Salary cap

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Negli sport professionistici, il salary cap (spesso chiamato wage cap nel Regno Unito e in italiano traducibile come tetto agli ingaggi) è la somma massima che una squadra può spendere in salari, può essere stabilita sia per giocatore sia per somma totale della squadra. Molte leghe sportive hanno una propria legislatura in merito, usato per controllare le spese, è utile anche per bilanciare il livello delle squadre della lega.

Nel mondo il salary cap è usato dalle principali leghe sportive:

In Italia il salary cup viene approvato per la prima volta per il campionato di Serie B 2013-2014, per volere del presidente del CONI Giovanni Malagò e di quello della FIGC Giancarlo Abete. È stata regolamentata la parte fissa, quella variabile e delle varie casistiche contrattuali che riguardano gli ingaggi dei calciatori, predisponendo controlli e sanzioni – nei confronti dei contratti dei giocatori – per chi non rispettasse queste convenzioni prese anche con l'appoggio dell'AIC. Nella sostanza, per quanto riguarda i nuovi contratti firmati a partire da quella stagione, non saranno possibili contratti oltre i 300.000 euro annui (150.000 nella parte fissa, 75.000 per obiettivi di squadra e 75.000 per bonus come gol, rigori parati, presenze a partire dalla decima) senza ripercussioni sulla mutualità, restando entro il 60% del rapporto fra emolumenti (inclusi quelli dello staff tecnico) e valore della produzione; se si vorrà sforare questi limiti, le azioni dovranno essere giustificate, per esempio, dall'aumento del fatturato e dell'utile oppure presentando fideiussioni.[1][2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ecco la nuova Serie B. Via il 24-08 col salary cap Corrieredellosport.it
  2. ^ Lega serie B rivede il salary cap Ansa.it
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