Oreopithecus bambolii

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Oreopithecus bambolii
Stato di conservazione: Fossile
Oreopithecus bambolii 1.JPG
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Primates
Famiglia Oreopithecinae
Genere Oreopithecus
Specie O. bambolii
Nomenclatura binomiale
Oreopithecus bambolii

L'Oreopithecus bambolii è una piccola scimmia antropomorfa vissuta circa 8,5 milioni di anni fa, nel Miocene. I fossili sono stati ritrovati in Toscana, Sardegna e in Africa orientale.

Sono stati finora ritrovati i reperti di oltre 50 individui nelle miniere toscane di Montebamboli, Baccinello, Montemassi, Casteani e Ribolla, in provincia di Grosseto, che fanno dell' O. bambolii una delle scimmie fossili meglio rappresentate.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome scientifico Oreopithecus viene dal greco ὄρος, oros= "monte" e πίθηκος, pithekos= "scimmia" e significa quindi "scimmia delle montagne".

Ritrovamenti[modifica | modifica sorgente]

In seguito a degli scavi presso la centrale termoelettrica di Fiume Santo, nelle vicinanze di Porto Torres (SS), il dottor Mario Doria e Marzio Mamberti, due patiti esploratori, scoprono dei frammenti ossei. Li consegnano al professor Sergio Ginesu ed alla dottoressa Stefania Sias della Facoltà di Scienze Naturali di Sassari, i quali, in collaborazione con l'Università di Liegi e con il professor Jean Marie Cordy, hanno stabilito un'età per i fossili di circa 8,5 milioni di anni.

I resti consistono in un frammento di mandibola con qualche dente attaccato e qualcun altro sparso, trovati a cinque metri di profondità. L'essere a cui appartengono i resti viene chiamato familiarmente "Proto".

L'unico altro sito certo in cui tali resti sono venuti alla luce è quello del borgo minerario di Baccinello, vicino Grosseto, nel cui territorio si trova Montebamboli (che dà il nome alla specie). Qui, nel 1958 è stato scoperto uno scheletro particolarmente completo, anche se schiacciato, di Oreopiteco: il reperto toscano viene oggi chiamato familiarmente "Sandrone".

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il peso dell'Oreopithecus bambolii poteva oscillare tra i 30 e i 35 kg. Aveva un muso relativamente corto, ossa nasali rialzate, neurocranio piccolo e globulare, orbita oculare verticale e ossa facciali sottili. La morfologia dei molari indica una dieta consistente soprattutto di foglie di alberi. La parte inferiore del muso piuttosto robusta, con una grande superficie di attacco per il muscolo massetere e una cresta sagittale per l'attacco del muscolo temporale, indicano un apparato masticatorio possente.

I denti erano molto piccoli in proporzione alle dimensioni del corpo. La mancanza di diastema (separazione) tra il secondo incisivo e il primo premolare della mandibola indica che l' Oreopithecus aveva dei canini di dimensioni paragonabili al resto della sua dentizione. In molti primati, la presenza di canini piccoli è correlata con una ridotta competizione tra i maschi per la conquista delle femmine e un dimorfismo sessuale poco accentuato.

Il suo habitat sembra essere stato più in zone acquitrinose che nelle foreste o nelle savane. L'anatomia postcraniale mostra adattamenti sia ad una vita arbicola sospesa che a una deambulazione bipede. I tratti funzionali relativi alla locomozione in sospensione includono un torace ampio, un torso corto, dita lunghe e affusolate e estesa mobilità in tutte le articolazioni. Mostra nel contempo adattamenti alla postura eretta come la presenza della curvatura lombare, non presente in altre specie simili dello stesso periodo. Poiché i fossili sono datati a circa otto milioni di anni fa, questo rappresenta una apparire molto precoce della postura eretta. Non è ben chiaro però quando fosse effettivamente in grado di camminare in posizione eretta, mentre le braccia e le sue dita sembrano mostrare un adattamento all'arrampicarsi e al penzolare.

Interpretazioni[modifica | modifica sorgente]

I resti vengono descritti per la prima volta dal paleontologo francese Paul Gervais nel 1872, ma una vera interpretazione arriva dal professor Johannes Hürzeler del Museo di Storia Naturale di Basilea nel 1965, secondo il quale "Sandrone" appartiene al ramo delle scimmie antropomorfe, la qual cosa viene confermata dai ritrovamenti di Fiume Santo. Inoltre l'Oreopiteco, alto circa 1,10 metri, era bipede anche se manteneva tratti arboricoli.

L' O. bambolii discende probabilmente dal Nyanzapithecus trovato nel Lago Vittoria in Kenya, datato 14 milioni di anni fa. Si ipotizza che questa scimmia raggiunse il territorio europeo attraverso la Sardegna per poi proseguire per la Toscana, all'epoca ancora unite. L'evoluzione particolare della scimmia viene attribuita all'insularità del suo habitat: è risaputo che specie viventi su isole hanno storie biologiche diverse da quelle terrestri.

Il fatto che questa scimmia antropomorfa fosse bipede, per Salvador Moyà-Solà e Meike Köhler dell'Istituto di Paleontologia Miquel Crusafont di Sabadell, nei pressi di Barcellona, è una prova che il bipedismo non sia un'invenzione prettamente "umana". Nel 1997, infatti, i due studiosi pubblicano un articolo in cui ipotizzano che l' O. bambolii non appartenga al ramo umano e che la sua evoluzione particolare sia dovuta al fatto di essere vissuto in un ambiente insulare: la sua posizione bipede non è altro che una "coincidenza" con quella umana.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alba, David M. et al. “Canine reduction in the Miocene hominoid Oreopithecus bambolii: behavioural and evolutionary implications.” Journal of Human Evolution, vol. 40 (2001): pp. 1–16.
  • Carnieri, E. and F. Mallegni. “A new specimen and dental microwear in Oreopithecus bambolii.” Homo, vol. 54 (2003): pp. 29–35.
  • Rook, Lorenzo et al. “The bony labyrinth of Oreopithecus bambolii.” Journal of Human Evolution, vol. 46 (2004): pp. 347–354.
  • Spoor, Fred. “The semicircular canal system and locomotor behavior, with special reference to hominin evolution” in Walking Upright: Results of the 13th International Senckenberg Conference at the Werner Reimers Foundation, eds. Jens Lorenz Franken et al., E. Schweitzerbart’sche Verlagsbuchhandlung, 2003.

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