Vaso Čubrilović

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Mappa delle principali foibe nell'Istria, che doveva essere ripulita -secondo Čubrilović- di tutti gli italiani ivi trasferitisi dopo il 1918

Vaso Čubrilović (Bosanska Gradisca, 14 gennaio 1897Belgrado, 11 giugno 1990) è stato un insegnante, scrittore e politico serbo, noto per essere stato l'assassino del principe Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este.

Vita[modifica | modifica sorgente]

Fin da ragazzo si distinse come fanatico serbo, partecipando all'assassinio dell'ereditiero al trono dell'Austria-Ungheria (il principe Francesco Ferdinando).

Čubrilović, assieme a Gavrilo Princip ed altri congiurati, riuscì ad uccidere il principe austriaco a Sarajevo il 28 giugno 1914, scatenando la prima guerra mondiale. Fu subito catturato e condannato (ma solo a 16 anni di carcere perché minorenne), riuscendo ad uscire dal carcere nel novembre 1918, quando gli Alleati vinsero la guerra.

Čubrilović divenne un insegnante a Sarajevo e fu successivamente professore universitario a Belgrado, manifestando sempre opinioni nazionaliste. Aderì all'organizzazione nazionalista serba "Giovane Bosnia" nel 1937. Scrisse due famosi Memorandum a favore della pulizia etnica in Jugoslavia nel 1937 e 1944: il primo intitolato L'espulsione degli Albanesi ed il secondo Il problema delle minoranze nella nuova Jugoslavia.

Dopo la seconda guerra mondiale, Vaso Čubrilović fu ministro dell'agricoltura e foreste nella Jugoslavia comunista del maresciallo Tito. Successivamente, divenne consigliere di Milošević, carica che ricoprì fino alla sua morte, nel 1990.

I due Memorandum di Čubrilović[modifica | modifica sorgente]

Nel 1937, Čubrilović scrisse il suo " L'espulsione degli Albanesi", un famoso memorandum con cui cercò di risolvere il problema albanese nella Jugoslavia in modo drastico.

In questo manuale Čubrilović, siccome credeva impossibile colonizzare pacificamente il Kosovo (dove abitava la maggior parte degli Albanesi della Jugoslavia), invitò il governo serbo a fare qualunque cosa possibile per rimuovere oltre 200.000 albanesi dal Kosovo allo scopo di ottenere che i serbi assumessero le proprietà ed il comando politico-amministrativo della regione. Nel 1937, Čubrilović giudicò politicamente fattibile questo tentativo, scrivendo: "Se la Germania può espellere centinaia di migliaia di ebrei, se la Russia può trasportare milioni di gente da una parte del continente ad un altro, poche centinaia di migliaia di albanesi espulsi non provocheranno un mondo in guerra." [1].

Se soprusi, alte tasse e confische non fossero sufficienti, Čubrilović suggerì nel Memorandum di incitare sommosse albanesi che "saranno sanguinosamente soffocate coi mezzi più efficaci, principalmente da coloni slavi originari dal Montenegro e da "cetnici", piuttosto che dalle forze armate jugoslave". In questa forma, asserì, il governo non sarebbe stato incolpato. Infine, come ultima alternativa, Čubrilović affermò che i serbocroati potevano ripiegare alla seguente tecnica collaudata: "Resta un ultimo metodo usato efficacemente dalla Serbia dopo il 1878, e cioè radere segretamente al suolo i villaggi ed insediamenti albanesi".

Vaso Čubrilović partecipò attivamente alla guerra partigiana nella Jugoslavia occupata dall'Asse e fu amico personale di Tito, che fu influenzato dai suoi scritti favorevoli alla pulizia etnica anche di italiani.

Čubrilović scrisse nel 1944 un secondo Memorandum (intitolato Manjinski problem u novoj Jugoslaviji) su come risolvere il problema delle minoranze in Jugoslavia dopo la vittoria alleata. Riguardo agli italiani scrisse che "Noi non abbiamo richieste territoriali contro l'Italia, all'infuori dell'Istria e Gorizia. Perciò, col diritto dei vincitori, siamo giustificati nel richiedere agli italiani di riprendersi le loro minoranze in Istria e Dalmazia.

Inoltre Čubrilović scrisse nel suo secondo Memorandum che: "Quando riconquisteremo quei territori (dell'Istria e Dalmazia), li dovremo rioccupare anche etnicamente allontanando tutti gli italiani che vi si sono insediati dopo il 1 dicembre 1918/When we regain these territories (of Istria and Dalmatia), we will have to reoccupy them ethnically by moving out all the Italians who settled there after 1 December 1918".

Vaso Čubrilović e l'esodo istriano-dalmato[modifica | modifica sorgente]

Alcuni storici (come Silvia Ferreto Clementi) hanno interpretato il fatto storico dell'esodo istriano-dalmato come l'inizio di una pulizia etnica[2]nei confronti della popolazione italiana, ispirata dai Memorandum di Čubrilović.

Infatti la Clementi scrisse commentando il Manuale Čubrilović:

Il Čubrilović disse che "…si tratta di creare una "psicosi dell'evacuazione", di procedere a questa iniziando dalle campagne, (…), di espellere intere famiglie, interi villaggi mirando prioritariamente alle classi medie agiate, più influenti, senza le quali i poveri saranno incapaci di opporre resistenza". In Istria, a Fiume e in Dalmazia, il manuale fu applicato minuziosamente contro intellettuali, commercianti, religiosi imprenditori, magistrati, pescatori, artigiani, studenti, operai senza distinzione di censo alcuna. L'organizzazione operativa concepita da Čubrilović era una vera e propria struttura militare messa in campo contro l'inerme "nemico etnico". Il Piano Čubrilović prevedeva infatti:a) una struttura di vertice che dirigesse tutti "questi affari", affidata alla Stato Maggiore Generale dell'Esercito; b) un Consiglio di Stato con mansioni operative alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore; c) il coinvolgimento della Polizia, delle Istituzioni scientifiche per il supporto dottrinale, delle Associazioni Culturali, di quelle lavorative e sindacali, della stampa e della propaganda; d) il ricorso all'iniziativa privata: bisognerà scegliere individui che provino attaccamento e passione per questa grande opera; e) la nomina di un Commissario politico per ogni Distretto del territorio divenuto oggetto di bonifica e di colonizzazione. Tra il 1945 e il 1970 l'opera del legislatore jugoslavo fu particolarmente intensa. La prima azione di attacco della struttura statale jugoslava sul popolo "sconfitto e diverso" fu sferrata avvalendosi dei "tribunali del popolo" e delle "foibe", le quali seminarono un terrore tale nella popolazione da creare rapidamente la "psicologia appropriata" voluta da Čubrilović.

Inoltre altri storici (come il francese Michel Roux) asserirono che vi era una similitudine tra il comportamento contro gli italiani nella Venezia Giulia ed a Zara e quello promosso da Vaso Čubrilović (che divenne ministro di Tito dopo il 1945) contro gli Albanesi della Jugoslavia[3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bosnia and Beyond: The "Quiet" Revolution That Wouldn’t Go Quietly - Jeanne M. Haskin - Google Books
  2. ^ Silvia Ferreto Clementi, La pulizia etnica e il manuale Čubrilović.
  3. ^ Le Foibe - 1945/2005

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • La questione giuliana 1943-1947. La guerra e la diplomazia. Le foibe e l'esodo di Paola Romano
  • L'esodo. La tragedia negata di Arrigo Petacco, editore Mondadori, Milano 1999
  • Esodi. Trasferimenti forzati di popolazione nel Novecento europeo, a cura di Marina Cattaruzza, Marco Dogo, Raoul Pupo, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2000
  • Gathering Clouds: the Roots of Ethnic Cleansing in Kosovo and Macedonia. di R. Elsie. Dukagjini Balkan Books. Peja, 2002

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 34863241 LCCN: n81053944