Santa Liberata

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Santa Liberata

Vergine e martire

 
NascitaII secolo
MorteII secolo
Venerato daChiesa cattolica
Ricorrenza11 gennaio
Attributipalma, croce
Patrono diSanto Stefano di Rogliano; Ciciliano; Sariano di Trecenta (compatrona);

Santa Liberata è venerata come santa vergine e martire dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione agiografica Liberata era figlia di Lucio Catelio Severo, un console romano della parte più occidentale della Penisola Iberica (oggi Galizia) nel 122. Gli studi più recenti, tuttavia, hanno in buona parte sconfessato questa tradizione. Liberata sarebbe dunque nata in Gallia (odierna Francia) nella regione del Lot, fra Tolosa e Bordeaux. La sua data di nascita è sconosciuta, come pure gli altri dati che si riferiscono alla sua vita.[senza fonte] Un giorno, la moglie del console, Calsia, mentre Severo era assente, diede alla luce nove gemelle. Piena di pudore nel vedere un così parto numeroso, decise di annegarle nel mare, pertanto dette tale incarico alla levatrice, la quale, in quanto cristiana, non obbedì e, anzi, le fece battezzare con i nomi di Ginevra, Vittoria, Eufemia, Germana, Marina, Marciana, Basilisa, Quiteria e Liberata, appunto.

Della loro cura e educazione alla fede cristiana incaricò invece Sila, che più tardi sarebbe diventata anch'essa santa. Ma, dopo numerose peripezie, le gemelle sarebbero morte tutte martiri durante la persecuzione dell'imperatore Adriano, per opera dello stesso padre.

Probabilmente (e questa parola ricorre inevitabilmente nelle biografie di questi personaggi così antichi per i quali non esistono documenti scritti o testimonianze archeologiche) fu martirizzata nel III o IV secolo d.C. Il suo corpo fu sepolto in quella regione, nei pressi di una località che oggi si chiama (non a caso) Sainte-Livrade-sur-Lot.

Le reliquie[modifica | modifica wikitesto]

In quello stesso luogo le sue reliquie continuarono ad essere venerate, fino a quando (XII secolo) il corpo di Livrade/Liberata fu traslato a Sigüenza, in Spagna, per rifondare la diocesi che era stata appena riconquistata ai musulmani. Lì il suo corpo si trova ancora oggi, conservato nella cattedrale.

Nel tempo sono state compiute ricognizioni per stabilire l'autenticità di tali reliquie. La più recente, e più attendibile, risale al 1948, quando il corpo fu esaminato da un antropologo dell'Università di Madrid. Certamente, per gli appassionati di archeologia, sarebbe più stimolante e attendibile il risultato di un'analisi dell'isotopo radioattivo del carbonio, più noto come 14C, ma non dimentichiamo che qualunque studio su santa Liberata (Livrade o Libérate in Francia, Librada in Spagna e Libera o Liberata in Italia) non può e non deve prescindere da una grande attenzione nei confronti delle persone e delle comunità di fedeli che hanno fatto e continuano a fare della Santa un oggetto di culto e di venerazione.[senza fonte]

Fu don Giovanni Sanmillàn, vescovo di [[]] a diffondere il culto delle nove sante gemelle

Il culto[modifica | modifica wikitesto]

Santa Liberata oggi è venerata in molte località della Francia (Aquitania e Pirenei), della Spagna (Castiglia e Andalusia), dell'Italia (Liguria, Calabria, Abruzzo, Sicilia e Molise), di Malta (Kalkara) dell'America Latina (Panama, Messico e Colombia). È venerata anche a Roccaspinalveti (CH) il 1 settembre. In tutte queste località si sono trovate nel passato, e si trovano ancora oggi, immagini della santa sulla croce. L'episodio di Liberata crocifissa è un clamoroso falso. La giovane fu martirizzata "capitis abscissione", cioè con un colpo di spada che le tagliò la testa, oppure fu pugnalata. Ci sono immagini che hanno indirizzato verso questa conclusione, ben più antiche delle icone di santa Liberata crocifissa. Questa contaminazione iconografica ha generato un confusione agiografica con la santa Vilgefortis, originariamente venerata in aree geografiche completamente diverse.

Altra contaminazione iconografica è santa Liberata con i due bambini. La conclusione che si può dedurre è quella del culto della Mater Matuta di Capua o di altre divinità pagane femminili in chiave cristiana, in quanto l'iconografia è attribuita sia a S. Liberata vergine o Liberata da Como che a S. Liberata vergine e martire.

Alla santa è attribuito il potere di allontanare i pensieri tristi, e, per estensione, la capacità di liberare da ogni infermità o afflizione; la tradizione cattolica la considera una figura portatrice di pace e di serenità.

L'emblema di santa Liberata è il ramo di palma e la croce. La liturgia la celebra l'11 gennaio e anche la seconda settimana di settembre, ma il suo ricordo non è più nel Martirologio Romano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Bislenghi, Di Luce e d'Ombra. Mille anni di amore e devozione a Santa Libera, Sabatelli ed., Savona 2003.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]