Strage del Diana

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Strage del Diana
Milano hotel Diana.JPG
Il Kursaal Diana a Milano luogo della strage, ora Hotel Diana.
Stato Italia Italia
Luogo Kursaal Diana, Milano
Data 23 marzo 1921
22:40
Morti 17 (4 morti successivamente)
Feriti 80
Responsabili gli anarchici individualisti Ettore Aguggini, Giuseppe Boldrini e Giuseppe Mariani

La strage del Diana avvenne al Kursaal Diana a Milano il 23 marzo 1921, in seguito ad un attentato dinamitardo che causò 21 morti e 80 feriti.

La strage[modifica | modifica wikitesto]

Nell'infuocato clima sociale del cosiddetto biennio rosso che precedette la marcia su Roma, l'alta borghesia milanese era solita frequentare il circolo Kursaal Diana, per svolgere attività sportive, culturali e ludiche.

L'attentato era stato ordito per colpire il questore Giovanni Gasti che si riteneva risiedesse in un appartamento posto sopra il teatro. La sera del 23 marzo furono posizionati 160 candelotti di gelatina esplosiva in una cesta, ricoperti da paglia e bottiglie vuote, poi collocata nei pressi dell'ingresso riservato agli artisti che portava dall'albergo alla contigua sala di spettacolo.

Quella sera, presso il teatro del circolo, era in programma la quindicesima e ultima replica della La Mazurka blu (Die blaue Mazur) di Franz Lehár, portata in scena dalla Compagnia Darclèe ed accompagnata dall'orchestra diretta dal maestro Giuseppe Berrettoni. Dietro le quinte, per tutto il giorno, aveva regnato una certa agitazione. Per protestare contro il licenziamento di un collega, infatti, gli orchestrali avevano indetto uno sciopero improvviso e le trattative per farlo rientrare si protrassero lungamente, per raggiungere un accordo tra le due parti solo quando gli spettatori che gremivano la sala già rumoreggiavano per il forte ritardo.

Alle 22.40, dopo il lungo trillo che finalmente annunciava l'inizio dello spettacolo, il folto pubblico prese posto e fu in quel momento che la bomba esplose frantumando la muratura e investendo le prime file degli spettatori e la buca dell'orchestra. Rimasero ferite circa 80 persone e 17 furono i morti, destinati a diventare 21 nelle ore successive.

Dopo l'attentato[modifica | modifica wikitesto]

Le indagini furono immediatamente avviate e coordinate proprio dal questore Giovanni Gasti, presente in sala, indirizzandosi verso il giovane anarchico Antonio Pietropaolo, fuggito da una carrozza fermata al posto di blocco in corso Monforte, dove erano state ritrovate due rivoltelle e alcune bombe a mano, e catturato dopo un breve inseguimento.

Nel contempo, una squadra d'azione che si trovava nei paraggi, richiamata sul posto dal boato, decise un'immediata azione di rappresaglia che venne attuata lanciando bombe contro la nuova sede in costruzione del giornale socialista Avanti!, in via Ludovico Settala, e dando alle fiamme la redazione del giornale anarchico Umanità Nova, in via Carlo Goldoni[1].

Nel giro di poche settimane, l'arresto di Pietropaolo fu seguito da decine di arresti effettuati nell'ambiente degli anarchici individualisti lombardi. Alcuni sospetti, come Pietro Bruzzi, riuscirono a dileguarsi e riparare all'estero.

Il processo contro gli attentatori anarchici, difesi dall'avvocato Leonida Repaci, ebbe inizio il 9 maggio 1922, avanti la Corte di Assise di piazza Fontana e nella stessa aula dove era stato processato Gaetano Bresci. Il 1º giugno fu pronunciata la sentenza che individuava come autori materiali della strage e condannava all'ergastolo il bergamasco Ettore Aguggini, di 19 anni, e i mantovani Giuseppe Mariani, di 23 anni, e Giuseppe Boldrini, di 28 anni, che si proclamerà sempre innocente. Gli altri 16 imputati, ritenuti complici, furono condannati a pene varianti tra i 15 e i 4 anni di carcere.

Mariani disse sulla strage:

« ... si è accreditata la “solita” storia dello anarchico che, spalancata la porta di un teatro, dissemina la morte ed il terrore, coscientemente e volontariamente. Quella sera il carico di esplosivo fu depositato al di fuori del teatro, con l’intenzione di colpire non il teatro quanto il soprastante albergo – che, secondo informazioni allora in possesso degli attentatori, serviva regolarmente da luogo di incontro tra Benito Mussolini ed il questore di Milano Gasti, entrambi acerrimi nemici degli anarchici e da questi ultimi odiati, in particolare, si credeva che proprio quella sera Gasti si dovesse trovare in quell'albergo. »

L'azione contro il "Diana", suscitò orrore e disapprovazione negli ambienti anarchici. Errico Malatesta, dal carcere, sospese lo sciopero della fame ed espresse «il suo sdegno per il delitto esecrando che giova solo a chi opprime i lavoratori e a chi perseguita il nostro movimento».

Più avanti, sulle pagine di «Umanità Nova», pubblicherà un articolo, intitolato Guerra civile:

« …Qualunque sia la barbarie degli altri, spetta a noi anarchici, a noi tutti uomini di progresso, il mantenere la lotta nei limiti dell'umanità, vale a dire non fare mai, in materia di violenza, più di quello che è strettamente necessario per difendere la nostra libertà e per assicurare la vittoria della causa nostra, che è la causa del bene di tutti… »

(Errico Malatesta su "Umanità Nova", l'8 settembre 1921)

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

Le vittime furono[1][2]:

  • Leontina Rossi, 5 anni
  • Rosa Passoni Nastri, 40 anni
  • Mosè Arbizzoni, 23 anni
  • Margherita Calabresi Leoni, 29 anni
  • Gemma Malatesta, 40 anni
  • Pietro Boni
  • Angelo Rastelli, 32 anni
  • Ernesto Troeschel
  • Vittoria Troeschel, 20 anni
  • Renzo Rosi, 17 anni
  • Giuseppe Maggi, 17 anni
  • Mario Tedeschi, 31 anni
  • Ettore Pecorara, 28 anni
  • Pietro Lazzari
  • Giuseppe Marano, 24 anni
  • Vitaliano Majocchi, 33 anni
  • Alessandro Lorenzi, 22 anni
  • Enrico Aldi, 24 anni
  • Salvatore Merrone, 50 anni

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Mariani, Memorie di un ex-terrorista, Torino, 1953
  • Vincenzo Mantovani, Mazurka blu. La strage del Diana, Rusconi, Milano, 1978
  • Vincenzo Mantovani, Anarchici alla sbarra, Il Saggiatore, Milano, 2007
  • Franco Tettamanti, 1921, bomba anarchica al «Diana» Strage in platea, morti 21 spettatori, Corriere della Sera, 21 giugno 2006, pag.9

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]