Marco Pecoraro Scanio

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Marco Pecoraro Scanio
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Dati biografici
Nome Marco Pecoraro Scanio
Nato 24 dicembre 1962
Salerno
Paese bandiera Italia
Nazionalità
Passaporto {{{passaporto}}}
Morto
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Altezza 174 cm
Peso 72 kg
Dati agonistici
Disciplina Calcio
Specialità {{{specialità}}}
Categoria {{{categoria}}}
Record
Ranking {{{ranking}}}º
Best ranking {{{best ranking}}}º
Ruolo Centrocampista
Squadra
Ritirato {{{Terminecarriera}}}
Carriera
Giovanili
?-? Inter
Squadre di club1
1981-1982 Avellino 1 (0)
1982-1983 Rimini 29 (3)
1983-1984 Salernitana 31 (1)
1984-1986 Avellino 15 (0)
1986-1987 Cagliari 30 (2)
1987-1988 Genoa 35 (0)
1988-1991 Salernitana 99 (4)
1991-1994 Ancona 101 (0)
1994-1995 Lecce 10 (0)
Nazionale
Carriera da allenatore
Incontri disputati

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Palmarès

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1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 
Monogramma del Senato della Repubblica Italiana Parlamento Italiano
Senato della Repubblica
Sen. Marco Pecoraro Scanio
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Luogo nascita Salerno
Data nascita 24 dicembre 1962
Luogo morte
Data morte
Titolo di studio
Professione ex calciatore
Partito Insieme con l'Unione
Legislatura XV
Gruppo
Coalizione L'Unione
Circoscrizione Campania
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Elezione {{{elezione}}}
Senatore a vita
Nomina
Data nomina
Incarichi parlamentari
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Marco Pecoraro Scanio (Salerno, 24 dicembre 1962) è un ex calciatore e politico italiano. È fratello del leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio.

Indice

[modifica] Formazione

Nato il 24 dicembre 1962 a Salerno dove attualmente risiede.

Sposato e padre di tre figli.

Frequenta il liceo classico tra Salerno e Milano dove a quindici anni inizia l'attività calcistica nel settore giovanile dell'Inter 1977-1980.

Si laurea in Giurisprudenza presso l'Università di Salerno, con una tesi sulla libera circolazione dei calciatori in Europa "Il caso Bosman".

[modifica] Attività di calciatore

Inizia l'attività di calciatore a tredici anni nella società del VietriRaito (Vietri sul Mare -SA-).

Viene visionato e scelto dall'Inter per il settore giovanile dove approda nel 1977 a 14 anni.

Con la maglia nerazzura è convocato nelle rappresentative nazionali giovanili.

Vince con la Primavera dell'Inter lo scudetto italiano di categoria (1980).

Passa all'Avellino nella stagione 1980/81 dove vince la Coppa Italia categoria Primavera(1982).

Nel febbraio 1982 debutta a 19 anni in serie A con l'Avellino dove inizia la carriera di calciatore professionista.

Vive esperienze importanti che lo temprano nel carattere e lo formano dal punto di vista tattico con il Rimini (82-83), allenato da un esordiente Arrigo Sacchi che lo "battezza" mediano e con la Salernitana (83-84) squadra della sua città.

In campo si distingue per la resistenza fisica, la sagacia tattica e la grande generosità.

Nelle relazioni con gli altri cominciano a delinearsi i tratti umani carismatici e di grande equilibrio che lo renderanno nel tempo punto di riferimento tanto per gli allenatori quanto per i compagni di squadra che incontra.

Rientra all'Avellino in serie A (84-85/85-86), dove vive momenti importanti al fianco di campioni di fama internazionale come Diaz, Barbadillo, Dirceu (indimenticabile fuoriclasse brasiliano).

Approda nel Cagliari, per la stagione 86-87 con Giagnoni allenatore.

Partecipa all'entusiasmante galoppata in Coppa Italia fino alla conquista della semifinale persa contro il Napoli di Maradona.

Si trasferisce a Genova sponda rossoblu nel campionato 87-88 sotto la guida di Gigi Simoni.

Nell'88 torna a Salerno e vive insieme ai compagni lo straordinario campionato 1989/90 che riporta dopo 25 anni la Salernitana in serie B.

Indossa la fascia di capitano e coinvolge la squadra in iniziative sociali.

Giunge nel 1991 ad Ancona dove partecipa ad un altro sogno:la prima serie A, storica per il capoluogo marchigiano.

Con l'Ancona stagione 1993/94 conquista la finale di Coppa Italia.

Termina la propria carriera a Lecce in serie B a 33 anni per concludere gli studi universitari e dedicarsi ad altre esperienze.

Istruttore giovani calciatori.

Allenatore di base.

[modifica] Attività politica

Venne eletto in ruoli di rappresentanza studentesca a cominciare dal liceo Torquato Tasso di Salerno ove negli anni partecipa a varie battaglie ecologiste.

Alla fine della carriera calcistica, nel 1997 si candidò alle amministrative del Comune di Ancona dove viene eletto assessore della città dorica con deleghe allo sport ed al turismo fino al 2004.

Nel 1998 si candidò al Consiglio Provinciale di Ancona ove rimane in carica fino a fine legislatura, cioè nel 2007.

Nel 2004 fu nominato Assessore allo Sport, Salute e Qualità della Vita, Sicurezza Alimentare, Patrimonio, Tutela degli animali alla Provincia di Salerno, incarico che lasciò nel 2006 in seguito all'elezione al Senato della Repubblica.

Nel 2006, fu eletto Senatore della Repubblica.

[modifica] Critiche alla sua candidatura al Senato nelle elezioni del 2006

Marco Pecoraro Scanio è citato nel libro La Casta perché, a detta degli autori Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, è stato eletto grazie all'appoggio di suo fratello, il leader dei verdi Alfonso Pecoraro Scanio. Segue estratto del libro:

« All'accusa di "fratellismo" si ribella Alfonso, che ricorda come Marco, che faceva il calciatore e arrivò a giocare anche in serie A, fosse un tempo molto più famoso: "Lui era sulle figurine Panini quando io non ero neppure consigliere regionale in Campania". A candidare il fratello ci aveva già provato alle elezioni del 2001. Fallito il primo blitz, gli riuscì il secondo nel 2006, blindando il caro congiunto in due circoscrizioni sicurissime per il Senato. Una vergogna, dissero alcuni verdi dissidenti e schifati. Lui, il leader, non fece una piega. Men che meno Marco, che disse a Francesco Battistini del "Corriere": «Sono contento d'avere un fratello che sa farsi rispettare. Non vedo dov'è lo scandalo. Io nasco calciatore. Da qualche anno c'è un leader del centro sinistra che mi stima e mi vuole candidare.» «È normale che la stimi: siete fratelli!» «Non è normale. Lo sa che certi fratelli si odiano? Io quasi non sapevo di averlo un fratello. E adesso stanno tutti qui a criticare, quando invece è Alfonso ad averne un vantaggio.» «Alfonso?» «Si. Riceve il sostegno di una persona che in fondo ha lasciato qualcosa, nello sport e nelle città in cui ha giocato. Sono io che lo sostengo nelle battaglie, non è lui che appoggia me.» »
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