Galleria Mazzini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimia galleria di Milano, vedi Galleria Mazzini (Milano).
Galleria Mazzini
Galleria Mazzini.jpg
Galleria Mazzini in direzione di Piazza Corvetto
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLiguria
LocalitàGenova
IndirizzoPiazza Giorgio Labo
Largo Eros Lanfranco
Via Roma
Via Ceba
Coordinate44°24′31.75″N 8°56′10.33″E / 44.408819°N 8.936203°E44.408819; 8.936203Coordinate: 44°24′31.75″N 8°56′10.33″E / 44.408819°N 8.936203°E44.408819; 8.936203
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1870-1880
UsoGalleria commerciale
Altezza19 m

La Galleria Giuseppe Mazzini è una galleria commerciale coperta situata nel centro di Genova, in prossimità del Teatro Carlo Felice e di piazza De Ferrari.

Intitolata al patriota Giuseppe Mazzini, corre parallela a via Roma, assieme alla quale fu costruita fra il 1870 e il 1880 sull'esempio dei famosi passages di Parigi e della milanese Galleria Vittorio Emanuele II, cui si ispirò. È uno degli esempi della cosiddetta architettura del ferro.

Meta dello struscio pomeridiano per una veloce pizza o un aperitivo, a marzo e aprile (periodo pasquale) e a dicembre (approssimativamente dal 7 al 24) è sede dal 1926 della Fiera del libro, creata dai vecchi bancarellisti Michele Amilcare Tolozzi, Giacomo Bertoni, Italo Muccini, Libera Traverso. Inoltre, ogni quarto mercoledì e giovedì del mese, si svolge la Fiera dell'antiquariato.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Realizzazione e inaugurazione[modifica | modifica wikitesto]

Galleria Mazzini fotografata da Alfred Noack prima del 1890
Galleria Mazzini nel 2012
Le cupole vetrati facente parte della copertura di Galleria Mazzini
Mosaico di Galleria Mazzini

La Galleria fu costruita a seguito dell'apertura del secondo tratto di via Assarotti, arteria che fu realizzata in due tempi: un primo asse viario dal 1853 e un secondo successivamente, più a valle, corrispondente all'attuale via Roma.

Terminato il primo rettilineo di via Assarotti negli anni 1850, in attuazione del piano urbanistico del Barabino del 1825, lo si completava con una seconda via a valle che ne prolungava il rettifilo entrando nel cuore della città vecchia, terminando nella piazza San Domenico (nome mutato negli anni 1870 in Piazza De Ferrari).

Per eseguire questo secondo tratto di via Assarotti si sbancò parte della collina di Piccapietra. Inoltre, partendo alle spalle del Teatro Carlo Felice (il Teatro dell'Opera, progettato da Carlo Barabino e terminato nel 1828), subito sul retro di questo si demolirono: la chiesa e il convento di San Sebastiano, il conservatorio di San Giuseppe, l'oratorio di San Giacomo delle Fucine,[1] quanto rimaneva del convento di San Domenico. I fratelli Bonino assunsero l'esecuzione dei lavori il 25 luglio 1871. Il progetto divenne definitivo nonostante i tentativi di deviare il percorso rettilineo con lo scopo di salvare l'antica chiesa di San Sebastiano (la proposta di salvare il complesso monumentale con una deviazione curvilinea della strada era patrocinata dal gruppo di artisti, architetti e restauratori cui facevano parte Maurizio Dufour e Alfredo d'Andrade). Oltre ai conventi fu demolito anche un tratto dell'acquedotto civico medioevale che, correndo sul percorso delle Mura del Barbarossa, attraversava la salita di Santa Caterina[2].

Sul fronte posteriore dei palazzi di questo secondo tratto di via Assarotti-via Roma si previde una seconda fila di palazzi con inframmezzata una sontuosa galleria di passaggio con una copertura vetrata: Galleria Mazzini. Con regio decreto del 26 luglio 1874[senza fonte] si proclamarono di pubblica utilità questi secondi lavori che portarono all'apertura della Galleria Mazzini. Quanto all'intitolazione, la si imponeva superando le contestazioni contrarie al nome dell'esule da parte del partito cattolico.

I lavori per la Galleria Mazzini iniziavano dunque il 26 luglio 1874 per terminare nel 1876 con la posa degli arredi di bronzo, fatti fondere a Berlino: sotto la cupola, i quattro Giano (Giano Bifronte, divinità antico romana simbolo di Genova) angolari di bronzo dorato, e sotto a questi i quattro lampadari in bronzo con lo stemma di Genova.

Fra Ottocento e Novecento[modifica | modifica wikitesto]

La Genova del tempo visse l'inaugurazione come un grande avvenimento grazie alle vetrate scintillanti, ai lampadari in bronzo e alle grandi cupole in vetro attraverso le quali la galleria riceveva l'illuminazione naturale.

Considerata sfarzosa e lussuosa, Galleria Mazzini diventò luogo di ritrovo di intellettuali e personalità illustri nell'Ottocento, con i suoi locali ricercati ed eleganti.

La riapertura del teatro Carlo Felice[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Teatro Carlo Felice.

Il vuoto lasciato dal Teatro Carlo Felice a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale e della demolizione per le fondazioni del nuovo Teatro, i cui tempi di progettazione si protrassero sino agli anni 1980, oscurò per un periodo il ruolo di Galleria Mazzini. Il teatro venne ricostruito su progetto di Aldo Rossi e Ignazio Gardella nel 1992. La sua riapertura negli anni novanta diede nuova vitalità alla Galleria Mazzini.

La ripavimentazione[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio degli anni 1990, in occasione del rinnovo degli edifici e degli angoli principali della città per l'Expo del 1992, il selciato della Galleria Mazzini fu rifatto, rimuovendo le originarie lastre di pietra degli anni 1870 e sostituendole con altre di cementi compressi di moderna composizione dalla superficie lucidata.

Le precedenti lastre vennero donate dall'allora sindaco di Genova Romano Merlo (sindaco dal 2 agosto 1990 - 3 dicembre 1992), al Comune di Pontremoli, che le utilizzò per ripavimentare con pietre d'epoca le due piazze principali nel centro storico.

In occasione della riunione del G8 tenutasi a Genova nel 2001, la pavimentazione di Galleria Mazzini è stata arricchita con l'inserimento, in coincidenza delle cupole vetrate, di quattro grandi mosaici ottagonali in marmo e ottone lucidati, realizzati dal maestro d'arte Lino Reduzzi su bozzetti di Francesco Somaini.[3]

Locali storici di Galleria Mazzini[modifica | modifica wikitesto]

Galleria Mazzini, ingresso da via Roma

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riccardo Navone, Viaggio nei caruggi. Edicole votive, pietre e portali, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2007 ISBN 978-88-7563-334-9, p. 130
  2. ^ Riccardo Navone, Viaggio nei caruggi. Edicole votive, pietre e portali, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2007 ISBN 978-88-7563-334-9, p. 317
  3. ^ Studio Reduzzi, Galleria Mazzini, Genova
  4. ^ Gog. Giovane Orchestra Genovese di Genova: stagione teatrale 2012 - 2013, orari, prenotazione biglietti, storia del Gog. Giovane Orchestra Genovese a Genova

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bibliografia su Genova.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Approfondimento, su ww1.zenazone.it. URL consultato il 17 gennaio 2006 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  • La Galleria Mazzini di un tempo, su genovacards.com. URL consultato il 2 luglio 2006 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2007).
Genova Portale Genova: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Genova