Bandiera della Sicilia

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Bandiera della Regione Siciliana
Bandiera della Regione Siciliana
Soprannome Trinacria
Proporzioni 3:5
Simbolo FIAV Bandiera di stato e civile
Colori

     Pantone 123

     Pantone 186

     Pantone 138

     Pantone 250

     Pantone Process Black

Tipologia regionale, di ente subnazionale e culturale FIAV normal.svg
Adozione 2000 (nascita 1282)
Ente Sicilia

La bandiera della Sicilia è la bandiera ufficiale della Regione Siciliana. La bandiera, le cui origini risalgono al XIII secolo, è stata adottata ufficialmente, su proposta dell'allora presidente dell'ARS Nicolò Cristaldi, con la legge regionale 4 gennaio 2000 n. 1 e viene esposta in tutti gli edifici pubblici siciliani[1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera è costituita, secondo la legge, da "un drappo di forma rettangolare che al centro riproduce lo stemma della Regione siciliana, con dimensioni pari a tre quinti dell'altezza della bandiera, formato da uno scudo alla francese raffigurante al centro la triscele color carnato, con il gorgoneion e le spighe. Il drappo ha gli stessi colori dello stemma: rosso aranciato e giallo".

Gonfalone e stemma[modifica | modifica wikitesto]

Il gonfalone

Lo stemma ed il gonfalone della Regione erano stati adottati con la legge regionale 28 luglio 1990 n. 12 approvata dall'Assemblea regionale siciliana, su proposta del parlamentare regionale e storico Giuseppe Tricoli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera siciliana ha avuto sempre come simboli distintivi la triscele e il gorgoneion.

Origini della triscele[modifica | modifica wikitesto]

La triscele, comunemente chiamata anche trinacria, è lo storico simbolo della Sicilia. Si tratta della raffigurazione di un essere con tre gambe (dal greco τρισκελής appunto). È un simbolo di origine indo-aria, e ha una storia articolata e complessa; essa è similare a simboli di altre civiltà antiche di diverse aree geografiche del pianeta, dal centro America, alla Mesopotamia e all'India.

Dopo il ritrovamento di una triscele nella zona di Agrigento, a Palma di Montechiaro, sarebbe da accreditare in particolare l'ipotesi dell'origine minoica delle prime civiltà sull'isola, a conferma di quanto racconta Omero, e cioè che Minosse, partito da Cnosso all'inseguimento di Dedalo, sbarcò in Sicilia[2]. Questa Triscele di terracotta è conservata presso il Museo Archeologico di Agrigento.

Il gorgoneion[modifica | modifica wikitesto]

L'altro simbolo della bandiera intersecato con la triscele è il gorgoneion, ovvero la testa della Gòrgone (comunemente chiamata Medusa), i cui capelli erano serpenti.

Altra versione della testa è quella di una donna dalla quale spuntano delle ali che simboleggiano il trascorrere del tempo, contornata da serpenti per indicare la saggezza.[senza fonte] Furono poi aggiunte le spighe di grano dai Romani, sia come simbolo di fertilità sia perché la Sicilia infatti fu la prima provincia e "granaio" di Roma.

La prima bandiera e usi successivi[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera venne utilizzata per la prima volta nel 1282 nella Rivoluzione del Vespro dai siciliani, volendo simboleggiare l'unità della Sicilia nello scacciare gli Angioini.

Il significato dei colori, posizionati in ordine inverso rispetto alla odierna bandiera della Regione Siciliana, simboleggerebbe l'unione dei colori comunali di Palermo (capofila nelle ribellioni) e Corleone (in ordine, rosso e giallo), unitisi per primi nella rivoluzione che vedeva i Siciliani fronteggiare gli Angioini. Palermo era la capitale sin dal tempo dell'Emirato di Sicilia, mentre Corleone era importante centro agricolo e civile dell'entroterra di Sicilia.

Nel 1296, con l'ascesa di Federico II, sul trono di Sicilia, viene introdotta quella che sarà la bandiera del Regno di Sicilia fino al 1816. Il vessillo si presenta con una inquartatura in decusse, ovvero in croce di Sant'Andrea[3]: al 1° e al 4° quarto sono poste le barre d'Aragona, mentre, al 2° e al 3° quarto, campeggiano, affrontate o rivolte verso il pennone, le aquile di Svevia-Sicilia[4][5].

Nella rivoluzione del 1848, precisamente il 27 maggio, la Trinacria, posta al centro del tricolore italiano, fu adottata quale simbolo dell'isola dal Parlamento siciliano:

« Il Parlamento decreta: Che da qui innanzi lo stemma della Sicilia sia il segno della Trinacria senza leggenda di sorta.
Fatto e deliberato in Palermo li 28 marzo 1848. »

La triscele fu usata anche sull'elmetto della Guardia nazionale siciliana tra il 1848 ed il 1849.

Lo stesso simbolo fu poi riutilizzato dai comitati rivoluzionari, ed in seguito dalle amministrazioni dell'isola nel 1860 sotto l'amministrazione di Garibaldi, durante la spedizione dei Mille[6].

Nel 1944 il Movimento Indipendentista Siciliano adottò una bandiera a strisce giallo e rosse con la triscele, come simbolo del separatismo siciliano.

L'Assemblea regionale siciliana nel 1990 approvò l'adozione di stemma e gonfalone, e nel 2000 dell'attuale bandiera.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera siciliana aveva ricevuto, prima del 1990, anche delle onorificenze da apporre sul proprio gonfalone[senza fonte], e oggi non più in vigore:

Gran Croce dell'Ordine del Principe Danilo I - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine del Principe Danilo I

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana
  2. ^ R. Graves, I miti greci, 1955, trad. di E. Morpurgo, Milano 1983, 92 h-j, pp. 284-285. Ma il mito è avvalorato dai ritrovamenti archeologici che fanno sospettare che la cultura autoctona Siciliana dei Sicani avesse profonde radici Minoiche; vedi ad esempio: L. Bernabò Brea, La cultura di Castelluccio in Sicilia, in Eolie, Sicilia e Malta nell’età del bronzo, in «Kokalos» XXII-XXIII, 1976-1977, tomo I, pp. 40-67 ovvero V. La Rosa, a cura di, Le presenze micenee nel territorio siracusano, Padova 2004 ovvero S. Tusa, La Sicilia nella preistoria, Palermo 1999, pp. 348 et passim.
  3. ^ (ES) Faustino Menéndez-Pidal y de Montes, El escudo de España, Madrid, Faustino Menéndez Pidal Ed., 2004, p. 149, ISBN 84-88833-02-4.
  4. ^ Giacomo C. Bascapè, Marcello Del Piazzo, Luigi Borgia, Insegne e simboli: araldica pubblica e privata medievale e moderna, Roma, Pubblicazioni degli Archivi di Stato: Ministero per i beni culturali e ambientali Ufficio centrale per i beni archivistici, 1983, p. 1032.
  5. ^ (EN) Byron McCandless, Gilbert Hovey Grosvenor, Our flag number: with 1197 flags in full colors and 300 additional illustrations in black and white, in National Geographic Magazine, Volume 32, Edizione 4, 1917, p. 391.
  6. ^ Nino Aquila, 1860-'62 : Garibaldi ed i “Mille„ in Sicilia. Documenti storici e riflessi storico-postali dell'evento, in Notiziario della associazione sanitari italiani filatelisti A.S.I.F., anno XI, n. 9, settembre 1970, pp. 40-46.

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