Ribes uva-crispa

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Uva spina
Stachelbeeren.jpg
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Rosales
Famiglia Grossulariaceae
Genere Ribes
Specie R. uva-crispa
Classificazione APG
Ordine Saxifragales
Famiglia Grossulariaceae
Nomenclatura binomiale
Ribes uva-crispa
L.
Sinonimi

Ribes glossularia L.

Nomi comuni

Uva spina

L'uva spina (Ribes uva-crispa L.) è una pianta della famiglia Grossulariaceae.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'uva spina è un arbusto spinoso a rami intricati, alto 50-150 cm. La sua forma biologica è NP - nano-fanerofita, cioè pianta legnosa con gemme perennanti poste tra 20 cm e 2 m dal suolo.

Ha foglie lobate, senza stipole, di pelosità variabile.

I fiori, solitari o a racemo di 2-3 fiori, hanno un breve peduncolo. Il calice è formato da cinque sepali giallo-verdi, gialli o porporini, di 5-7 mm. La corolla è formata da cinque petali minori dei sepali, alternati ad essi. Il fiore ha 5 stami epipetali (disposti in corrispondenza dei petali). L'ovario è infero, con uno stilo bifido.

Il frutto è una bacca con numerosi semi, di dimensione e pelosità variabile.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Maggiori produttori di uva-crispa (2012)[1]
(in tonnellate)
Germania Germania 77 000
Russia Russia 51 000
Polonia Polonia 16 318
Ucraina Ucraina 7 500
Rep. Ceca Rep. Ceca 3 100
Regno Unito Regno Unito 2 620
Austria Austria 1 875
Ungheria Ungheria 745
Danimarca Danimarca 436
Lituania Lituania 300
Mondo 161 462

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

L'uva spina è una pianta eurasiatica, diffusa dall'Europa al Giappone. In Italia è comune sulle Alpi e sull'Appennino centro-settentrionale, fino al Molise. Cresce nei boschi e nelle radure di montagna, dai 100 ai 1600 m di quota.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è commestibile e aromatico, la pianta viene coltivata soprattutto nell'Europa centrale e, in parte, anche in Italia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Food and Agriculture Organization of The United Nations, FAOstat. URL consultato il 7 maggio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia, vol. 1, Bologna, Edagricole, 1982, p. 535, ISBN 88-506-2449-2.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]