La casa dei melograni

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La casa dei melograni
Titolo originale A House of pomegranates
Una casa di Melograni.jpeg
Frontespizio
Autore Oscar Wilde
1ª ed. originale 1891
Genere racconti
Lingua originale inglese

La casa dei melograni, o Una casa di melograni (A House of Pomegranates), è una raccolta di racconti di Oscar Wilde. Fu pubblicata nel 1891 con le illustrazioni di Charles de Sousy Ricketts e Charles Hazlewood Shannon, i due più celebri e fidati collaboratori dello scrittore irlandese.

L'opera è suddivisa in quattro racconti: Il giovane re (The Young King), Il compleanno dell'infanta (The Birthday of the Infanta), Il pescatore e la sua anima (The Fisherman and his Soul) e Il figlio delle stelle (The Star Child).

Wilde aveva già pubblicato nel 1888 dei racconti pensati per bambini con Il principe felice e altri racconti. Questa nuova opera, anch'essa con finalità educative, è stata concepita a Parigi, come risulta dalla lettera dell'11 dicembre 1891. Come lui stesso affermò, Wilde voleva far divertire i bambini come faceva divertire i grandi con le sue conferenze.[1] Probabilmente The Young King è ispirato proprio all'autore e alla sua infanzia.[2] Tuttavia, rispetto al libro precedente, indulse talora a un compiacimento estetico del tutto assente dalla prosa semplice e genuina del Principe felice.[3]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il giovane re[modifica | modifica sorgente]

Questa storia narra di un re nato da una principessa e da un artista straniero. Quando era ancora un neonato fu strappato dalle braccia della madre e cresciuto da un capraio fino a che, all'età di 16 anni, fu chiamato alla corte per essere incoronato. Per un breve periodo visse all'interno della corte ammirandone i lussi. Per la sua incoronazione ordinò un vestito tessuto in oro, una corona rivestita di rubini e uno scettro fatto di perle.

La notte prima dell'incoronazione però fece tre sogni che lo sconvolsero: prima sognò di trovarsi in una stanza stretta e buia dove dei popolani, adulti e bambini, tessevano con i telai, mentre delle donne cucivano attorno ad un tavolo; uno degli uomini, che stava tessendo un vestito d'oro, gli raccontò che tutti i poveri, anche se proclamati liberi, erano come schiavi perché dovevano lavorare molte ore al giorno in condizioni deplorevoli; inoltre gli disse che quel vestito era per il giovane re; quindi il ragazzo, esterrefatto, gridò e si risvegliò nel mezzo della notte.

Poi si riaddormentò e sognò di essere su una galea di schiavi e vide gettare uno di questi in acqua. Poco dopo costui ritornò su con una perla che consegnò al capitano e ripeté l'operazione più volte finché il capitano decise che le perle bastavano. Lo schiavo, però, morì per il troppo tempo trascorso sott'acqua, e fu subito gettato in mare. Il ragazzo urlò spaventato, perché aveva sentito dire dal capitano che quelle perle servivano per lo scettro del giovane re, e si risvegliò ancora.

Sognò per la terza volta: camminava in uno strano bosco finché arrivò presso il letto di un fiume prosciugato, dove molti uomini scavavano delle buche in cerca di rubini. Da una caverna poco lontana la Morte e l'Avarizia osservavano la scena. La Morte chiese allora all'Avarizia di darle un chicco di frumento, ma, al suo rifiuto, diffuse prima la malaria, poi la febbre e infine la peste, uccidendo così tutti gli operai. Allora il ragazzo, piangendo, chiese cosa cercassero quegli uomini, e un tale alle sue spalle spiegò che i rubini servivano per la corona del giovane re. Il giovane allora gridò e si svegliò di nuovo.

Era ormai mattina inoltrata. Estremamente turbato, il giovane decise che per la sua incoronazione non avrebbe indossato le vesti e i gioielli di lusso, ma il mantello fatto di pelle di pecora che aveva avuto bambino nella foresta, e il bastone da contadino, mentre ricavò la corona con un ramoscello di rovo. I nobili gli chiesero subito di cambiarsi e di vestirsi da vero re, perché disonorava il loro rango, ma non li ascoltò. Quando scese in strada, la gente gli diedero del pazzo. Ma il giovane era deciso e continuò fino alla cattedrale. Qui il vescovo rifiutò di incoronarlo. Il giovane, affranto, si inginocchiò davanti all'immagine di Cristo.

I nobili, infuriati, penetrarono nel luogo sacro per ucciderlo, ma d'improvviso dei raggi di luce entrarono dalla finestra della chiesa e colpirono il giovane: il mantello di pelle di pecora divenne un bellissimo vestito, sul bastone spuntarono dei bianchissimi gigli e sul ramoscello di rovo che aveva per corona fiorirono delle bellissime rose. Il tabernacolo dell'altare si aprì e inondò la chiesa di una luce vivissima. Così tutti si inchinarono al nuovo re e il vescovo disse che era stato incoronato da Dio.

Il compleanno dell'Infanta[modifica | modifica sorgente]

Alla figlia del re di Spagna, chiamata Infanta, è dato il permesso di lasciare il castello dove viveva e andare a giocare con i ragazzi della sua età solo nel giorno del suo compleanno, mentre nel resto dell'anno è sola nella sua immensa reggia.

Durante lo spettacolo per la festa del suo dodicesimo compleanno, pieno di balli e con anche una finta corrida, appare un nano orrendo e deforme. Con la sua goffa danza, il nano fa sbellicare l'infanta dalle risate, e questa gli lancia in premio la sua rosa bianca. Il nano se ne innamora perdutamente, e inconsapevole della sua bruttezza, crede che anche l'infanta lo ami.

Quindi la cerca nel castello, pensando a quali magnifiche cose potrebbero fare insieme. Entra da una fessura dell'edificio in una sala in penombra, ove vede dalla parte opposta della stanza una figura che gli si avvicina e pensa che sia la fanciulla e le corre incontro. Arrivato a pochi passi di distanza si accorge che la persona è orrendamente deformata, e dopo aver notato che ripete in modo perfetto i suoi stessi gesti, arriva alla conclusione che l'immagine è lui stesso.

Preso da un acuto dolore e da una ripugnanza di sé stesso, sentendosi deriso dal suo amore, con un forte grido si accascia a terra in un angolo buio. Dopo poco entra l'infanta che loda il nano sbeffeggiandolo per la sua danza e riferendogli che lo trovava orrendo ma divertente, che era solo un giocattolo per lei. Lui allora grida ancora e muore con il cuore spezzato. Subito arriva lo zio dell'infanta, il quale proclama che per il nano non c'è più niente da fare. Allora l'infanta, dopo il disappunto iniziale sul fatto che non potesse più farla divertire come le aveva ordinato, decide che da quel giorno lei giocherà solo con quelli che non hanno cuore.

Il pescatore e la sua anima[modifica | modifica sorgente]

Illustrazione di Jessie Marion King nell'edizione del 1915 de "Il Pescatore e la sua Anima"

Un giovane pescatore si innamora di una giovane sirena che ha pescato. Si vogliono sposare ma vi sono dei limiti a tale unione che il ragazzo cerca di superare e per farlo deve rinunciare alla sua anima, cosa che grazie all'aiuto di una strega riesce a fare. L'anima una volta separata cerca in tutti i modi di tornare con il corpo e dopo tre anni, con l'inganno ci riesce. Al che l'uomo non riesce più a vedere la sua amata sino a quando la vede galleggiare senza vita.

Critica[modifica | modifica sorgente]

I giornali dell'epoca mostravano molti dubbi su come i bambini potessero comprendere i messaggi che tali racconti lanciavano.[4] La struttura ricorda le Märchen (fiabe) tedesche e il Saturday night, rivista dell'epoca trova che le due opere The Young King e The star child siano pregne di insegnamento morale e nutre dei dubbi sulla capacità dell'autore nel trovare le parole adatte.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Oscar Wilde, The Letters of Oscar Wilde Pag 302 a cura di Rupert Hart-Davis, London, 1962.
  2. ^ Richard Ellmann, Oscar Wilde Pag 29, Rocca san casciano, Mondadori, 2001, ISBN 88-04-47897-7. Traduzione di Ettore Capriolo
  3. ^ Masolino d'Amico, Introduzione, in Oscar Wilde, Il principe felice felice e altre storie, Milano, Mondadori, 1980, pp.XI-XII.
  4. ^ Da "Pall Mall Gazette" del 30 novembre 1891
  5. ^ Saturday Night del 6 febbraio 1892 Lxxiii 160

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]