Chiese di Lanciano

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Lanciano.

La Cattedrale

Le chiese di Lanciano caratterizzano il centro storico nei quattro rioni medievali Lancianovecchia, Civitanova, Sacca e Borgo, e la città nuova, con le architetture moderne. Tra le chiese storiche vi è il famoso Santuario di San Francesco che custodisce il Miracolo eucaristico.

Chiese del centro[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico di Lanciano si divide in quattro rioni, Lancianovecchia i Colle Erminio, Borgo, Civitanova e Sacca, che costituiscono due rioni uniti, separati dalla piazza del Plebiscito, dove si affaccia la cattdrale, dallo spiazzo di Largo Garibaldi o Piazza della Verdura, realizzato alla fine dell'800 sopra un burrone con fiume.

La piazza costituisce il nucleo centrale con la cattedrale della Madonna del Ponte, che cistituisce un luogo franco. Le parrocchie sono della Cattedrale, di Sant'Agostino, di Santa Maria Maggiore con San Nicola, Santa Lucia e San Francesco. L'unione pastorale delle parrocchie, di recente istituzione, è stata voluta dall'arcivescovo Monsignor Emidio Cipollone.

Quartiere Lanciano Vecchio[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale della Madonna del Ponte[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Basilica della Madonna del Ponte.

La Cattedrale, benché non faccia parte formalmente di nessuno dei quattro quartieri storici di Lanciano, è considerata parte del rione Lanciano Vecchio. Si trovava in origine nella parte periferica della città, che continuò ad esserlo sino al XVII secolo, nello spiazzo del mercato circondato ad est dalle mura di Porta Diocleziana o Santa Maria del Ponte, posta presso l'ingresso al Ponte di Diocleziano.

Prospetto della Cattedrale sulla Piazza Plebiscito

Sorge su Piazza del Plebiscito, sopra l'area dell'antico tempio di Marte. La prima edicola votiva risale al 1138, sopra il Ponte di Diocleziano, dove fu scoperta la statua omonima. La chiesa vera e propria fu costruita nel XIV secolo, assieme all'attigua chiesa dell'Annunziata. Nel 1610 fu costruita l'imponente torre campanaria, che divenne caratteristica per la campana "squilla", che suona ogni 23 dicembre in ricordo di una processione del vescovo Monsignor Paolo Tasso verso la chiesa dell'Iconicella, ricordano il faticoso cammino di Maria e Giuseppe da Nazareth a Betlemme.[1] L'antico atrio o loggia pubblica (1640) scomparve nell'Ottocento, e nel 1785 iniziarono i veri e propri lavori di ampliamento e ricostruzione.[2] Si incaricava il pittore lombardo Anton Maria Porano di realizzare delle finte prospettive architettoniche; nel 1758 il nuovo arcivescovo Giacomo Leto aveva provveduto a sostituire la precedente cona della Madonna con una nuova, in marmo, eseguita dal marmorano napoletano Crescenzio Trinchese. L'altare in marmo fu dei fratelli Felice e Loreto Di Cicco (1793 di Pescocostanzo.

Interno della Cattedrale

Durante i primi lavori di ampliamento settecentesco, su progetto di Carlo Fantoni (1771-78), con perfezionamenti di Nicola Santoro, fu coperta con volte la copertura del soffitto in origine a capriate lignee, demolendo il transetto, sostituita sulla sommità da una cupola a tamburo. Dell'originale transetto a incasso rimane solo la Cappella del Sacramento. Gli altari a dossale, sono scanditi nella navata unica da colonne binate, tra le quali sono collocate statue colossali di tre santi e un profeta, opera di Giacinto Diano. Compiuti gli adeguamenti strutturali, gli stucchi furono affidato ad Alessandro Terzani, che dette un tocco di classicismo ottocentesco alla cattedrale, Il corredo pittorico fu apportato dal Diano nel 1794 circa, mentre la facciata fu affidata ad Eugenio Michitelli, che ci lavorò dal 1817 al '19, non riuscendo a completarla secondo il suo progetto, molto più monumentale, che prevedeva un rialzo sopra la balaustra sorretta dalle quattro colonne. I fianchi della cattedrale sono rinforzati da robusti bastioni che si fondono, nel lato di sinistra dalla piazza, con quelli del Ponte di Diocleziano. L'impianto è rettangolare, con abside poligonale.

Il campanile visto dal Ponte di Diocleziano

All'interno, da sinistra, si trova un dossale della Madonna col Bambino tra i Santi Andrea Avellino ed Emidio (1794) di Gaetano Gigante, che ci lavorò insieme a Giacinto Diano; nelle lunette soprastanti ai lati della finestra, stanno San Gerolamo e Sant'Agostino, le statue del 1701-1 di Giacinto Diano, con i dipinti di San Francesco di Paola del 1793 di Nicola Monti, e nelle lunette la Virtù dell'Umiltà - Virtù della Prudenza del Diano. Segue il Martirio di Santo Stefano del 1793 del Diano, e nelle lunette i Profeti Aggeo e Abacuc (1790). Nella parete laterale del presbiterio La regina di Saba e re Salomone del 1806 di Giuseppantonio Ronzi, con i Profeti Isaia e Daniele del 1790 del Diano. Nelle lunette stanno i Profeti Geremia ed Ezechiele; ai lati dell'altare maggiore che ingloba la cona della Madonna, le due tele centinate con le Virtù sono sempre attribuite al Ronzi.
Proseguendo lungo la parete di destra si trovano nella terza cappella Natività di Maria del 1792 di Giacinto Diano e nelle lunette i Profeti Michea e Abdia del 1790. Nella seconda cappella (quella del Sacramento) è collocata l’Ultima Cena del 1601 di Antonio Solaro, secondo altri di Tommaso Alessandrino. Nelle lunette troviamo la Virtù della Fortezza e la Virtù della Purezza del 1790 di Diano Conclude la sequenza la quarta cappella con la Natività i San Giovanni Battista di Donato Teodoro da Chieti.
La volta della navata è decorata con tre grandi affreschi di Giacinto Diano: Il sacrificio di Elia - Ester e Assuero - Davide mostra a Salomone il progetto del Tempio di Gerusalemme.

Chiesa di Sant'Agostino[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Sant'Agostino (Lanciano).
Prospetto di Sant'Agostino

Sorge su Larghetto D'Anniballe lungo la via dei Frentani nel quartiere Lanciano Vecchia. Fu costruita nel 1266 dopo che l'area di edificazione venne concessa nel 1244 agli agostiniani. Si hanno tracce significative della fase trecentesca di costruzione (attribuita al maestro F. Petrini), nella facciata realizzata. Il suo portale è del 1317 circa o di qualche anno più tardi. Di rilievo è anche la statua della Madonna col Bambino presso il portale ogivale, e le decorazioni a pietra trapunta di diamante della cornice ogivale, e dei motivi vegetali lungo le colonne dello strombo. Sopra la ghimberga e sui capitelli dei due stipiti troneggiano figure mostruose come leoni e grifoni; invece l'oculo del rosone differenza di quello di Santa Maria Maggiore ha una ghimberga decorata a punta di diamante con sul vertice l'aquila angioina, mentre le due connette laterali poggiano su capitelli dal motivo antropomorfo.

La torre campanaria visibile dal chiostro quadrato, decorato da archi, dell'ex convento, è uno dei migliori esempi del campanile quattrocentesco lancianese, scandito in tre settori da cornici, con finestre gotiche a bifora (lato interiore), monofore ogivali (settore medio), e finestre a tutto sesto per la cella campanaria. Quest'ultimo settore è più recente della costruzione medievale.

Le vicende quattrocentesche della chiesa sono legate al 1438, quando il frate Jacopo andò a Venezia per un pellegrinaggio alle reliquie dei Santi Simone e Giuda Taddeo Apostoli. Il frate volle riportare le reliquie con sé a Lanciano, senza chiedere il permesso del Doge, che si adirò e volle attaccare il porto della città, l'allora villaggio di San Vito, ma sbagliò e assediò la Puglia, a San Vito dei Normanni.[3] La lapide presso la cappella dentro la chiesa ricorda appunto il curioso evento e la successiva concessione di conservare le reliquie da parte del doge Foscari, per cui si costituì una confraternita. Nel '400 fu anche costruito il campanile turrito in stile tardo-gotico. L'interno della chiesa ha perso lo stile medievale, presentandosi in forme barocche, a navata unica con volte a crociera. Il monumentale altare fu indorato nel 1602 da Bernardino Altobello; è a dossale e presenta un fastigio a cimasa con impianto tripartito, scandito da colonne scanalate aggettanti; nella parte centrale è accolto un grande dipinto della Madonna in Gloria tra Angeli e i Santi Agostino, l'Arcangelo Michele e Apollonia, forse di Felice Ciccarelli di Atessa. Nel 1624 fu restaurato l'organo assieme al pulpito. Dopo la soppressione degli agostiniani, la chiesa fu ripristinata nel 1679 dal marchese di Vasto. Gli stuccatori Gerolamo Rizza e Carlo Piazzoli nel '700 abbellirono gli interni. Tra le opere monumentali il busto commemorativo del barone Gaetano Gigliani.

Cappella di San Simone e San Giuda Taddeo[modifica | modifica wikitesto]

Annessa alla chiesa di Sant'Agostino, accessibile sia dall'interno di questa chiesa, che da via dei Frentani, all'ingresso secondario, è una chiesa a sé stante, come dimostra l'impianto quadrangolare all'esterno, e a pianta centrale circolare all'interno. L'esterno mostra inoltre la cupola senza tamburo, che termina a cono, e il campanile laterale a torretta, l'accesso è molto semplice, dato da una targa commemorativa che ricorda la riapertura al culto della chiesa nel 1825 per volere di re Ferdinando II, dopo la sconsacrazione francese. L'interno è interamente ricoperto di stucchi e affreschi. La partitura a stucchi e pennacchi sarebbe del maestro lombardo Giovan Battista Gianni, attivo a Lanciano e in Abruzzo nel primo ventennio del Settecento insieme agli allievi Rizza e Piazzola, che decorarono la chiesa di Sant'Agostino. Al centro di questa cappella si trova il reliquiario della testa e del braccio di San Giuda Taddeo, apostolo di Cristo, e di San Simone Apostolo, le cui reliquie nel 1412 sarebbero state trafugate dal frate Jacopo a Venezia.
Prima del trasferimento nel Museo diocesano, la cappella conservava anche preziose statue lignee, come quella originale di Sant'Agostino e di Sant'Orsola, oggi si conservano altre statue di pregio come la Madonna della Cintura e i gonfaloni della Confraternita locale.

Chiesa di San Biagio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Biagio (Lanciano).
Chiesa di San Biagio

Si trova nella parte più a nord del quartiere Lanciano Vecchia, al termine di via dei Frentani, affacciata su Laghetto Ricci

La chiesa più antica, del 1059[4]. Nel 1096 i Conti normanni Drogone (detto Tasso, o Tassone, o Tascione) e Roberto di Loritello, due fratelli che governavano insieme l'Abruzzo adriatico, la donano al Vescovo di Chieti Rainolfo[5]; il che lascia ipotizzare che sia stata costruita dai Normanni. Nonostante le trasformazioni successive dell'interno a navata unica, la chiesa ha mantenuto l'sterno nell'originale planimetria a capanna con bastioni sui fianchi. Nel 1345 fu costruita l'imponente torre campanaria per volontà di ser Scipio arciprete di Archi. La massiccia molte in laterizio della torre si caratterizza dalle fasce marcapiano dentellate e da due bifore gotiche su ciascun lato. Vi sono tracce all'interno dell'originale decorazione in ceramica policroma. Vi è la statua medievale di San Biagio e la settecentesca Madonna dei Raccomandati di Giacomo Colombo, appartenente all'omonima confraternita lancianese, insieme alla Madonna della Consolazione del 1708. Delle sculture antiche si trova il gruppo gotico dell'Annunciazione, e il fonte battesimale in pietra a forma di conchiglia. La cripta (anticamente cappella di San Giorgio) è stata realizzata sul podio di un tempio romano, ornata da campate con colonnine cilindriche e volte a botte.

Cappella di Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Miracolo eucaristico di Offida.
Prospetto della cappella di Santa Croce
Interno della cappella di Santa Croce, il Miracolo eucaristico "de lu Frijacrìste"

Risale al 1583 per volere dell'arcivescovo Bolognini, e si trova lungo la via dei Frentani, ed è a navata unica, con facciata molto semplice ornata da timpano del portale in stile tardo-rinascimentale, con iscrizione latina. L'interno ha un dipinto della Madonna, che sovrasta il reliquiario, e una sala museale con dei documenti storici riguardanti il miracolo.

La chiesa infatti fu realizzata nella stalla dove alla fine del Duecento si verificò il cosiddetto miracolo di Ricciarella o "de lu Frijacríste", dato che la donna bruciò l'ostia, nascondendola poi nella paglia della stalla. I documenti vescovili storici riguardo al miracolo si trovano nella nicchia dietro all'altare della cappella.

Chiese distrutte o sconsacrate di Lanciano Vecchio[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa della Santissima Annunziata: si trovava in Piazza Plebiscito, accanto alla Cattedrale, nel luogo dove oggi una lapide ricorda la data di completamente nel 1412 e la demolizione nel 1819. Fu eretta sopra un tempio dedicato a Marte, esistente già dal 900 d.C., mentre nel 1032 vi presiedeva un Preposto con 9 canonici. Nel 1030 fu costruito un trono episcopale in pietra grezza, molto simile a quello della chiesa di Sant'Aspreno a Napoli; era sede vescovile già prima della chiesa di Santa Maria del Ponte, ed aveva il controllo parrocchiale su tuta la piazza e il largo delle Fiere. Nel 1031 un tal Borrello di Polone fece una donazione al preposto Dauferio, come si legge da un documento dell'archivio episcopale, segno che la chiesa gestiva le rendite del territorio, quando nel XIII secolo venne sostituita da Santa Maria del Ponte. La chiesa fu ricostruita nel 1397 perché cadente, e completata nel 1412 in stile gotico, con un bel rosone a raggiera opera di Pietro Follanari da Lanciano, e un portale ogivale, presente presso l'ingresso maggiore del Palazzo Arcivescovile. Nel 1488 ad istanza dell'Università di Lanciano, Papa Innocenzo VIII soppresse i benefici di cui godeva la chiesa, e ne aggregò le rendite all'attigua Madonna del Ponte. Ci fu un lento declino, poiché la chiesa divenne una semplice cappella per ospitare i pellegrini e i mercanti in viaggio verso il piano delle Fiere, fino alla demolizione nel 1819 per volere di Eugenio Michitelli, che si occupò della costruzione della facciata neoclassica della Cattedrale.
Torre campanaria di San Giovanni o "della Candelora" e campanile di Sant'Agostino
  • Ex convento di Santa Maria della Sanità: detto anche "San Giovanni di Dio", eretto nel XVI secolo come ospedale della Santa Casa del Ponte, si trova in via Piave, presso l'accesso ad arco (Porta Santa Maria del Ponte) al Ponte di Diocleziano. Il convento si conserva molto bene, anche se sconsacrato nel 1867, la facciata è ancora leggibile, col portale in pietra tardo romanico ad arco a tutto sesto con iscrizione, e cassa laterale per la ricevuta delle offerte, mentre l'accesso dell'ex monastero, oggi struttura residenziale, è sempre ad arco a tutto sesto in pietra. Il vano rettangolare prima dell'accesso vero e proprio al palazzo dimostra che il convento era dotato di un piccolo chiostro con giardino.
  • Chiesa di San Maurizio: era una delle chiese più importanti del quartiere Lancianovecchia, nonché una delle più antiche; si trovava nell'attuale Piazzetta dei Frentani, poco dopo le botteghe medievali di Nicola De Rubeis, e prima della chiesa di San Biagio. Inizialmente San Maurizio fu il santo patrono di Lanciano, chiamato in soccorso dalla popolazione nel 610, nella guerra contro il greco Comitone che voleva soggiogare la città, fedele ai Longobardi. La chiesa doveva esistere già prima del 592, quando ricevette benefici da papa Gregorio I, poi nel 610 da Bonifacio III e Nicolò II nel 1059.[6]La chiesa fu parrocchia sino al XVIII secolo, quando venne amministrata poi dalla vinca San Biagio, per poi essere demolita nel secondo Ottocento. Occupava l'attuale piazzetta dei Frentani, e alcune sue opere di pregio sono conservate nel Museo diocesano. Aveva una campana del 1342, la più antica di Lanciano, anch'essa conservata nel Museo diocesano. Presso la chiesa vi risiedettero i primi Arcipreti che avevano il controllo di Lancianovecchio, aveva una pianta rettangolare con portale ogivale, il pavimento a mosaico romanico, e il soffitto a capriate lignee con losanghe dorate. Ci fu un restauro nel 1580 che la trasformò in stile barocco, finanziato dai signore De Arcangelis, a spese di don Vincenzo Radio. La chiesa restò in piedi sino al 1825, quando venne demolita per pericoli statici.
  • Chiesa di San Martino: demolita nel 1848 perché pericolante. Occupava l'area di Largo Tappia, dove oggi sorge Palazzo del Capitano, e risaliva al XII secolo. Dopo la demolizione alcune opere sono state trasferite in altre chiese, e poi nel 2002 nel Museo diocesano. Tali opere sono i dipinti di San Giovanni Evangelista e la Madonna col Bambino decorati da un diadema vero sulle teste. Nel 1608 venne istituita nella chiesa la famosa Arciconfraternita "Morte e Orazione", che oggi occupa la chiesa di Santa Chiara. La chiesa, come riporta un documento di una visita del 13 gennaio 1613 di A. Caramanico, vicario del Vescovo, risultava a navata unica con 5 altari: il maggiore, l'altare del Carmine, l'altare di Santa Maria di Costantinopoli, l'altare del Crocifisso e l'altare della Concezione. La chiesa aveva origini molto antiche, perché già nel 1373 è menzionata in un documento dell'abbazia di San Giovanni in Venere, sotto cui era amministrata. Nel 1449 circa venne eretta a parrocchia, perché i cappellani di San Martino e San Maurizio si opposero alla visita dell'Arcivescovo di Chieti, reclamando la visita dell'arciprete di Lanciano. Dopo la demolizione, venne realizzato Palazzo De Giorgio, o anche "del Capitano", dal nome di Alfonso Cotellessa, che nel primo ventennio del Novecento lo fece restaurare in stile liberty.
  • Chiesa di San Lorenzo: era una delle chiese più interessanti, secondo le cronache, del rione Lancianovecchia, situata nell'attuale Largo San Lorenzo. Risalente al XIII secolo circa, subì rimaneggiamenti barocchi, fino alla demolizione ottocentesca. Un importante affresco è stato staccato dalla parete e conservato nel Museo diocesano, conservato in precedenza nel deposito agostiniano. La chiesa è documentata nel 1517 quando divenne la quinta parrocchia di Lancianovecchio, con l'istituzione della diocesi. Conteneva una spina della Corona di Cristo e una porzione del Sacro Legno, successivamente questi manufatti nel 1671, per volere dell'Arcivescovo Alfonso Alvarez, vennero traslate nella Cattedrale. Nel 1875 crollò il tetto della chiesa, chiusa al culto da anni, e pertanto avvenne la demolizione nel 1882.
Teatro Fenaroli, costruito nel 1840 sopra il convento di San Giuseppe con le Scuole Pie
  • Chiesa di San Giovanni Battista o della Candelora: si trovava presso il largo con la torre omonima in via dei Frentani, che era il campanile. L'edificio era una delle 6 chiese del Colle Erminio e risaliva al XIII secolo, benché delle fonti la facciano risalire all'epoca longobarda. Il portale era ogivale medievale, in pietra arenaria, secondo i "regesti" al suo interno conservava la tela del Salvatore, e un'epigrafe con scritto "Non avertas era faciem tuam me, quia ego Deus tuum sum", un affresco della Madonna di Costantinopoli del pittore Giacomo Di Campli. Fu parrocchia fino al 1827, quando venne soppressa dall'arcivescovo Francesco Maria De Luca, che l'aggregò all'attigua chiesa di Sant'Agostino. Nel novembre 1943 un grave bombardamento la danneggiò, e venne definitivamente demolita nel 1949.[7]
  • Chiesa di San Giuseppe Casalanzio e Scuole Pie: si trovava sulla salita dei Frentani, dove oggi troneggia il Teatro Fenaroli. Il teatro è stato realizzato nel 1841 su progetto di Taddeo Salvini, situato nell'antica chiesa del Transito di San Giuseppe, annessa al collegio delle Scuole Pie. Il convento ed il collegio fu fondato nel 1644 quando il nobile Giovan Battista Valsecca lasciò la sua eredità ai Padri Scolopi perché a Lanciano venisse eretto un collegio per l'educazione giovanile. Il convento però venne iniziato nel 1735, quando venne approvata l'idea di realizzare un principale centro amministrativo del Capitano, che non fosse dentro le mura della piccola Santa Casa del Ponte. Il progetto del complesso fu di Carlo Peri Milanese, la camera delle carceri fu benedetta nel 1736 dal vescovo Ciccarelli, usata come cappella dell'educandato. Il convento esercitò la sua attività sino al primo ventennio dell'800, quando fu soppresso per la trasformazione in teatro pubblico. Il progetto di costruzione fu approvato nel 1834 con delega all'architetto Taddeo Salvini, con una prima scelta di erezione presso le vecchie carceri in Piazza, e successivamente presso il collegio. Una porzione dell'ex collegio fu restaurata nel 1869 da Filippo Sargiacomo, il quale realizzò il loggiato della Casa di Conversazione.

Quartiere Civitanova[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria Maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria Maggiore (Lanciano).
Portale chiesa di Santa Maria Maggiore, opera del Petrini

Sorge nel quartiere medievale Civitanova, lungo via S. M. Maggiore, mentre il campanile col retro, che fino al XIV secolo costituiva il principale accesso, su via G. Garibaldi. La chiesa esisteva sin dal XII secolo, costruita sopra il tempio di Apollo, che sorgeva immerso in un bosco, da cui il nome dell'altura Colle Selva. Della struttura antica romanica oggi sopravvive solo un arco inglobato nell'accesso presso il campanile. La nuova chiesa fu completamente rifatta nel 1227, seguendo lo stile gotico borgognone. Nel Trecento la chiesa venne notevolmente abbellita dal portale e dal rosone gotici di Francesco Petrini di Lanciano (terminata nel 1317), e nel XVII secolo dopo un terremoto, curiosamente venne costruita una seconda chiesa accanto all'originale con due navate grandi il doppio delle originali tre gotiche, con una seconda facciata tardo gotica molto simile a quella del Petrini. Nel 1968 dei restauri hanno restituito le 3 navate originali, e la chiesa accanto divenne sacrestia, pur mantenendo le navate, con le tre cappelle monumentali laterali.
Santa Maria Maggiore è un caso unico in Abruzzo per la sua planimetria poligonale, costituita da due facciate e due corpi di epoca differente. La facciata è ornata dal rosone a raggi, e dal portale strombato con la lunetta abbellita da un bassorilievo della Crocifissione. Il campanile è una svettante torre in laterizio del Quattrocento. All'interno, diviso in tre navate, le volte sono a crociera con costoloni, e il presbiterio si trova presso l'antico ingresso monumentale di Petrini. Tra le opere di pregio ci sono il sarcofago di San Donato bambino e una croce in argento dotato di Nicola da Guardiagrele.

Chiesa di Santa Giovina o Santa Maria Nuova[modifica | modifica wikitesto]

Facciata originale di Santa Maria Maggiore, opera di Francesco Petrini (1317)
Prospetto della chiesa di Santa Giovina

Si trova in Largo dell'Appello nel rione Civitanova. Fin dal XIV secolo esisteva la chiesa di Santa Maria Maddalena, con attiguo monastero presso le Torri Montanare. Nel 1502 Dino Riccio, ricco patrizio lancianese, lasciò l'eredità ai canonici lateranensi della chiesa, con lo scopo di ampliare la chiesa. L'anno successivo i canonici si assunsero la responsabilità dei lavori, e il 21 dicembre 1518 la chiesa fu consacrata a "Santa Maria dei Miracoli", nota anche come Santa Maria La Nova perché vicina alla parrocchia di Santa Maria Maggiore.
Nel 1831 Ferdinando II delle Due Sicilie autorizzò la fondazione della confraternita di San Giuseppe, Santa Maria e San Francesco di Paola, che si insediò nella chiesa; oltretutto nel 1846 vennero ritrovate a Roma le sacre reliquie di Santa Giovina, vergine educata ai principi cristiani e dal marito Coas, senatore romano. Le reliquie vennero donato alla chiesa lancianese, che assunse tale nome. Dopo la scossa di terremoto del 1984 nella Valle di Comino, la chiesa fu restaurata e riaperta nel 1992; nel 1996 fu chiuso il carcere ospitato nell'ex convento, soppresso dal 1866, affinché i detenuti fossero spostati in una sede più moderna a Villa Stanazzo.

La chiesa è a navata unica, con facciata cinquecentesca austera, con semplice paramento murario a vista, portale a lunetta a tutto sesto, sormontato da un oculo in asse, con vetrata a morivi floreali. Il piccolo campanile retrostante è a vela. L'interno è stato ricostruito in stile neoclassico, con tipici rilievi e stucchi presso le pareti. Di interesse l'organo ligneo della bottega di Di Martino (XVIII secolo), con i cassettoni dipinti da vasi e motivi floreali. Sulla parete si trova il monumento sepolcrale del patrizio Dino Ricci, il finanziatore della chiesa; l'ex convento a pianta quadrata è stato restaurato ed ospita la Cittadella della Musica e l'Istituto delle Arti "Francesco Masciangelo", compositore lancianese vissuto nell'Ottocento. Presso un sacrario si trova la tomba di Santa Giovina, scortata a Lanciano il 18 luglio 1850. La tomba presenta una lapide in marmo che reca l'iscrizione latina A JOVINAE FIGLIAE DULCISSIMAE.
Nella bara vitrea è contenuta un'ampolla con sangue misto a terra, poiché la ragazza fu decapitata nel martirio. Il corpo è stato ricostruito con parti di cera per le mani e i piedi. Lungo le pareti laterali si aprono tre cappelle per lato, delle quali quattro contengono le statue di San Luigi, san Francesco da Paola, sant'Antonio di Padova e Gesù.

Cappella arcivescovile di San Gaetano[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nel Palazzo arcivescovile. Fu eretta nel 1860 dall'arcivescovo Monsignor Carafa, e una parte è visibile nell'abside su via Finamore. La cappella ha navata unica, realizzata in stile tardo barocco, con le paraste, i capitelli e la trabeazione in stile neoclassico.

Chiese scomparse[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di San Pantaleone o San Carlo Borromeo: la chiesa è sconsacrata, situata in via Finamore, ed era la parrocchia del sobborgo dei Funai, tra la Civitanova e il rione Borgo. Per la chiesa di San Pantaleone nel 1543 era rettore don Fabio Florio, il quale per il restauro vendette al monastero di Santa Maria Nuova (oggi Santa Giovina) un orticello che formava parte della via dei Funai. Prima di quest'epoca la chiesa era detta "San Nicola dei Ferriati", con annesso ospedale. L'altare maggiore di San Pantaleone, da cui il nome della chiesa venne ampliati nel 1593 per volere dell'Arcivescovo Monsignor Paolo Tasso. L'ospedale era uno dei più antichi di Lanciano, risalente al 1371, menzionato da un documento del priore Andrea di Gaeta, e occupava l'area di "Vallebona dei Funai". La chiesa della Maddalena occupava l'area della chiesa di Santa Giovina, che venne costruita sopra di essa nel 1514. La chiesa di San Pantaleone, non quella di San Nicola dei Ferriati, cambiò il nome in "San Carlo" nel 1577, quando venne soppresso il culto del santo precedente. Nel 1866 era ridotta in cattive condizioni, e venne smantellata, quando vi venne eretto l'ex Istituto Professionale. Tuttavia questa chiesa è ancora leggibile da via Finamore, dove si trova l'accesso. Presso l'ex istituto invece è possibile vedere l'altare sconsacrato ad arco a tutto sesto, con l'iscrizione del restauro del 1618.

Quartiere Sacca[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Nicola di Bari[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Nicola di Bari (Lanciano).
Chiesa di San Nicola

Si trova nel rione Sacca, al termine di via G. Garibaldi e risale al XIII secolo, ricostruita sulla vecchia chiesa di San Pellegrino. Nel restauro neoclassico di Filippo Sargiacomo (metà anni 50 dell'Ottocento) molti affreschi si sono persi, e di importante resta il ciclo delle "Storie della Vera Croce", presso la nicchia del campanile. Si tratta del ciclo di affreschi più antico della città (XIII secolo con alcune pitture più tarde del Quattrocento), ispirate al libro "Legenda Aurea" di Jacopo da Varazze riguardo alle vicende del legno della Croce di Cristo, fino al ritrovamento da parte di Sant'Elena.

San Nicola di Bari da via Garibaldi

L'esterno della chiesa è squisitamente gotico, soprattutto il campanile quattrocentesco, realizzato in maniera uniforme alle altre torri lancianesi delle chiese di San Francesco, San Giovanni, Santa Maria Maggiore, Sant'Agostino. L'impianto è rettangolare irregolare, con una porzione a strapiombo sulle mura, legata infine alla piccola cappella barocca di San Rocco (XVII-XVIII secolo), con facciata neoclassica realizzata da Sargiacomo. L'interno a tre navate è semplicemente neoclassico, con la navata centrale più grande, e quella di sinistra decorata da un altare barocco della Madonna col Bambino. Di interesse si conservano la statua primaria di San Nicola, poi un fonte battesimale a tabernacolo ligneo dipinto (XVII secolo), un fonte battesimale romanico del XII secolo, e presso il Museo diocesano due tele della chiesa, di Pasquale Bellonio, ritraenti la Vergine Addolorata e la Deposizione di Cristo.

Chiesa di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa risalirebbe al XVI secolo, oppure fu eretta dopo la pestilenza del 1656. Fatto sta che l'aspetto attuale per l'interno è della metà del Settecento, con la partitura a stucchi di Rizza e Piazzola, mentre l'esterno è stato rifatto tra il 1856 e il 1859 ad opera di Filippo Sargiacomo, ispirandosi alla facciata della chiesa di Trinità dei Monti a Roma. La chiesa è attaccata a quella di San Nicola di Bari, lungo via Garibaldi, ha la facciata rivestito in mattoni a vista, assemblati in fasce nella zona del basamento, a formare un motivo a bugnato liscio. La campata centrale è leggermente aggettante rispetto alle due ali, e caratterizzata da un vano contenente l'accesso, definito da lesene ioniche sormontate da trabeazione a timpano triangolare. Il campanile laterale è una torretta quadrata, e nel progetto originario doveva essere costruita una gemella sul lato opposto. L'interno a navata unica ha il soffitto a volte a crociera, e la partitura a stucchi in stile barocco lombardo della metà del Settecento.

Veduta della chiesa di San Nicola e la cappella laterale di San Rocco

Chiesa della Madonna degli Angeli[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa barocca del rione Sacca, lungo via Cavour. Non si hanno molte notizie al riguardo, venne eretta forse nel XVIII secolo come cappella privata della famiglia De Angelis, per la presenza dell'attiguo Palazzo.

Sconsacrata per diversi anni, nel 2013 è stata affidata alla comunità ortodossa lancianese, intitolata ai santi Sergio e Bacco. Ha un impianto barocco semplice, a pianta rettangolare a capanna con navata unica, e facciata molto semplice, coronata da un timpano triangolare, un portale architravato sovrastato da finestrone centrale. L'interno decorato ancora dagli stucchi, eseguiti da Michele Clerici, mostra delle tele di Pasquale Bellonio riguardo alle storie dell'Assunzione, anche se le originali si trovano nel Museo civico diocesano, e queste sono le copie. L'apparato liturgico nuovo invece è stato riadattato ai canoni della religione ortodossa.

Chiese scomparse[modifica | modifica wikitesto]

  • Convento di Sant'Agata: si trovava fuori Porta San Nicola nel rione Sacca, ed esisteva già dal 1390, quando in un atto notarile un tal Puccio di Stefano di Michele lasciò alle badesse suor Cecca e suor Filippa la sua eredità. Il convento successivamente fu demolito e restò soltanto la chiesa, che nel 1573 fu unita alla Mensa Capitolare dell'Arcivescovo Piscicelli. La chiesa nel 1625 risultava già in cattive condizioni, e oggi non ve n'è traccia. Secondo le cronache la fondazione della chiesa risalirebbe al 900 d.C., e vi si conservava il quadro della Madonna della Purificazione (oggi nella chiesa di San Nicola), opera di Antonio Solaro da Civitella, dello "lo Zingaro".

Quartiere Borgo[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa santuario di San Francesco - Sede del Miracolo Eucaristico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Francesco (Lanciano), Convento di San Francesco (Lanciano) e Miracolo eucaristico di Lanciano.
Chiesa di San Francesco

Mostra il retro col campanile verso Piazza del Plebiscito, mentre si accede dalla facciata gotica su Corso Roma.

Un piccolo convento dedicato a San Legonziano (storpiatura di San Longino), esisteva prima dell'VIII secolo, quando si verificò il miracolo eucaristico. Nel XIII secolo fu costruita la nuova chiesa dei francescani, in stile gotico, con la facciata ancora conservatasi nella forma originaria. Il monastero comprendeva anche un convento, assieme all'area della storica chiesa pre-romanica. Nel XVII secolo ci furono lavori di ricostruzione barocca all'interno, che divenne a navata unica, con la volta completamente abbellita da affreschi e pernacchi, e con la realizzazione di nicchie laterali con tele, e le due cappelle del Sacramento e dell'Adorazione. Venne realizzato il pregevole organo all'accesso. Con i lavori di ristrutturazione nel '900, il complesso attirò numerosi turisti, inoltre degli scavi archeologici permisero il collegamento alle catacombe del Ponte di Diocleziano. La chiesa attuale è dotata di chiostro dell'ex convento, chiuso nel 1806, diventato ostello dei pellegrini, che immette all'area museale del Miracolo Eucaristico, e alla parte dell'antico convento pre-romanico, di cui si conservano l'aula dove avvenne il miracolo e un'ala ristrutturata nel XII secolo, con tracce di affreschi cinquecenteschi tratti dalle storie dei Vangeli apocrifi. Questa porzione del vecchio convento di San Legonziano, è costruita sopra una cisterna romana, collegata al percorso sotterraneo di Piazza Plebiscito dell'antico foro di Anxanum, percorso che porta all'auditorium del Ponte di Diocleziano. La facciata gotica della chiesa mostra la pietra tufacea locale, un portale gotico a ogiva con le ante bronzee istoriate in occasione del Giubileo del 2000. La parte superiore di facciata mostra degli ornamenti a rilievo fitomorfo rinvenuti dalla scomparsa chiesa di Sant'Angelo, il campanile invece è una torre gotica ad arcate ogivali, con la parte superiore terminante a cupola con spicchi e tegole policrome, realizzata Filippo Sargiacomo.

Chiesa di Santa Lucia[modifica | modifica wikitesto]

Prospetto della chiesa di Santa Lucia
Facciata, con rosone di Francesco Petrini (attribuito), e portale

Si trova nel rione Borgo, lungo corso Roma. La chiesa si ritiene fosse stata eretta sopra il tempio di Giunone; notizie certe si hanno dal XII secolo, divenne parrocchia nel 1249 con i padri francescani del vicino santuario, ai quali successero i monaci di San Basilio. La chiesa nel Trecento fu ornata dallo splendido rosone di Francesco Petrini, che lavorò anche a quelli di Santa Maria Maggiore e Sant'Agostino, così come dal portale gotico, coevo a quello di San Francesco.
Nel 1750 fu fondata la congregazione dell'Addolorata, nell'81 l'arcivescovo Domenico Gervasoni consacrò l'altare della Vergine titolare dell'arciconfraternita; nel 1778 furono acquistati da Venezia, per volere di Carmine De Giorgio i mezzi busti di pietra dei due Evangelisti Luca e Matte, che occuparono le nicchie dell'interno rinnovato in stile barocco.

La chiesa iniziò una decadenza dopo il crollo della cupola centrale nel 1791, a cui seguirono lunghi lavori di restauro che snaturarono completamente l'interno, e accorpando due fabbricati, di cui è possibile vedere la differenza nella parte posteriore, di forma completamente irregolare rispetto al normale impianto di una chiesa. I lavori si conclusero nel 1866, completato il presbiterio, terminato l'altare maggiore, e la chiesa fu riconsacrata dal Monsignore Camillo Pettinelli. Dieci anni dopo furono costruiti due nuovi altari laterali, dedicati a San Giuseppe e San Raffaele. Nel 1883 la cappella dell'Addolorata fu decorata a oro con donazione della devota signora De Pasqua. In onore della santa fu scolpito un occhio dentro una piramide al di sopra dell'altare maggiore, poiché tra i simboli del martirio di Lucia vi sono anche gli occhi.

La chiesa ha un impianto rettangolare, scaleno nella parte posteriore, con facciata gotico, unico elemento superstite della parte medievale. La facciata a coronamento orizzontale è sovrastata da un timpano triangolare, arretrato rispetto al profilo. Il basamento p caratterizzato da zoccolatura in pietra, mentre quella superiore è interamente in mattoni. Il portale duecentesco ha una mostra in pietra con terminazione a sesto acuto; presso la lunetta c'era un affresco rinascimentale, oggi scomparso. Il rosone che occupa la parte centrale è affiancato da due nicchie cieche, appartiene alla scuola di Francesco Petrini ed è articolato in 12 colonne con archivolto semicircolare, impostato su colonnine pensili. La facciata laterale presenta alti e stretti finestroni gotici, mentre la parte retrostante è caratterizzata da un'apertura in pietra gotica, posta tra due pilastroni, a tutta altezza sui quali si impostava la cupola crollata. Sul lato a sinistra della facciata si innalza il campanile a torre di pietra, incompleto al livello del coronamento superiore della facciata, con tre aperture per le campane. Per provvedere al mancato compimento è stato realizzato un piccolo campanile a vela con due campane, anche se in tutto la chiesa ha quattro campanili: uno piccolo a vela posto sul retro, senza campana, e un secondo sempre a vela sul lato posteriore di destra, con campana.
All'interno neoclassico, a navata unica, sull'altare maggiore si erge la statua di Santa Lucia in legno. Nelle cappelle laterali si trovano le statue di San Raffaele, la Madonna Addolorata e i mezzi busti di San Matteo e San Luca. Ai lati dell'altare maggiore ci sono due tele settecentesche provenienti dalla chiesa di Sant'Antonio, oltre che a nicchie con reliquie della santa. Gli stucchi settecenteschi, conservati dal rifacimento neoclassico, sono del 1731, concentrati presso la cappella dell'Addolorata, realizzati da Girolamo Rizza e Carlo Piazzoli. I due stuccatori decorarono anche altre chiese del centro, come quella di Sant'Agostino.

Chiesa di Santa Maria del Suffragio (o del Purgatorio)[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Plebiscito nel 1870: in vista la chiesa del Purgatorio
piazza Plebiscito e chiesa del Purgatorio

Si trova di fronte al santuario di San Francesco sul corso Roma, e fu realizzata nel 1716 (leggenda vuole sopra un postribolo), dal banchiere Domenico Scioli, con progetto di Falco Del Pizzo da Palombaro. Fu consacrata nel 1737 ed ha un impianto molto massiccio che comprende, specialmente nella parte retrostante, dei corpi di fabbrica medievali. Ha un aspetto molto semplice, settecentesco, a pianta rettangolare con facciata a capanna scandita da paraste. Il piccolo campanile a torretta ha cuspide a cipolla, alla napoletana, unico esempio a Lanciano. L'interno a navata unica è suddiviso in due settori da arco di trionfo su cui imposta uno stucco raffigurante Dio Padre tra gli angeli, e da una balaustra. L'apparato in stucco è statoi eseguito da Rizza e Piazzoli; sull'altare maggiore è collocata una tela della Madonna del Purgatorio tra San Francesco, Sant'Antonio di Padova e committente in ginocchio. Altre opere pittoriche sono l'Incoronazione di Giuseppe Lamberti e un reliquiario del sangue del soldato romano San Pantaleone.

Chiesa di Santa Chiara e San Filippo Neri[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Chiara

Si trova all'ingresso di Corso Roma dal viale dei Cappuccini. Faceva parte del Monastero delle Clarisse, fondato nel 1278. Non si hanno molte notizie, tranne che il monastero, restaurato nel XVII secolo in forme barocche, fu soppresso nel 1866 e diviso in due parti: una attualmente ospita un centro anziani, l'altra, completamente ricostruita, ospitò la caserma "Duca degli Abruzzi" e poi il liceo pedagogico "Cesare De Titta".

La chiesa nel 1608 divenne possedimento dell'Arciconfraternita Morte e Orazione, che tuttora la detiene, e fu restaurata in stile tardo-barocco. La facciata è molto semplice, a capanna, con pochi ornamenti, se non l'architrave del portale con lo stemma dei Filippini. Il piccolo campanile a torretta è posto in cima in asse col portale e il finestrone centrale. L'interno a navata unica è caratterizzato da una successione di tre campate, coperte con volte a vela, mentre il presbiterio da una cupola semisferica. A sinistra si apre una grande cappella con cupola. Il corredo pittorico è del vastese Francesco Paolo Palizzi, e le tele sono San Francesco Saverio predica agli indiani - Martirio di Santa Cordula - Madonna Addolorata. Altra tela di rilievo è quella della Sacra Famiglia, proveniente dalla chiesetta sconsacrata di San Giuseppe, opera di Teresa Palomba.

La chiesa di Santa Chiara è famosa, perché ogni anno nella Settimana santa organizza la processione del Cireneo e degli Incappucciati, una delle processioni più antiche d'Abruzzo, organizzata dalla Confraternita "Morte e Orazione", istituita a Lanciano nel 1608, e avente sede definitiva a Santa Chiara dal 1954.

Chiese scomparse del quartiere[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di San Giuseppe in Borgo: in via dei Tribunali, è stata sconsacrata dopo la seconda guerra mondiale. La chiesa pare costruita nel XVI secolo, sopra la chiesa di San Michele. Nota anche come chiesa dei Padri Filippini, dunque di San Filippo Neri, cui era affidata in gestione, divenne dall'800 in poi la sede della Confraternita Morte e Orazione, prima di essere trasferita nel 1952-54 nella chiesa di Santa Chiara. La chiesa mostra un portale architravato modesto, in stile manierista e un finestrone superiore centrale, un bastione verso piazza D'Amico mostra l'antichità della chiesa, eretta sopra i bastioni del Borgo. Oggi è sconsacrata, fino agli anni 50 aveva una piccola torre campanaria, poi demolita.
  • Cappella di Sant'Angelo dei Lombardi: doveva essere in via dei Tribunali, presso Porta Sant'Angelo. Fu fondata come evidenzia il nome dai Longobardi nell'VIII secolo circa, e intitolata al santo protettore Michele Arcangelo. Della chiesa si conservano i fregi in stile animalistico sopra la facciata di San Francesco d'Assisi.
  • Chiesa del Santissimo Rosario: si trovava accanto alla chiesa di San Francesco, in via Roma, e fu la sede primaria della confraternita della Madonna del Purgatorio. Nel XIX secolo fu demolita, oggi sorge un palazzo in stile eclettico accanto ai portici. La confraternita ha sede nella chiesa del Purgatorio, di fronte a san Francesco.
  • Chiesa di San Marco: oggi è sede dell'ex tipografia Masciangelo, accanto alla chiesa di Santa Lucia. Fu sconsacrata nel primo 800.

Chiese dei quartieri moderni[modifica | modifica wikitesto]

Convento di San Bartolomeo[modifica | modifica wikitesto]

Convento di San Bartolomeo

Lungo il viale dei Cappuccini (nominato così per la presenza della chiesa) accanto allo stadio comunale "G. Biondi", risale al 1334 circa. In un documento del 1459 precisa il luogo e attesta il possedimento al comune di Lanciano. Vi fu costruito un convento, che fu soppresso nel 1866 e usato come scuola e attualmente come casa di riposo, anche se il settore del refettorio fa ancora parte della diocesi. Durante la quaresima del 1575 arrivò a Lanciano il frate Giovanni Maria da Tufa che volle fondato il convento dei Cappuccini, che si fonderà con quello dei Filippini nel XVII secolo. Con il restauro della chiesa seicentesco, l'aspetto medievale cambiò in barocco. La chiesa rimase chiusa per una ventina d'anni dopo il terremoto del 1984; il restauro fu apportato agli arredi lignei, specialmente all'altare maggiore con tabernacolo in noce ed ulivo. Esso è un tempietto poligonale cui manca il retro, di 187 centimetri di altezza e 55 di profondità. La chiesa ha pianta rettangolare con semplice facciata a capanna, preceduta da un breve portico.

Convento di Sant'Antonio di Padova[modifica | modifica wikitesto]

Si trova in Piazzale Sant'Antonio di Padova, in una zona fino agli anni '60 libera dalle strutture moderne, comprendente una vasta piana, dove si svolgevano anche le fiere tradizionali di Lanciano. Oggi è compresa nel quartiere dell'ospedale, lungo il viale Sant'Antonio, importante snodo della città. La primitiva cappella dedicata a Sant'Angelo, forse longobarda, fu eretta lungo la strada del tratturo per la Puglia, essa fu rifatta dopo il 1427 per volere di san Giovanni da Capestrano, che celebrò la pace tra Lanciano e Ortona. Il convento fu sede dei Frati Minori Osservanti Zoccolanti. La chiesa fu dedicata a "Sant'Angelo della Pace", e solo più avanti nei secoli quando entrò nel possesso dei Cappuccini (XIX secolo, riaperta nel 1903) cambiò l'intitolazione a Sant'Antonio. Il convento ospitava un lanificio, una biblioteca, scuola di studi teologici, il refettorio e una scuola presbiteriale. Nel XVII secolo fu restaurato in stile barocco, soppresso definitivamente nel 1866 dai piemontesi, infine fu danneggiato dai bombardamenti del 1943. La chiesa però venne presto restaurata, anche se gli interventi per un nuovo grande convento modificarono la facciata originaria e l'impianto, che diventò basilicale a croce latina, con bracci del transetto sporgenti e abside semicircolare con quattro finestre, seguendo lo schema della basiliche paleocristiane.

La facciata è preceduta da un portico di arcate a sesto acuto, ed è rialzata seguendo lo schema della chiese gotiche toscane, con un rosone centrale, e nicchie con dipinti a mosaico di Sant'Antonio e San Giovanni, sovrastati dalla nicchia centrale maggiore del Cristo benedicente. Il campanile laterale è stato completamente ricostruito nel 1970 e benedetto da Papa Paolo VI: si tratta del campanile più alto di Lanciano e uno dei più elevati d'Italia, alto circa 70 metri, a pianta quadrata e costruito in mattoni. Presso la zona della cella si aprono quattro orologi; la cella contiene ben 13 campane, e oltre la cella una croce di grandi dimensioni viene accesa la notte.
L'interno è a navata unica, con volte a botte lunettate, con degli affreschi barocchi conservatisi; le pareti sono state restaurate con copertura in marmi policromi e grossi pannelli istoriati che raccontano le vicende del convento; tra queste il quadro del lodo di pace tra Lanciano e Ortona presieduto da San Giovanni. A sinistra si apre una grande cappella neogotica con cupola. L'altare maggiore è preceduto da un arco trionfale e il dipinto centrale mostra Cristo benedicente tra santi. Si conserva la cantoria lignea barocca. Sulla destra si apre il chiostro del convento, sempre ricostruito in stile falso medievale, con giardino centrale e pozzo.

Ex monastero di Santo Spirito - Polo museale archeologico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ex convento di Santo Spirito.

Sorge lungo via Santo Spirito, soffocato da costruzioni moderne. La chiesa fu costruita nel 1293 per volere di Celestino V, come ipotizza Corrado Marciani, il quale parla di una permanenza stessa del pontefice nel cenobio lancianese[8](con lavori diretti dal successore Roberto da Salle), il monastero fu eretto insieme ai conventi di Atessa e Vasto, dei Padri Celestini, anche se questo dell'area del chietino è l'unico sopravvissuto . La vita del monastero ebbe una brusca interruzione nel 1654 quando il convento fu soppresso da papa Innocenzo X. Nei secoli successivi la chiesa subirà un declino fino alla sconsacrazione e alla trasformazione in bottega di ceramica. Il convento tuttavia è stato recuperato da possibili demolizioni nel 2011 e trasformato in polo museale archeologico. La chiesa principale è ancora riconoscibile nell'aspetto medievale per il bel portale gotico a motivi floreali presso la lunetta, della scuola sulmonese, così come le finestre a sesto acuto laterali. Il cortile del convento è ancora delimitato dalle mura, e lo spazio conventuale è occupato dai reperti archeologici del popolo frentano rinvenuti nella città. Nei primi di settembre si svolge annualmente nel convento la manifestazione scientifica della "Notte dei Ricercatori".

Chiesa di San Pietro Apostolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel viale dei Cappuccini si affaccia sul Piazzale San Pietro, baricentro del quartiere con la Banca centrale di Lanciano; il tempio è la parrocchia del quartiere, costruita negli anni '50 sopra una piccola cappella ottocentesca, sempre dedicata al Santo. Nel 1954 la bolla arcivescovile del Monsignore Benigno Luciano Migliorini volle l'edificazione della chiesa, dando l'incarico di vicariato a don Nicola Pollidoro. La chiesa fu aperta nel 1957, con un edificio accanto destinato all'Azione Cattolica. Nel 1965 vi si insediarono i Cappuccini, e la chiesa divenne punto di riferimento nel popoloso quartiere dei Cappuccini, con numero attività dell'Azione e degli scout. Nel 1998 fu decorato il presbiterio con un dipinto gigantesco di Gesù salvatore tra anime e santi. La chiesa ha pianta rettangolare, esternamente semplice, realizzata in calcestruzzo e muratura in laterizio. Sulla destra della facciata a timpano triangolare si erge il campanile rettangolare. La navata interna è illuminata dai finestroni policromi istoriati. L'altare è in pietra della Majella, sulla parete di fondo si trova l'affresco di Peppe Candeloro del "Discorso della montagna" ossia una versione moderna di Gesù tra i fedeli.

Chiesa dello Spirito Santo, o di Santa Rita[modifica | modifica wikitesto]

Parrocchia dall'omonimo quartiere, affacciata su Piazza Giovanni Paolo II. Nel 1976 una bolla arcivescovile del 1 ottobre, Monsignor Leopoldo Teofili confermava il volere dell'edificazione di una parrocchia nel popoloso quartiere moderno. La bolla però non fu ascoltata per la morte del vescovo e il progetto fu ripreso nel 1982 con l'arcivescovo Enzio d'Antonio, che la fece costruire in quegli anni. La nuova parrocchia comprende il territorio di Santa Rita, Villa Carminiello, la chiesa settecentesca di San Donato a Villa Martelli e quella della Madonna degli Angeli a Villa Stanazzo. La chiesa è stata costruita dall'architetto Giovanni Spadano, consacrata allo Spirito Santo nel 1995. Ha pianta ellittica; all'interno tutta l'aula conferisce nell'area presbiteriale, il fulcro della chiesa, che si apre a ventaglio. L'abside semicircolare è in marmo bianco, si eleva dal pavimento in kinkler; ai lati sono situati la sede, il fonte battesimale e l'ambone, opere dell'artista Antonio Di Campli. Il complesso strutturale è in cemento armato, composto da chiesa, casa canonica, aula di convegni, aule del catechismo, ufficio parrocchiale e campanile. Il campanile ha pianta triangolare scalena, con tre archi grandi per contenere le campane, fuse dalla "pontificia fonderia Marinelli" con le seguenti caratteristiche:

  1. nota LA maggiore, pesante 380kg, porta l'iscrizione: "sono l'eco ondante dello spirito Santo Creatore, il cui compito è far nascere, far crescere e far durare nel segno dello stupore e della grazia"
  2. nota DO diesis, pesante 220 kg, è dedicata alla Madonna della tenerezza con la seguente frase "sono la voce della madre di Dio, chiamata a raccogliere le lacrime, le ansie, le speranze di ogni cuore in pena".
  3. nota FA, pesante 100kg, porta incise le parole "sono richiamo e sussurro di Santa Rita sorella e compagna del vostro cammino di fede"
  4. nessuna informazione su questa campana

Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Nel quartiere Olmo di Riccio, nel piazzale principale. La nascita della chiesa è legata a don Giuseppe Maiella che nel 1968 lasciò i suoi beni materiali in favore della chiesa di Sant'Agostino perché si costruisse una chiesa nel quartiere popolare di Olmo, ai margini della campagna di Santa Giusta. Con l'acquisto del terreno, nel 1984 iniziarono i lavori, terminati nel 1989. Venne sistemato il pavimento in granito e nel 1987 fu costruita la casa canonica. Nel 1990 la chiesa fu consacrata dal Monsignor Enzio d'Antonio. Ha stile moderno, forma trapezoidale con una serie di rientranze; le strutture portanti in cemento, le pareti tinteggiate. L luce all'interno è data da grandi finestroni. Il campanile separtao è una torre in cemento armato, con un concerto di campane che ripropone quello della chiesa di Sant'Antonio.

Altre chiese scomparse[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesetta di San Pietro o Santa Maria "fuori": era del XVIII secolo e occupava l'attuale spiazzo della nuova parrocchia degli anni '60. Il Verlengia e il Bocache la citano come luogo

di antica processione del grano.[9][10]Demolita per realizzare appunto questa chiesa nuova nel 1957, dato il quartiere dei Cappuccini sempre in constante espansione demografica. Si conservano solo le due statue lignee dei Santi Pietro e Paolo, all'interno della nuova parrocchia.

  • Ex convento di San Mauro dei Padri Carmelitani: sarebbe stato eretto nel XV secolo, appartenuto ai frati dell'ordine del Monte Carmelo nel XVII sec. Il convento si trovava lungo le strade parallele viale Dalmazia e viale De Crecchio. Negli anni '30 la chiesa, cadente, fu riconvertira a Cinema Imperiale, mentre un prezioso affresco rinascimentale della Crocifissione era stato prelevato appositamente per essere conservato nel Palazzo arcivescovile, oggi in mostra nel Museo diocesano. L'ex convento era stato demolito per costruire un villino privato, demolito a sua volta negli anni 60 per un condominio, all'angolo con via Filzi. Il cinema negli anni '90 è stato abbattuto per edificarvi il Palazzo della sede della ferrovia Sangritana, e della Galleria Imperiale, in affaccio su viale De Crecchio.

Chiese delle contrade[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa nuova di Sant'Onofrio
Chiesa vecchia di Sant'Onofrio eremita

Gran parte di queste chiese sono storiche, risalenti al XVIII secolo.

  • Chiesa di Santa Maria dell'Iconicella: nella contrada omonima, il suo nome completo è "Santa Maria degli Angeli", ed è una delle chiese fuori dal centro più importanti e storiche, esistente già dal XV secolo come cappella di pellegrinaggio lungo il tratturo per Cupello. La chiesa cinquecentesca vera e propria fu voluta nel 1524 dal padre Tommaso Panetta, ampliata cent'anni dopo dal vescovo Monsignor Paolo Tasso. Ha un aspetto settecentesco molto elegante, con torre campanaria che ripropone il motivo a paraste ioniche del campanile della Cattedrale, e la facciata intonacata di bianco con piccolo nartece chiuso da cancellata di ferro. L'interno a navata unica conserva un dipinto della Madonna del Rosario, proveniente dall'antico oratorio di San Francesco del santuario. La Vergine elargisce il Rosario ai Santi Domenico e Caterina da Siena, cingendo a cerchio con i 15 quadretti, mentre in basso è rappresentata la scena della battaglia di Lepanto (1570). Di espressione abruzzese è un prezioso affresco rinascimentale della Madonna dell'Iconicella tra San Rocco e San Sebastiano, seduta in trono.
  • Chiesa di Sant'Egidio (Contrada omonima): chiesetta settecentesca, realizzata nella campagna a ridotto delle mura del rione Civitanova. Nella chiesa si venerava San Donato e successivamente il culto cambiò. Il 31 agosto vi si svolge un'importante processione legata al rito tradizionale di fabbricazione di campanelle policrome in terracotta. La struttura ha una pianta semplice rettangolare, costruita in laterizio con intonacatura. La facciata ha un portale d'ingresso sormontato da una finestra circolare presso l'architrave. L'interno ad aula unica è illuminato da quattro finestroni rettangolari, con vetrate colorate raffiguranti la Croce. Al centro del presbiterio c'è l'altare in marmo, sulla parete di fondo una nicchia con l'icona scolpita in pietra di Sant'Egidio (XV secolo).
  • Chiesa dell'Immacolata Concezione (Torre Sansone - Serroni): fu costruita nel 1800 per volere dei Serroni, e fu sotto la giurisdizione di San Biagio. Nel 1827 Monsignor De Luca la spostò alla parrocchia di Sant'Agostino. La piccola cappella venne ampliata e nel 1947 fu ricostruita quasi daccapo per rispondere alle esigenze della popolazione di Torre Sansone. Ha un aspetto molto semplice, con il campanile in mattoni del 1915. L'interno a navata unica ha volta a botte, ed è illuminato da finestroni istoriati: l'Eucaristia - Maternità Divina - Pentecoste - Passione - Pace
  • Chiesa della Santissima Trinità (Villa Andreoli): chiesa settecentesca con impianto simile a quella dell'Iconicella. Fu eretta alla fine del '700 come cappella della famiglia Andreoli, e successivamente ampliata nell'800. Nel 1912 fu edificato il campanile in pietra, molto elevato diviso in quattro settori da cornici. La chiesa fu confermata parrocchia nel 1974 dal vescovo Luigi Pierantoni, poiché dipendeva dalla chiesa di Santa Lucia. Nel 2000 fu restaurata e riaperta al pubblico, ed è sede parrocchiale della contrada, di località Follani (fino al 2009, quando fu costruita la nuova chiesa di Marcianese).
  • Chiesa di Sant'Onofrio (contrada omonima): moderna chiesa inaugurata negli anni 60' poiché quella vecchia è stata danneggiata nel 1943, divenendo ormai inutile per la contrada che si espandeva sempre di più. Ha pianta rettangolare con facciata in pietra concia e cemento, a timpano triangolare, con un portico in cemento armato di ingresso. Il portale ha una grande lunetta ed è sovrastato da una balaustra con l'immagine di Sant'Onofrio. Il campanile è separato, a torre, mentre l'interno della chiesa è a navata unica.
  • Chiesa della Madonna del Pozzo (Villa Elce): moderna chiesa degli anni '90 a pianta irregolare sperimentale, intonacata di rosso. La chiesa fu costruita poiché lo sviluppo urbano ne richiese l'edificazione, non potendo più dipendere dalla parrocchia di Sant'Onofrio. Si trova appena più a valle dal campanile della vecchia chiesa della Madonna delle Grazie. Una chiesa dedicata a San Pio X esisteva già nel 1937, ma fu chiusa al pubblico negli anni '50 per un movimento franoso. Nel 1969 il nuovo terreno di edificazione fu acquistato da Nicola Vincenzo Dell'Elce e i lavori durarono una decina d'anni. La chiesa divenne parrocchia nel 1990: conserva le statue della Madonna, di Santa Margherita e di San Rocco.
  • Chiesa Vecchia della Madonna delle Grazie (Marcianese): il piccolo tempio si trova alla rotatorio di accesso alla città venendo da Castelfrentano, tra Marcianese e località Follani; fu costruito per volere dei coniugi Giacinta e Domenico Di Pietro di Marcianese, concedendo il terreno; la chiesa fu costruita prima del 1896. La chiesa prima degli anni '30 era ancora nello stato originale, ma pii fu ampliata più volte perché la contrada si andava sviluppando. Venne ampliata nel 1934, e nel 1950 fu costruito il campanile in mattoni. Fino al 1957 faceva parte della parrocchia di Santa Lucia, diventando poi sede parrocchiale per volere del Monsignore Migliorini, aggregata alla nuova parrocchia di San Pietro; nel 2009 è passata alla nuova parrocchia della Madonna delle Grazie, costruita nel centro della contrada. La chiesa tende allo stile neoclassico, con la facciata in mattoni a vista; l'interno a navata unica con copertura a botte ricoperta da affreschi, realizzati da Peppe Candeloro, con raffigurazioni della vita di Gesù. Sulle volte si trovano le Tentazioni e la Risurrezione (1985); nella parete di destra si trova una moderna Via Crucis del 1976.
  • Nuova Parrocchia della Madonna delle Grazie: nel cuore di contrada Marcianese, fu costruita nel 2001 per rispondere alle esigenze della contrada divenuta uno degli snodi principali di Lanciano, con la variante per viale dei Cappuccini e quella per la zona industriale. La chiesa fu consacrata il 7 luglio 2001 dal Monsignore Carlo Ghidelli, coinvolgendo la comunità parrocchiale l'Azione Cattolica, la Caritas diocesana e il comitato parrocchiale. La struttura è improntata sulla semplicità e l'austerità, con un esterno sobrio. Un'ampia scalinata occupa la parte frontale e immette nello spazioso porticato, delimitato da coppie di colonne. Si accede all'interno a tre navate a forma di ventaglio., con quella centrale a base rettangolare e quelle laterali a vela, delimitate da una serie di colonne. La copertura è a capriate lignee; sullo sfondo dell'altare c'è l'affresco "Ut unum sit" di Peppe Candeloro.
  • Torre di Santa Maria delle Grazie (Villa Elce): in stile ottocentesco rurale, è quanto resta della storica chiesa di questa contrada, demolita negli anni '30 e rifatta negli anni '80 con intitolazione a Santa Maria del Pozzo, parrocchia della contrada.
  • Chiesa del Carmine Piccolo: si trova in contrada Villa Carminiello, nel quartiere moderno Santa Rita, realizzata nel XIX secolo, in stile neoclassico rurale.
  • Chiesa di Santa Maria degli Angeli (Villa Stanazzo): semplice chiesa settecentesca molto simile a quella della Santissima Trinità. Nel 1611 sul terreno della famiglia Tommasini iniziò la sua costruzione, e fu consacrata nel 1617. Il tempio però rimase abbandonato per alcun anni, come testimonia il Monsignore Andrea Gervasi in una visita del 1657, dandola a un diacono. La chiesa fu sistemata a spese della popolazione nel 1755, e nel 1788 venne dotata di sagrestia. Nel 1899 con le offerte ricavate dalle feste in onore della santa, venne finanziato il campanile progettato dall'architetto Luigi De Pasqua, nel 1907 vi fu aggiunto anche un orologio. Con la benedizione del Monsignore Angelo Della Cioppa la campana maggiore fu dedicata a San Vincenzo Ferreri, la minore a San Rocco. Nel 1988 fu risistemato l'ambone con il battistero, la demolizione degli altari laterali e una sistemazione del Volto Santo; i lavori furono conclusi nel 2003. La chiesa ha la facciata tripartita da paraste, con tre portale dei quali il centrale è maggiore, decorato da un architrave settecentesca a timpano spezzato. L'interno è a navata unica con due grandi cappelle laterali accessibile da archi a tutto sesto.

Nella chiesa si venera il Volto Santo, si tramanda che nel 1871 nella casa di Florindo Di Diego un ritratto del Volto di Cristo avesse trasudato la prima domenica di giugno. Immediatamente iniziarono ad accorrere i popolani osservando l'immagine, che ripeté il miracolo. Successivamente l'icona fu spostata nella chiesa per essere venerata, con approvazione della curia lancianese. La festa che si è celebrata dall'anno successivo in poi è stata di seguito posticipata al 3 agosto, dopo la festa della Madonna degli Angeli, patrona della contrada. Nel 1908 fu commissionato all'artista Raffaele Gagliardi un dipinto che riproducesse il Volto Santo, benedetto da papa Pio X.

Casula medievale presbiteriale, rinvenuta nella cripta durante gli scavi del 2013 nell'area della chiesa di San Giovanni della Candelora
Il Miracolo Eucaristico di Lanciano
  • Chiesa di San Donato (Villa Martelli): edificata nel Settecento quando il culto del santo si diffuse a Lanciano. Sino al 1792 fece parte della giurisdizione della parrocchia di Santa Lucia, e fu elevata a parrocchia da Francesco Amoroso. La gente del posto contribuì per un secolo alla ristrutturazione continua della chiesa, l'ultimo dei quali nel 1970, riportata allo splendore sobrio barocco. Ha facciata in mattoni a vista, arricchita da portale inquadrato da due colonne con capitelli sormontati da cornicione, Sulla parte alta un'ampia finestra si intona con gli altri elementi architettonici; completa la facciata il frontone triangolare con una croce di ferro. Il campanile è una tozza torre a tre piani con sistemato l'orologio e una statua della Madonna in una nicchia. All'interno a navata unica, il soffitto è a capriate lignee; la parete destra è ornata da una statua di San Michele del XVIII secolo. Una grande arcata sorretta da due eleganti colonne con capitelli dorati precede la parte absidale, occupata al centro dall'altare in marmo bianco. Domina lo sfondo un'artistica alzata di legno, finemente lavorata, con il quadro della Madonna col Bambino, con in alto il simbolo dello Spirito Santo.
  • Chiesa di Santa Liberata (contrada omonima): chiesa settecentesca, nota anche come "Maria Santissima della Libera", risale al XVI secolo, presso una vecchia cappella usata dai pastori transumanti. Secondo le memorie del Cardinale Anton Ludovico Antinori, nel 1617 presso la chiesa si creò la confraternita di San Rocco, e la chiesa fu ampliata dall'architetto Giulio Carlucci. Il 19 ottobre 1672 il Monsignor Alfonso Alvarez dette inizio a una processione speciale per la Madonna della Libera, molto sentita dai popolani, ancora oggi celebrata. Sulla facciata della chiesa si pone in evidenza il pronao in stile tardo romanico; un'ampia arcata delimitata da pilastri, permette l'accesso all'interno; ai lati due aperture protette da cancellate in ferro, ne caratterizzano lo stile. Nella parte superiore sormontata da un frontone con orologio al centro, si aprono due finestre laterali. Ceramiche artistiche lancianesi raffigurano al centro la Madonna e ai lati un pastorello e una donna che allatta il bambino, opere dell'artista Bontempo (1995).
    L'interno a navata unica è pavimentato con le mattonelle seicentesche; ampie colonne rifinite con cornicioni lavorati e dorati, sorreggono la copertura voltata a botte, affrescata con un dipinto del 1855 della Madonna della Libera in gloria, tra Dio Padre e lo Spirito Santo.
  • Chiesa di Santa Giusta (contrada omonima): molto simile alla chiesa di Santa Liberata, risalirebbe al 1055, e faceva parte dell'abbazia di Montecassino. Di questo primo monastero tuttavia si sono perse le tracce, dato che la chiesa venne ricostruita ex novo nel Settecento. Nel 1827, dopo la soppressione della parrocchia di San Biagio a Lancianovecchia, la chiesa fu aggregata alla parrocchia di Sant'Agostino voluta dal Monsignore Francesco Maria De Luca. Nel 1860 il vescovo Giacomo De Vincentiis, in visita pastorale, trovò la chiesa troppo piccola per le esigenza della popolazione, e ordinò che fosse ampliata. Venne anche costruita una nuova statua lignea, in sostituzione della vecchia icona sacra di Santa Giusta, suscitando polemiche tra i fedeli. La parte inferiore della facciata presenta un'ampia arcata a sesto acuto, delimitata ai due lati da paraste e in alto da cornicione con ampie scanalature, tra le coppie di paraste vi sono due lapidi che ricordano i caduti nella prima guerra mondiale.
    Sulla parte superiore, sormontata da un frontone con finestra circolare, si aprono due finestre laterali; l'intera struttura culmina con una sfera simboleggiante il globo, sovrastato eda una croce. Il pavimento in mattonelle tinte chiaro-scure, conferisce atmosfera austera all'edificio a tre navate (una maggiore e le altre minori), che comunicano con arcate a tutto sesto. La volta a botte è finemente decorata con affreschi del pittore Isacco Turri (1917). Presso il presbiterio c'è il dipinto simbolico dello Spirito santo.
Campanile a vela della chiesa di Santa Giovina
  • Chiesa di Santa Maria dei Mesi (Contrada omonima): notizie della chiesa si hanno nel XVI secolo, quando il papa Gregorio XIII concesse l'indulgenza plenaria. In una visita pastorale del 5 settembre 1646, il Monsignore Andrea Gervasi ordinava che venisse ricostruita la statua della Vergine; in una seconda visita del 1671 di Alfonso Alvarez si scopre che la chiesa fa parte della parrocchia di Santa Maria Maggiore. Il 10 ottobre 1922 l'Arcivescovo Nicola Piccirilli, su richiesta della popolazione, concesse il permesso di poter celebrare regolarmente le messe nella chiesa, spesso chiusa. Nel 1996 fu restaurato il tetto. La chiesa ha una facciata con l'accesso preceduto da un pronao a tre archi con cancellata in ferro battuto. L'interno mostra i caratteri di una chiesa rurale abbellita da stucchi barocchi: illuminato da otto finestroni, ha pianta rettangolare con soffitto a capriate lignee, dalle quali scendono tre lampadari in ferro battuto. Lungo le pareti si scorgono due piccole nicchie in cui sono collocate le immagini del Volto Santo e San Mauro.
  • Chiesa di Santa Maria in Castello (Santa Maria della Luce): si trova al confine tra Santa Maria dei Mesi e Torre Marino, eretta nel XVII secolo. Nel 1949 fu ricostruita in gran parte perché danneggiata nel 1943. Nel 2005 furono ritinteggiate le pareti, ed è sotto la giurisdizione di Santa Maria Maggiore. Ha facciata neoclassica con portale semplice in mattoni, sovrastato da lunetta; sui due lati in basso si aprono finestre, protette da grate. Sulla parte superiore c'è un frontone con finestra circolare al centro del timpano. L'interno a navata unica ha due affreschi: la Mater Lucis e lo Spirito Santo.
  • Chiesa di Nostra Signora del Carmelo (Madonna del Carmine): fu edificata nel 1862, con l'innalzamento del campanile nel 1897, dotato di orologio nel 1980. Nel 1949 fu elevata a parrocchia della contrada Madonna; nel 1969 il Monsignore Pacifico Luigi Pireantoni consacrò l'altare maggiore, ristrutturato secondo le nuove norme del Concilio Vaticano II. L'aspetto esterno è molto semplice, in stile neoclassico, con l'accesso preceduto da piccolo portico. Il campanile a torre è ornato dall'orologio e da una gabbia metallica in ferro battuto con le campane dell'orario. La navata centrale è ben illuminata da sei finestre, con arco a tutto sesto e coperta a volte a botte, affrescate nel 1886 da Mattia Novelli; gli affreschi raffigurano scene sacre dello Spirito Santo. Presso il presbiterio si trova un'ancona costituita da due colonne sormontate da capitelli corinzi e timpano semicircolare, con due putti e una nicchia centrale con la statua della Madonna.
  • Chiesa di Sant'Amato: nella contrada omonima, risale all'Ottocento. Si racconta che nel 1100 durante la transumanza i pastori vollero edificare una cappella in onore del santo, nella zona di terra compresa all'ora nel demanio dell'abbazia di San Giovanni in Venere. La chiesa fu ricostruita una prima volta nel 1355, e nel Quattrocento la contrada passò a Lanciano. Un barone lancianese riedificò la chiesa nell'Ottocento ex novo, nel 1959 l'Arcivescovo Migliorini la eresse a Vicaria perpetua, smembrandola dalla giurisdizione della chiesa di San Nicola. Nel 1985 la Vicaria fu smembrata e aggregata nella parrocchia della Madonna del Carmine. Negli anni '70 si risistemò l'altare secondo i canoni del Concilio. La facciata è abbastanza semplice, con tetto a spioventi sul corpo principale, sormontato da grande croce in ferro. Sulla parete centrale si apre una finestra orbicolare con vetro colorato; il portale si affaccia sulla strada, e si accede alla navata unica. Ha pianta rettangolare, sulle colonne a base rettangolare poggia la copertura a volta a botte decorate, suddivisa da arcate ribassate. Nove nicchie laterali ospitano statue di santi, come quella dell'Addolorata e di Sant'Antonio abate, e il busto in cartapesta di San Silvestro. Al centro dell'altare maggiore si trova l'icona del Sacro Cuore.
  • Chiesa di "Santa Maria De La Salette": in contrada Sant'Egidio, fu costruita come cappella nel 1870, sotto la giurisdizione di Santa Maria Maggiore. Il 19 novembre dell'anno don Francesco Paolo Sargiacomo pose la prima pietra. Nella parete di fondi si trova un quadro della Madonna delle Salette, apparsa ai pastorelli sulle Alpi francesi, qualche anno prima.
  • Vecchia chiesa di Santo Spirito: nel quartiere Santa Rita sulla via per Treglio, fu la sede parrocchiale della zona fino alla costruzione della nuova parrocchia. Risale al XVIII secolo ed è stata restaurata nei primi anni 2000 con l'aggiunta di due riquadri a formelle maiolicate della Colomba dello Spirito. Ha facciata semplice di tipo rurale, con portale d'ingresso e tre finestre, ornata da un riquadro in mattoni, con paraste e cornicione. Il campanile occupa tutta la parte posteriore lungo la strada ed è a vela con arco a tutto sesto. All'interno a navata unica si trova il prezioso altare pre-conciliare, costituito da struttura contenente il tabernacolo e sormontata da un'icona molto semplice dello Spirito Divino. In una nicchia a vetrata è posta l'icona settecentesca della Madonna Addolorata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ LA SQUILLA - Lanciano [collegamento interrotto], su conoscere.abruzzoturismo.it.
  2. ^ Chiesa della Madonna del Ponte [collegamento interrotto], su regione.abruzzo.it.
  3. ^ Chiesa agostiniana Lanciano, su cassiciaco.it (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2016).
  4. ^ Simone Cortese, La chiesa di San Biagio nel quartiere Lancianovecchio, su lancianonews.net, 3 aprile 2016. URL consultato il 15 maggio 2021 (archiviato dall'url originale il 24 gennaio 2021).
  5. ^ A. L. Antinori, Annali degli Abruzzi, VI, Bologna, Forni Editore, 1971, pp. sub anno 1090 sub voce "Chieti".
  6. ^ San Maurizio, un santo che non può essere dimenticato, su sites.google.com.
  7. ^ I tesori della chiesa di San Giovanni nel quartiere Lancianovecchio, su tesoridabruzzo.com.
  8. ^ C. Marciani, "Le antiche pergamene di Santa Maria Maggiore" in Scritti vari, 2007
  9. ^ cfr. Verlengia: "Un'antica tradizione lancianese" in "Scritti", 2007
  10. ^ Bocache, "Memorie storiche di Lanciano"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Rivera, Lanciano. Monumenti e storia, in "Enciclopedia italiana", XX, 1933
  • D. Romanelli, Quadro istorico della città di Lanciano, Napoli 1794
  • F. Sargiacomo, Lanciano e le sue chiese, Carabba editore, Lanciano 2000