Settimana del cinema italiano.[6][7] È stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane da Warner Bros. Italia a partire dal 20 settembre 1996.[3]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha incassato in Italia 1 320 926 000 lire.[8] Al termine del suo primo weekend di programmazione, si è classificato 7º con 129 milioni d'incasso, dietro a Vesna va veloce.[9][10]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Franco Scottoni, Roma, a pentiti e dissociati durissime condanne in Assise (PDF), in La Repubblica, 24 novembre 1982, p. 10. URL consultato il 7 aprile 2021.
  2. ^ Franco Scottoni, Ricorso e proteste, sul caso Leoni sentenza ingiusta, in La Repubblica, 1º luglio 1984, p. 12. URL consultato il 7 aprile 2021.
  3. ^ a b Antonio Tricomi, Nel furgone blindato per capire l'Italia, in La Repubblica, 18 agosto 1996, p. 30. URL consultato il 7 aprile 2021.
  4. ^ Natalia Aspesi, Terrorismo, un successo da star, in La Repubblica, 2 settembre 1996, p. 23. URL consultato il 7 aprile 2021.
  5. ^ Silvana Mazzocchi, 'Così il sogno finì in massacro', in La Repubblica, 13 settembre 1996, p. 21. URL consultato il 7 aprile 2021.
  6. ^ Il programma, in La Repubblica, 1º settembre 1996, p. 32. URL consultato il 7 aprile 2021.
  7. ^ La mia generazione, su Archivio storico delle arti contemporanee, Biennale di Venezia. URL consultato il 7 aprile 2021.
  8. ^ Enrico Lancia, Dizionario del cinema italiano: I film. Vol. 6/1: Dal 1990 al 2000. M-Z., Roma, Gremese, 2001, p. 34, ISBN 88-8440-137-2.
  9. ^ Con 'Mission Impossible' Tom Cruise supera la bella Demi, in La Repubblica, 25 settembre 1996, p. 30. URL consultato il 7 aprile 2021.
  10. ^ Cruise sbanca il botteghino, in La Stampa, 17 settembre 1996, p. 27. URL consultato il 7 aprile 2021.
  11. ^ 'I carciofi...' trionfa ad Annecy, in La Repubblica, 8 dicembre 1996, p. 32. URL consultato il 7 aprile 2021.
  12. ^ Maria Pia Fusco, Una Grolla divisa in due, in La Repubblica, 27 ottobre 1996, p. 32. URL consultato il 7 aprile 2021.
  13. ^ «Grolle d'oro», i nomi dei candidati al premio, in La Stampa, 26 ottobre 1996, p. 46. URL consultato il 7 aprile 2021.
  14. ^ Silvia Fumarola, 'Nirvana' e 'Tregua' record di David, in La Repubblica, 8 aprile 1997, p. 37. URL consultato il 7 aprile 2021.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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