Meccanica ondulatoria

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Con l'espressione meccanica ondulatoria ci si riferisce ad una delle due sistematizzazioni della meccanica quantistica, incentrata sulla equazione di Schrödinger, in contrapposizione alla meccanica delle matrici. A brevissima distanza dalle loro formulazioni divenne evidente che i due approcci costituivano due formalismi diversi della stessa teoria.

A differenza della meccanica delle matrici, che nacque nel 1925 come lavoro di squadra di Heisenberg, Born e Jordan (anche se si deve ad Heisenberg l'idea originaria), la meccanica ondulatoria fu essenzialmente il risultato del lavoro solitario di Erwin Schrödinger, che, a partire dall'ipotesi di de Broglie, pubblicò a gennaio del 1926 due articoli in cui espose due possibili derivazioni della sua famosa equazione e le sue applicazioni all'atomo idrogenoide, all'oscillatore armonico, al corpo rigido e alla molecola biatomica. A maggio di quello stesso anno pubblicò un terzo articolo in cui mostrò l'equivalenza della sua meccanica ondulatoria con la meccanica delle matrici.

Rispetto all'approccio matriciale di Heisenberg, la meccanica ondulatoria si caratterizza, per usare le stesse parole di Schrödinger, per una maggiore visualizzabilità. In essa ad ogni particella è associata la funzione d'onda, che, sebbene all'inizio il suo significato non fosse affatto chiaro, è comunque caratterizzata da un'evoluzione temporale continua e deterministica, secondo l'equazione di Schrödinger. In questi termini la differenza era, e in parte rimane ancora, notevole rispetto all'astrazione delle entità essenziali e dei salti quantici di Heisenberg. Sempre nel 1926 Max Born propose l'interpretazione probabilistica della funzione d'onda, codificata l'anno dopo nell'interpretazione di Copenaghen.

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