Agostino Casotti

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Beato Agostino Casotti
17 Agostino di Traù.jpg
 

Religioso e vescovo

 
Nascita1260 circa
Morte3 agosto 1323
Venerato daChiesa cattolica
Beatificazione4 aprile 1702
Ricorrenza3 agosto
AttributiAbito vescovile, Abito domenicano, Pastorale, Teschio

Agostino Casotti (Traù, 1260 circa – Lucera, 3 agosto 1323), noto anche come Agostino di Traù (in croato: Augustin Kažotić), fu un religioso dalmata appartenente all'ordine domenicano; divenne vescovo di Zagabria e quindi di Lucera; è venerato come beato dalla Chiesa cattolica e la sua festa liturgica viene celebrata il 3 agosto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nato da una famiglia patrizia di Traù, in Dalmazia, entrò nell'Ordine dei Frati Predicatori a 15 anni. Dopo alcuni anni di permanenza a Spalato, nel 1286 fu mandato a Parigi per perfezionare i suoi studi. Al ritorno combatté energicamente l'eresia dilagante in Bosnia e strinse cordiale amicizia con l'ex Maestro dell'Ordine, Niccolò Boccasini, Legato Pontificio in Ungheria, e futuro papa Benedetto XI. Contemporaneo al Beato fu il breve Pontificato di Celestino V, incoronato il 29 agosto poi presto dimissionario il 13 dicembre 1294, affinché il potere temporale della Chiesa, espressione dei suoi più prestigiosi Cardinali, si richiamasse più fermamente ad una politica vicina agli Angioini della Francia.

Vescovo di Zagabria[modifica | modifica wikitesto]

Niccolò Boccasini, legato pontificio, nel 1303, nominò e consacrò personalmente Agostino, vescovo di Zagabria. Le lotte interne per la successione al trono e le prepotenze dei nobili desolavano quella diocesi e per venti anni Agostino si distinse per lo zelo pastorale. Secondo lo storico Baltazar Adam Krčelić, mentre la cattedrale di Zagabria era in costruzione nel 1312, ci fu una siccità, e che con l'intercessione del vescovo, nell'attuale piazza Ban Jelačić sgorgò una fonte d'acqua, nota come Manduševac, sistemata negli ultimi anni.[1] Nel 1322 oscuri intrighi misero Agostino in cattiva luce presso il re Caroberto, il quale, approfittando di una sua assenza da Zagabria, non gli permise di fare più ritorno nella sua sede vescovile.

Vescovo di Lucera[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Agostino Casotti

Dal 1317 al 1322 il vescovo fu infatti ospite della Curia papale ad Avignone, dove ebbe modo di distinguersi per le sue conoscenze teologiche e dottrinarie, e dove scrisse due dissertazioni (sulla magia e sulla povertà di Cristo e degli apostoli). Per accondiscendere al desiderio di Roberto d'Angiò, re di Napoli, papa Giovanni XXII trasferì Agostino a Lucera, in Puglia.

La città, che da pochi anni aveva mutato il nome di Luceria Saracenorum in quello di Città di Santa Maria (1300), era teatro di una sanguinosa lotta tra i saraceni superstiti e i cristiani, che sotto la dominazione sveva erano quasi del tutto scomparsi dalla città. Col fascino del suo esempio e la forza persuasiva della sua parola, in soli dieci mesi Agostino ridiede alla città un volto cristiano.[senza fonte]

Persona slanciata, portamento nobile, tratto gentile e affabile, aspetto ieratico, la tradizione vuole che Agostino si interessò anche della cura materiale della città: a lui si vogliono attribuire l'inizio della costruzione del nuovo episcopio, la creazione di un orfanotrofio femminile, il restauro della chiesa di Santa Maria della Tribuna, la fondazione dell'ospedale delle Cammarelle, la ricostruzione e l'ampliamento, dietro sollecitazione a Roberto d'Angiò, della cinta muraria[2]. Non esistono comunque prove documentarie o materiali della paternità di tutte queste strutture da parte del Vescovo e persino dall'Archivio Diocesano di San Nicola di Bari, diretto tra l'altro da un padre domenicano, hanno escluso che ci possano essere legami con Agostino[3].

Venne sorpreso dalla morte il 3 agosto 1323[4].

Il culto e la reliquia del cranio[modifica | modifica wikitesto]

Con delibera del 17 agosto 1668, il vescovo viene proclamato Protettore della città di Lucera[5]. Con bolla pontificia del 4 aprile 1702, papa Clemente XI lo proclamò beato, confermando un precedente Breve Apostolico di papa Giovanni XXII del 1326[senza fonte]. Il processo di canonizzazione è in corso.

Diverse sono le reliquie conservate attualmente a Lucera del beato: presso il Museo diocesano, il camice di lino con ricami, la stola e il cappello; all'interno della Basilica Cattedrale, varie reliquie, in un'urna conservata nella Cappella Gagliardi, e il cranio, in un busto ligneo, conservato nella medesima cappella.

Il busto reliquiario venne realizzato in legno con la testa argentea nel 1563, ma il 18 marzo 1983 la testa venne trafugata e il 1º dicembre 1995 fu inaugurata la nuova testa d'argento ad opera di Scarinzi[6]. Tale busto fu da subito oggetto di pubblica venerazione, tant'è che veniva condotto per le vie cittadine in caso di calamità naturali per richiedere la protezione del beato[7]. A tal proposito, va citato un evento prodigio che, secondo la tradizione, sarebbe avvenuto durante una tempesta nel Settecento: alcuni testimoni sostennero di aver visto comparire il vescovo fra le nuvole, mentre spingeva le nuvole lontano da Lucera[8]. Tale episodio è dipinto sulla tela del Beato Agostino Casotti di Vincenzo Lambiasi (sec. XVIII), conservata nella chiesa di San Domenico a Lucera.

La reliquia del cranio presenta una evidente lesione, apparentemente causata da una ferita di arma di ferro. Alcuni autori sostengono che tale ferita sia la causa della morte, da ricondurre ad un ipotetico agguato da parte dei saraceni[9][10]. A tal proposito, va tenuto presente che, nel 1286 Agostino, in viaggio verso Parigi, nei pressi di Pavia, subì una feroce aggressione da parte di alcuni sicari che uccidono il suo compagno di studi, Giacomo Orsini[11]; di conseguenza, potrebbe essere questa la vera causa della lesione cranica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Agostino e la fonte Manduševac
  2. ^ M. Monaco, Agostino da Traù. Un domenicano croato vescovo di Lucera, Lucera 2001, p. 60-62.
  3. ^ A. De Troia, W. di Pierro, Dalla Luceria Saracenorum alla Civitas Sanctae Mariae: Il ruolo dei domenicani, su Academia.edu. URL consultato il 22 Ottobre 2017.
  4. ^ A. Ciampi, Il Beato Agostino Kasotic, Roma 1956, p. 89
  5. ^ M. Monaco, Agostino da Traù. Un domenicano croato vescovo di Lucera, Lucera 2001, p. 82.
  6. ^ Rotary International Distretto 2120 - Club di Lucera, Il Beato Agostico Kazotic (Traù di Dalmazia 1260 - Lucera 1323), Catapano Grafiche, Lucera 1995
  7. ^ M. Monaco, Agostino da Traù. Un domenicano croato vescovo di Lucera, Lucera 2001, pp. 80-81.
  8. ^ M. Monaco, Agostino da Traù. Un domenicano croato vescovo di Lucera, Lucera 2001, pp. 83-84.
  9. ^ Filippo De Jorio, Historia della città di Lucera, 1764, cap. VI, pp. LV-LVI
  10. ^ M. Monaco, Agostino da Traù. Un domenicano croato vescovo di Lucera, Lucera 2001, pp. 58-59.
  11. ^ M. Monaco, Agostino da Traù. Un domenicano croato vescovo di Lucera, Lucera 2001, pp. 80-138.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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