Avanzi di galera

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Avanzi di galera
Paese di produzioneItalia
Anno1954
Durata87 min
Dati tecniciB/N
Generedrammatico, sentimentale
RegiaVittorio Cottafavi
SoggettoGiuseppe Mangione e Antonio Colasurdo
SceneggiaturaSiro Angeli, Riccardo Averini, Gigliola Falluto, Giuseppe Mangione
ProduttoreGiorgio Venturini
FotografiaArturo Gallea
MusicheGiovanni Fusco
ScenografiaAlemanno Lowley
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Avanzi di galera è un film del 1954 diretto da Vittorio Cottafavi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver scontato la loro pena tre detenuti tornano in libertà. Stefano, medico chirurgo, era stato condannato per aver provocato la morte di un suo paziente; l'uomo non ha più fiducia in se stesso e non vuole tornare alla sua attività di medico, ma un grave incidente in cui è coinvolta l'adorata moglie lo convince a tornare in sala operatoria, dove riesce a salvare la vita alla donna, salvando anche se stesso.

Franco, rapinatore, è stato arrestato durante un assalto ad una banca mentre i suoi complici sono riusciti a fuggire. Uscito di galera, torna dalla sua donna Anna, mentre i complici vogliono sapere dove ha nascosto il bottino prima di essere arrestato. L'uomo però non parla, si confida solo con Anna e lei si reca alla Polizia per denunciarlo. Qui però la donna apprende che il bottino era stato già recuperato dalla Squadra mobile. Franco, ancora ignaro del tradimento di Anna, si reca sul luogo dove aveva nascosto la sacca con la refurtiva ma viene raggiunto da Anna, a sua volta seguita dai complici. Dopo una sparatoria, sia Franco che Anna restano uccisi.

Giuseppe, condannato per un furto che non ha commesso, viene invece liberato per buona condotta. Una volta libero però trova una certa diffidenza sia presso i parenti che gli amici: ormai sconfortato, ritrova la tranquillità soltanto in Giovanna, un'infermiera che ha fiducia in lui.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film prodotto da Giorgio Venturini fu girato negli studi di Torino della FERT.

Luoghi delle riprese[modifica | modifica wikitesto]

Il carcere dal quale, scontata la pena, esce Franco Cesari (Constantine) è l'ingresso delle carceri Le Nuove a Torino. L'ospedale in cui lavora Giovanna (Lualdi) è l'Ospedale delle Molinette, sempre nel capoluogo piemontese; una scena fu girata nella stazione di San Maurizio Canavese.[1]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film ebbe uno scarso successo di pubblico.

Cottafavi in seguito ebbe a dire:[2]

«Avanzi di galera è un film nato male, il titolo stesso non era invitante, attori non di grosso nome, Eddie Constantine avreb­be potuto funzionare sul mercato francese, ma la sua parte era quella del poveraccio, non dell'eroe. Il tema di fondo, tuttavia, è sempre lo stesso: Walter Chiari facendosi giustizia da sé di­venta un colpevole, ma in realtà è una vittima; Eddie Constan­tine invece non è una vittima ma viene ugualmente punito dal destino perché il luogo dove aveva nascosto il tesoro non esiste più. Il film è un po' troppo magniloquente, ma l'ho girato con piacere, come tutti del resto, se no non li faccio.»

«Sfortunatamente era un film a episodi e io non sapevo ancora come essere più secco, più conciso in ciò che andavo realizzando. Se avessi avuto maggiore esperienza, se avessi riflettuto di più, sarei stato più preciso a riguardo della storia, e più improvvisatore nella direzione degli attori.»

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Incasso accertato sino a tutto il 31 marzo 1959: 62.136.604 lire dell'epoca.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

«[...] il film si presta, da un lato, ad evidenziare in tre storie esemplari, emblematiche, un problema ricco di risvolti drammatici e sociali, dall’altro a sperimentare, in tre contesti drammaturgicamente differenti, un diverso impianto tecnico-formale. I risultati furono, per molti aspetti, deludenti, o almeno inferiori alle aspettative, ma l’esperimento conteneva degli spunti interessanti e rientrava in quel contesto generale di individuazione di alcuni nodi umani e sociali della vita contemporanea, da affrontare sotto il profilo morale, che continuava ad essere il centro degli interessi Cottafavi.»

(Gianni Rondolino[3])

«[...] Sulla base di un intrigo abbastanza rozzo e di dialoghi superficiali Cottafavi è riuscito a dar forma ad una regia che restituisce agli aspetti melodrammatici della vicenda il loro valore di verità: le situazioni-limite, registrate con vigorosa lucidità, risultano come momenti in cui i personaggi si esprimono con la maggiore intensità possibile, in cui non hanno più nulla da nascondere a se stessi e agli spettatori. Per apprezzare quest’episodio [il primo, ndr] è necessario fare attenzione al rapporto che corre fra la macchina da presa e i movimenti dei personaggi, cioè alla "mise en scène". Le inquadrature sono quasi sempre dei piani-sequenza, i piani intervengono solo per motivi pratici, il montaggio è ridotto al minimo e sostituito da un uso intelligente della profondità di campo che permette di porre in rilievo, attraverso il rapporto spaziale dei corpi, i rapporti fra i personaggi. Cottafavi cerca inoltre di spogliare il più possibile l’inquadratura da ciò che è inutile ai fini espressivi, così da permettere allo spettatore di vedere solo ciò che conta, di notare solo ciò che deve essere notato: questo vale tanto per le scenografie quanto per i gesti e per i movimenti degli attori. In tal modo ciò che viene messo in rilievo sono i volti, gli sguardi, i contatti dei corpi. In questo clima ogni gesto acquista il suo peso determinante, e dunque ogni gesto sbagliato. Si tratta di un metodo di regia coraggioso e pericoloso.»

(Adriano Aprà[4])

«Cottafavi […] lascia la parola ai volti, ai gesti, agli sfondi […] sembra lavorare in simbiosi con Gallea e Fusco. L'u­no appronta una luce nitida, la solita, che negli interni sfrutta il chiaroscuro, e nell'esterno, specialmente nel finale [...] Fusco, dalla musica battente che contrappunta il clima di su­spence dello scontro in Piazza Carlo Alberto (portici), moltipli­ca gli effetti durante la fuga, sottolineando e accentuando il rit­mo con il solo suono di un tamburo e aggiungendo infine un flauto disperato. È un episodio compatto, sobrio [...] Volti, strade, destino: come non scorgervi le stigmate del noir, ameri­cano o francese, anni '40? L'episodio di Walter Chiari è più, come dire?, all'acqua di rose. [...] Avanzi di galera è ancora in attesa di una riscoperta che discenda però da una visione del film e non dal sentito dire. C'è da cancellare quella sorta di condanna rimediata, ancor prima dell'uscita, da un giudizio sommario di Cinema Nuovo [...]»

(Lorenzo Ventavoli[5])

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Avanzi di galera (1954) - Location verificate, davinotti.com
  2. ^ Avanzi di galera, su torinocittadelcinema.it
  3. ^ Vittorio Cottafavi, Bologna, Cappelli, 1980
  4. ^ Avanzi di galera, in Filmcritica nn. 143-144, aprile 1964
  5. ^ Pochi, maledetti e subito. Giorgio Venturini alla FERT (1952-1957), Museo nazionale del cinema, Torino, 1992

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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