Meraviglia

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Meraviglia

La meraviglia è il sentimento di stupore e sorpresa suscitato da una cosa o da una situazione nuova, straordinaria o inattesa.[1][2]

È vista storicamente come un aspetto importante della natura umana, essendo in particolare collegata alla curiosità e alla spinta all'esplorazione intellettuale.[3] Per i filosofi è il senso di stupore e d'inquietudine sperimentata dall'essere umano quando, soddisfatte le immediate necessità materiali, comincia a interrogarsi sulla sua esistenza e sul suo rapporto con il mondo.

La parola deriva dal latino mirabilia, cioè "cose ammirevoli", dal verbo mirari, "guardare con meraviglia".[4]

La meraviglia è per lo più associata a una sensazione o scoperta positiva.[1]

Il meraviglioso, nella letteratura e nelle arti visive, è l'insieme di elementi che in un'opera provocano meraviglia, con particolare riferimento a quelli fantastici e soprannaturali.[2]

La meraviglia come origine e stimolo della filosofia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Filosofia.

La meraviglia, secondo Platone[5] e Aristotele,[6] è all'origine della sapienza e quindi della filosofia.

« È proprio del filosofo questo che tu provi, di esser pieno di meraviglia; né altro cominciamento ha il filosofare che questo »
(Platone, Teeteto 150 d)

La meraviglia è dunque il senso di stupore e di inquietudine sperimentata dall'uomo quando, soddisfatte le immediate necessità materiali, comincia ad interrogarsi sulla sua esistenza e sul suo rapporto con il mondo:

« Infatti gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli astri, o i problemi riguardanti la generazione dell'intero universo. Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia [thaumazon] riconosce di non sapere; ed è per questo che anche colui che ama il mito è, in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose che destano meraviglia. Cosicché, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall'ignoranza, è evidente che ricercarono il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica. »
(Aristotele, Metafisica, I, 2, 982b, trad. Giovanni Reale.)

Tale meraviglia però non va confusa con lo stupore intellettuale:

« Che la "meraviglia", da cui - secondo il testo aristotelico - nasce la filosofia, non debba essere intesa, come di solito accade, come un semplice stupore intellettuale che passerebbe dai "problemi" (ápora) "più facili" (prócheira) a quelli "più difficili" - cioè che il timbro del passo aristotelico sia "tragico" - riceve luce dalla circostanza che anche per Eschilo l'epistéme ("conoscenza") libera da una angoscia che sebbene sia da lui considerata "tre volte antica", è tuttavia la più recente, perché non è quella primitiva, e più debole, dovuta all'incapacità di vivere, dalla quale libera la téchne ("tecnica", "arte"), ma è l'angoscia estrema, il culmine al quale essa perviene quando il mortale si trova di fronte al thaûma ("meraviglia", "sgomento") del divenire del Tutto - al terrore provocato dall'evento annientante che esce dal niente. In questo senso anche per Eschilo l'epistéme non mira ad alcun vantaggio tecnico (982b21), è "libera" (982b27) e ha come fine soltanto sé stessa (982b27), cioè la liberazione vera dal terrore. »
(Emanuele Severino. Il giogo. Milano, Adelphi, 1989, pag.352)

Il filosofo, matematico, scienziato e scrittore francese Cartesio (1596-1650) descrisse la meraviglia come una delle emozioni primarie perché sosteneva che le emozioni in generale siano reazioni a fenomeni inaspettati. Egli osservò che quando la gente incontrava per la prima volta un oggetto sorprendente o nuovo, "... questo ci rende meravigliati e stupefatti". Propose quindi che "la meraviglia è la prima di tutte le passioni." (Le passioni dell'anima, art. 53). Tuttavia Cartesio, a differenza dei filosofi greci prima di lui, aveva una visione fondamentalmente negativa della meraviglia: "Anche se è bene essere nati con qualche tipo di inclinazione a questa passione [la meraviglia] perché ci dispone all'acquisizione delle scienze, comunque dovremmo poi sforzarci, per quanto possibile, di liberarci di essa." (Le passioni dell'anima 2 art. 76).

Questo sentimento è riflesso in altri primi autori moderni come Thomas Hobbes nella sua discussione su termini inglesi "curiosità" (curiosity), "gioia" (joy) e "ammirazione" (admiration). Hobbes sosteneva che, poiché "... tutto ciò dunque che accade di nuovo a un uomo dà lui la speranza e motivo di sapere qualche cosa che non sapeva prima", che crea "... speranza e aspettativa di futura conoscenza da tutto ciò che avviene di nuovo e strano", una "passione che noi comunemente chiamiamo ammirazione; e lo stesso considerato come appetito, è chiamato curiosità, che è l'appetito della conoscenza"[7]

In De homine XII, Hobbes discute la "gioia" dell'"ammirazione" ancora mettendo in contrasto gli esseri umani con gli altri animali. Hobbes sostiene che "... questa passione è quasi peculiare degli uomini." Egli sottolinea che "anche se gli altri animali, ogni volta che vedono qualcosa di nuovo o insolito, ammirano nella misura in cui vedono qualcosa di nuovo o di insolito", così che possano determinare se è pericoloso o innocuo, gli uomini, "quando vedono qualcosa di nuovo, cercano di sapere da dove sia venuto e a quale uso lo si possa adibire."

Nella Storia dell'astronomia,[8] Adam Smith si sofferma sulla meraviglia non solo per spiegare la differenza tra il pensiero umano e quello animale, ma piuttosto per spiegare perché studiamo le scienze naturali. Una persona non civilizzata o un bambino è ancora nettamente diverso dagli altri animali perché "colpisce la pietra che gli fa male". Il bambino è interessato a trovare un rapporto tra causa ed effetto, ma è limitato nella sua capacità di farlo. [9]

Per Schopenhauer la meraviglia è una caratteristica esclusiva dell'essere umano, in relazione alla consapevolezza della propria mortalità:

« Ad eccezione dell'uomo, nessun essere si meraviglia della propria esistenza… La meraviglia filosofica … è viceversa condizionata da un più elevato sviluppo dell'intelligenza individuale: tale condizione però non è certamente l'unica, ma è invece la cognizione della morte, insieme con la vista del dolore e della miseria della vita, che ha senza dubbio dato l'impulso più forte alla riflessione filosofica e alle spiegazioni metafisiche del mondo. »
(Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, I §1, trad. it. Milano, Mondadori, 1992)

Senso del meraviglioso[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sense of wonder.

Il senso del meraviglioso (dall'inglese sense of wonder) è la tipica sensazione di meraviglia che viene volutamente ricercata nelle opere di narrativa fantastica e fantascientifica, particolarmente citata in relazione all'"Età d'oro della fantascienza" degli anni quaranta e cinquanta del Novecento.

Il sense of wonder è una reazione emotiva che ha il lettore quando si confronta, cerca di capire o viene messo di fronte ad un concetto assolutamente nuovo e non esistente necessario per recepire delle nuove informazioni. Può essere associato all'azione di cambio di paradigma, atto tipico della fantascienza per cui si accetta una tecnologia futuribile e le sue basi per poter proseguire la comprensione dell'opera o di parte di essa.

Il sense of wonder non richiede la completa comprensione della situazione che lo causa.

L'espressione viene spesso usata in correlazione con la sospensione della realtà o la più letteraria volontaria sospensione dell'incredulità di cui parlava il poeta Coleridge.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Meraviglia: Definizione e significato di Meraviglia – Dizionario italiano – Corriere.it
  2. ^ a b meraviglia: significato e definizione - Dizionari - La Repubblica
  3. ^ Philip Fisher, Wonder, the Rainbow, and the Aesthetics of Rare Experiences, Harvard University Press.
  4. ^ Meraviglia, etimologia, definizione e significato | Una parola al giorno
  5. ^ Platone, Teeteto 150 d, 155 d
  6. ^ Aristotele, Metafisica I.ii.982b11-24; Poetica IV
  7. ^ Thomas Hobbes, Elements of Law I (Human Nature) IX, paragrafo 18.
  8. ^ pubblicata postuma nei Saggi filosofici e risalente probabilmente al 1750.
  9. ^ Adam Smith, The History of Astronomy - Adam Smith, Glasgow Edition of the Works and Correspondence Vol. 3 Essays on Philosophical Subjects, 1982 [1795].
  10. ^ Samuel Taylor Coleridge, Biographia literaria, 1817 - capitolo XIV (rilevò che le opere teatrali cercavano di provocare quella volontaria e momentanea sospensione dell'incredulità che costituisce la fede poetica).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) John Clute, David Langford e Peter Nicholls (a cura di), Sense of Wonder in The Encyclopedia of Science Fiction, III edizione online, 2011-2014.
  • Sam Moskowitz, Immortal Storm: A History of Science Fiction Fandom, New York, Hyperion Books, 1974.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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