Tasso di occupazione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca

Il tasso di occupazione è un indicatore statistico del mercato del lavoro che quantifica l'incidenza della popolazione che ha un'occupazione sul totale della popolazione e si calcola come rapporto percentuale tra il numero di persone occupate e la popolazione.

Indice

[modifica] Definizioni

In generale:

                          occupati
tasso di occupazione = -------------- x 100
                         popolazione

A seconda degli obiettivi del ricercatore o semplicemente della disponibilità dei dati il numero degli occupati viene rapportato

  • alla popolazione nel suo complesso
  • alla popolazione oltre una certa età (solitamente l'età minima legale per lavorare. In Italia 14 anni fino alla fine degli anni 1990 e 15 anni dagli anni 2000)
  • alla popolazione in età lavorativa intesa in senso convenzionale (solitamente tra l'eta minima: 15 anni e l'età per la pensione: 65 anni)

Quest'ultima definizione è quella che indica meglio delle altre in che misura si attinge al "serbatoio" di persone potenzialmente capaci di lavorare, in quanto esclude i troppo giovani e gli anziani e viene indicata come "tasso specifico di occupazione".

                                     occupati (15-64)
tasso specifico di occupazione = ------------------- * 100
                                     popolazione (15-64)

In presenza di un bassissimo tasso di disoccupazione si può ricorrere pure al tasso di attività.

Il tasso specifico per età contempla sia per il numeratore che per il denominatore la stessa fascia di età.

Aspetto non secondario di tale indicatore è la definizione di occupato, che può variare a seconda delle esigenze del ricercatore o, più frequentemente, degli standard internazionali. In Italia viene pubblicato dall'ISTAT il tasso di occupazione calcolato sui dati e definizioni dell'Indagine campionaria delle forze di lavoro. Secondo gli attuali criteri utilizzati dall'ISTAT utilizzati nella Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro (RCFL), vengono conteggiati come occupate le persone con 15 anni e oltre che rientrano in una delle seguenti condizioni: a) nella settimana di riferimento hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che prevede un corrispettivo monetario o in natura; b) quelle che hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nell’impresa di un familiare nella quale collaborano abitualmente; c) le persone che per diversi motivi sono assenti dal lavoro (per esempio per ferie, per malattia) con alcune limitazioni: (3a) nel caso dei lavoratori dipendenti l’assenza non deve superare i tre mesi e la retribuzione non deve essere sotto la soglia del 50%; (3b) nel caso dei lavoratori indipendenti, sono considerati “occupati” quelli che durante il periodo d’assenza, mantengono l’attività; (3c) nel caso, invece, dei coadiuvanti familiari, per essere considerati “occupati” l’assenza non deve superare i tre mesi.

[modifica] Teorie sull'occupazione

In materia di occupazione ci sono due teorie: quella classica e quella keynesiana.

[modifica] Teoria Classica

Secondo la teoria classica, di ispirazione liberista, il sistema economico si trovava normalmente in equilibrio e non esisteva la disoccupazione, se vi fossero stati problemi veniva risolto semplicemente attraverso la riduzione dei salari, gli imprenditori così avrebbero potuto avere più assunzioni. Per la teoria classica la disoccupazione era causata da un eccesso di salario.

[modifica] Teoria Keynesiana

La crisi del 1929 smentì l'esistenza di un equilibrio economico naturale e favorì l'affermarsi della teoria di Keynes, che suggeriva, allo scopo di combattere la disoccupazione, una politica di interventi statali volti a sostenere la domanda globale. Keynes sostenne la rigidità verso il basso dei salari, cioè l'impossibilità di diminuirli, grazie all'azione di tutela dei sindacati.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti