Primavera sacra

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La Primavera Sacra (Ver Sacrum in latino) era una ricorrenza rituale di origine italica, praticata poi da diversi popoli dell'Italia antica, che comportava la deduzione di nuove colonie.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Veniva celebrata in occasione di carestie e in momenti difficili, o per scongiurare un pericolo particolarmente grave. Un altro fattore importante era la pressione demografica, per cui tramite questo rituale si favorivano i processi migratori[1].

Questo rituale era diffuso presso i Sabini e, sporadicamente, praticato anche dai Romani; traeva origine da una promessa al dio Mamerte (il dio Marte presso gli Osci) e consisteva nell'offrire, come sacrifici, tutti i primogeniti nati dal 1º marzo al 1º giugno (oppure, nel caso dei Sabini, quelli nati dal 1º marzo al 30 aprile) della seguente primavera.

Gli animali venivano effettivamente sacrificati, mentre i bambini non venivano realmente immolati, crescevano piuttosto come sacrati (cioè protetti dagli dei) per poi, giunti all'età adulta, dover emigrare per fondare nuove comunità (colonie) altrove. In questa maniera nasceva un nuovo popolo. La migrazione era guidata secondo una procedura totemica: si interpretavano i movimenti ed il comportamento di un animale-guida, per trarne auspici e indicazioni sulla direzione del viaggio. Ogni tribù aveva un animale sacro agli dei; per i Sanniti era il toro, per gli Irpini il lupo, per i Piceni il picchio e così via[2].

Popolazioni antiche[modifica | modifica wikitesto]

Con il voto della Primavera Sacra, praticato anche dagli Aborigeni,[1], nacquero nell'Età del Ferro varie popolazioni italiche. Tra le più importanti ci sono i Sabini, originati direttamente dagli Umbri, che migrarono verso sud, restando sulla dorsale appenninica; i Piceni, che ebbero come totem il picchio verde, sacro al dio poi identificato dai Romani con Marte. Essi partirono dalla Sabina e popolarono tutto il territorio compreso tra il fiume Foglia e il fiume Salino, giungendo quindi a dare unità etnica a tutte le attuali Marche; per questo motivo lo stemma della regione Marche è il picchio verde.

Con simile voto successivo nacque, sempre dai Sabini, il popolo dei Sanniti, il cui totem fu il toro selvaggio e che occuparono aree comprese nelle odierne regioni dell'Abruzzo meridionale, del Molise e della provincia di Benevento. Dai Sanniti, poi, con una nuova primavera sacra, nacque il popolo degli Irpini, il cui totem fu il lupo (hirpus), e che occuparono l'attuale Irpinia.

Come si vede, questo rito fu responsabile del popolamento dell'Italia nell'Età del Ferro e avrebbe comportato, in età augustea, la divisione dell'Italia in regioni. Si può inoltre facilmente evincere che, a seguito dell'istituto del Ver Sacrum, gli Umbri siano da considerarsi la popolazione madre di quasi tutti i popoli pre-romani costituenti l'Italia mediana, ad eccezione, in particolare, dei Latini, degli Etruschi e dei Galli Senoni.

I racconti mitologici legati alla pratica rituale, e le modalità con le quali venivano effettuati i sacrifici, sono diversi tra le varie popolazioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 16.2.
  2. ^ L. Bessone e R. Scuderi, Manuale di Storia romana, Bologna, Monduzzi, 1994, pp. 87-88, ISBN 88-323-5660-0.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Atto Vannucci, Cap. I: Primavera Sacra, in Storia dell'Italia antica, vol. 1, 3ª ed., Milano, 1873, p. 51. URL consultato il 6 giugno 2016.