Il cielo può attendere

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Il cielo può attendere
Il cielo può attenderе.png
Titolo originale Heaven Can Wait
Lingua originale inglese / francese
Paese di produzione USA
Anno 1943
Durata 112 min
Colore technicolor
Audio sonoro Mono (Western Electric Recording)
Rapporto 1,37 : 1
Genere commedia
Regia Ernst Lubitsch
Soggetto dal lavoro teatrale Birthday di Leslie Bush-Fekete
Sceneggiatura Samson Raphaelson
Produttore Ernst Lubitsch (non accreditato)
Casa di produzione Twentieth Century Fox Film Corporation (con il nome Twentieth Century-Fox)
Fotografia Edward Cronjager
Montaggio Dorothy Spencer
Musiche Alfred Newman
Scenografia James Basevi, Leland Fuller

Walter M. Scott (associato)
Thomas Little (arredatore)

Costumi René Hubert (con il nome Rene Hubert)
Trucco Guy Pearce
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il cielo può attendere (Heaven Can Wait) è un film del 1943 diretto da Ernst Lubitsch.

Basato sulla commedia teatrale Birthday, di Leslie Bush-Fekete, il film narra, con ironia, il racconto di tutta la vita di un impenitente dongiovanni che si trova, dopo morto e alle soglie dell'inferno, a sottoporre la sua vita al giudizio dell'aldilà.

È il primo ed unico film girato da Lubitsch in technicolor.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Un uomo anziano, di nome Enrico Van Cleve (Henry nella versione originale), giunge all'ingresso dell'inferno, dove è ricevuto personalmente da Sua Eccellenza.

L'uomo è convinto che quello sia il luogo destinato al suo aldilà, ma il mefistofelico padrone di casa, prima di farlo entrare, preferisce ascoltare direttamente da lui le ragioni di questo convincimento.

Comincia così, in flashback, il racconto di tutta la vita di Enrico Van Cleve, dalla culla fino ai 70 anni. Enrico nasce nel 1872 da una ricchissima famiglia di New York. Figlio unico e un po' viziato, vive della rivalità con il cugino Alberto (Albert nell'originale), di poco più grande di lui e perfetto in tutto, e cresce sotto l'ala protettrice del nonno Hugo, caratterialmente molto più simile a lui di quanto non lo siano i genitori.

Sempre in cerca di avventure amorose, all'età di 26 anni sembra voler "mettere la testa a posto" quando si innamora perdutamente di una ragazza conosciuta incidentalmente per strada, ma che lo ha colpito come nessuna prima, e non solo per la bellezza. Al ricevimento per il suo compleanno scopre però che la ragazza sconosciuta è Martha Strable, la figlia del magnate della carne bovina statunitense, giunta lì con i genitori per presentarsi ufficialmente ai Van Cleve in vista del prossimo matrimonio con il cugino Alberto.

Enrico, sicuro del fatto suo, appartatosi con Martha le chiede se lei ami suo cugino o lui. Avuta la risposta che attendeva fugge a sposarsi destando un enorme scandalo che determina anche la rottura definitiva dei rapporti tra gli Strables e la loro figlia.

Dieci anni più tardi la coppia ha avuto un figlio e Martha, seppure amata, è stufa degli atteggiamenti di Enrico che non ha mai smesso di corteggiare altre donne, e così torna a casa dai suoi. Questi, dopo tanto tempo, la riaccolgono a braccia aperte, convinti anche di aver avuto sempre ragione sull'errore fatto dalla figlia. Questa invece, raggiunta immediatamente dal marito e dal vecchio nonno che ha architettato tutto, si riconcilia con Enrico e fugge una seconda volta con questo.

Quindici anni più tardi Enrico si preoccupa per le continue sbandate del figlio che corre dietro a soubrette e ballerine di teatro, e Martha gli fa notare quanto questo sia inutile, e quanto in fondo il figlio non faccia nulla di diverso da quanto abbia fatto lui da giovane. Poco dopo Martha muore ed Enrico, seppure afflitto, spinto anche dal figlio, non abbandona i suoi interessi e le relazioni sociali.

A 70 anni, a letto e malato, una notte, assistito da una bellissima infermiera, Enrico muore senza ben capire se l'ultima immagine della sua vita sia stato un sogno o reale.

Ascoltato il racconto della vita di Henry Van Cleve, Sua Eccellenza non ritiene di dover ospitarlo "giù", ma anzi lo indirizza verso i piani superiori dove forse dovrà fare un po' di anticamera ma dove potranno intercedere per lui le tante persone che lì si trovano, che lui ha amato e che certamente non l'hanno dimenticato.

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

La colonna sonora è arricchita dai brani de La vedova allegra.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Manifesti e locandine[modifica | modifica sorgente]

La realizzazione dei manifesti del film, per l'Italia, fu affidata al pittore cartellonista Anselmo Ballester.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Guido Fink, Ernst Lubitsch, Il castoro cinema, La nuova Italia ed., Firenze - maggio 1977
  • (FR) Bernard Eisenschitz, Jean Narboni (a cura di): Ernst Lubitsch, Cahiers du Cinéma / Cinématèque Française ISBN 2-86642-035-7
  • Marco Salotti, Ernst Lubitsch, Le Mani, Genova 1997 ISBN 88-8012-060-3

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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