Physalia physalis

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Caravella portoghese
Portuguese Man-O-War (Physalia physalis).jpg
Physalia physalis
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Cnidaria
Classe Hydrozoa
Ordine Siphonophora
Famiglia Physaliidae
Brandt, 1835
Genere Physalia
Lamarck, 1801
Specie P. physalis
Nomenclatura binomiale
Physalia physalis
(Linnaeus, 1758)
Sinonimi

Physalia pelagica
Physalia utriculus

La caravella portoghese (Physalia physalis Linnaeus, 1758) è un celenterato marino, unica specie del genere Physalia e della famiglia Physalidae.[1] Per il suo aspetto viene spesso scambiata per una medusa, ma è in realtà un sifonoforo. Non si tratta cioè di un singolo organismo pluricellulare, ma dell'aggregazione di quattro diversi individui specializzati chiamati zooidi,[2] collegati e fisiologicamente integrati tra loro al punto da essere reciprocamente dipendenti per la sopravvivenza. È dotata di tentacoli capaci di punture molto dolorose e pericolose per l'uomo.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome "caravella portoghese" deriverebbe dall'aspetto dell'individuo galleggiante, che ricorderebbe appunto una caravella a vele spiegate.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La caravella portoghese è composta da quattro tipi di polipi.[3] Il primo, chiamato pneumatoforo o più comunemente "vela", è una sacca galleggiante colma di gas, che consente all'animale di galleggiare. È lunga tra i 9 e i 30 cm, alta fino a 15 cm, prevalentemente trasparente con tinte blu, viola, rosa o malva. L'individuo è capace di generare autonomamente o prelevare dall'atmosfera i gas di cui necessita: tale miscela è solitamente composta per il 14% da monossido di carbonio mentre per il resto da azoto, ossigeno e argon nonché tracce di biossido di carbonio.[4] Ha inoltre proprietà aerodinamiche che apparentemente può modificare contraendo la cresta. Galleggia sospinta dal vento ad un'angolazione dipendente dalla curvatura della parte emersa e dalla resistenza della parte sommersa. Attaccati al di sotto di essa si trovano i tentacoli, lunghi fino a 50 metri[3] (sebbene la loro lunghezza media si aggiri intorno ai 10 metri), fortemente urticanti e costituiti da individui dattilozoidi, incaricati di ricercare e catturare le prede e di dirigerle verso gli individui gastrozoidi, che si occupano della loro digestione. Della riproduzione si occupano invece gli individui gonozoidi.[5]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Physalia physalis

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Un piccolo pesce, Nomeus gronovii (noto come "derivante delle caravelle" o "pesce pastore"), è parzialmente immune al veleno delle nematocisti e può vivere tra i tentacoli. Sembra che eviti i tentacoli più grandi e si cibi di quelli più piccoli vicini allo pneumatoforo. In mezzo ai tentacoli, oltre a questa specie, ne vengono spesso rilevate altre, come il pesce pagliaccio o il carangide Carangoides bartholomaei. In particolare il primo, similmente a quanto accade con le anemoni, si aggira impunemente tra i tentacoli, probabilmente grazie al suo muco protettivo, capace di bloccare le nematocisti.

Tutti questi pesci, rifugiandosi tra i tentacoli velenosi, si riparano dai propri predatori, mentre per la caravella la loro presenza attira altri organismi di cui cibarsi.[6]

I polpi del genere Tremoctopus sono immuni al veleno della Physalia physalis e sono noti per strapparne i tentacoli e usarli a scopo difensivo[7].

La tartaruga comune Caretta caretta si ciba della caravella portoghese abitualmente.[8] La pelle della tartaruga è infatti troppo spessa perché le punture riescano a penetrarla. Anche i molluschi Glaucus atlanticus[9] e Janthina janthina[10] si cibano della caravella.

In caso di aggressione dalla superficie, la "vela", che è anche dotata di una sorta di sifone, può sgonfiarsi a piacimento e quindi immergersi per brevi periodi per sfuggire al predatore.[11]

Questa specie è responsabile ogni anno di oltre 10.000 punture sull'uomo in Australia, particolarmente sulla costa orientale, meno frequentemente nella costa meridionale e occidentale.[12]

Gli oltre dieci tipi di veleno di cui sono colme le nematocisti nei tentacoli della caravella portoghese sono in grado di paralizzare e uccidere rapidamente piccoli pesci e una varietà di altre prede di piccole dimensioni. Ciascun tipo di veleno è caratterizzato da un suo colore e per alcuni non sono ancora conosciuti rimedi.[13] I tentacoli staccati ed in genere gli esemplari morti rimangono ugualmente pericolosi per ore se non giorni dall'avvenuto distacco o morte.[14]

Le punture causano solitamente forte dolore nell'uomo, lasciando ferite simili a frustate, vere e proprie piaghe arrossate che durano normalmente due o tre giorni, mentre il dolore solitamente scompare dopo un'ora. Più raramente gli effetti avversi possono aggravarsi: shock anafilattico, febbre e interferenze con le funzioni cardiache e polmonari[15] sono possibili, fino alla morte,[16] seppure ciò accada raramente.[17] Dopo una puntura potrebbero rendersi necessarie cure mediche, specialmente se il dolore rimane intenso, se c'è una reazione estrema, se l'esantema peggiora, se si scatena un malessere diffuso o una striscia arrossata si sviluppa tra i linfonodi e la puntura, o se entrambe le aree diventano rosse e morbide.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

La caravella portoghese è un carnivoro:[3] cattura e paralizza le sue prede, solitamente piccoli pesci e organismi marini, nonché plancton, utilizzando i suoi tentacoli velenosi che si agitano nell'acqua; intervengono quindi i polipi gastrozoidi, che sono la parte "digerente" dell'animale, i quali reagiscono con rapidità alla presenza di nutrimento e si aggrovigliano fino a raggiungerlo e ad agganciarlo; digeriscono quindi il nutrimento secernendo enzimi in grado di scomporre le proteine, i carboidrati e i lipidi.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La caravella portoghese è una specie oceanica che vive a largo, molto comune nelle fasce subtropicali e tropicali degli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico, ma capace di sopravvivere a nord fino alle latitudini della Baia di Fundy e delle isole Ebridi.[18] Vive esclusivamente sulla superficie dell'oceano, mantenendo il galleggiamento grazie allo "pneumatoforo", il caratteristico sacchetto trasparente colmo di gas, mentre il resto rimane sommerso sotto di esso.[3] Non avendo organi deputati alla locomozione, la caravella si muove sfruttando la combinazione tra venti, correnti e maree.

Caravella portoghese spiaggiata a Palm Beach, Florida

Forti venti possono spingerle ad avvicinarsi alla costa, in alcuni casi portandole anche a spiaggiare. Raramente si rinviene un esemplare solitario: nella maggior parte dei casi, infatti, al ritrovamento di uno consegue l'avvistamento di altri nelle vicinanze.[3] La reazione al loro ritrovamento sotto costa differisce notevolmente da una parte all'altra del mondo. Data la pericolosità delle sue punture, spesso il rinvenimento può portare alla chiusura totale delle spiagge coinvolte.[19] Nell'estate del 2009 ne è stata avvistata una colonia di circa 50 esemplari al largo delle coste spagnole, vicino a Murcia.[15] È stata avvistata anche nello Stretto di Messina.[20]

Trattamento delle punture[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Le punture di una caravella portoghese possono scatenare una grave dermatite.[21][22] Essendo spesso scambiata per una medusa, si adoperano talvolta rimedi inappropriati: la composizione del veleno differisce infatti da quello delle meduse vere e proprie. I trattamenti appropriati possono essere elencati come segue:

  • evitare ulteriori contatti sulla pelle con l'animale e rimuovere ogni eventuale residuo di tentacoli o di altre parti della caravella;
  • applicare acqua salata sulla parte interessata (non acqua dolce, perché può peggiorare la situazione);[23][24]
  • in seguito applicare acqua calda a 45 °C sull'area interessata per almeno 15-20 minuti,[25] al fine di ridurre il dolore denaturando le tossine;[26]
  • se sono stati colpiti gli occhi, sciacquarli abbondantemente con acqua di rubinetto a temperatura ambiente per almeno 15 minuti. Se la visione dovesse cominciare a sfocarsi o gli occhi continuassero a lacrimare, dolere, gonfiarsi o mostrare poca sensibilità dopo averli sciacquati, o qualsiasi altro problema persistente, è necessario consultare un medico il prima possibile.

Non è consigliato l'utilizzo dell'aceto.[24] L'utilizzo di quest'ultimo facilita la penetrazione delle tossine e peggiora i sintomi delle punture. È stata anche confermata l'esistenza del pericolo di provocare emorragie sulle punture meno gravi da parte di altre specie più piccole.[27]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Schuchert P., Mapstone G. (2013), Physalia physalis in WoRMS 2014 (World Register of Marine Species).
  2. ^ Grzimek, B., N. Schlager & D. Olendorf 2003. Grzimek's Animal Life Encyclopaedia. Thomson Gale.
  3. ^ a b c d e f Caravella Portoghese, National Geographic, 7 aprile 2010. URL consultato il 16 aprile 2014.
  4. ^ Jonathan B. Wittenberg, The Source of Carbon Monoxide in the Float of the Portuguese Man-of-War, Physalia Physalis L in Journal of Experimental Biology, vol. 37, nº 4, 12 gennaio 1960, pp. 698–705, ISSN 0022-0949. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  5. ^ Aloha.com, Aloha.com. URL consultato l'8 settembre 2011.
  6. ^ Piper, Ross (2007), Extraordinary Animals: An Encyclopedia of Curious and Unusual Animals, Greenwood Press.
  7. ^ Tremoctopus
  8. ^ Brodie: Venomous Animals, Western Publishing Company 1989
  9. ^ Carla Scocchi and James B. Wood site, Glaucus atlanticus, Blue Ocean Slug, Thecephalopodpage.org. URL consultato il 7 dicembre 2009.
  10. ^ Sue Morrison, Storrie, Ann, Wonders of Western Waters: The Marine Life of South-Western Australia, CALM, 1999, p. 68, ISBN 0-7309-6894-4.
  11. ^ Physalia physalis, Portuguese Man-of-War Printable Page from National Geographic Animals, Animals.nationalgeographic.com. URL consultato il 7 dicembre 2009.
  12. ^ Peter J. Fenner, John A. Williamson, Worldwide deaths and severe envenomation from jellyfish stings in Medical Journal of Australia, vol. 165, 11–12, dicembre 1996, pp. 658–661, ISSN 0025-729X, PMID 8985452. URL consultato il 4 settembre 2009.
    «In Australia, particularly on the east coast, up to 10 000 stings occur each summer from the bluebottle (Physalia spp.) alone, with others also from the "hair jellyfish" (Cyanea) and "blubber" (Catostylus). More bluebottle stings occur in South Australia and Western Australia, as well as stings from a single-tentacled box jellyfish, the "jimble" (Carybdea rastoni)».
  13. ^ Yanagihara, A.A., Kuroiwa, J.M.Y., Oliver, L., and Kunkel, D.D. The ultrastructure of nematocysts from the fishing tentacle of the Hawaiian bluebottle, Physalia utriculus (Cnidaria, Hydrozoa, Siphonophora). Hydrobiologia 489, 139–150, 2002.
  14. ^ Auerbach, PS., Envenomation from jellyfish and related species in J Emerg Nurs, vol. 23, nº 6, 1997, pp. 555–565, DOI:10.1016/S0099-1767(97)90269-5, PMID 9460392.
  15. ^ a b Elisabetta Rosaspina, Medusa killer avvistata nel Mediterraneo sul sito del Corriere della Sera
  16. ^ Stein MR, Marraccini JV, Rothschild NE, Burnett JW., Fatal Portuguese man-o'-war (Physalia physalis) envenomation in Ann Emerg Med, vol. 18, nº 3, 1989, pp. 312–315, DOI:10.1016/S0196-0644(89)80421-4, PMID 2564268.
  17. ^ Tempostretto: Meduse mortali sulla spiagge di Messina: nessun pericolo
  18. ^ Halstead,B.W., Poisonous and Venomous Marine Animals of the World, 1988, Darwin Press
  19. ^ Dangerous jellyfish wash up, BBC News, 18 agosto 2008. URL consultato il 7 settembre 2011./
  20. ^ Avvistamento Caravella Portoghese nello Stretto di Messina.
  21. ^ James, William D.; Berger, Timothy G.; et al., Andrews' Diseases of the Skin: clinical Dermatology, Saunders Elsevier, 2006, p. 429, ISBN 0-7216-2921-0.
  22. ^ Rapini, Ronald P.; Bolognia, Jean L.; Jorizzo, Joseph L., Dermatology: 2-Volume Set, St. Louis, Mosby, 2007, ISBN 1-4160-2999-0.
  23. ^ Specialist from the University of Southampton appearing on BBC Breakfast program, date: 8am, Tue 19 August 2008.
  24. ^ a b Slaughter RJ, Beasley DM, Lambie BS, Schep LJ, New Zealand's venomous creatures in N. Z. Med. J., vol. 122, nº 1290, 2009, pp. 83–97, PMID 19319171.
  25. ^ Yoshimoto, C.M., and Yanagihara, A.A. Cnidarian (coelenterate) envenomations in Hawai’i improve following heat application. Transactions of the Royal Society for Tropical Medicine and Hygiene 96, 300–303, 2002.
  26. ^ Loten C, Stokes B, Worsley D, Seymour J, Jiang S, Isbistergk G, A randomised controlled trial of hot water (45 °C) immersion versus ice packs for pain relief in bluebottle stings in Med J Aust, vol. 184, nº 7, 2006, pp. 329–333, PMID 16584366.
  27. ^ Exton DR, Treatment of Physalia physalis envenomation in Med J Aust, vol. 149, nº 1, 1988, p. 54, PMID 2898725.

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