Jean de Joinville

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Jean de Joinville

Jean de Joinville (1224 circa[1]24 dicembre 1317) è stato un biografo francese, noto per essere l'autore della Vita di San Luigi (Livre des saintes paroles et des bons faiz de nostre saint roy Looÿs).

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Blasone[2]

Figlio di Simon de Joinville e Beatrice d'Auxonne, apparteneva ad una nobile famiglia della Champagne. Fu educato, come si conveniva ad un giovane di alto lignaggio, alla corte di Tebaldo IV, conte di Champagne: lettura, scrittura, rudimenti di latino. Nel 1238 venne consacrato cavaliere, e poco dopo sposò Alix de Grandpré, cugina del conte di Soissons. Alla morte del padre (1240) ereditò il titolo di siniscalco di Champagne.

Nel 1241 accompagnò il suo signore, Tebaldo, alla corte del re di Francia Luigi IX. Nel 1244, quando questi organizzò la settima crociata, Joinville decise di unirsi ai cavalieri cristiani così come suo padre aveva fatto 35 anni prima nella crociata albigese. Partì da Marsiglia nel 1249 con dieci cavalieri e relative truppe al suo servizio, giungendo dopo alcune settimane di viaggio a Cipro, dove la spedizione crociata si concentrò in attesa della stagione migliore. In difficoltà finanziaria (aveva nei preparativi quasi completamente eroso la propria non esorbitante rendita), fu assoldato alle dirette dipendenze del re con una ricompensa di ottocento lire tornesi. Nacque così lo stretto legame col sovrano che doveva durare tutta la vita.

Quando giunse la primavera ed il mare divenne navigabile, l'armata cristiana si imbarcò su una flotta di 1800 navi giungendo, il Lunedì di Pasqua 1250, davanti a Damietta. Joinville fu tra i primi a sbarcare, lo stesso Luigi si lanciò con l'avanguardia, e Damietta fu presa senza grosse difficoltà. L'armata cristiana vi sostò diversi mesi ed in questo tempo Joinville si mise alle dirette dipendenze del re e ne divenne consigliere e confidente; durante il soggiorno a Damietta Joinville tracciò nella sua opera descrizioni del paesaggio egiziano, del Nilo e delle popolazioni beduine.

Alla battaglia di Mansura Joinville si batté valorosamente, venendo ferito e disarcionato, quindi fatto prigioniero con Luigi IX e il suo seguito. Partecipò ai negoziati di liberazione e alla raccolta del riscatto, per poi accompagnare Luigi in Siria; si avvicinò probabilmente di nuovo al re nei difficili momenti che seguirono il fallimento della crociata (tra cui la morte di Roberto d'Artois). Fu Joinville ad esortare il re a rimanere in Terra santa piuttosto che rientrare subito in Francia come gli consigliavano gli altri signori, e Luigi rimase; la guerra continuò quindi in Palestina, e Joinville accompagnò il sovrano a Cesarea, Giaffa, Sidone e Tiro, poi nel ritorno in Francia (1254): fu incaricato di accompagnare a Tiro da San Giovanni d'Acri la regina Margherita di Provenza coi figli piccoli, poi si imbarcò (il 25 aprile) e condivise col sovrano le traversie della lunga navigazione, sbarcando a Hyeres l'11 luglio[3].

Anche in patria rimase il principale confidente del sovrano, e nel 1255 fu incaricato dell'importante negoziato per il matrimonio di Isabella di Francia, figlia di Luigi, con Tebaldo II di Navarra.

Durante la lunga pace che seguì alla settima crociata, Joinville si divise tra la corte di Francia e quella di Champagne.

Nel 1270 Luigi IX, benché fisicamente provato, partì per l'ottava crociata con tre dei propri figli. Joinville questa volta non lo seguì, conscio dell'inutilità dell'impresa e riottoso a lasciare i propri possedimenti che già avevano sofferto la sua assenza durante la prima spedizione. La crociata si risolse poi in un disastro ed il re morì davanti a Tunisi il 25 agosto 1270.

Filippo III, successore di Luigi, gli accordò la medesima fiducia, ma Filippo il bello, salito al trono due anni dopo, ne limitò il ruolo, nonostante Joinville continuasse a godere del favore della regina Giovanna di Navarra.

A partire dal 1271 il Papato condusse una lunga inchiesta su Luigi IX, che portò alla canonizzazione nel 1297 ad opera di Bonifacio VIII; poiché Joinville era stato intimo del re, suo consigliere e confidente, la testimonianza che rese nel 1282 fu assai preziosa per il processo.

Verso il 1299 Giovanna di Navarra gli chiese di scrivere la biografia del defunto sovrano.

Nel 1314 fu tra i signori che si opposero alle esazioni di Filippo il bello sui nobili del reame, e l'anno successivo rinnovò tale opposizione anche nei confronti del nuovo sovrano Luigi X, che infine dovette cedere e riconoscere i privilegi della nobiltà. Sempre nel 1315 il re convocò in Artois i suoi baroni, per prendere le armi contro i Fiamminghi, e Joinville, a 91 anni, non esitò a partire.

Joinville morì nel 1317; fu inumato nella chiesa di Saint-Laurent del castello di Joinville, oggigiorno non più esistente. Suo figlio primogenito Jean d'Ancerville, nato al momento della sua partenza per la crociata, era già morto da lungo tempo; l'altro figlio, Anseau, gli succedette nella signoria di Joinville.

La Vita di San Luigi[modifica | modifica sorgente]

La presa di Damietta, miniatura dalla Vita di San Luigi; Joinville vi è raffigurato, contraddistinto dal blasone di famiglia

Giovanna di Navarra, nipote in seguito ad alleanza di Luigi IX e sposa di Filippo il bello, commissionò a Joinville una biografia del re santo; non poté tuttavia vedere l'opera compiuta, in quanto morì il 2 aprile 1305. Joinville la terminò probabilmente nel 1309, col titolo Livre des saintes paroles et des bons faiz de nostre saint roy Looÿs (oggi nota come la Vie de saint Louis, o Vita di San Luigi), dedicandola al di lei figlio, futuro Luigi X[4].

L'editore moderno dispone essenzialmente di un'unica copia antica dell'opera, e di due versioni più recenti, non essendoci pervenuto il manoscritto offerto al destinatario della dedica, Luigi X. Il manoscritto conservato è comunque assai vicino all'originale: è presente nell'inventario del 1373 della biblioteca di Carlo V, inoltre, grazie alle illustrazioni contenute, possiamo datarne la realizzazione agli anni 1330-1340, ossia una ventina d'anni dopo l'originale. Questa copia rimase in un primo tempo nella biblioteca reale, passando poi per le mani di Filippo il Buono, duca di Borgogna, prima di giungere a Bruxelles, dove se ne persero le tracce. Fu riscoperto nel 1746, alla presa di Bruxelles da parte delle truppe francesi. Il manoscritto, detto «di Bruxelles», è oggi conservato alla Bibliothèque nationale de France, ed è un volume di 391 pagine su due colonne. La prima pagina è decorata d'oro e lapislazzuli, e da un dipinto raffigurante l'autore nell'atto di presentare il libro a Luigi X. Il testo è diviso in paragrafi, ciascuno dall'iniziale dorata.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Delaborde, op. cit., pagg. 69-72
  2. ^ Fériel, op. cit., pag.23
  3. ^ Clément, op. cit., pag. 327
  4. ^ Il più antico manoscritto conservato riporta la dizione «scritto nell'anno di grazia 1309 il mese di ottobre»; il manoscritto è però visibilmente posteriore, quindi si tratta della data in cui fu redatto il manoscritto originale da cui questo fu copiato. L'opera fu quindi completata tra 1305 e 1309. Alcuni indizi nel testo fanno poi affermare che non poté essere scritto prima del 1308, quindi fu di certo completato all'epoca della dedica a Luigi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Jules Simonnet, Essai sur l'histoire de la généalogie des sires de Joinville (1008-1386) accompagné de chartes, Langres, Société historique et archéologique de Langres - F. Dangien, 1875.

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