Cieco (anatomia)

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Cieco
Cieco(anatomia).png
Schema dell'intestino crasso, in rosso è evidenziato il cieco (si noti la valvola ileociecale che lo mette in comunicazione con l'ileo e in basso l'appendice vermiforme.
Digestive appareil-it.svg
Apparato digerente umano
Anatomia del Gray(EN) Pagina 1177
Nome latinocaecum
SistemaSistema digerente
Identificatori
MeSHA03.556.124.526.209
TAA05.7.02.001
FMA14541

Il cieco, cecum o caecum (lat. intestinum caecum) è la porzione iniziale dell'intestino crasso e corrisponde al tratto situato al di sotto della giunzione ileociecale.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

L'intestino cieco presenta la forma di una ampolla, che si trova sotto il colon destro ascendente, nella regione inguinale destra.

Il cieco, come gli altri segmenti del crasso, è percorso da tre tenie, una sulla faccia anteriore, le altre due sulla posteriore; la sua parete esterna presenta solchi trasversi e gibbosità che corrispondono a pieghe semilunari e tasche emisferiche all'esterno.[1]

Il cieco si trova sul piano che collega l'ombelico alla spina iliaca superiore anteriore di destra: diviso in tre parti esso è il punto che divide il primo terzo con il secondo. Il piano di separazione tra cieco e colon ascendente è un piano passante per il labbro superiore della valvola ileociecale. Vi è uno sfintere funzionale detto sfintere del Busi.

Mentre il cieco è di solito intraperitoneale, il colon ascendente è retroperitoneale.

Dalla faccia mediale del cieco si distacca l'appendice vermiforme, ormai ciò che resta di uno stomaco antico. A volte essa si può infiammare causando dolore e necessitandone l'asporto.

Il cieco viene rifornito di sangue dall'arteria cecale anteriore e posteriore, derivate dall'arteria ileocecale. Il sangue venoso refluisce nella vena mesenterica superiore.

Patologia[modifica | modifica wikitesto]

La tifilite è l'infiammazione dell'intestino cieco, che può essere dovuta a numerose cause quali tifo, tubercolosi, morbo di Crohn. Segni e sintomi di tiflite possono includere diarrea, addome dilatato, febbre, brividi, nausea, vomito e dolori addominali.[2] Il tumore carcinoide cecale è un tipo di tumore carcinoide del cieco.

Anatomia comparata[modifica | modifica wikitesto]

Il cieco è presente nella maggior parte delle specie di amnioti e dipnoi, mentre è assente negli anfibi. Nei rettili è di solito una singola struttura mediana, derivante dal lato dorsale dell'intestino crasso. Gli uccelli in genere hanno due ciechi accoppiati, caratteristica presente anche nei mammiferi iraci.[3] I pappagalli non hanno il cieco.[4]

L'intestino cieco dei mammiferi presenta notevoli variazioni di forma, dimensione e funzione a seconda delle specie. Per ciò che riguarda gli animali domestici mentre il cane e il gatto presentano un cieco comparabile a quello degli esseri umani per forma e funzione.

La maggior parte dei mammiferi erbivori il cieco occupa un ruolo di primaria importanza nell'apparato gastroenterico e per questo ha dimensioni più grandi, e ospita un gran numero di batteri, utili nella disgregazione enzimatica di materiali vegetali come la cellulosa. In molte specie di erbivori, è notevolmente più largo del colon. Nel cavallo ad esempio quest'organo presenta dimensioni notevoli tanto da occupare quasi tutto il fianco destro dell'animale e in esso avvengono le reazioni fermentative che consentono di utilizzare gli alimenti vegetali introdotti con la dieta, similmente a quello che succede nel rumine dei ruminanti.

Al contrario, i carnivori, la cui dieta prevede scarse o nulle quantità di materiale vegetale, hanno un cieco ridotto, che può essere sostituito dall'appendice.[3] Le specie di mammiferi che non hanno il cieco sono i procioni, gli orsi e il panda rosso. Oltre il 99% dei batteri nella flora intestinale sono anaerobi,[5][6][7][8] ma nel cieco sono presenti alte densità di batteri aerobi.[5] Molti pesci hanno piccole tasche lungo l'intestino, chiamate ciechi pilorici, che però non sono omologhi del cieco degli amnioti e hanno il solo scopo di aumentare l'area complessiva dell'epitelio digestivo.[3] Alcuni invertebrati, come il calamaro,[9] possono avere strutture con lo stesso nome, che non hanno alcuna relazione con quelli dei vertebrati.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine deriva dal latino coecum che sta per cieco.[1]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (IT) CIECO, INTESTINO in "Enciclopedia Italiana", su www.treccani.it. URL consultato il 12 giugno 2018.
  2. ^ Typhlitis Imaging: Overview, Radiography, Computed Tomography, 30 marzo 2017. URL consultato il 12 giugno 2018.
  3. ^ a b c Romer, Alfred Sherwood, Parsons, Thomas S., The vertebrate body, 5ª ed., Filadelfia, Holt-Saunders International, 1978, pp. 353-354, ISBN 9780721676821, OCLC 60007175.
  4. ^ (EN) Mary H. Clench, The avian cecum: Update and motility review, in Journal of Experimental Zoology, vol. 283, 4‐5, pp. 93-121, DOI:10.1002/(sici)1097-010x(19990301/01)283:4/5%3C441::aid-jez13%3E3.0.co;2-8. URL consultato il 12 giugno 2018.
  5. ^ a b Francisco Guarner e Juan-R. Malagelada, Gut flora in health and disease, in Lancet (London, England), vol. 361, nº 9356, 8 febbraio 2003, pp. 512–519, DOI:10.1016/S0140-6736(03)12489-0. URL consultato il 12 giugno 2018.
  6. ^ Cynthia L. Sears, A dynamic partnership: celebrating our gut flora, in Anaerobe, vol. 11, nº 5, 2005-10, pp. 247–251, DOI:10.1016/j.anaerobe.2005.05.001. URL consultato il 12 giugno 2018.
  7. ^ Laurent Beaugerie e Jean-Claude Petit, Microbial-gut interactions in health and disease. Antibiotic-associated diarrhoea, in Best Practice & Research. Clinical Gastroenterology, vol. 18, nº 2, 2004-4, pp. 337–352, DOI:10.1016/j.bpg.2003.10.002. URL consultato il 12 giugno 2018.
  8. ^ Gayatri Vedantam e David W. Hecht, Antibiotics and anaerobes of gut origin, in Current Opinion in Microbiology, vol. 6, nº 5, 2003-10, pp. 457–461. URL consultato il 12 giugno 2018.
  9. ^ Leonard Worcester Williams, The anatomy of the common squid, Loligo pealii, Lesueur, Leiden-Holland, Library and Printing-Office late E.J. Brill, 1909. URL consultato il 12 giugno 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Peter Abrahams, Atlante del corpo umano, Milano, Amber Books, 2010.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]