Lucien Rebatet

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Lucien Rebatet (Moras-en-Valloire, 15 novembre 1903Drôme, 24 agosto 1972) è stato uno scrittore e giornalista francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

1929 - 1940: la nascita di una vocazione fascista[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un notaio, dopo aver abbandonato gli studi di diritto, e in seguito di lettere, entra in qualità di critico musicale nel giornale nazionalista e monarchico l'Action française nel 1929 con lo pseudonimo di François Vinneuil. Nel 1932 diventa giornalista presso Je suis partout, dove il suo stile e le sue convinzioni si rafforzarono.

Firma degli articoli come Le Cinéma par ceux qui le font (Il cinema per coloro che lo fanno), Les Etrangers en France. L'invasion (Gli stranieri in Francia. l'invasione), Les Emigrés politiques en France (Gli emigrati polici in Francia). Accoglie con entusiasmo l’uscita del pamphlet di Céline Bagatelles pour un Massacre perché Rebatet si rivela un virulento antisemita. Oltre agli Ebrei, attacca ferocemente il comunismo, la democrazia la Chiesa (il che non gli impedisce di proclamare la sua fede in Dio e la sua ammirazione per il generale Francisco Franco), e, dopo inchieste in Germania e in Italia, si proclama fascista.

1940 - 1944: l'apologia del collaborazionismo[modifica | modifica wikitesto]

Richiamato nel gennaio del 1940, Lucien Rebatet viene congedato in febbraio, e lo si ritrova a Vichy dove lavora alla radio. Ritornato a Parigi, dopo un passaggio al giornale Le Cri du Peuple di Jacques Doriot, ritorna a Je suis partout. Firma Les Tribus du Cinéma et du Théâtre e Le Bolchevisme contre la Civilisation.

Nel 1942 pubblica Les Décombres ( Le Macerie), dove indica come responsabili dello sfacelo del 1940 gli Ebrei, i politici e i militari. I rappresentanti del governo di Vichy non vengono risparmiati. Vi spiega che la sola via d’uscita per la Francia è quella di impegnarsi a fondo nella collaborazione con la Germania nazista. È un gran successo sotto l’Occupazione (tiratura stimata in 65 000 copie).

Il suo ultimo articolo del 28 luglio 1944 si intitola «Fidélité au National-socialisme» (Fedeltà al Nazional-socialismo). Ma il vento è cambiato, bisogna fuggire in Germania. Come tanti altri collaborazionisti, Rebatet si reca a Sigmaringen.

1945 - 1972: una vita da scrittore[modifica | modifica wikitesto]

Arrestato l’8 maggio 1945, viene giudicato il 18 novembre 1946, condannato a morte poi, finalmente, graziato e inviato ai lavori forzati a vita a Clairvaux. Durante la detenzione termina un romanzo iniziato a Sigmaringen: Les Deux Etendards pubblicato da Gallimard. Quest’opera, considerata di gran qualità, sarà in gran parte ignorata dalla critica, anche dopo la sua ristampa nel 1991.

Liberato il 16 luglio 1952 e in un primo tempo agli arresti domiciliari, Lucien Rebatet ritorna a Parigi nel 1954. Un altro romanzo Les Epis Murs è piuttosto ben accolto. Il romanzo seguente, Margot l'enragée, rimarrà inedito, non essendo l’autore soddisfatto. Riprende la sua attività di giornalista e nel 1958 lavora per il settimanale Rivarol. Nel 1965, in occasione delle elezioni presidenziali, contro De Gaulle, sostiene al primo turno Jean-Louis Tixier-Vignancour, poi, al secondo, François Mitterrand. Questa scelta è dovuta ad antigollismo, ma anche alla fedeltà all'ideale europeo, tale che Rabetet è ormai pronto a transigere con la democrazia, la sola capace d’unificare l’Europa dopo la disfatta del fascismo. In seguito diventa redattore di Valeurs actuelles. Fino alla fine resterà fedele al fascismo, benché sostenga sempre meno l'antisemitismo, data la legislazione in vigore (il decreto legge Marchandeu del 21 aprile 1939, che vietava la provocazione all’odio razziale, era stato rimesso in vigore nel 1944), ma anche per un mutato punto di vista sugli Ebrei: pur non rinnegando i suoi attacchi antisemiti negli anni precedenti al 1945, non può impedirsi di rispettare la nuova Nazione israeliana, in guerra contro gli Arabi.

Nel 1969 pubblica Une histoire de la musique la sua opera meno politica e più conosciuta, che rimane come un autentico libro di riferimento, benché i giudizi espressi tanto sui compositori che sulle opere siano spesso improntati alla soggettività del loro autore, in particolar modo per ciò che concerne la tradizione lirica francese (giudizi su Auber, Gounod, Thomas, Bizet, Reyer, Massenet, Saint-Saëns, Bruneau, Charpentier ecc., e in modo assai comprensibile da parte dell'autore su Meyerbeer e Halévy, che vede il suo capolavoro La Juive (L'ebrea) qualificato come "razzista", il che non manca d'ironia).

Lucien Rebatet, con lo pseudonimo di François Vinneuil, è stato anche un critico cinematografico.