La chiave di Sara

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La chiave di Sara
La chiave di Sara.png
Kristin Scott Thomas in una scena del film
Titolo originaleElle s'appelait Sarah
Lingua originalefrancese, inglese
Paese di produzioneFrancia
Anno2010
Durata98 minuti
Rapporto2,35:1
Generedrammatico, storico
RegiaGilles Paquet-Brenner
SoggettoTatiana de Rosnay
SceneggiaturaSerge Joncour, Gilles Paquet-Brenner
ProduttoreStéphane Marsil, Clément Sentilhes
Produttore esecutivoGaetan Rousseau
Casa di produzioneHugo Productions
Studio 37
TF1
France 2 Cinéma
Canal+
TPS Star
France Télévisions
Distribuzione in italianoLucky Red
FotografiaPascal Ridao
MontaggioHervé Schneid
Effetti specialiRodolphe Chabrier Mac Guff Ligne
MusicheMax Richter
ScenografiaFrançoise Dupertuis
CostumiEric Perron
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La chiave di Sara (Elle s'appelait Sarah) è un film del 2010 diretto da Gilles Paquet-Brenner. Tratto dall'omonimo romanzo di Tatiana de Rosnay e interpretato da Kristin Scott Thomas e dalla "bimba-prodigio" Mélusine Mayance,[1] affronta un episodio poco noto della Shoah durante l'occupazione nazista di Parigi: il rastrellamento del Velodromo d'Inverno.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Parigi, 16 e 17 luglio 1942. Durante il Rastrellamento del Velodromo d'Inverno, che porta all'arresto e alla deportazione di migliaia di ebrei parigini, viene catturata anche la famiglia di Sarah Starzynski. La bambina però riesce a nascondere il fratello minore Michelle in un armadio a muro, chiudendolo dentro a chiave e facendogli promettere di aspettare il suo ritorno, pensando così di poterlo salvare dal rastrellamento.

Parigi, ai giorni nostri. Julia Jarmond è una giornalista statunitense, residente da anni nella capitale francese. Sposata con un architetto Bertrand Tézac, ha una figlia adolescente, Zoe. Il caporedattore della rivista per la quale lavora le affida un articolo sui fatti del Rastrellamento del Velodromo d'Inverno, dei quali si era già occupata precedentemente per un'altra rivista.

Julia inizia così le ricerche, scoprendo che la casa dei suoi suoceri al numero 36 di Rue de Saintonge, nella quale sta per trasferirsi, era appartenuta a una famiglia di ebrei deportati proprio durante il Rastrellamento dei 16 e 17 luglio 1942. I coniugi Starzynski risultano essere morti ad Auschwitz, mentre dei due figli non c'è traccia in nessun documento relativo alle deportazioni e ai morti nei campi. Turbata dalla notizia, inizierà a fare ricerche, che la condurranno alla vita di Sarah, che nel film viene raccontata con numerosi flashback: la bambina dopo essere stata rinchiusa nel Velodromo per alcuni giorni, sarà portata in un campo di transizione dal quale riuscirà a scappare aiutata da una guardia insieme a una amica. Le due bambine troveranno rifugio in una fattoria, ma poco dopo l'amica di Sarah morirà nella casa di due anziani che le hanno protette. Infine, grazie alla stessa coppia di anziani, riuscirà a tornare a Parigi dal fratello, anche se ormai è troppo tardi per salvarlo, essendo il bimbo ormai già morto nell'armadio da giorni.

Julia, che scopre di essere incinta e che contrariamente al marito desidera non abortire, inizierà la ricerca della donna, nel tentativo di scoprire se è ancora viva e sapere cosa le è successo dopo la fine della guerra.

Viaggiando da un posto all'altro per scoprire i discendenti di Sarah, trovando un unico discendente di nome William (a Firenze) ignaro di tutto, della vera ragione della morte della mamma; del suo vero cognome ; del passato oscuro di Sarah, morta per suicidio dovuto alla profonda tristezza che provava. Julia così decide di incontrare William a Firenze ma l’uomo scioccato e incredulo per il passato della madre decide di non ascoltare più la storia “non vera” e di non essere più contattato da Julia. Dispiaciuta e triste per l’accaduto Julia torna a Parigi cercando di riaggiustare le cose con il marito ma allo stesso tempo voltando pagina e non trasferirsi nell’appartamento con la famiglia e tenendo il bambino che tanto desiderava. Nel frattempo William va a trovare il padre morente cercando di trovare delle risposte. William confuso vuole la verità e il padre gli confessa tutto: la storia di Sarah è vera. Gli racconta il passato della madre, dell’incidente che poi si rivelerà un suicidio, della forte paura di Sarah che, dopo la nascita del figlio, l’ha battezzato subito per non temere della sua vita se visto come un Ebreo. Sarah infatti dopo aver scoperto il fratello morto dentro l’armadio non era più la stessa. Qualcosa in lei si spense e si incolpó per non essere riuscita a salvare il fratellino. Infine il padre dà al figlio tutte le testimonianze lasciate dalla madre, tra cui un diario scritto da piccola, con all’interno la chiave.

Passano due anni: Julia ormai divorziata dal marito, si è trasferita da un anno con la figlia maggiore che studia al College e l’altra figlia di ormai due anni a New York. Viene contattata da William, in colpa per essersi comportato in modo scortese con Julia. Passano la giornata nel bar preferito da Sarah per poter mettere chiarezza sul suo passato. William ringrazia Julia per avergli fatto scoprire la verità sul passato di sua madre e di aver aiutato suo padre ad andarsene senza più tenere quel dolore che portava da anni.

Julia presenta la figlia a William, quest’ultimo crede che la bambina si chiami Lucy, ma in realtà era il nome del suo pupazzo. Lei si chiama Sarah e William si commuove consolato da Julia, che fa presagire un nuovo inizio insieme, e che soprattutto quella storia potrà essere raccontata da generazioni e mai dimenticata.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

È stato presentato in anteprima al Toronto International Film Festival il 16 settembre 2010 e poi distribuito in Francia il 13 ottobre dello stesso anno.[2] È uscito nelle sale cinematografiche statunitensi il 22 luglio 2011 e nelle sale italiane il 13 gennaio 2012.[2]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «Notevole l'interpretazione della bimba-prodigio Mélusine Mayance, "scoperta" di François Ozon.» Da Roberto Nepoti, "La Shoah raccontata con gli occhi di una ragazzina", su la Repubblica del 13 gennaio 2012.
  2. ^ a b Scheda Date di uscita, imdb.com, 22 gennaio 2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]