Simone Mosca

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Simone Mosca (1492-1553). Le Vite di Giorgio Vasari - quinta parte

Simone Mosca (San Martino a Terenzano [1], 1492Orvieto, aprile 1554) è stato uno scultore e architetto italiano, del Rinascimento collaborò con Antonio da Sangallo. Fu particolarmente apprezzato per la ricchezza inventiva e la realizzazione dettagliata delle sue opere di decorazione realizzate in pietra.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Simone Mosca nacque a San Martino a Terenzano in provincia di Firenze[2], da Francesco di Simone delle Pecore, scalpellino di professione[3].
Suo figlio Francesco, detto “il Moschino” (1531c.-1578).[4] fu anch'egli un apprezzatissimo scultore che collaborò col padre e per questo a volte vengono confusi.

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Fin da piccolo Simone Mosca, crescendo accanto al padre scalpellino, dimostrò un'innata abilità nell'intagliare la pietra che affinò con lo studio assiduo e appassionato del disegno fintanto che lo stesso Antonio da San Gallo, notatolo, lo volle con sé a Roma dove lo impiegò in diverse opere di intaglio per la basilica di San Giovanni dei fiorentini e del palazzo del cardinale Alessandro Farnese.

Attività[modifica | modifica sorgente]

Roma[modifica | modifica sorgente]

A Roma ebbe modo di studiare l’architettura e l’arte antica da cui trasse ispirazione per elaborare uno stile decorativo caratterizzato dal virtuosismo dell’intaglio e dalla morbidezza delle linee che fu molto apprezzato[5].

Firenze[modifica | modifica sorgente]

Oltre che a Roma, Simone Mosca ebbe modo di lavorare anche a Firenze, più per causa di forza maggiore che per sua scelta, adattandosi a eseguire anche modeste commesse ma senza mai abbassare l’alto livello della sua produzione artistica a cui teneva molto più per amore dell'arte che per sete di guadagno.
Recatosi da Roma a Firenze, una estate, per un breve soggiorno, non potendo più rientrare a Roma messa a sacco dai lanzichenecchi in quel tempo, si adattò a Firenze a diversi lavori di intaglio che furono da lui stesso eseguiti con tale maestria e spreco di fantasia da indurre Pietro di Subisso, scalpellino e capomastro, a portarlo con sé a Arezzo dove stava completando la decorazione di una casa di notabili del luogo.

Arezzo[modifica | modifica sorgente]

Simone Mosca, senz’altro anche spinto dalla necessità di provvedere alla famiglia che intanto aveva messo su a Firenze, accettò il modesto lavoro che eseguì però con tale maestria da lasciare come al solito tutti stupefatti[6]. Nel frattempo eseguì molti disegni di piante di edifici e di dettagli architettonici come finestre, porte, architravi ecc. sempre per conto di Pietro di Subisso che di suo era un semplice scalpellino e capomastro.
Antonio di San Gallo, suo primo maestro, di passaggio per Arezzo, proveniente da Parma[7], e diretto a Loreto per finire l’opera lasciata incompiuta da Andrea Sansovino, la cappella della Madonna, lo convinse a seguirlo di nuovo affidandogli non solo la parte decorativa ma anche quella progettuale dei lavori che vedevano coinvolte molte maestranze qualificate.
I lavori eseguiti dal Mosca a Loreto suscitarono come al solito tale ammirazione che la sua eco richiamò sul luogo molti visitatori.

Orvieto[modifica | modifica sorgente]

Con l’avvento al soglio pontificio di Paolo III il San Gallo ebbe da questi, diversi incarichi, che a sua volta affidò a Simone Mosca il quale a Orvieto sistemò, per espressa volontà di quel Papa, il pozzo di Orvieto tanto bene che gli furono affidati i lavori nel Duomo di Orvieto[8] e una tale remunerazione - "duecento schudi d'oro annui" - che lo indusse a trasferire anche la famiglia a Orvieto dove ebbe modo di mettersi in luce anche come architetto progettando numerose case e palazzi.
Francesco, detto il “Moschino”, quindicenne figliolo di Simone, di ingegno vivace e precoce, cresciuto anch’egli alla scuola del padre, si mise in luce scolpendo alcuni angeli di marmo per il Duomo di Orvieto.

Fortezza di Perugia e Castello di Bolsena[modifica | modifica sorgente]

Nel tempo in cui Simone Mosca risiedeva a Orvieto, eseguì sempre per volontà di papa Paolo III dei lavori di decorazione nella fortezza di Perugia e nel castello di Bolsena ristrutturò e decorò gli appartamenti del castellano, il futuro cardinale Tiberio Crispo, arricchendola di una “bellissima salita di scale e di molti ornamenti di pietra”. Quando poco tempo dopo Tiberio Crispo fu nominato castellano di Castel Sant'Angelo in Roma affidò a Simone Mosca la ristrutturazione e la decorazione di quegli appartamenti. Una volta ultimati questi lavori Simone tornò a Orvieto per finire i lavori nel Duomo di quella città.

intermezzo a Roma[modifica | modifica sorgente]

Quando nel 1550 salì al soglio pontificio Giulio III il Mosca volle tentare la fortuna a Roma dove era aperto il grande cantiere della fabbrica di San Pietro, forse più che altro vi si recò per aiutare il marito della figlia. A Roma Simone Mosca conobbe il Vasari che apprezzando la sua arte e avendo avuto l’incarico dal Papa di eseguire in San Pietro in Montorio il monumento funebre dell’appena defunto suo zio, il vecchio cardinale Del Monte, gli affidò dei lavori di intaglio come solo lui era capace di fare in tutta Roma. Sennonché il Papa dopo aver visto alcuni modelli preparati dal Vasari stesso, affidò questo incaricò a Michelangelo che non ne volle sapere di “intagli” attorno alle sue statue bastando ad esse l’arte sua.[9]

Morte a Orvieto[modifica | modifica sorgente]

Così il Mosca se ne tornò a Orvieto dove continuò la sua opera nel Duomo coadiuvato dal figlio Francesco. Su commissione del vescovo di Viterbo fece un’opera di intaglio in quattro pezzi, oggi perduti, che fu mandata in Francia in dono al cardinale di Lorena che la tenne come cosa rarissima e meravigliosa. Ma ormai il clima artistico era completamente cambiato e morti erano anche i suoi antichi protettori.
Nell'aprile del 1554, all'età di 62 anni, Simone Mosca si spense a Orvieto e venne sepolto nel Duomo di quella città che aveva contribuito ad abbellire.
Di lui scrisse il Vasari mettendo più l’accento sulla sua opera di scultore che di architetto ” Dagli scultori antichi greci e romani in qua, niuno intagliatore moderno ha paragonato l'opere belle e difficili che essi feciono nelle base, capitegli, fregiature, cornici, festoni, trofei, maschere, candellieri, uccelli, grottesche o altro corniciame intagliato, salvo che Simone Mosca da Settignano, il quale ne' tempi nostri ha operato in questa sorte di lavori talmente, che egli ha fatto conoscere con l'ingegno e virtù sua che la diligenza, e studio degl'intagliatori moderni, stati innanzi a lui, non aveva insino a lui saputo imitare il buono dei detti antichi, né preso il buon modo negl'intagli."[10].
Roma ha dedicato una strada a questo artista del Rinascimento.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Ad Arezzo
  • Casa degli eredi di Pellegrino da Fossombrone - camino, ricco di finissimi intagli ( ora al Museo Statale d'Arte Medioevale e Moderna di Arezzo ) e acquaio in pietra ( ora al Metropolitan Museum di New York )
  • Palazzo dei Priori - sulla cantonata arme di Clemente VII – opera perduta
  • Cappella di macigno per la Badia benedettina delle Sante Flora e Lucilla - opera modificata ma ancora visibile in quella chiesa.
  • Finestre sulla facciata di Casa Serragli in via di Pellicceria ( tuttora ben visibili )
A Firenze
A Loreto
  • Putti rotondi sui frontespizi delle porte, festoni di marmo
A Roma
citate dal Vasari ma non accertate
  • San Giovanni dei Fiorentini - capitelli, fregi, basi di colonne
  • Palazzo Farnese - alcuni lavori per il palazzo del cardinale Alessandro Farnese
opere accertate
  • San Giovanni in strada Giulia - alcune armi negli specchi della base della chiesa
  • San Pietro in vincoli - fontana del chiostro, sponde con mascheroni
  • Festoni e intagli del basamento, realizzato da Benedetto da Rovezzano,[11] per la statua dell’Orfeo, opera di Baccio Bandinelli, conservata nel cortile di palazzo Medici Riccardi
  • Nuova sede dell’Arciconfraternita della pietà
  • Santa Maria della Pace - cappella Cesis pilastri, zoccoli, fregi, base dell’altare
  • Arme di Paolo III riadattamento di quelle di Clemente VII

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Settignano secondo altre fonti
  2. ^ La principale fonte è il Vasari annotato dal Milanesi
  3. ^ Fonte: Giorgio Vasari libro terzo de Le Vite
  4. ^ Il Vasari afferma che Francesco Mosca aveva 15 anni quando nel 1546 lavorava a Orvieto col padre Simone Mosca. Francesco Mosca, "il Moschino", morì a Orvieto il 28 settembre 1578
  5. ^ In una delle quali armi [n.d.r. in San Giovanni in strada Giulia] facendo un giglio grande, antica insegna del comune di Firenze, gli fece addosso alcuni girari di foglie con vilucchii e semi così ben fatti, che fece stupefare ognuno". Fonte: Giorgio Vasari Le Vite Simone Mosca
  6. ^ Un camino del palazzo Fossombroni Falciati di Arezzo che attualmente si trova nella Sala grande di Palazzo Pretorio di cui il Vasari dice: “E nel vero quest’opera pare piuttosto miracolo che artfizio”
  7. ^ Passando per Arezzo Antonio di San Gallo, il quale tornava dalla fortificazioe di Parma et andava a Loreto a finire l'opera della cappella della Madonna ecc.
  8. ^ Il Mosca realizzò le cappelle laterali dell’altar maggiore e il figlio Francesco eseguì alcune opere di scultura
  9. ^ Ma avendo Giorgio Vasari fatti alcuni modelli per detta sepoltura, il Papa conferì il tutto con Michelagnolo Buonarroti prima che volessi risolversi; onde avendo detto Michelagnolo a sua Santità che non si impacciasse con intagli perché, se bene arricchiscono l'opere,confondono le figure, là dove il lavoro di quadro, quando è fatto bene, è molto più bello che l'intaglio e meglio accompagna le statue, perciò che le figure non amano altri intagli attorno, così ordinò sua Santità che si facesse.
  10. ^ Fonte: Vasari libro terzo de Le Vite
  11. ^ Il basamento è conservato al Museo Bardini di Firenze

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrea Andanti, Sulle opere di Simone Mosca in Arezzo in Atti del convegno internazionale di Studi di Storia dell'Arte sul Medioevo e il Rinascimento nel centenario della nascita di Mario Salmi, ( Arezzo - Firenze, 16 - 19 novembre 1989 ), Firenze, Polistampa, 1993, vol.II, pp. 801 - 815.

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