Tetto salariale

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Il tetto salariale o tetto degli ingaggi, detto anche salary cap (in inglese americano), wage cap (nel Regno Unito) o plafond (alla francese) è, negli sport professionistici, la somma massima di denaro che una società può spendere complessivamente, per ogni stagione, per gli ingaggi della propria rosa sportiva.

Tale misura, adottata da numerose leghe sportive, può essere adottata sia per impedire la crescita incontrollata dei costi di gestione delle squadre sia per evitare squilibri tecnici tra società con più disponibilità finanziare e altre che ne dispongono di inferiori.

Nel mondo il tetto salariale è usato dalle principali leghe sportive:

In Italia un primo caso di tetto salariale applicato al calcio professionistico è quello del campionato di serie B 2013-14 su iniziativa del CONI e della FIGC. È stata regolamentata la parte fissa, quella variabile e delle varie casistiche contrattuali che riguardano gli ingaggi dei calciatori, predisponendo controlli e sanzioni – nei confronti dei contratti dei giocatori – per chi non rispettasse queste convenzioni prese anche con l'appoggio dell'AIC. Nella sostanza, per quanto riguarda i nuovi contratti firmati a partire da quella stagione, non saranno possibili contratti oltre i 300.000 euro annui (150.000 nella parte fissa, 75.000 per obiettivi di squadra e 75.000 per bonus come gol, rigori parati, presenze a partire dalla decima) senza ripercussioni sulla mutualità, restando entro il 60% del rapporto fra emolumenti (inclusi quelli dello staff tecnico) e valore della produzione; se si vorrà sforare questi limiti, le azioni dovranno essere giustificate, per esempio, dall'aumento del fatturato e dell'utile oppure presentando fideiussioni.[1].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Serie B, arriva il tetto salariale per tutte le squadre in Gazzetta dello Sport, 26 marzo 2013. URL consultato il 28 giugno 2014.