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Chiesa di Santa Maria in Portico

Coordinate: 40°50′06.09″N 14°13′52.36″E
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Chiesa di Santa Maria in Portico
La facciata
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneCampania
LocalitàNapoli
Coordinate40°50′06.09″N 14°13′52.36″E
Religionecattolica di rito romano
TitolareMaria
Arcidiocesi Napoli
ArchitettoNicola Longo
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1632
CompletamentoXVII secolo
La cupola maiolicata

La chiesa di Santa Maria in Portico è una chiesa barocca di Napoli; è situata nello slargo che conclude la prospettiva dell'omonima strada.

La costruzione di Santa Maria in Portico, iniziata nel 1632 su disegno dell'architetto Nicola Longo, si deve alla munificenza della duchessa di Gravina, Felice Maria Orsini in ricordo di quella romana di Santa Maria in Campitelli[1].

II complesso conventuale, inizialmente composto da tre edifici circondati da giardini, logge e fontane, acquisì rapidamente un notevole prestigio e fu sede provvisoria del viceré marchese del Carpio nel 1683. In seguito alla soppressione degli ordini religiosi, all'inizio del XIX secolo e alla definitiva espulsione nel 1866, ai Padri di Lucca è restata solo una piccola parte della primitiva struttura, dove tuttora abitano.

La chiesa presenta una pianta a croce latina caratterizzata da un'unica navata affiancata da tre cappelle per lato e un transetto appena accennato. L'intera struttura è coperta da volte a botte, con il coro posizionato sopra l'atrio d'accesso e anch'esso voltato a botte.

Elemento centrale dell'edificio è la cupola, la cui calotta è rivestita esternamente da embrici a squame di colore giallo e turchino. Essa poggia su un alto tamburo ottagonale perforato da otto finestre, e presenta un sesto lievemente rialzato. Al culmine, il lanternino cieco è sormontato da una sfera di rame e dalla croce. L'illuminazione naturale è garantita da finestre a strombo che si aprono sulle navate e sulle crociere, mentre le cappelle laterali sono illuminate da asole curvilinee che enfatizzano le lunette delle pareti di fondo.

Il complesso è completato da uno snello campanile a pianta quadrata, innalzato nel 1645. La sommità è conclusa da un elegante bocciolo ottagonale, sormontato dalla croce e da una banderuola in lamina di ferro raffigurante un orso, insegna araldica dei duchi di Gravina. Sebbene in passato fosse un elemento distintivo del paesaggio urbano, la sua visibilità è stata parzialmente compromessa dalla moderna sopraelevazione del corpo di fabbrica adiacente.

La facciata, sebbene talvolta erroneamente attribuita a Cosimo Fanzago, è in realtà una delle prime opere significative di Arcangelo Guglielmelli, realizzata nel 1682. La sua esecuzione è rimasta sostanzialmente fedele al disegno autografo del maestro conservato agli Uffizi, sebbene le sue originali valenze spaziali siano state compromesse dalla successiva chiusura dei due vani laterali dell'atrio porticato nel 1862.

La facciata si sviluppa su due ordini, separati da un'alta fascia mediana che ospita l'iscrizione dedicatoria. La sua ripartizione è data da lesene bugnate in piperno, alleggerite da basi e capitelli in marmo bianco.

La sezione centrale è conclusa da un timpano triangolare sormontato da un fastigio in piperno e si raccorda alle ali laterali più basse tramite eleganti volute. Al centro del piano superiore si apre un ampio finestrone, incorniciato da colonne e sormontato da un timpano a lunetta. La base si distingue per l'uso del motivo della serliana e per una sobria policromia ottenuta dalla combinazione di marmo, piperno e mattone a vista. L'uso del mattone a vista è degno di nota, poiché era poco diffuso nel Barocco napoletano, che prediligeva gli apparati ornamentali in stucco.

L'interno

La volta della navata è riccamente decorata con stucchi datati 1634 (identificati dalla sigla "D.P."), con putti volanti e figurine di virtù sugli arconi. Sui campi intermedi si alternano rosoni e cherubini, mentre al di sopra delle finestre si trovano angioletti con i simboli della Vergine. Le allegorie delle virtù cardinali e teologali adornano i grandi archi della cupola, i cui pennacchi riportano il monogramma greco della Vergine "MP ΘY".

Il pavimento seicentesco in cotto, di gusto vicino a Cosimo Fanzago, presenta riquadri in marmo e, al centro, la lapide tombale di Felice Maria Orsini (1647). Tra gli arredi fissi si notano due acquasantiere in marmo all'ingresso, ispirate all'arte lombarda, e la poltrona vescovile in legno dorato (inizio Ottocento) situata nel presbiterio.

Infine, la chiesa è impreziosita da elementi di pregio come lampadari settecenteschi in vetro di Murano, armadi seicenteschi in noce della sagrestia (opera di fra Francesco Meniconi, 1647), il lavabo di Domenico Antonio Vaccaro e un pulpito seicentesco in legno scolpito e dorato con baldacchino.

Transetto ed abside

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L'altare maggiore

L'altare maggiore è realizzato in marmi policromi ed è caratterizzato da un ciborio a tempietto e un'arca in marmo giallo sostenuta da zampe di leone, completato da una balaustra e un pavimento in marmi bianco, rosso e nero. La cona dell'altare, opera di Domenico Antonio Vaccaro (1732), è inquadrata da pilastri e una ricca cimasa, con tre angeli in marmo bianco che sostengono un drappo. Al centro, incorniciata da un arco su pilastri ionici, si trova l'effigie della Vergine, copia dell'originale in smalto del XIII secolo di Santa Maria in Campitelli a Roma, trasferita qui nel 1638. Il coretto seicentesco è delimitato da una balaustra in legno dorato a graticcio.

Tra i dipinti, spicca un'opera d'inizio Settecento sulle Storie e Miracoli di Santa Maria in Portico, attribuita a un seguace di Luca Giordano. Nei lunettoni di transetto e abside si trovano sei spicchi di tela di scuola giordanesca che narrano i miracoli della Vergine, come l'Apparizione a Santa Galla e le processioni papali contro la peste.

Si conservano inoltre tre importanti oli su tela della seconda metà del XVII secolo, tutti attribuiti a Giovanni Battista Benaschi: l'Adorazione dei Magi (con la Vergine in posa di tre quarti e il Re mago inginocchiato) e l'Adorazione dei pastori (incentrato sul Bambino che ricambia lo sguardo della Madonna). Nel transetto si trovano altre due tele significative: il Martirio di San Bartolomeo e il Giobbe, entrambi copie di opere di Mattia Preti (già in collezione Dragonetti), e l'Annunciazione di Fabrizio Santafede (inizi del XVII secolo), con la Vergine seduta e l'Arcangelo Gabriele che avanza verso di Lei.

La sagrestia si apre con l'affresco La Gloria nel nome di Maria di Giovanni Battista Benaschi (seconda metà del XVII secolo), che riempie la volta e le pareti con gruppi di angeli in volo e scorciati, dipinti con tinte chiarissime e ripetuti negli ovali degli anditi laterali.

Sulle quattro porte, entro cimase a stucco, sono presenti quattro ovali affrescati con i busti di Re David, la Vergine, San Gioacchino e San Giuseppe, che purtroppo versano in un pessimo stato di conservazione.

Al di sotto si trovano un seggio rettorio e stalli lignei di gusto Rococò, decorati con intagli, frutti e festoni.

Completa l'ambiente l'organo a canne, di fattura barocca, con la cassa in legno intagliato e decorato con fregi di fiori e frutta, sormontato da anfore e una testa d'angelo. La balaustra antistante, in legno traforato e dorato, riporta al centro il monogramma greco della Vergine.

Le cappelle della navata

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Le sei cappelle della navata sono riccamente decorate con stucchi, marmi e dorature, e ospitano cicli pittorici distinti.

  • La Prima Cappella a Sinistra (Sant'Anna) è caratterizzata da stucchi di Giacomo Colombo e angeli di Domenico Antonio Vaccaro. Vi si trovano tre tele principali: l'Annunciazione e l'Immacolata Concezione, entrambe attribuite ad Angelo Mozzillo, e la Nascita della Vergine, firmata e datata 1760 da Fedele Fischetti (Giordano).
  • La Seconda Cappella a Sinistra (San Giuseppe) è ornata da marmi e stucchi dorati. Le tele, tutte di scuola napoletana del XVII-XVIII secolo, narrano la vita del Santo: la Morte di san Giuseppe (dove Cristo lo abbraccia), il Sogno di san Giuseppe (Francesco Verini, 1794), notevole per i colori tenui, e il Matrimonio della Vergine.
  • La Terza Cappella a Sinistra (San Giovanni Leonardi) fu restaurata nel 1909 e dedicata al fondatore dei Chierici regolari della Madre di Dio. Le tele settecentesche originali furono rimosse e sostituite con opere di G. Rendesi che illustrano la vita del Santo, inclusa la presentazione dei religiosi a Maria e l'incontro con San Filippo Neri.
  • La Prima Cappella a Destra (Immacolata), più sobria negli stucchi, custodisce tele di Nicola Vaccaro: il Bambino Gesù ha la visione della Croce e la Vergine con Bambino, Sant'Anna, San Gioacchino e San Giovannino. Vi si trova anche una statua policroma dell'Immacolata del 1912.
  • La Seconda Cappella a Destra (Crocifisso di Lucca) è dedicata a un venerato Crocifisso ligneo (copia dell'originale lucchese). Le pareti ospitano una copia seicentesca, attribuita a scuola napoletana, del Cristo coronato di spine e deriso (da un originale smarrito del Ribera), e la Deposizione, attribuita a Giacomo Farelli (copia di un'opera di Andrea Vaccaro).
  • Infine, la Terza Cappella a Destra (Assunta) è dominata da opere di Giovanni Bernardino Azzolino e Paolo De Matteis. Azzolino è l'autore di Gesù accoglie l'anima della Vergine (impostato su un doppio registro con la Vergine distesa e l'abbraccio di Cristo) e l'Incoronazione della Vergine. L'Assunta è invece una tela di De Matteis, raffigurante la Vergine sollevata verso il cielo da angeli su nuvole materiche.

Il presepe seicentesco

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La chiesa conserva un rinomato presepe seicentesco avviato dall'artista Pietro Ceraso (1647), caposcuola dei "figurari", con figure a grandezza naturale. Ceraso introdusse tecniche innovative, come i manichini lignei svuotati e l'uso di una pasta particolare per i volti. Nonostante la perdita di gran parte delle 15 figure originali, il complesso fu ampliato e rinnovato nel 1690 dallo scultore veneto Giacomo Colombo, che aggiunse personaggi tipici della vita napoletana, come i due vecchi, la "foritana" e il giovin signore.

Successivamente, lo scultore Giuseppe Picano intervenne creando figure di forte impatto drammatico (il povero in adorazione, il pastore dell'annunzio). Dopo la chiusura della chiesa nel 1862, il presepe fu accantonato e subì danni. Fu riallestito e restaurato nel 1872 dallo scultore Vincenzo Reccio, che sostituì la Madonna e aggiunse nuovi personaggi. Dopo ulteriori danni nella seconda guerra mondiale, il presepe è stato restaurato nel 1961 dal professor Lebro e anni dopo ha trovato una sistemazione definitiva all'interno della chiesa, in un vano laterale. L'allestimento attuale riunisce i capolavori di Ceraso, Colombo e Picano, testimoniando la grande tradizione presepiale napoletana.

  1. Donna Felice Maria Orsini († Napoli, 1647), 9ª duchessa di Gravina alla morte del fratello Michele Antonio I († 1627) patrizio napoletano e nobile romano, una volta rimasta vedova decise di ritirarsi in clausura, conducendo una vita estremamente privata ed appartata. Fece infine trasformare il suo palazzo in convento, che lasciò in eredità alla Congregazione dei Chierici regolari della Madre di Dio provenienti da Lucca, e ne volle intitolare la chiesa a Santa Maria in Portico, in ricordo della chiesa romana dove si venerava un'antichissima immagine della Vergine, sita vicino al Portico di Ottavia al confine di un vasto isolato attorno al Teatro di Marcello sul quale erano stati costruiti, nel tempo, il palazzo di città e le case degli Orsini.
  • Davide Carbonaro, Santa Maria in Portico, 1999.

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