Santa Liberata

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando Santa Liberata da Como, vedi Liberata da Como.
Santa Liberata

Vergine e martire

 
NascitaII secolo
MorteII secolo
Venerato daChiesa cattolica
Ricorrenza11 gennaio
Attributipalma, croce
Patrono diSanto Stefano di Rogliano; Ciciliano; Sariano di Trecenta (compatrona); Aisi

Santa Liberata è venerata come santa vergine e martire dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione agiografica Liberata era figlia di Lucio Catelio Severo, un console romano della parte più occidentale della penisola iberica (oggi Galizia) nel 122. Gli studi più recenti, tuttavia, hanno in buona parte sconfessato questa tradizione. Liberata sarebbe dunque nata in Gallia (odierna Francia) nella regione del Lot, fra Tolosa e Bordeaux. La sua data di nascita è sconosciuta, come pure gli altri dati che si riferiscono alla sua vita. Un giorno, la moglie del console, Calsia, mentre Severo era assente, diede alla luce nove gemelle. Piena di pudore nel vedere un così parto numeroso, decise di annegarle nel mare, pertanto dette tale incarico alla levatrice, la quale, in quanto cristiana, non obbedì e, anzi, le fece battezzare con i nomi di Ginevra, Vittoria, Eufemia, Germana, Marina, Marciana, Basilisa, Quiteria e infine Liberata.

Della loro cura ed educazione alla fede cristiana incaricò invece Sila, che più tardi sarebbe diventata anch'essa santa. Ma, dopo numerose peripezie, le gemelle sarebbero morte tutte martiri durante la persecuzione dell'imperatore Adriano, per opera dello stesso padre.

Probabilmente (e questa parola ricorre inevitabilmente nelle biografie di questi personaggi così antichi per i quali non esistono documenti scritti o testimonianze archeologiche) fu martirizzata nel III o IV secolo d.C.

Le versioni collegate a Santa Liberata:

  • Sainte-Livrade-sur-Lot, rivendica, a torto o a ragione, di essere la città natale e anche il luogo di martirio di Santa Liberata, le cui reliquie si trovano appunto, in Spagna. Una santa martire francese adottata dalla chiesa spagnola il cui culto di è sovrapposto e confuso a quello di Librada[1] e delle otto gemelle.[2]
  • Vilgefortis (da "Virgo" fortis), come detto fu più diffuso nel Nord Europa, soprattutto Fiandre secondo la tradizione subì il martirio della croce. Figlia del Re del Portogallo, visse nel secolo VIII. Convertita al cristianesimo, il padre aveva deciso di prometterla in sposa a un principe pagano, benché lei avesse fatto voto di verginità. Lei pregò Dio di darle un aspetto ripugnante, fu esaudita e le crebbe una folta barba, il principe orripilato si allontanò e il padre irato la condannò a morte mediante crocifissione.
  • Santa Liberata da Pavia[3] Vissuta (periodo attorno al 496 d.C.) al tempo del vescovo Epifanio (V secolo) appartiene con le sante Speciosa e Luminosa a un gruppo di pie vergini sepolte a Pavia una parte nella Cattedrale e l'altra nella Chiesa di S. Francesco insieme a Epifanio e sua sorella Onorata.
  • Esiste anche una Santa Liberata di Como che era una monaca benedettina (epoca 580 d.C.).
  • A Venezia, Palazzo Ducale si trova il Trittico della martire crocifissa di Hyeronimus Bosch, attribuito a Santa Liberata. In verità numerosi studiosi sono divisi[4] se risulta attribuita alla già citata Vilgefortis o a Giulia di Corsica, altra martire crocifissa secondo la tradizione.

Le reliquie[modifica | modifica wikitesto]

Juan de San Millàn vescovo di Tui diffuse il suo culto nel 1564. Successivamente, un altro vescovo, Ildefonso Galar Torrero, nel 1688 con un editto ordinò anche la celebrazione delle altre otto sorelle di Santa Liberata. Esiste poi una versione spagnola chiamata Santa Librada, il cui culto riguarda appunto la Spagna e si confonde e sovrappone a una fantasiosa Santa Librada crocifissa nota nel Nord Europa col nome Vilgefortis.[5]

Sigüenza Spagna, la Cattedrale

Il suo corpo fu sepolto nella cattedrale di Sigüenza, portata in terra spagnola nel secolo XIII dai monaci benedettini - cluniacensi guidati da Bernardo d'Agen[6] per contribuire a ricostruire la locale diocesi dopo le invasioni islamiche. Nella cattedrale fu costruito in un suntuoso altare (XVI secolo) a lei dedicato, dove tuttora si trova, con l'urna in pietra contenente le reliquie.

Nel tempo sono state compiute ricognizioni per stabilire l'autenticità di tali reliquie. La più recente, e più attendibile, risale al 1948, quando il corpo fu esaminato da un antropologo dell'Università di Madrid. Certamente, per gli appassionati di archeologia, sarebbe più stimolante e attendibile il risultato di un'analisi dell'isotopo radioattivo del carbonio, più noto come 14C, ma non dimentichiamo che qualunque studio su santa Liberata (Livrade o Libérate in Francia, Librada in Spagna e Libera o Liberata in Italia) non può e non deve prescindere da una grande attenzione nei confronti delle persone e delle comunità di fedeli che hanno fatto e continuano a fare della Santa un oggetto di culto e di venerazione.

Il culto[modifica | modifica wikitesto]

Santa Liberata oggi è venerata in molte località della Francia (Aquitania e Pirenei), della Spagna (Castiglia e Andalusia), dell'Italia (Liguria, Calabria, Abruzzo, Sicilia, Marche, e Molise) di Malta (Kalkara) dell'America Latina (Panama, Messico e Colombia). È venerata anche a Roccaspinalveti (CH) il 1º settembre. In tutte queste località si sono trovate nel passato, e si trovano ancora oggi, immagini della santa sulla croce. L'episodio di Liberata crocifissa è un clamoroso falso. La giovane fu martirizzata "capitis abscissione", cioè con un colpo di spada che le tagliò la testa, oppure fu pugnalata. Ci sono immagini che hanno indirizzato verso questa conclusione, ben più antiche delle icone di santa Liberata crocifissa. Questa contaminazione iconografica ha generato un confusione agiografica con la santa Vilgefortis, originariamente venerata in aree geografiche completamente diverse.

Altra contaminazione iconografica è santa Liberata con i due bambini. La conclusione che si può dedurre è quella del culto della Mater Matuta di Capua o di altre divinità pagane femminili in chiave cristiana, in quanto l'iconografia è attribuita sia a S. Liberata vergine o Liberata da Como sia a S. Liberata vergine e martire.

Alla santa è attribuito il potere di allontanare i pensieri tristi, e, per estensione, la capacità di liberare da ogni infermità o afflizione; la tradizione cattolica la considera una figura portatrice di pace e di serenità.

L'emblema di santa Liberata è il ramo di palma e la croce. La liturgia la celebra l'11 gennaio e anche la seconda settimana di settembre, ma il suo ricordo non è più nel Martirologio Romano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bibliotheca Sanctorum al Vol. XII col. 1097 non dedica una voce specifica a S. Librada in sovrapposizione con quella di Vilgefortis ma viene riferita ad una voce omonima.
  2. ^ Tesi sostenuta dall'Abbé Castex R. Sainte Livrade étude historique et critique de sa vie (Lille 1890). Approfondimenti storici anche di: Bislenghi A. Di luce e d'ombra. Mille anni di amore e devozione in S. Liberata (Santelli Edit. SV).
  3. ^ Rimoldi A. Liberata vergine di Pavia Biblioteca Sanctorum Vol. VIII col. 9.
  4. ^ Alessandro Bullo, Hieronymus Bosch. Tutto sul Trittico di Santa Liberata, su venicecafe.it, 20 Ago. 2016.
  5. ^ Anche nella versione "Wilgefortis".
  6. ^ Bernard de Sédirac (1050-1125) vescovo di Toledo dal 1086, esercitò il ministero nel periodo storico di tre pontificati: Gregorio VII, Vittore III e Urbano II. Nato dalla famiglia di visconti di Sédirac, nativo di Blanquefort-sur-Briolance.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Bislenghi, Di Luce e d'Ombra. Mille anni di amore e devozione a Santa Libera, Sabatelli ed., Savona 2003.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]