Museo civico del marmo di Carrara

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Museo civico del marmo di Carrara
Tipo Cultura, Arte, Grafica, Storico
Data fondazione 1982
Fondatori Carrara-Stemma.png Comune di Carrara
Indirizzo Viale XX Settembre, 85 - 54033 Carrara, (MS), Italia
Sito http://giove.cnuce.cnr.it/museo.html

Fondato a Carrara nel 1982, il Museo civico del marmo è una struttura espositiva dedicata alla produzione e alla lavorazione del marmo nelle Alpi Apuane.

Storia del museo[modifica | modifica sorgente]

In Viale XX Settembre (Carrara) tra il 1962 ed il 1965, viene costruito un edificio per ospitare la Mostra nazionale del marmo. La struttura, dotata di ampi saloni e giardini, viene utilizzata per due edizioni della Mostra nazionale del marmo. Nel 1966, ai saloni interni, vengono apportate alcune modifiche, modifiche privano il museo del suo carattere funzionale. In seguito ad una grave crisi della Mostra nazionale del marmo, resta chiuso ed inutilizzato per molto tempo.

Nel 1978 i padiglioni dell'edificio diventano sede degli uffici della Internazionale Marmi e Macchine, società mista a prevalente capitale pubblico creata per l'organizzazione e la gestione della fiera internazionale marmi e macchine. La società effettua un'opera di ristrutturazione e di rinnovo delle sale, che, pur non riportando l'edificio all'assetto iniziale, raggiunge comunque risultati soddisfacenti.

Nel frattempo il comune di Carrara aveva incaricato il prof. Enrico Dolci, archeologo e storico dell'arte ed Ispettore Onorario del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, di redigere un programma di rilevamento dei beni culturali presenti nel territorio comunale, con la collaborazione di un'apposita équipe di giovani ricercatori.

La campagna di rilevamento, condotta tra il 1977 ed il 1979 venne indirizzata soprattutto alla ricerca ed alla documentazione delle persistenze territoriali e ai materiali archeologici relativi alla "cultura del marmo" in possesso di privati e/o di enti pubblici, con particolare riferimento all'epoca romana, come l'Accademia di belle arti di Carrara presso la quale nel corso del tempo erano stati depositati importanti manufatti marmorei romani provenienti dalle cave di Carrara e dall'area archeologica di Luni.

Il rilevamento delle cave antiche ancora esistenti era dovuto al fatto che si trattava, non solo delle più antiche prove archeologiche individuate degli inizi dell'industria marmifera sulle Alpi Apuane ancora miracolosamente documentabili, ma anche dal fatto che queste testimonianze non sarebbero durate a lungo, a causa dell'enorme espansione delle attività marmifere nell'area carrarese.

I rilevamenti effettuati, e i materiali documentari raccolti sul campo, testimoniarono che, nonostante l'atavica incuria locale per la tutela,esistevano ancora ampi margini per una conservazione, sia della memoria storica, che di importanti materiali oggettuali[1]per i quali, però, occorreva una sede idonea. Fu così che Enrico Dolci ideò e progettò per conto del Comune di Carrara un "Museo Civico del Marmo" che avrebbe dovuto avere, come principale dovere istituzionale, proprio la raccolta, lo studio e la valorizzazione museale, di tutto quanto fosse testimonianza significativa della "cultura del marmo", sia del passato che del presente. I materiali raccolti nelle campagne di rilevamento furono pubblicati nel 1980 nel volume "Carrara Cave Antiche", opera dello stesso Dolci,edito dal Comune di Carrara e dalla Regione Toscana.

Nel 1982 il sindaco Alessandro Costa e l'assessore alla cultura Italo Vatteroni, in seguito a una delibera comunale, approvano l'istituzione del primo museo pubblico della città, volto alla raccolta delle testimonianze degne di tutela, relative al marmo, la più importante fonte di lavoro e di ricchezza della città. La sede museale idonea fu individuata nei padiglioni dell'Internazionale Marmi e Macchine di Viale XX Settembre che furono messi a disposizione anche per l'interessamento dell'allora Presidente della Società Giulio Conti.

Si continuano gli studi, le indagini e le ricerche di materiali significativi presenti sul territorio. Nel giugno 1982 viene allestita per la prima la mostra dal titolo Marmo Lunense, che offre al pubblico la possibilità di venire a contatto con fotografie, immagini, riproduzioni e reperti riportati alla luce negli antichi siti di escavazione di Carrara, provenienti dalla colonia romana di Luni (fondata nei pressi della foce del fiume Magra nel 177 a.C.) e nella stessa Luni.

Lo stesso Dolci viene incaricato alla direzione del neonato museo e si attiva per reperire e musealizzare materiali di interesse specifico, nonostante potesse contare solo su modesti mezzi finanziari ma anche della generosità di alcuni industriali carraresi e di alcuni cittadini che misero a disposizione del Museo del Marmo oggetti spesso rari o addirittura unici.

Così, nel 1984 viene aperta una sezione dedicata all'Archeologia Industriale; nel 1987 è la volta di una sezione dedicata alla scultura contemporanea, con l'esposizione dei premi-acquisto delle Biennali storiche di scultura, mentre nel 1991 l'artista carrarese Felice Vatteroni dona al museo una collezione di 14 sculture di piccolo formato successivamente integrata da 17 disegni-bozzetto e due autoritratti.

Si arricchisce la collezione marmologica, ricca di campioni di marmi antichi e moderni, mentre a partire dal 1988 il Dolci inizia a recuperare e a musealizzare semilavorati d'epoca romana presenti nell'area delle cave di Carrara con la collaborazione dell'Ufficio Cave del Comune di Carrara e il fattivo interessamento della Soprintendenza Archeologica della Toscana. Nel 1994-95 il Dolci crea una sezione dedicata alla scultura medioevale con una serie dei ritratti e di rilievi marmorei del Duomo di Carrara, ed un'ulteriore sezione dedicata all'artigianato artistico carrarese con una raccolta di icone marmoree a carattere devozionale, un'attività scultorea che è stata per Carrara e per alcuni secoli tra le più significative.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Motrice per il trasporto del marmo Giardino esterno Museo civico del marmo di Carrara

Il museo è costituito da otto sezioni:

  • Geologia ed evoluzione del territorio,
  • Archeologia romana,
  • Marmoteca,
  • Archeologia industriale,
  • Applicazione tecniche dei marmi
  • Scultura medioevale,
  • Artigianato artistico,
  • Scultura moderna e contemporanea.

Il museo è strutturato a moduli, in modo che sia possibile ampliare o restringere, ciascuna di queste aree in relazione ai reperti portati alla luce dalla costante attività estrattiva sul territorio e/o comunque reperibili in varie sedi. All'interno dell'edificio vi è un percorso obbligato che accompagna il visitatore attraverso le sale.

Geologia ed evoluzione del territorio[modifica | modifica sorgente]

È un'area dedicata alla raccolta di documenti relativi al territorio carrarese e alla composizione mineralogica dei giacimenti marmiferi, illustrato per mezzo di plastici, disegni ed antica cartografia. Il più significativo documento moderno è il plastico della composizione geologica delle Alpi Apuane creato nel 1923 da Domenico Zaccagna, personalità di spicco nella città di Carrara per gli studi condotti sull'origine e lo sviluppo delle Alpi Apuane.

Epigrafe sepolcrale risalente al I secolo Museo civico del marmo di Carrara

Archeologia romana[modifica | modifica sorgente]

La sala è rivolta all'analisi ed alla documentazione degli antichi siti di escavazione del carrarese e dei reperti risalenti all'età romana, epoca durante la quale i marmi carraresi vennero trasportati in tutta Italia e non solo, come attestano reperti trovati a Roma, Ostia, Pompei, in Gallia e in Africa mete dei flussi di merci e materiali. Tutto ciò viene reso possibile dalla nascita e crescita del porto di Luni, città diventata centro nevralgico degli scambi commerciali.
La sezione continua con un'area dedicata ai reperti archeologici portati alla luce nelle cave romane di Fantiscritti, Gioia, Polvaccio, Fossa Ficola e Fossacava, in cui è attestata l'attività estrattiva fin dal I secolo a. C. Sono qui esposti anche campioni dei marmi ivi scavati, prelevati durante le campagne di rilevamento. Di particolare interesse il plastico che ricostruisce, su precise documentazioni archeologiche, la grande cava romana di Fossacava della quale sono illustrate le tecniche di escavazione utilizzate dai lunensi sulla Apuane.Questo plastico venne realizzato da Enrico Dolci con la collaborazione dello scultore Cherif Taoufik ed è basato sulle risultanze dei rilevamenti archeologici effettuati in situ negli anni '70.

Marmoteca[modifica | modifica sorgente]

Marmoteca Museo civico del marmo di Carrara

La marmoteca custodisce 310 campioni di marmo fra quelli apuani, piemontesi, liguri, toscani, arricchiti da graniti e pietre ornamentali provenienti da tutto il mondo, specialmente dal Brasile e dall'America del Sud. Fanno parte della raccolta marmologica anche numerosi campioni di marmi usati in epoca romana collocati nella sezione archeologica. La Marmoteca del museo di Carrara è la raccolta storica più importante a livello nazionale.

Archeologia industriale[modifica | modifica sorgente]

È una sezione interna del museo che prosegue nei giardini esterni con macchinari di grandi dimensioni. Ospita l'evoluzione una serie di strumenti, a partire dal XVII secolo, per l'escavazione e la lavorazione dei marmi. A fianco di fotografie e disegni sono presenti attrezzi da taglio,da scavo e da sollevamento utilizzati in passato, sostituiti oggi da mezzi più moderni.

Applicazioni tecniche dei marmi[modifica | modifica sorgente]

Questa sala è il proseguimento della sala relativa all'Archeologia industriale : ospita prototipi delle prime realizzazioni in marmo effettuate con procedimenti seriali di carattere industriale, cemento, e reperti di arte funeraria risalenti al XIX secolo.Fotografie d'epoca fanno da cornice a questi reperti;alcune documentano la lizzatura, tecnica di origine romana con la quale i blocchi di marmo venivano trasportati dai siti di escavazione a valle, in modo da scivolare su travi in legno poste parallelamente.

Artigianato artistico[modifica | modifica sorgente]

L'area ospita esempi di creazioni artistiche locali, risalenti ad un periodo compreso fra il XII e il XIX secolo, suddivise in due settori: da una parte è conservata una serie di icone devozionali, dall'altra dei calchi di decorazioni e di sculture situate sulla facciata del Duomo di Carrara, e delle quali sono state eseguite copie filologiche in marmo, cioè effettuate con metodologie completamente manuali, che hanno riprodotto le antiche tecniche della scultura carrarese.

Scultura moderna e contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Questa sala ospita opere di artisti che hanno partecipato e continuano a partecipare alle Biennali di Scultura organizzate nel centro storico della città di Carrara. Sono opere raccolte sin dal secondo dopoguerra, che ben rappresentano le tendenze artistiche moderne. Alcune sono state acquistate, mentre altre sono state donate volontariamente dagli artisti.La sezione dedicata alla scultura contemporanea prosegue nella sala dedicata alla donazione "Felice Vatteroni" in cui sono conservate 14 opere in piccolo formato ed una serie di disegni-bozzetto dello scultore carrarese.

Le altre aree[modifica | modifica sorgente]

Blocchi in marmo semilavorato Giardino esterno Museo civico del marmo di Carrara

Da poco è stata realizzata un'area multimediale in cui è possibile osservare video e riprese relative allo sviluppo delle tecniche e della lavorazione del marmo lungo i secoli. Il visitatore è proiettato direttamente nei siti di escavazione e nei laboratori degli scultori che modellano i blocchi di marmo estratti quotidianamente dai giacimenti. I giardini esterni ospitano, capitelli, blocchi e reperti relativi all'archeologia romana e a quella industriale. La collezione dei semilavorati d'epoca romana presenta molti manufatti che recano incise le "notae lapicidinarum" cioè quelle sigle e quei numeri che i romani usavano per registrare i dati significativi della produzione di ogni singolo manufatto. Questa collezione di reperti è la più importante nel suo genere esistente in Europa. Si impongono al visitatore per la loro mole anche un telaio per la segagione[2] dei blocchi,risalente alla metà nell'800; un "ruota pescatora" che aveva la funzione di alimentare il telaio per la segagione; un carro ferroviario per il trasporto dei marmi dell'ottocentesca Ferrovia Marmifera;una trattrice a vapore dei primi del '900 ed un carro a 4 ruote di ferro impiegato per il trasporto al piano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Def. Nell'uso artistico il termine designa la categoria di opere sollecitate sia da un'operazione di scelta di un oggetto d'uso (o desunto dal repertorio delle forme naturali), sia dalla realizzazione di forme tridimensionali, concepite estraneamente ai canoni della scultura tradizionale . Riferimento: http://www.sapere.it/enciclopedia/oggettuale.html
  2. ^ Def . È il processo di trasformazione dei blocchi in lastre. I blocchi vengono armati, dando loro altezza e spessore. Alla fine di questo processo,le lastre verranno lavate e saranno pronte per l'uso. Rif. http://www.consorziomarmistichiampo.com/segagione-marmo-pietra.aspx

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dolci,Enrico.1980."Carrara Cave Antiche".Viareggio,Litocomp.
  • Dolci,Enrico(a cura di).1982."Mostra Marmo Lunense".Pisa,Pacini.
  • Dolci,Enrico e Nista Leila.1992."Marmi Antichi da Collezione".Pisa,Pacini.
  • Dolci,Enrico.1995."Il parco archeologico delle Alpi Apuane".Firenze,
  • Dolci,Enrico.1998."Icone Marmoree".Massa,Ceccotti.
  • Dolci,Enrico.2002."Guida ai Musei della provincia di Massa-Carrara".Aulla,Tipolitografia Mori.
  • Dolci,Enrico.2003."Archeologia Apuana".Aulla,Tipolotografia Mori.
  • Dolci,Enrico.2006."Museo del Marmo.Carrara".Catalogo-Guida. Pontedera,Bandecchi&Vivaldi.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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