Bandiera della Toscana

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La bandiera della Regione Toscana

La bandiera della Toscana prende spunto dallo stemma e dal gonfalone con il Pegaso in argento "inserito in uno scudo sannitico con campo rosso" disciplinato dalla L. R. n. 44 del 20 maggio 1975, scartato l'utilizzo dell'Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci perché troppo difficile da riprodurre[1].

La bandiera della Toscana di uso marittimo nel XVIII secolo

Il Pegaso fu scelto perché fu l'emblema del Comitato toscano di Liberazione Nazionale durante la resistenza negli anni 1943-1944: quello raffigurato sulla sua bandiera era tratto da un'incisione sulla copertina della rivista Pegaso.

La L. R. n.18 del 3 febbraio 1995[2] inserì una versione del Pegaso migliorata, tratta dal verso di una medaglia del 1537 attribuita a Benvenuto Cellini che attualmente è esposta al Museo Nazionale del Bargello di Firenze.

I colori bianco e rosso ripetono quelli presenti nella bandiera del Granducato di Toscana[3] e corrispondono a quelli già adottati da Ugo di Toscana intorno al 1000 nel suo stemma palato di rosso e di bianco[4] e usati in molte bandiere storiche toscane (quelle, per esempio, della Repubblica Fiorentina, della Repubblica di Pisa e di Repubblica di Lucca) e nelle bandiere e gonfaloni oggi in uso in quasi tutte le città toscane capoluogo di provincia: Livorno, Massa, Pistoia, Grosseto, Firenze e Arezzo[5]. Carrara, Prato e Siena hanno colori diversi (o manca il bianco o manca il rosso), anche se i colori bianco e rosso sono presenti nella bandiera della provincia di Siena (leone bianco su sfondo rosso)[6]. Questa preponderanza dei due colori bianco (argento in araldica) e rosso li rende di fatto il più antico segno araldico dell'identità della Toscana.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

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Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'uso del Pegaso come simbolo della Toscana
  2. ^ Regione Toscana, L.R. 3 febbraio 1995 n. 18, jtest.ittig.cnr.it.
  3. ^ Bandiera della Toscana
  4. ^ Il marchese ebbe come insegna uno scudo «di rosso a tre pali d'argento» ricordata anche da Dante nella Divina Commedia, canto XVI del Paradiso.
  5. ^ Voce "Arezzo" su Sito web Flag of the World
  6. ^ Voce "Siena" su Sito web Flag of the World

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luciano Artusi, Franco Cardini, Ugo Barlozzetti, Alessandro Savorelli, La bella insegna. Il vessillo del Marchese Ugo e l'araldica toscana, Semper Editrice, Firenze 2004
  • Vieri Favini, Alessandro Savorelli, Segni di Toscana. Identità e territorio attraverso l'araldica dei comuni: storia e invenzione grafica (secoli XIII-XVII), Le Lettere, Firenze 2006

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]