Assalto all'Avanti!

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'assalto all'Avanti! fu un fatto verificatosi a Milano il 15 aprile 1919: l'attacco alla sede del quotidiano Avanti! da parte di esponenti di forze politiche contrapposte.

L'avvenimento, da inquadrarsi nel convulso clima del biennio rosso in Italia, rappresentò la fase culminante di una giornata di scontri tra, da una parte, manifestanti socialisti e anarchici, e, dall'altra, contromanifestanti del Partito Nazionalista, arditi, futuristi e i primi elementi fascisti dei neocostituiti Fasci italiani di combattimento i quali, con tale azione di tipo squadrista, ottennero per la prima volta visibilità a livello nazionale[1].

La manifestazione nazionalista di Roma del 10 aprile[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 aprile 1919 a Roma fu proclamato dai socialisti uno sciopero generale con rivendicazioni genericamente politiche[2] per protestare contro la Conferenza di pace di Parigi[3], ne nacque un corteo non autorizzato che fu sciolto con cariche di cavalleria[4]. In serata fu indetta una contromanifestazione dall'Associazione Nazionalista; come nota Gaetano Salvemini, l'ora d'inizio fu abilmente scelta in modo da ottenere l'approvazione degli impiegati ministeriali danneggiati dallo sciopero dei mezzi pubblici[5]. Seguì un imponente corteo inneggiante al Re e all'Esercito[3], che dopo aver portato in trionfo i reduci e i mutilati, fu ricevuto dal ministro della Guerra Enrico Caviglia[6]. Secondo Roberto Vivarelli, la dimostrazione antisocialista di Roma ispirò ai nazionalisti milanesi, pochi giorni dopo, la decisione di indire un'analoga contromanifestazione a Milano.

Le manifestazioni a Milano[modifica | modifica wikitesto]

Più violente furono le manifestazioni che si svolsero invece a Milano. Il 13 aprile un comizio indetto dai socialisti in piazza Garigliano fu anticipatamente sciolto con la forza dalla polizia[3]. Contro i manifestanti che reagirono con pietre e bastoni un commissario di P.S. ordinò di sparare. L'operaio Giovanni Gregotti, militare in licenza, fu colpito da un proiettile alla testa e rimase ucciso; altri manifestanti rimasero feriti[3][7] così il Partito Socialista indisse per protesta uno sciopero generale per il 15 aprile con un comizio da tenere all'Arena con "carattere di dignitosa protesta contro i sistemi della polizia" secondo una nota socialista[4]. La nuova manifestazione, come informa il questore di polizia Giovanni Gasti, fu vista da parecchie cerchie "come un atto di sfida e di intimidazione"[8] e convinse associazioni patriottiche e circoli nazionalisti a indire "una solenne manifestazione che doveva rassicurare la cittadinanza sulla forza e coesione dei partiti d'ordine ed ammonire i socialisti a non ritenersi padroni della città"[8].

Venuti a conoscenza dell'intenzione dei nazionalisti di sfilare in corteo nel centro di Milano, i socialisti avanzarono eguale richiesta aggiungendo che "se i nazionalisti avessero fatto una solenne manifestazione politica, essi avrebbero contrapposto altra dello stesso carattere, rovesciando le masse al centro della città"[9]. Il prefetto, preoccupato, convinse Pesenti, presidente della Lega Antibolscevica, a rinviare la manifestazione a data da destinarsi[3] e i socialisti assicurarono che il comizio si sarebbe svolto in tranquillità. I principali oratori furono Claudio Treves e Luigi Repossi e tutta la manifestazione si svolse senza incidenti e anzi la folla impedì a un oratore anarchico di intervenire[10]. Al termine gli oratori invitarono il pubblico a recarsi a casa pacificamente[10], ma come temuto alcune centinaia di intervenuti riunitisi in corteo[11] e innalzando simboli rivoluzionari e ostentando randelli[12] si diressero verso il centro; secondo Mimmo Franzinelli, il corteo era formato prevalentemente da anarchici e si dirigeva verso piazza del Duomo.[13].

L'assalto[modifica | modifica wikitesto]

Ferruccio Vecchi guidò l'assalto all'Avanti!

Nel frattempo un gruppetto di arditi e futuristi guidati dai sansepolcristi Ferruccio Vecchi e Filippo Tommaso Marinetti[14], nonostante l'annullamento della prevista manifestazione, si radunarono alla spicciolata in piazza del Duomo e da qui raggiunsero piazza Cavour dove si erano radunati già circa duecento nazionalisti quasi tutti reduci e studenti. Si formò quindi un corteo che da piazza Cavour cominciò a muoversi verso piazza del Duomo. Trovandosi a che fare con un corteo nazionalista e uno socialista, entrambi non autorizzati che si muovevano per il centro della città, la polizia si adoperò per ostacolarli in modo che non giungessero a contatto. Il corteo nazionalista fu spezzato in due e solo una minima parte giunse in piazza del Duomo dove assistette al comizio di Alceste De Ambris e del liberale Candiani, mentre del corteo socialista, anch'esso rotto in due, giunse vicinissimo in via Mercanti solo la testa[15].

L'assalto all'Avanti! assunse una valenza fondante nell'immaginario antisocialista[16] e nel 1º anniversario su L'Ardito, rivista dell'arditismo milanese Ferruccio Vecchi pubblicò un lungo articolo in cui delineò i principi della guerriglia urbana.[16]

Le forze dell'ordine predisposero nuovi cordoni ma i due gruppi avversari li oltrepassarono venendo a contatto e dando il via a scontri facilmente vinti dai nazionalisti[17], il cui nerbo era costituito da allievi ufficiali dell'esercito provenienti dal Politecnico capeggiati dal tenente Mario Chiesa[14]; i nazionalisti, che erano armati, dispersero gli avversari a colpi di pistola. Negli scontri rimase uccisa una giovane diciannovenne, Teresa Galli e parecchi rimasero feriti[18][4]. Messi in questo modo in fuga gli avversari, i nazionalisti proseguirono la carica, travolgendo i manifestanti che si erano fermati in via Dante, inseguendoli fino al castello Sforzesco[19].

Ricomposto il corteo, i manifestanti, guidati da Chiesa, Marinetti e Vecchi si diressero verso la sede dell'Avanti! in via san Damiano, che era anch'essa circondata da un cordone di circa cento militari. Le forze dell'ordine resistettero alla pressione dei manifestanti, finché un colpo di pistola, quasi certamente giunto dalle finestre dell'Avanti![20][21][22] colpì a morte Martino Sperone, uno dei militari impegnati nel cordone di sicurezza. A quel punto i militari cedettero il passo agli arditi[19][21][23] e in parte ne furono travolti[11]. Gli squadristi, guidati dal capitano degli Arditi Ferruccio Vecchi[24], assaltarono l'edificio i cui occupanti si diedero alla fuga dopo aver tentato una breve resistenza a colpi di rivoltella[25]. Secondo Mimmo Franzinelli (che tuttavia non cita alcuna fonte di questa notizia)[4] nell'assalto sarebbero stati uccisi "due socialisti", Pietro Bogni e Giuseppe Lucioni. Invece, secondo una relazione del PSI immediatamente successiva ai fatti[18], Bogni era un borghese ucciso negli scontri di via Dante e Lucioni un soldato ucciso in circostanze non chiare. Secondo lo squadrista e futurista Edmondo Daquanno, infatti, durante l'assalto all'Avanti! gli occupanti dell'edificio erano tutti fuggiti da un'uscita distante da via San Damiano, e gli arditi devastarono l'edificio vuoto[26]. La sede dell'Avanti![11] venne devastata, gli arditi distrussero i macchinari e incendiarono i locali[7]. Dopo aver asportato l'insegna di legno del giornale[27] e ritmando "L'Avanti! non è più"[4] i manifestanti ritornarono in piazza del Duomo e la colonna si sciolse. Alcuni cimeli frutto del saccheggio della redazione furono lo stesso giorno portati in dono a Mussolini presso la sede de "Il Popolo d'Italia"[28].

Alla città fu imposto lo stato d'assedio. La dirigenza socialista raccomandò di mantenere la calma e di evitare altri incidenti. Le forze dell'ordine sciolsero con la forza alcune manifestazioni spontanee di protesta, e arrestarono in piazzale Loreto settantacinque operai che non avevano rispettato il divieto di riunione. Lo sciopero proclamato dal Partito Socialista si concluse il 16 aprile. L'"Avanti!" lanciò una sottoscrizione pubblica, che dopo due settimane permise al giornale di tornare a essere pubblicato con mezzi improvvisati (mentre la nuova sede del giornale fu poi operativa dal 1º maggio 1920)[29]. Secondo il prefetto di Milano, elementi dell'estremismo socialista in quei giorni progettarono l'omicidio di Mussolini[30].

Intervistato pochi giorni dopo dal Giornale d'Italia, Mussolini attribuì l'iniziativa dell'azione squadristica agli arditi e ai futuristi, ma se ne assunse comunque, a nome dei fascisti, la responsabilità morale[28]:

« Tutto quello che avvenne all'Avanti! fu spontaneo, movimento di folla, movimento di combattenti e di popolo stufi del ricatto leninista. Si era fatta un'atmosfera irrespirabile. Milano vuol lavorare. Vuole vivere. La ripresa formidabile dell'attività economica era aduggiata da questo stato d'animo di aspettazione e di paura specialmente visibile in quella parte di borghesia che passa i pomeriggi ai caffè invece che alle officine. Tutto ciò doveva finire. Doveva scoppiare. È stato uno scoppio climaterico, temporalesco. A furia di soffiare l'uragano si è scatenato. Il primo episodio della guerra civile ci è stato. Doveva esserci in questa città dalle fiere impetuosissime passioni. Noi dei fasci non abbiamo preparato l'attacco al giornale socialista, ma accettiamo tutta la responsabilità morale dell'episodio. »

(Benito Mussolini intervistato al Giornale d'Italia[31].)

Pochi giorni dopo, il ministro della Guerra, tenente generale Enrico Caviglia, ricevette a Milano Marinetti e Vecchi, elogiandoli e apprezzandone l'azione contro i "sovversivi"[32].

L'ispettore generale di P.S. Giovanni Gasti condusse in seguito un'inchiesta sui conflitti del 15 aprile e sul comportamento delle forze dell'ordine; nella sua relazione, Gasti spiegò come gli uomini della pattuglia che aveva il compito di presidiare la redazione dell'"Avanti!" e di difenderla dall'attacco dei nazionalisti "non opposero una resistenza ad oltranza, né fecero uso della forza muscolare con la quale avrebbero avuto ragione di una folla costituita di elementi borghesi" in quanto fra gli attaccanti vi erano molti reduci e anche ufficiali in servizio, nei confronti dei quali i soldati e i carabinieri avvertivano un vincolo di "rispetto" e di "subordinazione"[33].

Dopo i fatti del 15 aprile, gli industriali di Milano aumentarono l'entità dei finanziamenti agli Arditi, da loro considerati come un valido corpo di tutela degli interessi del padronato[34].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giordano Bruno Guerri, "Fascisti", Le Scie Mondadori, Milano, 1995, pag. 70
  2. ^ Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag 366: "Proclamato per generiche ragioni politiche"
  3. ^ a b c d e Nicola Tranfaglia, Il fascismo e le guerre mondiali, UTET, 2011, pag:88
  4. ^ a b c d e Franzinelli, p. 279
  5. ^ Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag 366-367: "La contromanifestazione era stata fissata a Piazza Colonna per le ore 18, 'proprio l'ora - come sottolinea Salvemini - in cui gli impiegati dei ministeri uscivano dagli uffici e non trovavano tram per andare a casa'".
  6. ^ Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag 367
  7. ^ a b Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista 1919-1922, Mondadori, Milano 2003, p. 279.
  8. ^ a b Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag 369
  9. ^ Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag. 370
  10. ^ a b Secondo una relazione interna del PSI in Enzo Biagi, Storia del fascismo, Vol. 2, sadea-Della Volpe Editori, Firenze, stampa Milano, 1964, pag. 53
  11. ^ a b c Nicola Tranfaglia, Il fascismo e le guerre mondiali, UTET, 2011, pag. 89
  12. ^ Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag. 370 :"Tuttavia, alcune centinaia di scioperanti, ostentando simboli rivoluzionari e armati di improvvisati randelli, si raccolsero in due gruppi avviandosi verso il centro..."
  13. ^ Franzinelli, p. 22
  14. ^ a b Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag 371
  15. ^ Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pagg. 371-372
  16. ^ a b Franzinelli, p. 26
  17. ^ Nicola Tranfaglia, Il fascismo e le guerre mondiali, UTET, 2011, pag. 89: "Malgrado l'intervento di carabinieri e truppe dell'esercito che accorrono sui luoghi dello scontro, le opposte parti si affrontarono ed ebbero facilmente la meglio gli arditi e i nazionalisti"
  18. ^ a b Gli "Arditi" devastano l'Avanti! di Milano Da un rapporto del P.S.I. in Storia del Fascismo vol. 1 di Enzo Biagi, Edizione Sadea Della Volpe, 1964, pp. 53 e 54
  19. ^ a b Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag. 372
  20. ^ Franzinelli, p. 22: ""Redattori e tipografi erano barricati nell'edificio; uno dei difensori esplose una rivoltellata che, invece di colpire gli assedianti, perforò l'elmetto di un soldato, uccidendolo sul colpo".
  21. ^ a b Le notizie del 15 Aprile 1919
  22. ^ Secondo l'inchiesta Gasti, citata in Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag. 372: "Su tale circostanza - che cioè il colpo sia partito dalla finestre dell'Avanti! - , sono concordi le molte testimonianze raccolte e si ha fondato motivo di ritenere che l'autorità giudiziaria sia giunta ad identica conclusione nella sua istruttoria, che peraltro è tuttora segreta". Osserva ancora Vivarelli, loc. cit., pag. 373n.: "Tuttavia il Corriere della Sera, 19 aprile 1919, scriveva invece che l'istruttoria sull'assalto al quotidiano socialista escludeva che colpi di rivoltella fossero stati sparati dalla stessa sede dell'Avanti!"
  23. ^ Franzinelli, p. 22: "La forza pubblica si fece da parte e il palazzo fu espugnato"
  24. ^ Franzinelli, p. 271
  25. ^ Secondo La Stampa del 16 aprile 1919, p. 4, uno degli assalitori riuscito a raggiungere un balcone sarebbe stato respinto cadendo in un naviglio
  26. ^ Edmondo Daquanno, Vecchia Guardia, ed. anastatica, Ciclostile, 2016, p. 46
  27. ^ Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag. 373
  28. ^ a b Franzinelli, p. 23
  29. ^ Franzinelli, p. 25
  30. ^ Franzinelli, p. 25-26
  31. ^ Mario Fusti Carofiglio, Vita di Mussolini e storia del fascismo, Società editrice torinese, Torino, 1950, pag. 38
  32. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista 1919-1922, Mondadori, Milano 2003, p. 24.
  33. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista 1919-1922, Mondadori, Milano 2003, pp. 24-5.
  34. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista 1919-1922, Mondadori, Milano 2003, p. 27.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista 1919-1922, Mondadori, Milano 2003.
  • Giordano Bruno Guerri, "Fascisti", Le Scie Mondadori, Milano, 1995, pag 70
  • Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012
  • Nicola Tranfaglia, Il fascismo e le guerre mondiali, UTET, 2011
  • Mario Fusti Carofiglio, Vita di Mussolini e storia del fascismo, Società editrice torinese, Torino, 1950

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]