Bandiera delle Marche

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La bandiera della Regione Marche
Lo stemma della Regione Marche
Il picchio verde, che secondo la tradizione letteraria greca e romana fu il totem legato all'origine dei Piceni

La bandiera delle Marche, come quella di molte altre regioni italiane, fece la sua prima apparizione il 4 novembre 1995 (giornata delle Forze Armate) quando il presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro volle esibire in una sala del Quirinale le bandiere delle regioni italiane. In mancanza di una legge in proposito[1], la bandiera fu delineata inserendo lo stemma regionale (adottato con la L.R. 15 marzo 1980, n. 13) su uno sfondo bianco.

Lo stemma delle Marche rappresenta un picchio verde stilizzato, che si sovrappone in parte alla lettera maiuscola M, di colore nero, in campo bianco delimitato da una striscia verde in forma di scudo[2]. È stato disegnato da Catani Maurizio e Veroli Gianni.

Il picchio è stato scelto in quanto esso era l'animale totemico dei Piceni, che nell'Età del ferro abitavano la maggior parte del territorio delle odierne Marche unificandone le culture, sino a quell'epoca diversificate. La rappresentatività dell'immagine è confermata dal fatto che i centri piceni erano diffusi in tutte le provincie delle Marche; ad esempio: Pesaro, Fano, Canovaccio di Urbino e Novilara nella provincia di Pesaro Urbino; Fabriano, Jesi, Ancona, Castelfidardo e Osimo nella Provincia di Ancona; Matelica, Tolentino, Cingoli, Montecassiano nella provincia di Macerata; Belmonte Piceno, Porto Sant'Elpidio, Fermo nella Provincia di Fermo; Offida, Ripatransone, Cupramarittima nella Provincia di Ascoli Piceno. Centri piceni erano presenti anche nell'Abruzzo settentrionale, ma il nucleo principale della cultura di questo popolo era nel territorio delle attuali Marche[3].

Si legge nella legge di adozione dello stemma[4]:

« La scelta trae origine da una antichissima tradizione che narra di popolazioni Sabine che nell'attraversare l'Appennino durante il ver sacrum portarono con sé un totem, un uccello sacro: il picchio »

La tradizione di cui parla la legge è quella greca e romana, di cui si riportano alcuni esempi:

(EL)

« Ὤρμηνται δ'εκ τῇς Σαβίνης οί Πικεντίνοι, δρρυοκουλάπτου τὴν ὀδὸν ηγησαμὲνου τοῖς ἀρχηγὲταις, ἁφ'οὗ και τοὔνομα πικον γαρ τὸν ὅρνιν τοῦτον ὀνομὰζουσι, και νομὶζουσιν Ἄρηως ἱερρόν. Οικοὒσι δ'απὸ τῶν ὀρῶν ἁρξάμενοι μὲχρι τῶν πεδίων και τῆς θαλὰττης... »

(IT)

« I Piceni sono giunti qui dalla Sabina, sotto la guida di un picchio che indicò il cammino ai capostipiti. Da ciò deriva il loro nome: essi infatti chiamano picus quest'uccello, e lo ritengono sacro ad Ares. Sono stanziati a partire dalle montagne sino alle pianure e al mare... »

(Strabone, Geografia, 5. 4. 2.)
(LA)

« Picena regio, in qua est Asculum, dicta, quod Sabini cum Ausculum proficiscerentur, in vexillo eorum picus consederat »

(IT)

« La regione picena, nella quale si trova Ascoli, è detta così perché, quando i Sabini si misero in viaggio verso Ascoli, un picchio si posò sul loro vessillo »

(Sesto Pompeo Festo, De verborum significatu, 235 L.)
(LA)

« Huius habitatores cum a Sabinis illuc properarent, in eorum vexilio picus consedit, atque hac de causa Picenus nomen accepit »

(IT)

« Quando gli abitanti di questa regione vennero qui dal territorio dei Sabini, un picchio si posò sulle loro insegne e da questo nacque il nome di Piceno »

(Paolo Diacono, Historia Langobardorum, II, 19)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anche molte altre regioni italiane, non avendo leggi specifiche di adozione della bandiera, si trovarono ad elaborarne di provvisorie per rispondere alla richiesta del presidente: vedi [1]. Tali regioni sono: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Lazio, Molise, Puglia, Trentino Alto Adige, Umbria. Le bandiere così preparate provvisoriamente, tutte sulla base del relativo stemma regionale, sono poi entrate in uso corrente.
  2. ^ Bandiera Marche
  3. ^ La fonte da cui sono tratte le notizie relative ai centri abitati piceni sono: Delia Lollini Civiltà Picena, in Popoli e civiltà dell'Italia antica, integrata con il catalogo della mostra Piceni popolo d'Europa.
  4. ^ La legge di adozione dello stemma è la n. 13 del 15 marzo 1980; vedi il sito ufficiale della regione Marche alla pagina; la legge è consultabile alla pagina: Legge di adozione dello stemma

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]