Plurale delle parole in -cia e -gia

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Nella grammatica italiana è spesso fonte di dubbi la corretta grafia del femminile plurale delle parole terminanti in -cia e -gia, a causa del valore (ora fonologico, ora diacritico) che può assumere la lettera I:

  1. se la I è tonica (valore fonologico: /-'ʧia/, /-'ʤia/), formano il plurale (regolarmente) sempre in -cie e -gie;
    (farmacìafarmacìe; bugìabugìe)
  2. se, invece, la I è atona (valore diacritico: /-ʧa/, /-ʤa/), l'attuale regola grammaticale (proposta da Migliorini quale semplificazione del precedente criterio etimologico) vuole che:
    • la si conservi, se la consonante è immediatamente preceduta da una vocale (V), quindi -[V]cie, -[V]gie
      (acaciaacacie; battigiabattigie)
    • la si sopprima, se la consonante è immediatamente preceduta da un'altra consonante (C), quindi -[C]ce, -[C]ge.
      (provinciaprovince; spiaggiaspiagge )

La seconda regola grammaticale (nº 2) si è imposta soltanto dalla seconda metà del XX secolo; tuttavia anche i plurali basati sul precedente criterio etimologico (Lat. provincia(f) > provincie), essendo l'attuale norma una sua semplificazione, vengono - o dovrebbero essere - generalmente accettati in qualità di grafie alternative, e indicati dai dizionari poiché appartenenti alla tradizione letteraria italiana.

Sono, invece, errate tutte le grafie in deroga all'attuale norma grammaticale (o che non trovano giustificazione neppure secondo il criterio etimologico).

Origine del fenomeno[modifica | modifica sorgente]

Nel singolare la presenza della I diacritica è motivata dalla necessità di indicare la pronuncia palatale della C, [ʧ] (C dolce), e della G, [ʤ] (G dolce), che altrimenti avrebbero suono velare davanti alla A. Nel plurale tale necessità viene meno, essendo la pronuncia della C e della G già automaticamente palatale davanti a E; non a caso alcuni linguisti, come Serianni[1], ne auspicherebbero addirittura l'eliminazione in un'ottica di razionalizzazione linguistica, considerando tale presenza un mero "relitto grafico", se non fosse - affermano - che tale soppressione urterebbe «abitudini scrittorie ormai consolidate»[2] e la sensibilità linguistica di certuni scriventi più colti laddove la I ha origini etimologiche. Tale I, inoltre, ha talvolta anche accessoriamente una funzione distintiva, in casi come, ad esempio, feróce (agg) e feròcie (pl.).

La regola attuale infatti è nata come semplificazione del precedente criterio etimologico, il quale prevedeva che:

  • le parole femminili terminanti in -cia e -gia mantenessero la i nel plurale, se pure l'etimo latino conteneva il nesso -CI- o -GI- seguito da vocale.

Siccome, però, era difficile che tutta la popolazione alfabetizzata, anche non colta, potesse attenersi a tale regola, perché presupponeva la conoscenza dell'etimo per ogni parola interessata; Migliorini nel 1949 [3] propose l'attuale regola basata su criteri di fonetica storica.

La regola però risulta essere solo empiricamente valida, perché nei fatti presenta una serie di esiti in contrasto con quanto previsto dalla vecchia regola etimologica, che Fiorelli[4] ha stimato in circa 60 su un totale di oltre 800 parole interessate dalle due regole. Ciò spiega perché i maggiori dizionari per alcune parole in -cia e in -gia indichino un doppio plurale, che però ha un'unica pronuncia.

Parola Plurale
stand.
Criterio
etim.
Etimo Note
bricia † -cie -ce 'briciola'
camicia -cie -ce* Lat. tardo camīsĭa(m) *Attenzione possibile confusione tra camìce e càmice
cecia -cie -ce toscanismo
ciocia -cie -ce
contumacia -cie -ce †* Lat. contumacĭa(m) *Questo plurale, oggi disuso, non rispondente a nessuna regola, era diffuso nella cultura popolare del XIV sec., ed è confondibile con l'aggettivo contumace
fradicia (fradicio) -cie -ce Metatesi da fracido
micia (micio) -cie -ce
pecia -cie -ce
sbricia (sbricio) -cie -ce 'ridotta male, povera' toscanismo
suacia -cie -ce
sudicia (sudicio) -cie -ce Metatesi di sucido
trucia -cie -ce 'misera, logora, sporca' toscanismo
conscia (conscio) -ce -cie Lat. conscius
inconscia (inconscio) -ce -cie Lat. inconscius
inscia (inscio) -ce -cie Lat. inscius 'ignara'
nescia (nescio) -ce -cie Lat nescius 'ignara'
provincia -ce -cie Lat provĭncĭa(f)
sescuncia -ce -cie Lat. sescŭncĭa(f)
acquaragia -gie -ge acqua + ragia
accomandigia -gie -ge
alterigia -gie -ge
balogia (balogio) -gie -ge 'fiacca, melensa' toscanismo
bambagia -gie -ge
barbogia (barbogio) -gie -ge 'vecchia, rimbambita'
battigia -gie -ge* anticamente epilessia; *Plurale non indicato nel DOP ([1])[5]
bigia (bigio) -gie -ge 'grigia'
bragia † -gie -ge 'brace'
bùgia (bugio) -gie -ge 'cava, bucata, vuota'
calbigia -gie -ge
calderugia -gie -ge
callipigia -gie -ge 'dalle natiche formose' attribuito a Venere
ciliegia -gie -ge Lat. *cerasum
cinigia -gie -ge Lat. *cinisia 'cenere, brace'
contigia -gie -ge Fr. ant. cointise
cupidigia -gie -ge Lat. *cupiditia
franchigia -gie -ge
frogia -gie -ge
grandigia -gie -ge 'pomposità, superbia'
grattapugia -gie -ge Prov. grataboyssa
grattugia -gie -ge Prov. gratuza
grigia (grigio) -gie -ge
guarentigia -gie -ge
ingordigia -gie -ge
ligia (ligio) -gie -ge
maligia † -gie -ge Tipo di cipolle
malvagia (malvagio) -gie -ge
mattugia (mattugio) -gie -ge Detto di 'uccello di piccole dimensioni'
minugia (minugio) -gie -ge 'intestina, interiora' In realtà già pl. le minugia
mogia (mogio) -gie -ge
raccomandigia -gie -ge
ragia -gie -ge* Lat. rasis *Plurale non indicato nel DOP ([2])
randagia (randagio) -gie -ge
-spongia -ge -gie Lat. -spongiae Suffissoide che significa 'spugna'
capetingia (capetingio) -ge -gie Da Capetingi 'dei Capetingi'
dalbergia -ge -gie Lat. Dalbergia
merovingia (merovingio) -ge -gie Da Merovingi 'dei Merovingi'
orgia -ge -gie Lat. orgĭa(n)
  • Elenco tratto dal DOP

Si avverte che la regola standard è spesso l'unica conosciuta per la formazione dei plurali delle parole in -cia e in -gia, per cui i plurali conformi al criterio etimologico, seppur corretti, potrebbero essere avvertiti come erronei da chi ignora le origini della regola grammaticale oggi in vigore.
È bene, quindi, attenersi a un principio di prudenza nello scrivere, preferendo le forme regolari soprattutto negli scritti formali o soggetti a valutazione, e riservare le varianti etimologiche per la scrittura privata o informale, in quanto potrebbero non essere accettate da tutti come legittime e quindi considerate agrammaticali; spesso, infatti, non sono riportate da tutti i dizionari. Il discorso vale soprattutto per le varianti meno diffuse e quindi meno familiari allo scrivente medio (un'approssimazione di questa familiarità può essere stimata dal numero di dizionari che registrano variati etimologiche).

Un discorso a parte meritano i termini in -uncia: denuncia, pronuncia, rinuncia (derivati da antiche forme in -unzia - oggi desuete - provenienti dal latino nuntiare, dovutamente prefissato) che formano il plurale regolarmente in -ce, assecondando sia la regola standard che il criterio etimologico, ma per cui alcuni dizionari - tra cui il DOP - ammettono anche le forme in -cie, conservando la I dall'antico plurale in -zie.

Esempi celebri[modifica | modifica sorgente]

Ecco alcuni esempi "celebri" di plurali che non seguono la regola canonica:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Serianni, op. cit., III. 89
  2. ^ Serianni III 96.
  3. ^ Bruno Migliorini. Il plurale dei nomi in cia e gia in Lingua nostra, 1949
  4. ^ Amerindo Camillini. Piero Fiorelli (a cura di). Pronuncia e grafia dell'italiano 3ª ed. Firenze, Sansoni editore 1985. nota 271 al §108
  5. ^ La parola battigia non proviene direttamente dal latino, ma è una formazione relativamente moderna data da 'battere' e -'igia', suffisso di tradizione dotta, dal latino -ĭtia, da qui la differenza di trattamento riservatole dai dizionari sul plurale in -ge.
  6. ^ La grafia province è stata adottata nel testo (ma non nel titolo) del Titolo V della Parte II a nella sua revisione del 2001 (vedi ad es. sul sito del Quirinale

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Dall'Accademia della Crusca